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Tradimento coniugale: mogli e mariti fate attenzione a queste date!

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Tempo di saldi: uomini in vetrina

Poco tempo fa avevamo parlato degli uomini maltrattati dalle partner. Un fenomeno inverso a quello comunemente conosciuto e su cui si basano numerose campagne di sensibilizzazione e il lavoro di sempre più associazioni a carattere sociale.
A rimarcare l’uguaglianza del fenomeno che avviene tanto ai danni delle donne quanto a discapito degli uomini, è giunta la campagna pubblicitaria di “Adopte un mec”, uno dei siti di incontri più popolari in Francia.

Le donne target, giovani ed emancipate, sono invitate a scegliere da un catalogo simile a quello di un supermercato l’uomo da “adottare”. Con questo termine, oggettivamente poco carino, si sottolinea un rapporto quasi di sottomissione dell’uomo nei confronti della donna che lo mette nel carrello della spesa.

E non è tutto. Fermo restando che lo shopping è una delle attività predilette dal gentil sesso, il sito ha pensato di concretizzare lo shop virtuale in un locale commerciale di Parigi portando in vetrina maschi in carne e ossa. I prodotti in vetrina erano gli utenti del sito giudicati più affascinanti e accanto a loro era posto un cartello che ne indicava la tipologia: romantico, forzuto, timido, intellettuale…Le clienti, una volta scelta la merce, hanno ottenuto il numero di telefono o l’indirizzo email in modo da approfondire la conoscenza. Il tono del sito è sempre ironico “Settimana internazionale dei baffi”, “Svendita totale sui ricci”, “Serie speciale carote”, “Offerta speciale sui pelosi”.

Le donne hanno apprezzato l’iniziativa definendola ingegnosa e divertente e andando ad incrementare le visite del sito di incontri che si aggirano attorno ai 2,5 milioni. E agli uomini, al momento, pare che la cosa vada bene. Il fatto di esser trattati come merce non li disturba molto.

Chissà che un giorno qualcuno non trovi il proprio marito o compagno in vetrina. D’altronde se a loro fa piacere, figuriamoci a chi osserva. Ma le donne più furbe non perdono d’occhio il proprio partner; molte hanno installato software che consentono la localizzazione GPS sul cellulare del proprio amato. In questo modo qualora lui fosse in vetrina…potrebbero essere le prime ad ammirarlo!

Stalking da condominio, scatta l’allontanamento da casa

dicembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento

Litigi e contrasti tra inquilini sono davvero molto frequenti. Volume della tv troppo alto, rumori ad ogni ora del giorno e della notte, dispetti, minacce.

Come da copione sono cominciati i disguidi in un condominio nella periferia di Milano: urla in casa e nella scalinata comune, rumori molesti, apparecchi ad alto volume. Protagonisti delle scenate una 40enne ed il suo ex convivente. La famiglia dirimpettaia ha chiesto più volte un po’di quiete e tranquillità, ma in tutta risposta ha ricevuto offese ed insulti. Ma non è tutto. Durante un’assemblea condominiale è stata esposta la vicenda ed il vicino è stato preso per il collo e bloccato contro il muro mentre gli veniva urlato a gran voce «voi del quinto piano siete morti, se vi incontro sulle scale vi ammazzo, ho la pistola io». A questo episodio che sa di film americano, hanno fatto seguito urla a squarciagola, bigliettini appesi alla bacheca condominiale con croci disegnate accanto al nome dei vicini, scritte minacciose e addirittura sms intimidatori sul cellulare.

Insomma la questione si è ben presto tramutata da semplice fastidio a vera e propria paura per la propria incolumità e per quella dei propri cari, finendo dallo psicologo che gli ha prescritto un farmaco per gli stati di ansia e gli attacchi di panico.A questo punto l’avvocato di famiglia ha ben deciso di inquadrare la vicenda nel range dello stalking e il pm, facendo ricorso ad un’interpretazione estensiva della legge sui maltrattamenti in famiglia, ha disposto l’ordine di allontanamento da casa per la vicina rissosa.
Questa misura cautelare può essere estesa a numerosissimi casi. Ciò che spesso pone un ostacolo all’attuazione è la mancanza di prove che testimonino atti persecutori e minacce. In molti casi sono state utilizzare delle microspie dalle forze dell’ordine, ma anche da persone che vogliono contribuire ad inchiodare i colpevoli. Con queste piccole telecamere occultabili pressoché ovunque è possibile registrare video e audio, potendo così metter fine alle proprie sofferenze.

