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Dagli adolescenti di Twitter “No al cyber bullismo”

novembre 23, 2012 Bullismo Nessun Commento

Twitter è uno dei mezzi preferiti dagli adolescenti che utilizzano il social network per condividere pensieri, tendenze, immagini, ma anche problematiche comuni. Solitamente i primi posti nella lista dei trending topic (le parole più condivise sul portale) sono spesso occupati da nomi di cantanti o calciatori. Qualche giorno fa, qualcosa di inaspettato: in cima alla lista online è finito #noalcyberbullismo. Un’iniziativa concreta, un grido di aiuto da parte di due adolescenti che hanno dato libero sfogo alla difficoltà di molti altri. In tutto il mondo, i ragazzini hanno mostrato interesse di fronte alla vicenda di Amanda Todd, la 15enne canadese che ha annunciato il suo suicidio con un video in cui ha raccontato, attraverso dei cartelli, la sua storia di vittima di molestie tramite web.

Da questo episodio è nata una petizione online per chiedere a gran voce al governo italiano una legge contro il bullismo digitale. Molti dei ragazzini coinvolti nella petizione sembrano aver toccato con mano una esperienza di cyberbullismo. “Ogni giorno leggo insulti, chi mi augura la morte, chi mi sfotte”, “Qualunque cosa faccio, vengo comunque criticato”. I promotori dell’iniziativa in Italia sarebbero “Riccardho”, un ragazzo sardo e “Morwen” una ragazza pugliese.

A loro si sono affiancati, in breve tempo, circa 28mila follower che hanno accolto con grande entusiasmo l’iniziativa. Non solo cantanti e calciatori dunque, ma anche serie problematiche sociali affrontate dagli adolescenti, gli stessi che spesso sono i fautori di azioni di cyberbullismo. Sempre più genitori acquistano dispositivi per il controllo dei pc utilizzati dai loro figli. Non è una reazione per mancanza di fiducia, ma un modo per dimostrare un reale interesse per la loro vita e per salvaguardarli dai chi vuole far di loro uno strumento dei suoi giochi.

No ai papà vendicatori. La Cassazione non tollera

novembre 15, 2012 Bullismo Nessun Commento

Stanco delle ripetute prepotenze che il figlio undicenne subiva in palestra da un ragazzino di due anni più grande, non ci ha visto più. Il padre della vittima ha cercato il bullo e, tra minacce e ceffoni, lo ha costretto a chiedere scusa in ginocchio al ragazzo. Poi lo ha lasciato andare.

La Cassazione ha ancora una volta ribadito che «punizione e rieducazione» non spettano ai genitori delle “vittime” e ha condannato l’uomo ad una multa di 3.420 euro come risarcimento del trauma psicologico inferto al bullo. Inoltre Papà Paolo (52 anni), è risultato, secondo la Corte di Appello di Bologna, colpevole di violenza privata e percosse ai danni del tredicenne che era solito compiere «ripetute e umilianti vessazioni» ai danni di suo figlio. Invano l’uomo ha protestato dinanzi alla Suprema Corte.

Secondo il parere dei magistrati, il papà poteva seguire «una singola e civile prospettiva decisionale e operativa» e cioè quella di «rivolgersi, in maniera tempestiva ed efficace, ai gestori del centro sportivo per l’adozione delle necessarie misure preventive e punitive». Per la Cassazione, la scelta di «agire con molteplice violenza sul giovane e immaturo tredicenne non è stata assolutamente necessitata».
Difficile giudicare questo tipo di situazioni. Da una parte c’è un ragazzino la cui dignità è stata più volte lesa da un ragazzo più grande, dall’altra parte, proprio questo adolescente, pur sempre immaturo e degno di difesa.

Circostanza simile si è verificata qualche giorno fa a Padova. All’uscita dalla scuola media, il padre di uno studente romeno ha aspettato i compagni di classe “bulletti” che ogni giorno tormentavano e offendevano il figlio che qualche giorno prima era rientrato a casa piangendo e con alcuni graffi sul viso. Il genitore ha affrontato subito il più alto e robusto dei ragazzini. Lo ha inseguito, colpito e gettato a terra. Secondo alcuni testimoni, presenti al momento dell’accaduto, l’uomo lo avrebbe anche picchiato. Lo stesso avrebbe poi estratto dalla tasca dei pantaloni un coltello con cui ha minacciato gli altri compagni di scuola. «Se toccate ancora mio figlio ve la vedrete con me». Poi se ne è andato.
Diversi genitori e insegnanti hanno assistito alla scena. All’arrivo, i Carabinieri hanno ascoltato le loro testimonianze. Il bulletto scaraventato a terra è stato soccorso. Al momento non sarebbero state esposte denunce, la direzione della scuola media nei prossimi giorni affronterà il problema.
Anche in questo caso pare che le vessazioni andavano avanti da mesi e questi episodi avevano fatto scattare la rabbia del genitore.

