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Stalking, chi lavora in Tv è più a rischio.

giugno 25, 2012 Stalking Nessun Commento
pedinamento

Sarà per la familiarità che i loro volti suscitano, sarà per il fascino che può esercitare su alcuni individui il loro particolare lavoro ma, secondo una ricerca condotta in rete, sarebbero i personaggi Tv ad essere più a rischio quando si parla di stalking, soprattutto se sono donne e giornaliste. Secondo questo studio, infatti, il popolo di stalker sul web preferirebbe, in ordine, le giornaliste televisive (33%), attrici e showgirl (24%), opinioniste (18%), cantanti (11%), politiche (9%), imprenditrici (3%). Ai primi posti figurano, ovviamente, i volti più giovani, ma anche meno noti.

Commenti sui Social Media, sotto i video di testate giornalistiche online, email private o alle aziende per cui lavorano: niente sfugge a chi è ossessionato dal loro volto, dalla loro avvenenza fisica e dal loro charme. Ed il passo dal virtuale al reale è davvero breve e, in certi casi, persino più pericoloso, in quanto potrebbe rappresentare un pericolo per l’incolumità fisica delle vittime.

A quanto pare, però, non sarebbe solo la violenza contro le donne al centro del dibattito: il capo meteorologo di una Tv svizzero-tedesca, Thomas Bucheli, sarebbe stato per anni vittima di stalking da parte di una 50enne, che proprio due giorni fa è stata ricoverata in psichiatria e dichiarata non imputabile.

Tutto sarebbe iniziato dopo un incontro con la spettatrice in una caffetteria degli studi televisivi, occasione della quale Bucheli approfittò per chiedere alla donna perché importunasse il suo collega Alex Rubili. La donna rispose i meteorologi dovrebbero infine smetterla di inviarle segnali nascosti attraverso il piccolo schermo. Da allora iniziò a pedinarlo, fino ad arrivare anche sotto casa.

Della serie, anche i vip non sono immuni dai problemi della gente comune. Ma, se magari chi ha possibilità economiche di un certo tipo può permettersi di avere anche delle bodyguard, gli altri hanno bisogno di strumenti più economici, ed altrettanto sicuri, che li facciano sentire protetti.

Chi sente il fiato sul collo dello stalker, vive una condizione psicologica che non permette di vivere in maniera piena e tranquilla la propria vita. Ecco perché sono sempre di più quelli che ricorrono a sistemi per la localizzazione satellitare di persone, che oggi non solo permettono di rilevare l’esatta posizione di un individuo, o oggetto, ma anche di ascoltare ciò che succede intorno. Un metodo molto usato, quindi, per rassicurare chi è vittima di stalking o teme che in qualche modo la propria vita possa essere in pericolo.

Il referendum di Facebook tra contraddizioni, privacy e pericoli.

giugno 7, 2012 Stalking Nessun Commento
facebook referendum

In questi giorni Facebook ha aperto una sorta di referendum online indirizzato ai suoi 900 milioni di utenti di tutto il mondo, che dovranno esprimersi su quanto possa essere violabile la loro privacy, in sostanza fino a che livello possono essere spiati dal Social Network. Mark Zuckerberg, in sostanza, vorrebbe applicare nuove regole sulla privacy, oltre alla già discussa timeline che permette di ricostruire molto più facilmente tutti gli eventi della vita di una persona, vita virtuale si intende, e non… visto che moltissimi utenti, più o meno consciamente, espongono con molta facilità qualsiasi tipo di informazione sul loro conto, senza tener conto delle impostazioni personalizzabili sulla privacy.

Tant’è che in molti si sono chiesti come facessero gli stalker ed i pedofili prima dell’era Facebook, uno strumento certamente utile ma che, grazie all’anonimato che comunque garantisce una tastiera e grazie alla possibilità di creare profili fittizi, lo ha reso anche un mezzo molto utilizzato da chi ha intenzioni non proprio buone. Moltissimi, infatti, sono i casi di cyberstalking che poi si sono trasferiti alla vita reale e ancora di più sono i casi di pedofilia, in quanto Facebook, ed in genere tutti gli strumenti “social” posti in rete, permettono ai pedofili di poter adescare con più facilità le proprie vittime, magari fingendosi coetanei. Un problema non indifferente, se si considera che l’età minima per creare un account è di tredici anni ed è, tuttavia, un limite facilmente aggirabile, in quanto si può sempre mentire sull’età ed i genitori di certo non sono sempre lì a controllare, sebbene potrebbero utilizzare sistemi per spiare a distanza il pc dei propri ragazzi, utilizzando keyhunters per scoprire le loro password ed accedere ai loro profili.