Cresce la Nomofobia, la paura di restare senza smartphone

Dopo esser diventato il nostro migliore amico e averci aiutato nelle più svariate attività, il cellulare è diventato il protagonista anche dei nostri incubi. Si chiama Nomofobia che letteralmente significa “no-mobile-phone-phobia” ed è la paura di rimanere senza smartphone, disconnessi dal mondo.

Secondo una ricerca effettuata da Securenvoy, i dati destano preoccupazione: il 70% delle donne e il 61% degli uomini ha paura di rimanere senza il cellulare. Nonostante la leggerezza del tema, non si sottovalutano le conseguenze di questa fobia, stanno nascendo infatti i primi centri di riabilitazione specializzati.
A questa forma principale di paura collegata al cellulare si uniscono i timori di rimanere senza credito, di avere la batteria scarica o di smarrirlo.
Ammettiamolo, molti di noi hanno costruito il proprio mondo nello smartphone. Contatti, foto, video, musica, agende, social, c’è addirittura chi usa il telefono per spiare conversazioni e spostamenti del proprio partner.
E oltre alle paure, si parla di vere e proprie fissazioni come chi non riesce a stare più di qualche minuto senza controllare il display e chi ha la continua necessità di aggiornare i social network.

Alcuni dei segnali della nomofobia possono essere non posare mai lo strumento, essere presi da ansia nel momento in cui non lo si trova, utilizzarlo anche in bagno e tenerlo nel letto mentre si dorme. La maggior parte dei dipendenti è di età compresa tra i 18 e i 24 anni, seguiti dalla fascia che va fino ai 34.
Per il momento numerose sono state le richieste di implementazione di software spia all’interno di cellulari di figli, amici o partner a dimostrazione che senza il cellulare proprio non si sa stare e che lo strumento va ben aldilà della semplice chiamata e nasconde in se tutti i nostri segreti.

300mila euro: il risarcimento per mobbing più alto della storia

dicembre 14, 2012 Mobbing 2 Commenti

Le cause per mobbing in Italia sono all’ordine del giorno: “padroni” prepotenti, giovani non in grado di difendersi, minacce, violenze. Nonostante sia passato del tempo, il risarcimento per mobbing più alto della storia italiana resta quello attribuito ad una giornalista di un settimanale del gruppo Mondadori che ha fatto causa alla nota azienda sostenendo di esser stata perseguitata e discriminata senza motivo dai suoi capi. Dopo le indagini del caso, il tribunale di Milano ha ordinato il reintegro della dipendente nelle mansioni e ha cancellato i provvedimenti disciplinari assunti a suo carico. E, fatto del tutto inaspettato, ha condannato la Mondadori a versarle un risarcimento da ben trecentomila euro. Non sono stati noti i motivi particolari di tale disposizione, fatto sta che è stata dichiarata come «accertata l’illegittimità della dequalificazione professionale subita dalla ricorrente». Nonostante la vittoria in tribunale, la giornalista non ha voluto divulgare la notizia e la propria identità, dicendo semplicemente di esser stata «devastata» da questa storia. La relazione degli inquirenti parla di inchieste mai pubblicate, di incarichi sempre più ridotti e anche di colleghi sempre preferiti a lei.

La carriera della scrittrice parla di successo; una professionista dal 1980, passata dai quotidiani locali ai grandi titoli del gruppo Mondadori: “Sorrisi e canzoni Tv”, “Noi” e come inviata speciale in Italia e all’estero. Nel 2005, nel passaggio ad un nuovo rotocalco di evasione sono cominciati i problemi per la giornalista. E’ stata privata del ruolo di inviata e a lei sono stati relegati servizi di scarsa importanza. 122 articoli in sette anni, in media uno al mese e di poche righe, una miseria per una professionista del suo calibro. Anche dopo la scesa in campo dell’Ordine dei giornalisti, il comportamento della redazione non è cambiato. La rottura definitiva è avvenuta quando la donna si è rifiutata di scrivere due articoli sfacciatamente pubblicitari e l’azienda ha messo in atto provvedimenti disciplinari a suo carico.

