Quando di bullismo si può anche morire.

Quando di bullismo si può anche morire.

Aveva solo 7 anni, non ne viene fatto il nome sulla stampa, ma si sa che si è suicidato impiccandosi dal suo letto a castello con una cintura di tessuto. È una notizia degli ultimi giorni che riguarda un bambino di Detroit, Michigan, negli Stati Uniti. Una notizia che ha portato la famiglia e l’opinione pubblica ad interrogarsi sulle motivazioni di un tale gesto estremo, compiuto da un ragazzino di soli 7 anni.

Dietro tutta la storia, a quanto pare, ci sarebbe l’ombra del bullismo a scuola e la separazione in corso dei genitori. Questo secondo le prime indagini della polizia locale. Tuttavia, la direttrice della scuola smentisce eventuali angherie dei compagni del piccolo in quanto nell’istituto ci sarebbe tolleranza zero verso tali atti, del resto mai verificatisi. Il caso, per il capo della polizia, resta ancora aperto per poter far chiarezza sulle dinamiche dell’accaduto.

Che sia successo in America, o comunque in un luogo lontano da noi, questo non deve farci pensare di esserne immuni. Ed i fatti di cronaca lo dimostrano: solo due giorni fa, uno studente sedicenne di un istituto alberghiero di Chiavenna è stato ricoverato all’ospedale di Sondrio per aver riportato delle ferite da arma da taglio, una forbice lanciata da un compagno, che gli si era conficcata nel collo. Intervenuti i Carabinieri, il responsabile è stato segnalato alla Procura dei Minori di Milano.

Sono certamente gesti estremi che fanno riflettere insegnanti e genitori, delle vittime e delle parti lese, per poter trovare una linea comune, un punto d’incontro che riesca ad incanalare i ragazzi verso una educazione e ri-educazione alla legalità e al rispetto dell’altro, che sia fuori o dentro la scuola.

Esempi positivi arrivano, in questo senso, da Roma, dove i ragazzi hanno seguito un percorso educativo e di collaborazione, terminato con uno spettacolo teatrale che ha messo in scena il bullismo, facendolo interpretare alle vittime e, viceversa, assegnando ruoli più umili a quelli che prima erano bulli. Un grande successo, non solo per il pubblico, ma per aver fatto capire ai ragazzi l’importanza della collaborazione e dell’essere tutti sullo stesso piano.

Iniziative del genere si sono avute anche in altre regioni. In Toscana, per esempio, dove sono stati realizzati dalle scuole dei cortometraggi amatoriali proprio sul tema della violenza dei minori sui minori.

Iniziative da emulare ma che, purtroppo, sono ancora rare e spesso non bastano a far sentire i genitori più sicuri, perché a volte i figli si chiudono in sé stessi e non parlano, non rivelano quello che, magari, sta accadendo loro. Un silenzio assordante che li distrugge interiormente. Per questo, oltre a cercare di stabilire un dialogo con i propri figli, a volte può risultare utile controllarli con microspie o localizzatori satellitari, in modo da sapere sempre quello che fanno e dove sono, senza che se ne rendano conto, in quanto questi strumenti sono piccolissimi e facilmente occultabili in oggetti di uso quotidiano.

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