Una storia di stalking

Una storia di stalking

Permettetemi, prima di tutto, di darvi qualche informazione di partenza. Chi scrive ha incontrato una donna, che chiameremo Maria; aveva comportamenti autodistruttivi, magrissima e non mangiava mai.
Maria aveva un problema di droga e alcool, e ci siamo incontrati perché entrambi abbiamo subito degli abusi sessuali: infatti lei era stata violentata due volte. Entrambi gli atti di violenza da lei subiti furono violenti, ed in un caso ha subito uno stupro di gruppo mentre lei era sotto l’effetto di droghe.

Questo la ha resa ancora più dipendente dalle droghe, spingendola a tentare il suicidio più volte. Ho cercato di aiutarla ma sentivo di non esserne in grado, così ci perdemmo di vista. Prima di interrompere i nostri contatti, Maria aveva conosciuto un ragazzo che non mi piaceva, ma sapevo che non mi avrebbe ascoltato, quindi le confessai le mie impressioni ma non potei fare molto per evitare che lui la manipolasse. Dopo questo episodio, lei cadde in un vortice che la portò in ospedale per overdose, e come se non bastasse con disordini alimentari.

Non riuscivo a vederla distruggersi, così un giorno le ho detto molto francamente, “Sento che non riesco ad aiutarti. Mi sento inutile quando mi parli delle tue storie di droga e della tua anoressia. Penso che sia il caso di non vederci più, e che tu abbia bisogno di iniziare una terapia di riabilitazione seria. Per favore non chiamarmi o scrivermi via email”. Questo fu circa 8 anni fa.

Ultimamente, Maria mi ha contattato di nuovo, dicendomi che non beveva più, non si drogava ed era riuscita a controllare la sua anoressia. Ero molto felice per lei, ma preoccupata di essere stata contattata o che qualcuno le avesse installato delle microspie. Prima, ogni volta che mi vedeva online, mi scriveva o chiamava per vantarsi di quanti ragazzi aveva avuto o per raccontarmi di come si fosse ubriacata ad una festa, per cui avevo le mie comprensibili riserve a farla rientrare in qualche modo nella mia vita.

Così abbiamo cominciato a chiacchierare prima su Skype e poi su Facebook. Diceva che tutto andava bene, ma sapevo che c’era qualcosa che la infastidiva, così con pazienza ho indagato e, naturalmente, ho scoperto che lei era davvero nei guai. Ancora una volta mi sono sentita sopraffatta, perché non ho mai provato le esperienze che lei ha avuto, visto che sono una persona piuttosto tranquilla, con una vita molto più semplice.

Lei mi ha detto che il ragazzo che aveva conosciuto prima che si interrompesse il nostro contatto era diventato il suo fidanzato per un po’, e che aveva cercato di renderla dipendente dalle droghe pesanti, ma lei si era rifiutata. Quando finalmente ha avuto una seconda overdose, che l’ha tenuta diversi giorni in ospedale, per essere poi trasferita in una clinica per i disturbi alimentari, decise di smettere con le droghe in maniera definitiva.

Questo ragazzo, che chiameremo Paolo, era un maniaco che voleva tenerla sotto controllo totale e che, anche se non stanno più insieme da 6 anni, ancora crede che lei sia la sua “anima gemella”. Lei pensava di potersi ancora fidare di lui, ma a quanto pare questo non era vero, perché alcune settimane fa lui aveva cercato di violentarla.
Lo ha denunciato e la polizia gli ha vietato di avvicinarsi a lei; è stato rilasciato dal carcere la settimana scorsa, ed ora dice a tutti gli amici che le dimostrerà che sono fatti l’uno per l’altra, e che se non riuscirà a convincerla, non ha motivo di vivere.

Paolo sa dove lavora Maria, ma non sa dove abita. Quando è stato rilasciato, Maria mi ha chiamato in preda al panico, dicendomi di essere sicura che le succederà qualcosa. Io abito a centinaia di chilometri di distanza, e le ho consigliato di avere un piano prestabilito per difendersi, senza lasciare nulla al caso.
Ad esempio, le ho consigliato di non usare un appartamento al piano terra, e di assicurarsi che l’edificio sia sicuro. Non sono mai stato a casa sua, ma lei mi dice che non lo è.

Le ho consigliato di tenere sempre nella sua borsa una copia dei suoi documenti e di altro materiale importante, in modo da poter lasciare l’appartamento nel giro di pochi istanti in caso di pericolo. Le ho anche detto che lei aveva bisogno di una casa sicura, o di un posto dove andare se non poteva tornare a casa per un po’.

A quel punto è scoppiata a piangere perché ha detto che nessuno vuole aiutarla, e tutti pensano che lei si stia inventando tutto. Così le ho detto, come ultima risorsa, che potrebbe stare per un po’ di tempo con me e mio marito, almeno fino a che le cose non si rimettano a posto. Udito questo, ha iniziato a piangere per davvero dicendomi “Sei troppo gentile”.

Ora, sono passati circa tre giorni e non l’ho ancora sentita, ma ho ricevuto un breve messaggio su Facebook. Maria è una bella ragazza, ma sembra che tutti quelli che la conoscono l’abbiano abbandonata e sento il bisogno di aiutarla. Voglio solo che lei sia al sicuro. So che Paolo non mi conosce e che non saprebbe come trovarmi, a meno che non sappia il mio nome.

Questa è comunque una soluzione temporanea, ora sono alla ricerca di qualcuno che sappia darle consigli su come prepararsi al meglio per difendersi dallo stalking del suo ex ragazzo. E’ possibile che debba sempre finire con lo stalker che trova la sua preda, o che uno dei due finisca per morire? Sono nervosa perché non so abbastanza sull’argomento per poterla aiutare sul serio.

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