Questo tipo di situazioni sono comuni a numerose redazioni in Italia e con poche modifiche, sono aderenti anche alla realtà di ogni azienda di qualsiasi dimensione e di tutti i settori produttivi. In molti casi i dipendenti si sono rivelati astuti filmando con microcamere gli episodi di mobbing a loro carico. Queste immagini si sono spesso rivelate la chiave di volta per risolvere la loro malaugurata situazione. Infatti, in altri casi, in assenza di prove, i tribunali non hanno potuto dare pareri favorevoli alle denunce del caso. Penne, orologi da polso, bottoni, cravatte possono nascondere piccolissime telecamere allo scopo di riprendere vessazioni e minacce e risolvere casi che possono, a lungo andare, provocare stress, insonnia e disturbi psichici da non sottovalutare.

Gli adolescenti nascondono ai genitori le loro attività su Internet

dicembre 11, 2012 Bullismo Nessun Commento

Recenti ricerche europee hanno messo in luce una profonda discrepanza tra cosa gli adolescenti fanno con il pc e cosa sanno a riguardo i loro genitori.
Moltissimi ragazzi accedono quotidianamente a contenuti non appropriati essendo consapevoli di avere la fiducia dei propri genitori. A tal proposito il 31,8% dei genitori in Europa è certo che il proprio figlio dica tutto ciò che fa su Internet.
La questione risiede nel fatto che oltre il 40% degli adolescenti europei sa che i propri genitori disapproverebbero i siti che visitano, di questi, numerosi parlano di video dai contenuti discutibili, di musica scaricata illegalmente e il 6% fa riferimento all’acquisto di alcolici o farmaci online.
Ben il 26,5% degli adolescenti italiani ha ammesso di aver inviato o pubblicato su Internet una propria foto osé (la media europea si attesta all’11,6%). Quasi la stessa quantità di giovani in Europa ricerca intenzionalmente immagini di nudo o esplicitamente pornografiche e più di un terzo visualizza questo tipo di immagini un paio di volte al mese (il 54% nel Regno Unito).
Usuale è anche cercare online le soluzioni dei compiti a casa o delle verifiche scolastiche.
Allarmante è la percentuale di ragazzi (15%) che ha dichiarato di aver incontrato di persona qualcuno conosciuto online.
Ovviamente gli adolescenti adottano una serie di “imbrogli” per nascondere i propri comportamenti online ai genitori. Quasi la metà di essi, abbassa la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza. Il 38,8% cancella la cronologia dal pc. Diversi visualizzano ciò che è “proibito” fuori casa, altri utilizzano un indirizzo di posta elettronica non conosciuto dai propri genitori.
Dal loro canto il 22,6% dei genitori ha affermato di aver avuto una conversazione sulla sicurezza online con i propri figli, ma, ancor più preoccupante, il 17,6% non ha fatto proprio nulla per monitorare il comportamento online dei propri figli, convinti che i questi non corrano pericoli online. Tra i genitori che controllano in qualche modo i propri figli, circa un quarto dei genitori ha impostato le funzionalità di parental control sul dispositivo mobile dei figli adolescenti, solo il 18,4% conosce la password del cellulare dei propri figli e ancora meno conoscono la password d’accesso alle e-mail o ai social network. Poco più del 2% imposta le funzionalità di parental control sul computer di casa. Il parental control spesso si rivela inutile dato che un genitore su cinque ha ammesso che il proprio bambino è più esperto di tecnologia di loro e che non sarà mai in grado di tenere il passo con le sue conoscenze online. A conferma di ciò, l’8,7% degli adolescenti ha ammesso di disattivare i controlli dei genitori sui propri dispositivi. I genitori più avveduti hanno fatto affidamento a strumenti semplici e molto sicuri come software spia sui cellulari o sistemi di monitoraggio a distanza dei pc. Questi sono dispositivi all’avanguardia, difficilmente rintracciabili da chi non ne è a conoscenza.
Queste attività di controllo sono consigliate anche da esperti nel settore della psicologia e dell’educazione in quanto non rappresentano una mancanza di fiducia, ma rafforzano la sicurezza dal mondo virtuale che è spesso causa di malumori e turbamenti nella vita quotidiana degli adolescenti.

