Dipendenza economica e tradimento: uno studio ci svela una possibile correlazione

In un articolo apparso qualche tempo fa sul sito dell’ASA (American Sociological Association), si fa menzione di una possibile correlazione tra la dipendenza economica dal proprio partner e i casi di tradimento. Così si esprime nell’articolo in questione il sociologo statunitense Christin L. Munsch, studioso del fenomeno: “Credete che le …

Sei vittima del micro-cheating? Scopriamolo insieme!

Credete di essere immuni da qualsiasi forma di tradimento? Non siate troppo fiduciosi nelle vostre capacità di controllo emotivo, perché potreste essere incorsi, senza neppure saperlo, in azioni di micro-cheating. Il termine in questione, traducibile grossomodo nella nostra lingua come micro-inganni, è saltato alla ribalta della rete qualche mese fa grazie …

Tradimento: i 10 Paesi del mondo in cui si tradisce di più

L’adulterio, si sa, non fa alcuna distinzione di sesso o nazionalità. Tuttavia proveremo in questo articolo a stilare una classifica delle nazioni più fedifraghe al mondo, agganciandoci ai dati emersi da un recente sondaggio della Durex, il noto marchio di profilattici. Siete pronti? Bene, cominciamo. 10° posto, Finlandia. Percentuale di …

Tradimento coniugale: mogli e mariti fate attenzione a queste date!

Esistono specifici giorni dell’anno in cui è più facile essere traditi? Stando ai risultati di una ricerca avviata da due siti di incontri on line, sembrerebbe proprio di sì. Vediamo nello specifico di cosa si tratta. Dal sondaggio di Gleeden, che si autodefinisce “il primo sito di incontri extraconiugali pensato …

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Scopre la moglie incinta con il prete del paese. Scandalo: il sacerdote è ancora in attività.

donna che tradisce il marito col prete

I nuovi mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie, si sa, possono essere un’arma a doppio taglio perché, se da un lato sono molto utili per immortalare momenti felici della propria vita e condividerli con i propri cari, possono essere anche un valido strumento per raccogliere le prove di un tradimento, rendendo il momento altrettanto indimenticabile, soprattutto quando certe cose vengono immediatamente diffuse sulla rete con nomi e cognomi.

È proprio ciò che è successo in Perù, dove un uomo, sempre più sospettoso e convinto che la moglie lo tradisse con qualcuno nella chiesa del paese, un giorno, non trovando la compagna in casa, si armato di telecamera ed è andato a cercarla nel “casa di Dio”.

Ha vagato per qualche minuto per le stanze sacre, fino a quando, sempre con la telecamera accesa, non è arrivato in sacrestia, dove ha sorpreso sua moglie nel pieno di un atto sessuale non con un uomo qualsiasi, ma con il prete del paese. Il sacerdote ha cercato di calmarlo, spiegandogli di essere caduto in una trappola, mentre la moglie, incinta di 4 mesi, è scoppiata a piangere dicendo che in realtà l’uomo abusava di lei, costringendola a soddisfare tutte le sue voglie sessuali.

Il marito, ovviamente, non ha creduto ad una parola della fedifraga ed ha inviato il filmato alla rete televisiva América Tv, facendogli fare, in questo modo, il giro del mondo. Il video, inoltre, è finito su YouTube, su cui ha più di 190 mila visite, con annessi commenti dispregiativi nei confronti sia della donna, Tedolinda Amaya Altamirano , che del prete e della Chiesa in generale.

Questa storia in realtà appartiene a più di un anno fa, al 2010 precisamente, ma sta facendo ancora discutere in Perù, ma un po’ anche in tutto il mondo, in quanto il sacerdote, José Antonio Boitrón, nonostante l’atto impuro commesso, prosegue ancora la sua attività pastorale dando la comunione ai fedeli e ponendosi come un esempio di moralità da seguire. Inoltre, fa sapere l’emittente televisiva che per prima trasmise il video della fedifraga, ogni qualvolta si provi a parlare con lui prima fa attendere la fine della messa e poi si dilegua.

Una storia rocambolesca dei giorni nostri, insomma, che potrebbe capitare un po’ a tutti, considerando anche il boom delle microspie per scoprire un tradimento. Ma, come diceva il vecchio proverbio? Chi nulla fa, nulla teme.