Ma Zuckerberg tutto questo non lo sa, o forse, semplicemente, gli fa comodo far finta di non saperlo, visto che il suo referendum sembra avere un quorum impossibile: ha fatto sapere, infatti, che terrà conto del sondaggio, e quindi sarà vincolante, solo se voterà il 30% degli utenti che, ricordiamolo, spesso non sono nemmeno reali ma fasulli. Che interesse potrebbe avere, quindi, chi ha un profilo fasullo (e che quindi già non rivela nulla del proprio vissuto personale) nell’accettare o meno un cambio delle impostazioni della privacy? E gli innumerevoli ragazzini presenti su Facebook (solo in Italia ha un profilo il 26% dei bambini di 9-10 anni e il 49% degli 11-12enni), che spesso non sono “guidati” dai propri genitori, cosa mai ne potranno sapere sulla privacy, visto e considerato che molto spesso i loro profili sono aperti e alla mercé di tutti, malintenzionati compresi?

Per ritenere vincolante il parere degli utenti, dovranno votare in 230 milioni, dopo aver letto le modifiche che il Social Medium vuole apportare, modifiche non di certo chiare e difficili da capire persino per un adulto, figuriamoci per un bambino che già per l’età non avrebbe dovuto essere su Facebook.

Del resto dopo il crollo in Borsa in qualche modo Zuckerberg deve pure cercare di guadagnare, magari vendendo a terzi le informazioni degli utenti per ricavare maggiori introiti pubblicitari.

 

Un cellulare per difendersi dallo stalking.

giugno 4, 2012 Stalking Nessun Commento
cellulare anti-stalking

In questi ultimi giorni si continua a parlare di stalking. Diversi casi, infatti, si sono verificati in Italia, da nord a sud, alcuni più lievi, come il caso di un uomo che ha iniziato a perseguitare il suo ex avvocato in seguito a diverbi sul modus operandi dello stesso o, ancora, come il caso di una ragazza siciliana, pedinata dall’ex compagno solo per averlo rifiutato.

Si sono avuti, purtroppo, anche casi decisamente più gravi, come quello di Sabrina Blotti, una 45enne di origini pugliesi ma da tempo residente a Cesena, assassinata da un 60enne che da tempo aveva perso la testa per lei e che era padre della sua migliore amica, Cinzia, presso la quale la vittima era ospite da un mese e mezzo. L’uomo, poi, si è ucciso nel duomo di Cervia.

Le solite parole che susciterebbero paura e ansia in qualsiasi donna: “Se non puoi essere mia, non sarai di nessun altro”. E così è stato. “Volevo solo spaventarla, non volevo ucciderla”, queste le parole dell’uomo prima di togliersi la vita ma, si sa, la mente malata di un uomo ossessionato da quella che vorrebbe fosse la sua compagna a tutti i costi gioca brutti scherzi.

Proprio in questi giorni una nota compagnia telefonica ha messo a punto un sistema per andare incontro alle vittime di stalking, creando una sorta di pronto intervento azionabile tramite pulsante sul cellulare, in caso di aggressione. La chiamata, poi, grazie ad un sistema GPS, viene geolocalizzata dagli operatori del centro più vicino in grado di fornire assistenza e, in caso di necessità, viene inviata una pattuglia della polizia.

Grazie a questo dispositivo, inoltre, si possono anche registrare le telefonate intimidatorie o lo stesso atto in corso, permettendo di utilizzare i dati raccolti come prove in un eventuale processo.

Questo sistema, elaborato in collaborazione con il Ministero dell’Interno e premiato con il “Germoglio d’Oro” in occasione del premio Marisa Bellisario “Donne: l’Italia che vogliamo”, in realtà non presenta grandi novità rispetto ad altri sistemi già utilizzati con lo stesso scopo.

Ricordiamo, infatti, che sono disponibili sul mercato diversi strumenti che possono permettere la geolocalizzazione, la registrazione di chiamate o conversazioni o, addirittura, di filmare quello che sta avvenendo. Localizzatori GPS, microspie audio e video, con la microspia GSM con localizzatore GPScellulari spia, infatti, svolgono egregiamente queste funzioni già da un po’ di tempo e possono essere utilizzate a prescindere dall’operatore telefonico che si decide di avere.