Il divorzio all’epoca del pc

Il momento della separazione è per una coppia un evento spesso traumatico, di certo poco felice. Gestire oggetti, relazioni e figli, nel caso ce ne siano, diviene davvero difficile nel momento in cui si vuole evitare il più possibile l’incontro con il “responsabile dei propri disagi”. Pare che a tal proposito uno strumento in grado di alleviare questo tipo di fastidi sia proprio la tecnologia.
Come è evidente parlare con una persona davanti allo schermo di un pc non offre lo stesso calore di una relazione fisica e verbale. Email, chat, agende elettroniche condivise (per la gestione dei figli, magari) possono rappresentare espedienti per “raffreddare” la relazione, evitando anche di fare spiacevoli incontri con i nuovi partner. In questo modo potrebbe essere possibile alleggerire il clima di tensione tra i due e dinanzi ai bambini.
La comunicazione digitale, inoltre, abbrevia l’uso di frasi che toccano la sfera emotiva, rendendo minima la struttura di un enunciato. Soggetto, verbo e complemento, tutto qui.

Ciò che potrebbe minare questa sorta di protezione offerta dalla tecnologia è la componente psicologica. Se da una parte è ancora vivo un forte sentimento, si potrebbero avviare situazioni inverse. L’utilizzo di cellulari spia è davvero molto diffuso in questi casi: monitorare ogni azione compiuta dall’ex partner con il telefono, visualizzare la sua posizione e ascoltare tutto ciò che avviene attorno all’apparecchio installando solamente un software all’avanguardia sul telefono…un gioco da ragazzi!

E anche nel momento in cui i dubbi sorgono sull’utilizzo di chat, email e social network ci sono strumenti che permettono di controllare con facilità cosa viene visualizzato, scaricato o qualsiasi carattere viene digitato sulla tastiera. keyrecord, keylogger e keyhunter sono strumenti all’ordine del giorno.

Dunque la tecnologia potrebbe rivelarsi ancora una volta un’arma a doppio taglio. Sugli smartphone sono addirittura disponibili app che aiutano a gestire la separazione mettendo insieme i flussi di comunicazione e quelli economici dei due soggetti, in alcuni casi addirittura condividendo le agende. Ma siamo sicuri che siano tutti d’accordo?

Quando l’alunno si trasforma in stalker

dicembre 3, 2012 Stalking Nessun Commento

Una professoressa giovane, bella e simpatica sicuramente farà breccia nel cuore di molti alunni. Oltre ad incrementare la volontà di studio e di attenzione alle lezioni, correrà il rischio di far innamorare qualche giovanotto. E’ questo quello che è accaduto ad una aitante professoressa di Martano.

Un allievo ha perso la testa per lei e le ha riservato attenzioni non proprio del tutto innocue. Infatti ben presto il 28enne si è trasformato in un vero e proprio stalker ai danni della professoressa di inglese quasi coetanea. A furia di frequentare le lezioni private è cresciuta l’ammirazione per la dolce docente trasformandosi in una ossessione. Per manifestarle interesse, dunque, il giovane ha donato diversi regali per le feste, doni sempre accettati. Da qui si è passati all’invito ad uscire, ma il rifiuto della prof perché fidanzata non è stato gradito. Sono scattate azioni di convincimento alquanto morbose: appostamenti, pedinamenti, ovunque lei andasse trovava l’alunno. Arrivando addirittura a frequentare il maneggio dove era solita recarsi la donna. A questi episodi si sono aggiunte le minacce rivolte a lei e a suo fratello.

A questo punto la professoressa ha sporto denuncia e ha raccontato l’accaduto ai carabinieri. Stalking e ingiurie sono le accuse contestate dal pubblico ministero Stefania Mininni a conclusione delle indagini preliminari.
Dall’inizio della storia al momento della denuncia sono trascorsi ben 10 mesi. Generalmente si tende ad aspettare nella speranza che la situazione migliori, ma spesso ciò non avviene. Per difendersi da queste eccessive attenzioni che in molti casi diventano realmente pericolose, molte donne tengono in borsa uno spray irritante.
X spray, ad esempio, consente di bloccare momentaneamente la visuale dell’aggressione grazie alla sua consistenza schiumosa di colore blu. Ovviamente Endoacustica, l’azienda creatrice dello spray, ha pensato anche all’eventualità in cui l’aggressore si dia alla fuga. In questo caso, una volta rimossa la schiuma dal viso, il colore blu rimarrà sulla pelle per circa tre giorni e questo faciliterà l’identificazione del soggetto. X spray è un facile accorgimento che potrebbe rivelarsi importantissimo.

