Quando il termine stalker richiede l’articolo al femminile.

Quando il termine stalker richiede l’articolo al femminile.

Da quando è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il reato di “atti persecutori”, ossia dal 2009, sono in continuo aumento le denunce per stalking. Non che in passato questo non fosse un problema, ma ottenere un riconoscimento del reato dalla legge era sicuramente più difficile.

Quando pensiamo ad uno stalker, pensiamo sempre al maschile (non è un caso che si sia utilizzato l’articolo “uno”). In realtà gli ultimi fatti di cronaca dimostrano come anche le donne possano essere carnefici, e non solo vittime, di questo reato.

Basti riflettere, per esempio, su due casi esemplificativi accaduti nell’ultimo mese. Uno proprio di due giorni fa, quando una 38enne, originaria della Lombardia e da qualche tempo domiciliata nel Ravennate, si è appostata sotto casa del suo ex, con cui cerca invano di ricucire i rapporti, nonostante sia già destinataria di un ammonimento da parte del Questore. Insulti, grida e sceneggiate di ogni tipo, che hanno portato l’ex compagno della donna a denunciarla nuovamente per stalking e a farla arrestare in flagranza di reato.

Un caso simile, ma anche più grave, è accaduto, invece, all’inizio del mese a Bologna, dove un uomo, un conosciuto imprenditore della zona, si è ritrovato vittima di una donna albanese di 44 anni, che aveva conosciuto nella scuola frequentata dai loro bambini. All’inizio una semplice amicizia, poi, secondo la ricostruzione della donna, sarebbe nata una vera e propria relazione extraconiugale tra i due, una relazione fatta di promesse che si sarebbero infrante con la rottura da parte dell’uomo.

Un caso di stalking, quindi, causato dal rifiuto di un rapporto, e che ha portato la donna ad iniziare a minacciare non solo quello che presumibilmente sarebbe il suo ex compagno, ma anche sua moglie.

L’amante delusa avrebbe addirittura finto di essere stata investita dalla donna, sdraiandosi per terra al suo passaggio. Ma testimonianze e perizie dei vigili urbani avrebbero dimostrato l’infondatezza delle accuse.

E poi ancora messaggi intimidatori nelle segreteria telefonica dell’uomo, appostamenti, pedinamenti, biglietti alla moglie, danni alla macchina e persino un’irruzione nel posto di lavoro di lui con insulti e schiaffoni. Secondo l’avvocato difensore la donna si starebbe comportando così perché vittima di un rapporto sessuale non voluto con l’uomo, ma sarebbe tutto ancora da dimostrare.

Cosa può fare, quindi, un uomo per difendersi da queste violenze che, ancor prima che fisiche, sono psicologiche. Cosa può fare per dimostrare di essere la vittima e non il carnefice? Potrebbe, per esempio, cercare delle prove che incastrino la stalker, non solo conservando i messaggi sul proprio cellulare, ma utilizzando microspie ambientali, per far ascoltare e registrare le conversazioni faccia faccia. O, nel caso si avverta l’esigenza di dimostrare i continui pedinamenti, posizionare dei localizzatori GPS in qualche posto nascosto del veicolo della donna.

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