Chi è vittima di stalking, infatti, grazie a questi strumenti, può farsi controllare in ogni spostamento ed in ogni situazione, permettendo, in caso di necessità, un tempestivo intervento dei soccorsi.

Stalking, cyberstalking e pedofilia, un pericoloso intreccio: la storia di “Anna”.

maggio 30, 2012 Stalking Nessun Commento
cyberstalking

Anna, nome di fantasia per nascondere la vera identità di una ragazzina di 14 anni, viene pedinata da un ragazzo indiano di 20 anni nel tragitto da casa a scuola. Lui è ossessionato da lei, fino al punto di importunarla sull’autobus, seguirla nei suoi spostamenti e minacciarla per far sì che cedesse alle sue avances.

Dopo le denunce dei genitori della ragazza il ragazzo, che vive come Anna in un paesino della provincia di Parma, viene costretto da un provvedimento dell’autorità giudiziaria a stare lontano dalla ragazzina. Ma lui ne è talmente ossessionato che inizia a contattarla su Facebook, con messaggi in cui le arriva a chiedere persino prestazioni sessuali. Anna lo respinge anche virtualmente ma lui non demorde e le invia un messaggio che mette in allarme sia la ragazza che i genitori: “Verrò da te, voglio vederti. Verrò sempre a cercarti e farai una vita di merda”.

Dalle parole ai fatti molto spesso, soprattutto quando si tratta di uno stalker, il passo è breve: ignorato il divieto di avvicinarsi alla vittima e nonostante i 10 mesi di reclusioni già scontati, il ragazzo si presenta sotto casa della quindicenne. Tanto basta, però, a far scattare l’arresto e a far aggiungere ai 10 mesi altri 4 mesi di reclusione, seppur ai domiciliari.

Una storia come tante queste, in cui oltre allo stalking si profila anche il reato di pedofilia. Infatti, nonostante la lieve differenza di età, Anna è pur sempre una minorenne. E ancora una volta i Social Network si pongono al centro di una polemica che riguarda appunto la relazione tra reati come pedofilia e stalking e questi nuovi mezzi di comunicazione che spesso sfuggono al controllo dei genitori, nel caso in cui a essere coinvolti siano i minorenni.

Oggi, però, i genitori possono stare più sicuri, in quanto è possibile controllare i propri figli sia fuori casa che al computer grazie a strumenti tecnologici efficaci e discreti. Per esempio si potrebbe mettere sotto controllo la vita virtuale della propria figlia con sistemi per spiare PC a distanza o keyhunter, per conoscere tutte le password degli account e poterli monitorare. Oppure, per far sentire la propria figlia più sicura nei suoi spostamenti, le si potrebbe regalare un localizzatore satellitare. Insomma, tutti strumenti facilmente reperibili sul mercato e dai costi non molto elevati.

Di questi strumenti non ha sentito il bisogno Nicola Brookes, una donna inglese vittima di cyberstalking da parte di anonimi, i cosiddetti “trolls” che, però, ha pensato bene di indentificare a tutti i costi i suoi molestatori, che avevano creato profili falsi a suo nome facendola passare per pedofila, e portare in tribunale il Social Medium, dal quale esige che le vengano forniti i dati dei suoi molestatori. Un caso importante e che potrebbe essere un esempio per quanti hanno delle remore nel denunciare il cyberstalking per paura che la polizia non abbia gli strumenti giusti per combatterlo.

Quando il termine stalker richiede l’articolo al femminile.

maggio 24, 2012 Stalking Nessun Commento
Stalker donna

Da quando è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il reato di “atti persecutori”, ossia dal 2009, sono in continuo aumento le denunce per stalking. Non che in passato questo non fosse un problema, ma ottenere un riconoscimento del reato dalla legge era sicuramente più difficile.

Quando pensiamo ad uno stalker, pensiamo sempre al maschile (non è un caso che si sia utilizzato l’articolo “uno”). In realtà gli ultimi fatti di cronaca dimostrano come anche le donne possano essere carnefici, e non solo vittime, di questo reato.

