Stalking: La storia di Alex – Parte I

Stalking: La storia di Alex – Parte I

Ho trovato questa storia su Internet, ed ho deciso di condividerla perché è raccontata dal punto di vista della vittima, e dimostra come la legge prenda spesso sottogamba le storie di stalking, la polizia spesso non le affronta con l’impegno necessario, e come sarebbe necessaria una legislazione più restrittiva.
Questo cambiamento è necessario per tutti coloro che ci hanno rimesso la vita o che potrebbero presto morire di stalking. Cambiare la legge potrebbe aiutare a salvare molte vite, e molte se ne sarebbero potute già salvare.

Nel mio primo caso di stalking, la polizia mi disse apertamente che un divieto di contattarmi, emesso nei confronti del molestatore, non valeva la carta su cui era scritto (forse per questo non ne emisero uno). Il secondo molestatore passava spesso sotto casa mia per molestarmi, e nemmeno l’ordine della polizia gli impedì di chiamarmi continuamente in ufficio, con una frequenza tale che dovetti lasciare il lavoro.

Sfortunatamente, il mio capo era giovane e non in grado di gestire una situazione del genere, e spesso la gente si chiede “Cosa mai avrà fatto di male a quell’uomo, per fargli fare quello che sta facendo?”. Questo succede ancora in molti luoghi di lavoro, tra i conoscenti ed anche da parte delle forze dell’ordine: molti pensano che la colpa delle molestia risieda, alla fin fine, nella persona molestata che deve aver fatto qualcosa di male per far infuriare il molestatore. Insomma, la colpa poteva benissimo essere mia.

La seconda volta che mi rivolsi alle forze dell’ordine, infatti, non mi presero molto sul serio, vista la mia esperienza precedente con David, il mio primo stalker. David fece tutto quanto era in suo potere per farmi arrestare per minacce, molestie ed altro ancora, quando in effetti era lui a molestarmi.
Passava sotto casa mia fino a 6 o 7 volte al giorno, minacciava di uccidere o torturare i miei genitori o me, tagliava le gomme della mia auto, ed altro ancora. Non appena faceva qualcosa a me, correva alla polizia a dire che ero stata io a farlo a lui.

Molti stalkers fanno proprio così. Vi seguono, vi molestano, vi minacciano e poi… vanno alla polizia a dire che voi, la vittima, state facendo questo a lui. Il mio molestatore era stato molto convincente, un ottimo attore. Fece credere alla polizia che temeva per la propria vita.
A seguito di questo, un ispettore mi chiamò per interrogarmi, e fui trattata come se la criminale fossi io.
Gli spiegai che perfino mia madre era stata testimone di una serie di comportamenti molesti, e si convinsero che le accuse nei miei confronti non erano fondate, ma comunque non presero il tutto troppo sul serio, come avrebbero dovuto.

Tutto cambiò quando David decise addirittura di denunciarmi perché non gli rispondevo al telefono. Ebbene sì, disse proprio così, e non pensavo minimamente che una denuncia del genere potesse essere realmente sporta, ma mi accorsi sulla mia pelle che questo era veramente possibile.
A quel punto, decisi finalmente di avvalermi dei servizi di un avvocato criminale, che in breve tempo fece per me molto più di quanto io stessa pensavo che fosse possibile in casi del genere.

Il mio avvocato mi disse che era meglio che mi trasferissi al di fuori dello Stato, cosa che fortunatamente era nelle mie possibilità. Dopo un anno, pensando che fosse passato abbastanza tempo, tornai per visitare i miei familiari. Non appena tornai, mi fece arrestare di nuovo, dicendo che ero andata a casa sua a minacciarlo, nonostante mi trovassi a circa 1000 chilometri di distanza. Questo non importava, dovevo andare di nuovo in tribunale e pertanto, consultai di nuovo lo stesso avvocato.

Quando mi recai al tribunale per parlare con il giudice, fui informata che il processo avrebbe riguardato il reato di stalking. Questa per me fu la prima volta che sentii parlare di tale reato, che non sapevo nemmeno che esistesse. Non sapevo cosa fosse e, prima dell’avvento di Internet, non avevo nemmeno idea che ci fosse una definizione di reato per gli atti che lui stava commettendo. Non avevo idea che per questo tipo di comportamento si potesse addirittura finire in galera, pensavo che fosse una cosa a cui le donne dovevano semplicemente adattarsi se una relazione finiva male.
Mi sbagliavo, lui stava commettendo un reato, e tale reato si chiamava stalking. Potevo ritenermi fortunata che lui non avesse portato a compimento le sue minacce, ma anche dopo tutto quello che era successo, la polizia non aveva emesso nessun ordine nei suoi confronti. A quei tempi, forse non sapevano ancora bene come trattare questo genere di comportamenti.

Fortunatamente, il mio molestatore mi lasciò più o meno in pace dopo essere andati in tribunale. Quando dico “più o meno, intendo dire che non mi chiamò più, passando vicino casa mia forse una o due volte. Invece di contattarmi, si metteva in attesa lungo la strada che porta a casa mia, e se uscivo con qualcuno, lo seguiva e minacciava.

Come potete facilmente immaginare, nessun uomo usciva con me più di una volta… In un caso, si spinse addirittura a minacciare i figli e l’anziana madre di uno degli uomini con cui uscii.
Ovviamente, nessuno vuole cacciarsi in un guaio del genere per paura di poter diventare un potenziale bersaglio, come si può capire facendo un semplice giro su Internet: è pieno di storie di uomini o donne che diventano oggetto di molestie quando entrano a far parte della vita di un’altra persona soggetta a stalking. Il mondo è pieno di soggetti del genere, e nessuno vuole cacciarsi nei guai a causa loro. Per capire preventivamente il comportamento di una persona bisognerebbe installare delle microspie a livello ambientale che certamente potrebbero rivelare dettagli importanti, altrimenti non facilmente intuibili.

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