Bullismo al femminile, sei ragazzine a processo per sequestro di persona.

giugno 13, 2012 Bullismo Nessun Commento
bullismo femminile

Le ragazze, si sa, in tutto quel che fanno mettono quel pizzico di stile che sfugge invece ai ragazzi, anche nelle cose cattive o che non si dovrebbero fare, anche nel bullismo. Un bullismo più subdolo e più difficile da scovare, anche perché non lascia tracce sul corpo, ma sicuramente nell’anima, segnando la psiche delle vittime, spesso adolescenti e con il carattere in fase di formazione.

Le parole, si sa, possono ferire più di qualsiasi schiaffo, soprattutto se rivolte ad una ragazzina dal carattere fragile. Tipicamente femminili sono atti come la calunnia con espressioni piuttosto pesanti e l’esclusione totale dal gruppo della classe, un certo ostracismo.

Le prese in giro vertono di solito sia sul fisico che sul carattere, ma anche sul modo di vestire della malcapitata e vengono esercitate sia puro divertimento che per rinforzare l’immagine di sé innanzi al resto del gruppo o della classe, oltre che per “togliersi di mezzo” una persona vista dalla bulla (o dalle bulle) come rivale in qualche campo.

È proprio quello che è successo ad una 14enne di Roma, insultata dalle proprie compagne di classe come “puzzolente” e “sciatta” e presa in giro per le sue forme non ancora da adulta, a differenza delle altre, con delle sembianze già da donne. È stata, inoltre, chiusa in bagno dalle sue persecutrici per diversi minuti, nonostante i suoi lamenti ed i suoi pianti non abbiano intenerito le bulle, sei ragazzine denunciate dai genitori della vittima per bullismo e addirittura per sequestro di persona.

Adesso sarà un processo a stabilire cosa è successo alla ragazzina a partire dal 2009, anno in cui sarebbero iniziate, secondo gli investigatori, le persecuzioni. Le bulle si sono, invece, difese, attribuendo le loro azioni alla loro giovane età e considerandole come semplici atti di goliardia, “normali”, in un certo senso.

Il bullismo tra ragazze è un fenomeno che non va sottovalutato, proprio perché non è facilmente riconoscibile e può avere effetti deleteri a livello psicologico. Per questo, oltre ad interventi in campo educativo nelle scuole, sarebbe bene mettere a punto un sistema più complesso di sorveglianza qualora si sospettino atti di una certa portata. Spesso, inoltre, le vittime si chiudono in una sorta di guscio perché hanno paura di non essere credute o che chi le ascolta, i loro genitori per esempio, sminuisca certe azioni. Per questo farebbero bene a dotarsi di mini registratori digitali, strumenti dalle dimensioni davvero ridotte e facili da nascondere, che permetterebbero loro di registrare ciò che succede, in modo da poter fornire delle prove al cospetto di genitori e insegnanti.

Un fenomeno, quello del bullismo al femminile, che non lascia scampo nemmeno alle celebrità, come ha rivelato un’intervista alla figlia del re del pop Michael Jackson che, hai microfoni di Oprah Winfrey, ha raccontato di come delle sue compagne di classe abbiano esercitato su di lei violenze fisiche e psicologiche, anche attraverso il Web.

 

 

Mobbing e suicidi, una pericolosa relazione causa effetto.

giugno 12, 2012 Mobbing Nessun Commento
mobbing

“Nascondere sotto il tappeto questo grave problema senza avvertire l’urgenza di interrogarsi sulle cause significa accettare irresponsabilmente l’idea che tutto ciò sia inevitabile o che avvenga per cause imputabili solo alle vittime. Auspico l’apertura di una commissione parlamentare di inchiesta che faccia piena luce sulle cause scatenanti di questi suicidi e che faccia tesoro degli studi scientifici finora intrapresi sul fenomeno del “burn-out”. Secondo la più accreditata cultura scientifica infatti, il burn-out è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto (helping profession), in concomitanza con alti carichi di lavoro, scarsa autonomia decisionale, poca meritocrazia in merito alle competenze e conoscenze, mobbing, pochi contatti sociali con persone estranee al proprio ambito, rischi per salute e sicurezza con l’aggiunta di una paga inadeguata”.

È questo quanto affermava Giuseppe Paradiso, Segretario nazionale del PSD, circa un mese fa in relazione al numero elevato di suicidi tra le forze dell’ordine, nelle quali aleggia il fantasma del mobbing. Fantasma perché spesso per questioni di immagini viene occultato. Un fenomeno non di certo recente, visto che già nel 2004 erano state sollevate discussioni in proposito, in quanto nei cinque anni precedenti si erano registrati circa 250 suicidi.