Basti riflettere, per esempio, su due casi esemplificativi accaduti nell’ultimo mese. Uno proprio di due giorni fa, quando una 38enne, originaria della Lombardia e da qualche tempo domiciliata nel Ravennate, si è appostata sotto casa del suo ex, con cui cerca invano di ricucire i rapporti, nonostante sia già destinataria di un ammonimento da parte del Questore. Insulti, grida e sceneggiate di ogni tipo, che hanno portato l’ex compagno della donna a denunciarla nuovamente per stalking e a farla arrestare in flagranza di reato.

Un caso simile, ma anche più grave, è accaduto, invece, all’inizio del mese a Bologna, dove un uomo, un conosciuto imprenditore della zona, si è ritrovato vittima di una donna albanese di 44 anni, che aveva conosciuto nella scuola frequentata dai loro bambini. All’inizio una semplice amicizia, poi, secondo la ricostruzione della donna, sarebbe nata una vera e propria relazione extraconiugale tra i due, una relazione fatta di promesse che si sarebbero infrante con la rottura da parte dell’uomo.

Un caso di stalking, quindi, causato dal rifiuto di un rapporto, e che ha portato la donna ad iniziare a minacciare non solo quello che presumibilmente sarebbe il suo ex compagno, ma anche sua moglie.

L’amante delusa avrebbe addirittura finto di essere stata investita dalla donna, sdraiandosi per terra al suo passaggio. Ma testimonianze e perizie dei vigili urbani avrebbero dimostrato l’infondatezza delle accuse.

E poi ancora messaggi intimidatori nelle segreteria telefonica dell’uomo, appostamenti, pedinamenti, biglietti alla moglie, danni alla macchina e persino un’irruzione nel posto di lavoro di lui con insulti e schiaffoni. Secondo l’avvocato difensore la donna si starebbe comportando così perché vittima di un rapporto sessuale non voluto con l’uomo, ma sarebbe tutto ancora da dimostrare.

Cosa può fare, quindi, un uomo per difendersi da queste violenze che, ancor prima che fisiche, sono psicologiche. Cosa può fare per dimostrare di essere la vittima e non il carnefice? Potrebbe, per esempio, cercare delle prove che incastrino la stalker, non solo conservando i messaggi sul proprio cellulare, ma utilizzando microspie ambientali, per far ascoltare e registrare le conversazioni faccia faccia. O, nel caso si avverta l’esigenza di dimostrare i continui pedinamenti, posizionare dei localizzatori GPS in qualche posto nascosto del veicolo della donna.

Quando mobbing e stalking si intrecciano pericolosamente, la storia di “Michela”.

maggio 18, 2012 Mobbing, Stalking Nessun Commento

Non basta creare i reati e punirli, è importante anche cercare di prevenirli. È questo ciò che afferma l’avvocato Giulia Bongiorno, fondatrice, con Michelle Hunziker, dell’associazione Doppia Difesa contro la violenza sulle donne, dopo che lei stessa è stata vittima di stalking.

La figura di reato di “atti persecutori”, introdotta con la legge del 2009, è stata strutturata per perseguire qualsiasi forma di molestia, ovunque si realizzi. Accade molto spesso che questo reato si configuri in ambienti di lavoro sfociando, il più delle volte, in mobbing.

Parlando di stalking lavorativo in azienda, Alessandra Menelao, psicologa del lavoro, responsabile nazionale per mobbing e stalking del sindacato Uil (Unione italiana del lavoro), traccia quella linea sottile, e spesso varcata, tra stalking e mobbing e spiega: “Quando si teme per la propria incolumità si è di fronte allo stalking, che nasce da un serio disturbo psicopatologico, dalla non accettazione: di un rifiuto, di un successo altrui… Nel secondo caso, invece, si tratta di una pratica che può sì sfociare in comportamenti persecutori forti, manipolativi, per cacciare qualcuno dal posto di lavoro, ma dettati più che altro da ragioni di carattere interpersonale e organizzativo; in questo caso, la vittima può soffrire di disturbi post-traumatici e depressivi, ma non teme per la propria vita”.

Sicuramente teme per la propria vita Michela, nome di fantasia per mantenere l’anonimato, di una quarantenne straniera, ma cittadina italiana, che si è vista, nel giro di pochi mesi, costretta ad abbandonare il lavoro in quanto vittima di atti persecutori da parte della sua collega, con cui aveva messo su una società di sevizi.

Da vent’anni in Italia, separata e madre di due figli adolescenti, Michela racconta il suo calvario da quando era tutto rose e fiori a quando ha subito un demansionamento ed una brusca riduzione dello stipendio, cosa che ha segnato profondamente la sua vita, portandola a chiedere prestiti a familiari ed amici per mantenere i figli e pagare il mutuo da 600 euro mensili.