Come ovviare a queste problematiche? Alcuni genitori si stanno dotando di sistemi che permettono di monitorare ciò che avviene attorno ai ragazzi attraverso il cellulare. Si tratta di software spia che, installati sul telefono, permettono di tener d’occhio il traffico telefonico (ascoltare chiamate ed avere accesso ai messaggi), conoscere esattamente la posizione GPS e ascoltare cosa avviene nell’ambiente circostante: conversazioni, minacce e prepotenze.

Amanda T., 15enne vittima del cyber-bullismo

ottobre 18, 2012 Bullismo Nessun Commento

Tre anni di vessazioni e cyber-bullismo, poi il suicidio. Amanda T., 15enne canadese girovagava in rete come la maggior parte degli adolescenti di oggi. La sua vita era cambiata da quanto aveva conosciuto un uomo su Facebook, così ha deciso di farla finita. Lui le aveva chiesto di mostrargli il suo corpo e lei, a soli 12 anni, aveva ingenuamente accettato fotografando il suo seno con la webcam.

Il cyber-bullo ha cominciato così a minacciarla: doveva fare ciò che lui le ordinava altrimenti avrebbe diffuso le immagini online. E alla fine, lui lo ha fatto comunque. L’emozione della chat si era trasformata in ansia, depressione e la sua voglia di vivere era andata via via affievolendosi.

A settembre, Amanda aveva raccontato la vicenda con un video in bianco e nero in cui faceva scorrere una serie di cartelli raccontando la sua storia come forma di richiesta silenziosa di aiuto. “I have nobody, I need someone” (Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno). Anche questo ha provocato reazioni spiacevoli on line. Amanda aveva provato già due volte a togliersi la vita.

Da pochi mesi aveva cambiato scuola perché la compagna di un uomo più grande con cui Amanda si intratteneva, l’aveva picchiata pubblicamente e umiliata dinanzi ai presenti. Alla nuova scuola di Vancouver raccontano di aver fatto di tutto per aiutarla. Ma non è bastato.

Probabilmente un maggiore controllo sulla ragazza avrebbe evitato il peggio. Molti genitori usano dei cellulari spia per conoscere meglio i propri figli, conoscere con chi parlano e chi frequentano e usano sistemi per visualizzare i contenuti dei pc ed in particolare per conoscere i testi delle chat.

A pochi giorni dal suicidio di Amanda, il gruppo hacktivista Anonymous ha reso pubblica con un video la presunta identità del cyber-bullo. In rete gli hacker hanno fornito nome e cognome e anche l’indirizzo del presunto stalker. Si tratterebbe di un uomo di 32 anni, residente a Vancouver, assiduo frequentatore di siti pedopornografici. L’uomo indicato avrebbe precedenti per molestia sessuale.

Due anni di reclusione per la prof di Palermo

settembre 17, 2012 Bullismo Nessun Commento

E’ di due anni di reclusione la pena inflitta all’insegnante della scuola media di Palermo che ha fatto scrivere ad un bambino sul quaderno 100 volte “sono un deficiente”. Secondo i giudici, infatti, non si può rispondere al bullismo con «l’uso della violenza, fisica o psichica».

Decisione controversa e dibattuta. Secondo l’avvocato difensore il temine “deficiente”, derivante da “deficere” ovvero “mancare”, non andava ad offendere il bambino giacché l’insegnante, voleva semplicemente intendere che l’alunno era stato mancante nel non rendersi conto di quello che aveva fatto. Obiezione di rispetto se non si tenesse conto dell’accezione comune che il temine ha nella società e quindi l’evidente volontà di offende, proprio come ha stabilito la Corte di Cassazione. «Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi». Metodi punitivi di questo genere non possono essere più ammessi nella pedagogia moderna.Al centro del mirino anche la reazione dei genitori che, secondo alcuni, avrebbero potuto risolvere la questione andando dal preside e chiarire in maniera “pacifica” con la professoressa. Altri ancora fanno appello alla perdita di autorevolezza degli insegnanti.

Difficile star dietro a comportamenti da bulli e difficile, d’altro canto, fare i genitori. Sempre troppo spesso è il dialogo che viene a mancare negli ambienti educativi e quindi diventa difficile capire e star dietro ai ragazzi. La tecnologia potrebbe correre in nostro aiuto. Sono in vendita sistemi che permettono di monitorare il contenitore di maggiori informazioni riguardante i teenager: il cellulare. Si tratta di software spia che permettono di tener d’occhio il traffico telefonico e quindi di comprendere gli atteggiamenti e le abitudini dei ragazzi. Una volta installati sul cellulare, questi software permettono di intercettare le conversazioni telefoniche, gli sms ricevuti ed inviati ed addirittura controllare la posizione GPS del cellulare spia. Ma vediamo meglio come funzionano: per ascoltare una conversazione dovrete semplicemente aspettare l’inizio di una telefonata; a questo punto riceverete un SMS sul cellulare controllore che vi avviserà quando la chiamata comincia. A questo punto, potrete chiamare il telefono spia dal numero pilota, ed ascoltare la conversazione telefonica in diretta e senza essere notati.