E solo pochi giorni fa un altro caso, quello del capitano del ruolo speciale Giuseppe Panarello, addetto alla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia, che si è sparato con la pistola di ordinanza al petto.

Un allarme, quello del mobbing nelle forze dell’ordine, spesso inascoltato o volutamente nascosto per non macchiare la facciata di integrità e sobrietà che le riveste. A niente, dunque, è servita la conferenza sul mobbing, svoltasi alla Camera dei deputati il 23 gennaio e a niente servono i dati preoccupanti su questo fenomeno. Se poi aggiungiamo la chiusura di diversi centri antimobbing in diverse città e la reticenza da parte delle stesse vittime ad esternare il problema, ci si rende conto di quanto questo fenomeno sia pericoloso e di quali gravi conseguenze possa avere sulla salute mentale dei singoli e sul tessuto sociale.

Il mobbing che può essere “verticale” (nel caso in cui sia il capo ad accanirsi contro un suo sottoposto) o “orizzontale” (quando è il gruppo che agisce contro un collega), ha mostrato un aumento in Italia negli ultimi anni: sarebbero circa 1 milione e mezzo di persone ad esserne colpite, soprattutto donne sopra i 35 anni occupate nel settore pubblico.

Il problema, quindi, richiede una più ampia ed effettiva presa di coscienza da parte delle istituzione che devono mettere a disposizione delle vittime strumenti giuridici di difesa e strumenti per il supporto psicologico. Le vittime, dal canto loro, devono cercare di uscire dal velo omertoso dietro cui si nascondono e denunciare, magari facendosi aiutare da strumenti utili nel raccogliere le prove, come microregistratori o microspie ambientali per far ascoltare le conversazioni a terze persone (le forze dell’ordine per esempio) che possono venire in aiuto.

 

Tradimento, soluzione o causa di divorzio?

tradimento

Chi di noi non ha mai avuto paura di essere tradito dal proprio partner! Ma, niente paura, il tradimento può addirittura far bene alla vita di coppia. Ad affermarlo è un sondaggio condotto dal sito Gledeen.com, su cui si incontrano le persone in cerca di avventure clandestine. Del 2608 iscritti, il 79% avrebbe affermato che il tradimento potrebbe essere una piacevole soluzione al divorzio, un metodo, insomma, per aggiungere sale a rapporti ormai logorati dalla routine della convivenza.

La scappatella sarebbe in grado, quindi di riaccendere la passione nella coppia, in quanto un incontro clandestino porterebbe a sentirsi di nuovo belli e desiderati, cosa che farebbe bene alla coppia, quella ufficiale ovviamente. Il 42% delle donne, infatti, ammette che allacciare rapporti con un altro uomo le aiuta a sentirsi corteggiate e, da tutto ciò, anche la coppia trarrebbe dei benefici.

Ovviamente, suggerisce il sito, mai rivelare un tradimento (ne è convinto l’86% degli intervistati) e mai avere relazioni extraconiugali durature. Per questo il 67% suggerisce di avere un’avventura mordi e fuggi, possibilmente con qualcuno che sia già impegnato, in modo da non avere complicazioni sentimentali di alcun genere.

Ma chi lo assicura? E chi assicura che il partner non verrà a sapere nulla? Del resto oggi c’è il boom sul mercato di strumenti come le microspie ambientali ed i cellulari spia, che permettono di controllare il partner in tutti i suoi movimenti e le sue conversazioni, senza che questi se ne accorga. O, per chi teme che il tradimento passi per Internet, ci sono diversi strumenti che permettono di scoprire le password, come i keyhunter, che registrano i caratteri digitati sulla tastiera. Certo, le prove raccolte con questi strumenti non possono essere utilizzate in sede di divorzio, ma servono senz’altro a prendere coscienza del problema e portare, magari, il partner a confessare.

Quindi, potenziali fedifraghi, fate molta attenzione, perché essere scoperti potrebbe costarvi molto caro, non solo per la perdita degli affetti, ma anche economicamente. La Cassazione ha infatti stabilito che al traditore non solo debba essere assegnato l’addebito, ma questi dovrà anche risarcire i danni all’altro perché “il desiderio di libertà e felicità cercato all’esterno comporta la disgregazione della famiglia”, passibile di danni. Così, la Prima sezione civile, sentenza 8862, ha accolto il ricorso di una moglie tradita di Macerata, che chiedeva appunto i danni da tradimento.