Parla di come è stata costretta a fare cose che esulavano dalle sue mansioni da impiegata, di come, dopo il suo rifiuto a subire questi abusi, abbia trovato chiuso il suo ufficio, con la serratura della porta cambiata. Era praticamente stata licenziata. Riammessa al lavoro dal giudice, è stata poi mandata a fare lavori manuali, che esulavano dalla sua funzione impiegatizia, fino al giorno in cui sono dovuti intervenire i carabinieri per sedare una lite che ha visto la stessa Michela finire all’ospedale con una prognosi di 15 giorni, aggredita dalle sue colleghe.

Poi è subentrata la malattia, la depressione, fino alla perdita totale del lavoro e, nonostante il giudice abbia imposto alla controparte di versare gli stipendi che le spettano, questa si è rifiutata, dando inizio ad una trafila giudiziaria senza fine. “La giustizia – afferma – non segue i tempi del pagamento delle bollette, nonostante mi dia ragione”.

Questo è solo uno dei tanti casi che accadono ogni giorno e, come si può notare, non riguarda solo il rapporto tra uomini e donne, ma anche tra persone dello stesso sesso, che spesso incappano in questo problema per gelosie e invidie. Per difendersi, secondo l’avvocato Bongiorno, è necessario prima di tutto riconoscere e prendere atto del problema e denunciare, dopo aver raccolto prove ed elementi a proprio favore, magari con l’utilizzo di microspie e microregistratori, che permettono di ascoltare a distanza e registrare quello che accade nell’ambiente di lavoro.

Nuovo omicidio a seguito di stalking. Riconoscere e combattere i 5 tipi di molestatori.

maggio 7, 2012 Stalking Nessun Commento
stalking

Lo stalking (termine inglese che tradotto significa “appostarsi”, “fare la posta”) è entrato a far parte dell’ordinamento giuridico italiano con il decreto legge n.11 del 23 febbraio 2009, convertito nella legge n.38 del 23 aprile 2009, introducendo il reato di “atti persecutori”, che vuol far riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona, che portano la stessa a vivere in uno stato reiterato di ansia e a modificare le proprie abitudini per paura che le venga fatto del male.

Sono previste pene fino a 4 anni, che possono essere aumentate se il reato è perpetrato ai danni di un minore, di una donna in stato di gravidanza, di un disabile o se è commesso dal coniuge legalmente separato/divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva con la vittima.

Fanno notizia oggi le storie di Julissa Dilia Reyes Feliciano, una lap dancer dominicana che viveva in provincia di Vicenza e che è stata uccisa ieri dal suo ex, che lei aveva denunciato ben sei volte senza riuscire a venirne fuori, e di una 19enne di Savona, picchiata dal suo compagno e costretta a vivere in albergo per dieci giorni, fino a quando i segni della violenza non le fossero passati.
Situazioni diverse, legate da una necessità: mettersi al sicuro denunciando il proprio carnefice.

Gli esperti, dopo aver esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers sono giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers , distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da spinta motivazionale:
– il “risentito”, che cerca di vendicarsi di un danno, apportatogli presumibilmente dalla vittima;
– il “bisognoso d’affetto”, che vede nella sua vittima la sua partner ideale, staccandosi dalla realtà, che vede un deciso rifiuto da parte della stessa;
– “il corteggiatore incompetente”, che adotta un comportamento opprimente e aggressivo, alimentato dalla sua scarsa competenza relazionale;
– il “respinto”, che non riesce ad accettare il rifiuto e che vede nella persecuzione comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale dell’altro;
– “il predatore”, che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e minacciata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker, che prova un senso di potere nell’organizzare l’attacco. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere perpetrato anche da persone con disturbi della sfera sessuale, come pedofili o feticisti.