Violenza sugli uomini: dati allarmanti

novembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento

Si è soliti pensare alla violenza di genere intendendo l’eventualità in cui la vittima sia donna e l’autore del reato sia uomo. Questo tipo di informazione distorta è quella che viene veicolata solitamente dai media determinando un processo di sensibilizzazione unidirezionale e relegando ad una posizione del tutto marginale l’ipotesi secondo la quale la violenza è subita spesso anche dal genere maschile.
Gli episodi avvengono perlopiù all’interno delle mura domestiche e ciò spesso comporta, dato il legame spesso di natura intrafamiliare, il silenzio della vittima. Perciò qualsiasi tipo di analisi risulta limitata a causa del numero di persone incapaci di denunciare la propria condizione.

Una recente ricerca dell’Istat, che ha preso spunto da un’indagine svolta nel 2006 su un campione di sesso femminile, ha messo in luce come la violenza non conosca ordine e genere e venga attuata con eccessiva frequenza anche a danno degli uomini.
Una scena in cui una donna schiaffeggia un uomo, ad esempio, non suscita particolare sdegno o indignazione, anzi l’episodio viene spesso minimizzato e diviene perfino ridicolo, ironico. Dunque queste reazioni ci portano a pensare che la violenza attuata da parte delle donne non esista.
L’indagine a carattere ufficioso ha voluto proprio dimostrare come questa forma di maltrattamento esista e ha voluto anche far luce su un argomento sconosciuto, almeno in Italia, dalla letteratura scientifica. Qualche accenno è rinvenibile in riferimento a Stati Uniti, India, Canada e Regno Unito.
I questionari sono stati somministrati a soggetti di età compresa tra 18 e 70 anni per un totale di 1.058 individui di sesso maschile.

Il 63,1% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza fisica per mano di una donna nel corso della propria vita. Al primo posto vi è la minaccia di esercitare violenza e la modalità più comune risulta essere tipicamente femminile: graffi, morsi, capelli strappati. Tra le “altre forme di violenza” appaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte e nei cassetti, spinte dalle scale.
Per quanto riguarda la violenza sessuale, il 48,7% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di tale violenza ad opera di una donna. La percentuale maggiore riguarda l’interruzione senza motivi comprensibili di un rapporto intimo avviato. Questi eventi hanno reso la vittima depressa, mortificata, umiliata portando spesso conseguenze a livello psicofisico come insonnia, senso di inferiorità, calo dell’autostima, inadeguatezza. In alcuni casi è stato necessario ricorrere a terapie ed analisi. Non meno rilevante si è rivelata la parte di uomini costretti ad avere rapporti sessuali anche in forme non gradite, incluso attività di gruppo e scambi di coppia. Alcune di queste pratiche hanno provocato anche segni visibili, cicatrici, ustioni.
Infine per quanto riguarda gli atti persecutori il 31,9% del campione ha ammesso di averne subito da parte di una donna. Dalle analisi che ne sono derivate risulta dunque che oltre il 12% degli uomini avrebbe subito almeno un atto persecutorio ad opera di una donna nel corso della vita.
Al termine di questo excursus sulla violenza di cui sono vittima gli uomini risulta opportuno dare qualche consiglio anche ai maschietti. La soluzione più ovvia può essere quella di denunciare, ma d’altro canto risulta spesso difficile dimostrare questo tipo di violenze specie se nell’ambito di una relazione. L’utilizzo di microspie e microregistratori si è rivelato in numerosi casi opportuno al fine di raccogliere prove contro il persecutore sia esso uomo o donna.
Come abbiamo visto, le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare e quindi possono essere attuate anche da persone fisicamente fragili e gracili. Ebbene dunque prestare attenzione a questi episodi siano essi verbali o fisici.

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