Il nuovo orientamento giurisprudenziale, quindi, vedrebbe nel tradimento “un comportamento che, incidendo sui beni essenziali della vita, produce un danno ingiusto con conseguente risarcimento”, cosa che in passato non era ammessa perché il tradimento non era considerato antigiuridico e, pertanto, la domanda di risarcimento del danno sarebbe stata in contrasto “con il diritto del coniuge di perseguire le proprie scelte personali, soprattutto in conseguenza della legge che ha eliminato il carattere illecito dell’adulterio”.

 

 

Tradimenti: le donne tendono a perdonare, gli uomini no.

tradimento

Che le donne abbiano il cosiddetto “sesto senso”, ossia quella maggiore capacità di intuizione e perspicacia, non è cosa nuova, ma che riuscissero a scoprire in breve tempo un tradimento da parte del partner e riuscissero a determinarne addirittura il giorno, questo sembra avere a che fare con dei veri super poteri. O è, semplicemente, quel tocco in più di furbizia e sospetto verso l’altro che manca agli uomini, magari un po’ più ingenui o più pieni di sé nelle proprie relazioni. Magari l’insicurezza tipica di ogni donna, anche di quelle che si mostrano più sicure, è proprio il loro punto di forza, perché permette loro di stare più allerta e di non abbassare mai la guardia quando si tratta del rapporto con il loro uomo.

Secondo un sondaggio condotto da Incontri-ExtraConiugali.com che, come si può intuire dal nome, è un portale per potenziali fedifraghi di entrambi i sessi, il 18% delle donne intervistate sul tema afferma di essere capace di determinare in quale giorno è stata tradita, analizzando il linguaggio non verbale del partner (67%), le sue eccessive attenzioni (22%), i regali improvvisi e inaspettati (11%).

E quando tutto questo non basta, è facile oggi trovare sul mercato strumenti microspie economiche che permettono di spiare il proprio compagno in tutte le sue attività e conversazioni. Considerando, poi, che oggi la maggior parte dei tradimenti passa anche per i Social Network, sempre più causa di divorzi, allora sarebbe opportuno dotarsi anche di sistemi per registrare i caratteri digitati sulla tastiera del pc del proprio partner, per scoprirne le varie password.

Certo, uno strumento che sa di illegale ma, per quanto non possa fornire dati utilizzabili durante un processo, almeno possono aiutare i traditi, che siano essi uomini o donne, a mettersi l’anima in pace e prendere una decisione sulla propria vita di coppia, anche se, sempre il sondaggio del portale per incontri extraconiugali, dimostra che il 52% delle intervistate chiuderebbe un occhio nel caso in cui la scappatella del proprio compagno rimanesse un affare interno alla coppia. Il 78% di queste donne, infatti, afferma che non perdonerebbe mai una scappatella che diventa di dominio pubblico.

Per gli uomini, invece, la situazione è un po’ diversa in quanto si accorgono meno spesso che la moglie abbia una relazione extraconiugale. Ma anche le donne, stanche di essere trascurate dai loro mariti, tradiscono. E se ad affermarlo è Alex Fantini, ideatore del portale per fedifraghi, non possiamo che crederci. Tuttavia, altro elemento importante emerso dal sondaggio è che se è l’uomo ad accorgersi di essere tradito, nel 92% dei casi non sarà disposto a passarci sopra.

 

Il referendum di Facebook tra contraddizioni, privacy e pericoli.

giugno 7, 2012 Stalking Nessun Commento
facebook referendum

In questi giorni Facebook ha aperto una sorta di referendum online indirizzato ai suoi 900 milioni di utenti di tutto il mondo, che dovranno esprimersi su quanto possa essere violabile la loro privacy, in sostanza fino a che livello possono essere spiati dal Social Network. Mark Zuckerberg, in sostanza, vorrebbe applicare nuove regole sulla privacy, oltre alla già discussa timeline che permette di ricostruire molto più facilmente tutti gli eventi della vita di una persona, vita virtuale si intende, e non… visto che moltissimi utenti, più o meno consciamente, espongono con molta facilità qualsiasi tipo di informazione sul loro conto, senza tener conto delle impostazioni personalizzabili sulla privacy.