Ma la potenziale vittima? Cosa può fare per prevenire o fermare spiacevoli situazioni prima che possano trasformarsi in tragedia?
Prima della denuncia potrebbe essere utile raccogliere dati che dimostrino il reato. Per questo spesso si rivela utile l’utilizzo di microspie, da portare sempre con sé per far ascoltare a chi potrebbe aiutarci, e magari registrare, quello che ci accade intorno in certi spiacevoli incontri.
Spesso le molestie avvengono anche per telefono. In questi casi, invece delle microspie, sarebbe opportuno dotarsi di un cellulare spia, che non solo permette di intercettare le conversazioni che avvengono con esso, ma anche quelle che avvengono intorno al cellulare stesso.
È superfluo ribadire che, accanto all’utilizzo di questi strumenti, è opportuno adottare una condotta che serva a prevenire gli atti di stalking: muoversi sempre in luoghi affollati, saper rispondere con un no categorico, secco alle eventuali richieste di un potenziale stalker (dare risposte vaghe o che lasciano un margine di speranza spesso alimenta certi comportamenti devianti), segnalare alle forze dell’ordine eventuali molestie.
Sono piccoli accorgimenti che non solo possono liberare da visite, chiamate e incontri indesiderati, ma, in certi casi, possono anche salvare la vita. Il comportamento principale da adottare, quindi, è quello di tenere sempre alta l’attenzione di non abbassare mai la guardia.

Molestata dall’ex-fidanzata del marito: la terribile testimonianza di una donna vittima di stalking

stalking dalla sua ex

Oggi approfondiamo la toccante testimonianza in prima persona di una donna che non ha colpe, se non quella di essersi sposata con un uomo ancora amato dall’ex-fidanzata.

Mi chiamo Anna. Ho subito minacce di morte diretta rivolte anche verso i miei figli. “Finirai all’obitorio” è quello che mi sono sentita spesso dire da lei. Per non parlare delle centinaia di telefonate moleste, male parole, insulti personali, cattiverie di ogni sorta. O magari lunghi attimi di silenzio in cui monta la paura, che terminano in un riaggancio della cornetta.

Non c’era verso di farla smettere, ogni giorno mi raggiungeva e mi diceva almeno “guardati le spalle”. Questa storia va avanti dal giorno in cui lei ha scoperto che io e mio marito ci eravamo  sposati. Prima ha cominciato con le chiamate, poi ha rubato la mia macchina e ha cominciato ad impadronirsi della mia posta. Non contenta, ha cercato di farmi indagare per frode postale, ha cominciato a pedinarmi… conosce tutti i luoghi che frequento, i miei orari, i miei spostamenti ed ho la sensazione che abbia anche impiantato delle microspie nella mia nuova auto.

Per alimentare la sua fame di vendetta si è fatta avanti con il mio ex marito, con il quale ho un bambino. Ha cominciato ad andarci a letto e lo ha convinto a trasferirsi da lei. A questo punto ha cominciato a chiamarmi per dirmi tutto, era insopportabile.

Sono stata così costretta a cambiare la mia vita drasticamente. Ho trovato un lavoro in un edificio impenetrabile, ho cambiato il mio numero di telefono, messo ogni tipo di blocco alle chiamate, sfruttando ogni tipo di tecnologia di identificazione possibile sul mio cellulare, e l’ultima volta che ho cambiato il mio numero, lei lo ha ottenuto nel giro di un’ora chiamando la compagnia telefonica.

Così adesso ho due numeri telefonici separati, ciascuno con una suoneria differenziata, uno solo per amici intimi e familiari. Sto anche pensando di acquistare una pistola per proteggermi, anche sono sempre stata contro l’uso delle armi e vorrei che i miei figli imparassero la cultura della non-violenza.

Ho denunciato più volte quella donna, ma la polizia non ha fatto molto: lei è stata arrestata per due volte per violazione di domicilio, ma i procuratori hanno fatto cadere le accuse per l’incongruenza di aspetti tecnici.

Ho quasi rinunciato all’idea di una vita tranquilla. Io vivo con il pensiero che passerò il resto della mia vita nella paura di questa donna. Ma ciò che mi fa davvero paura è la sicurezza dei miei figli. Lei  ha cercato di prendere mia figlia a scuola, e quando è nato mio figlio, ha chiamato l’ospedale cercando di scoprire in quale stanza ero. Quando ha scoperto che ero incinta nuovamente, ha detto che stava per venire a “tirare il bastardo” fuori di me. Nessuno dovrebbe essere sottoposto a questo tipo di inferno emotivo.

Ancora oggi ho paura ogni giorno. Lei mi ha detto, così come molte altre persone, che il suo obiettivo principale è quello di farmi impazzire. Non permetterò che questo accada. Ho grandi amici, un marito affettuoso, due bellissimi bambini, un grande lavoro. Essere una vittima stalking è il problema principale nella mia vita. Non permetterò che questa donna mi distrugga.

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