Tant’è che in molti si sono chiesti come facessero gli stalker ed i pedofili prima dell’era Facebook, uno strumento certamente utile ma che, grazie all’anonimato che comunque garantisce una tastiera e grazie alla possibilità di creare profili fittizi, lo ha reso anche un mezzo molto utilizzato da chi ha intenzioni non proprio buone. Moltissimi, infatti, sono i casi di cyberstalking che poi si sono trasferiti alla vita reale e ancora di più sono i casi di pedofilia, in quanto Facebook, ed in genere tutti gli strumenti “social” posti in rete, permettono ai pedofili di poter adescare con più facilità le proprie vittime, magari fingendosi coetanei. Un problema non indifferente, se si considera che l’età minima per creare un account è di tredici anni ed è, tuttavia, un limite facilmente aggirabile, in quanto si può sempre mentire sull’età ed i genitori di certo non sono sempre lì a controllare, sebbene potrebbero utilizzare sistemi per spiare a distanza il pc dei propri ragazzi, utilizzando keyhunters per scoprire le loro password ed accedere ai loro profili.

Ma Zuckerberg tutto questo non lo sa, o forse, semplicemente, gli fa comodo far finta di non saperlo, visto che il suo referendum sembra avere un quorum impossibile: ha fatto sapere, infatti, che terrà conto del sondaggio, e quindi sarà vincolante, solo se voterà il 30% degli utenti che, ricordiamolo, spesso non sono nemmeno reali ma fasulli. Che interesse potrebbe avere, quindi, chi ha un profilo fasullo (e che quindi già non rivela nulla del proprio vissuto personale) nell’accettare o meno un cambio delle impostazioni della privacy? E gli innumerevoli ragazzini presenti su Facebook (solo in Italia ha un profilo il 26% dei bambini di 9-10 anni e il 49% degli 11-12enni), che spesso non sono “guidati” dai propri genitori, cosa mai ne potranno sapere sulla privacy, visto e considerato che molto spesso i loro profili sono aperti e alla mercé di tutti, malintenzionati compresi?

Per ritenere vincolante il parere degli utenti, dovranno votare in 230 milioni, dopo aver letto le modifiche che il Social Medium vuole apportare, modifiche non di certo chiare e difficili da capire persino per un adulto, figuriamoci per un bambino che già per l’età non avrebbe dovuto essere su Facebook.

Del resto dopo il crollo in Borsa in qualche modo Zuckerberg deve pure cercare di guadagnare, magari vendendo a terzi le informazioni degli utenti per ricavare maggiori introiti pubblicitari.

 

Cyberbullismo: i danni reali di azioni virtuali.

giugno 6, 2012 Bullismo Nessun Commento
cyberbullismo

“Cyber”, ma non per questo non reale e pericoloso per la psiche dei ragazzi, il bullismo con i nuovi mezzi di comunicazione assume nuove forme, camminando su quella linea sottile che lo separa dal cyber-stalking.

Nel corso del 68° congresso della Società Italiana di Pediatria è stata presentata proprio ieri un’indagine che rileva la percezione dell’incidenza degli atti di bullismo tra i ragazzi delle scuole medie. Da questo studio emerge che i nostri ragazzi sarebbero sempre meno attaccati nella “vita reale” e sempre più perseguitati tramite strumenti Web, come i Social Network (Facebook in prima linea), ma anche semplici SMS e telefonate sul cellulare.

Il motivo di questo passaggio al virtuale (anche se le sofferenze provate dalle vittime sono reali) sarebbe il maggiore anonimato garantito da questi strumenti, un anonimato capace di trasformare in bullo anche chi magari nella realtà si sente più insicuro. Tuttavia, fanno notare gli esperti, questi nuovi mezzi di comunicazione non vanno demonizzati perché, oltre ai loro “contro”, hanno anche degli elementi a favore più difficili da trovare nella vita “fisica”, ossia sono in grado, per esempio, di creare maggiore empatia e solidarietà nei ragazzi, diffondendo un più ampio senso di giustizia.

Dicerie e falsità sul proprio conto, esclusione dal gruppo dei pari (lo ha fatto il 4% degli intervistati e lo ha subito il 2,4%), messaggi, post e video di minaccia o intimidazione (subiti dal 6,4%), per quanto avvengono sulla rete, rappresentano una vera e propria violenza psicologica, spesso anche peggiore di quella che si verifica nel reale, vista la capacità di questi mezzi di superare i confini geografici e di avvicinare persone lontane anche migliaia di chilometri. La derisione e l’insulto, quindi, smettono di essere circoscritti ad un particolare ambito geografico e sociale e diventano accessibili a tutti.

Basta fare un giro virtuale tra i vari gruppi di Facebook o guardare i video su Youtube, con relativi commenti, per rendersi conto di quanto questi strumenti se da un lato aiutano la coesione e la fratellanza, dall’altro rendono possibili anche violenza psicologiche senza pari.

Inoltre, “Non va poi dimenticato, in termini operativi, che il bullismo elettronico può essere maggiormente nascosto al mondo degli adulti, a causa di una generale maggiore competenza informatica e tecnologica dei ragazzi rispetto ai genitori o agli adulti in genere ed alla scarsa possibilità di controllare le comunicazioni inviate tramite internet o tramite cellulare”, ha spiegato Luca Bernardo, esperto di disagio giovanile.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che, anche in questo spostamento dal reale al virtuale di certi comportamenti a rischio nei ragazzi, si possono reperire sul mercato degli apparecchi che possono aiutare i genitori a tenere sotto controllo i propri figli senza che questi se ne accorgano. Diversi sono infatti i modi per spiare un pc a distanza o per registrare i caratteri digitati sulla tastiera di un pc, permettendo, in questo modo, di scoprire le password dei ragazzi e di poter controllare i loro account e tutta la loro vita virtuale.

Quando le “rovina famiglie” passano dai Social Network.

Facebook tradimento

Qualche giorno fa Mark Zuckerberg si è sposato. Ed in tutto ciò niente di particolare, ma senz’altro sorridere il fatto che, secondo uno studio, in Gran Bretagna il 30% delle cause di divorzio citi proprio la parola Facebook.

La ricerca, che è stata pubblicata dal sito web “Divorce Online”, è stata realizzata sulla base di un campione di 5000 cause ed ha suscitato sul blog del “Wall Street Journal” un acceso dibattito: è vero che oggi Facebook è una delle principali cause di divorzio? Non solo Facebook, ma anche le chat ed Internet in genere, secondo l’80% dei legali iscritti all’associazione degli avvocati di diritto di famiglia americani, avrebbero un ruolo di primo piano nelle separazioni, tanto che la giustizia americana ha affermato che un giudice può ordinare a un coniuge di fornire in giudizio la password di accesso alla propria pagina Facebook.

In Italia forse le cose sono ancora un po’ diverse. Certo è, comunque, che, anche in casa nostra, mogli e meriti che temono il tradimento si adoperano per scoprire le password dei vari account su Interne del proprio coniuge, magari utilizzando sistemi per il controllo del pc a distanza o keyhunter, strumenti per registrare i caratteri digitati su una tastiera che permettono, in tal modo, di scoprire le password. Una pratica illegale e che non permette di utilizzare i dati raccolti in sede di giudizio, ma che sicuramente apre gli occhi al coniuge tradito che quantomeno può fugare ogni dubbio e prendere una scelta per la propria vita.

Nuovi amici e nuove amiche o vecchi rapporti che la vita, con le sue mille peripezie, aveva sciolto. Oggi i Social Network permettono di recuperarli con un click su “Aggiungi agli amici”. Un solo click per cadere in mille tentazioni ma, per quanto sia facile demonizzare questo strumento, forse i partner vittime di tradimenti dovrebbero tenere in conto che non è il mezzo, ma l’azione in sé che conta e che va condannata. Certo, le comunicazioni oggi con il Web sono diventate più facili e si è accresciuto il numero delle tentazioni, ma non si può accusare un Social Network di essere la causa del fallimento della propria relazione. Se un legame si interrompe, ci sono sicuramente cause più profonde che vanno al di là del capro espiatorio di turno, in questo caso Facebook.

I Social Network, secondo lo studio britannico, inoltre, vengono citati non solo come fonte di presunti o reali tradimenti, ma anche come motivo di discordia tra genitori in fase di separazione che litigano per l’apertura o meno di una pagina da parte dei propri figli.

In sostanza, però, prima di rispondere alla fatidica domanda “Facebook rovina famiglie?” con un “sì”, sarebbe più opportuno che tutti ci facessimo un approfondito esame di coscienza che esuli dallo strumento. Se si tradisce la colpa non è di Internet, ma di un’insoddisfazione più profonda che andrebbe esaminata. Tuttavia, non si può non tener conto del fatto che i Social Network, e Facebook in primis, stiano cambiando radicalmente e forse non sempre in meglio il modo in cui, paradossalmente, si vive il sociale. Un sociale che si sta allontanando, con tutti i suoi “pro”, ma anche con i suoi innumerevoli “contro”, dal rapporto faccia a faccia, dal rapporto “a pelle”.

 

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