Per intercettare gli sms ricevuti ed inviati, invece, bisogna semplicemente inviare allo spyphone un SMS, contenente un comando speciale che attiverà questa funzione. Stessa cosa per scoprire la posizione GPS ed in tempo reale e a distanza arriverà un sms indicante latitudine e longitudine. Queste, inserite in Google Maps, vi daranno l’esatta posizione del telefono controllato. Inoltre chiamando lo spyphone è possibile ascoltare le conversazioni che avvengono attorno: il software del cellulare spia riconoscerà il numero chiamante ed attiverà il microfono.

Insomma un mare di caratteristiche in un semplice cellulare. I software spia possono essere installati anche su telefoni di ultima generazione e quindi si può unire facilmente un bel regalo ad un miglioramento della relazione. Questi e molto altro ancora possono essere acquistati visitando il sito www.endoacustica.com.

Bullismo e atti violenti nei giovani: tra differenze, cause e soluzioni.

luglio 27, 2012 Bullismo Nessun Commento

Quando si parla di bullismo non si ha mai una precisa definizione di cosa questo sia. Il suo significato, infatti, cambia da paese a paese: mentre in Inghilterra, per esempio, il termine indica un atteggiamento aggressivo da parte di una persona, o di un gruppo di persone, nei confronti dei pari, con i quali vi è una profonda asimmetria di potere, dovuta per esempio a condizioni sociali, razziali o sessuali diverse, in Svezia la parola bullismo si identifica con mobbing, cosa che in Italia, ed il altri paesi, ormai viene rapportato esclusivamente alla sfera lavorativa.

In Italia quando si parla di bullismo ci si riferisce, quasi esclusivamente, a comportamenti molesti da parte di giovani, soprattutto adolescenti, verso ragazzi della loro età o anche più giovani. Atteggiamenti aggressivi che vanno dagli insulti verbali a vere e proprie aggressioni fisiche. E, seppure sia un fenomeno di cui non si parli molto, nonostante in molte scuole si stia cercando un maggiore dialogo sul tema e una educazione al rispetto altrui, ciò non toglie che vi siano casi anche gravi, che sfuggono al controllo di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi, dagli insegnanti, spesso anche loro stessi vittime, ai genitori, che tante volte non sanno che il loro figlio è vittima di bulli o bullo lui stesso.

Se gli insulti si possono tollerare, anche se in realtà la psicologia dimostra che non è così in quanto vanno ad incidere sulla personalità in formazione dell’adolescente, decisamente più inaccettabile è l’aggressione fisica, e non sono pochi i casi in cui si verifica. Basta leggere le notizia di cronaca. Solo qualche giorno fa è comparsa la notizia di un 14enne di Vicenza selvaggiamente picchiato e derubato dai suoi “compagni” di piscina, di qualche anno più grandi e, ancora, la notizia, persino più grave, di un ragazzo di Palermo, che è stato accoltellato da un gruppo di ventenni che volevano rubargli lo scooter, facendogli rischiare la vita.

Quando si leggono queste notizie, ci si chiede sempre dove siano i “grandi”, dove siano i genitori, non tanto della vittima, che lo è suo malgrado, ma dei carnefici. Cosa porta un ragazzo, o una ragazza (il bullismo si declina anche al femminile), a scaricare la sua rabbia sui più deboli? Da cosa deriva la sua rabbia? Gli psicologi attribuiscono certi comportamenti a componenti sociali e soprattutto familiari. E, se da un lato, ci sono genitori che riconoscono il problema e tentano di indagare e risolverlo, come una mamma milanese che ha regalato a suo figlio, sospetto bullo, un cellulare con software spia per poterlo controllare e capire il perché di certi atteggiamenti, visto lo scarso dialogo, dall’altro c’è chi lascia questi ragazzi al loro destino, pensando che l’aggressività sia quasi un fatto genetico difficile da modificare.

Endoacustica Europe

USA, figlia vittima di bullismo. Papà assolda bulla per difenderla

luglio 19, 2012 Bullismo Nessun Commento
philip prokop

Philip Prokop, un padre 42enne di Shelton, nel Connecticut, è stato arrestato dopo il presunto pagamento di 21 dollari ad una ragazzina di 17 anni per attaccare una 13enne sospettata di bullismo verso sua figlia.

“La gente mi ferma nei corridoi, – ha detto la figlia di Prokop al Today Show – afferra il mio stomaco dicendo che sono incinta e mi chiede a che mese sono”.

Prokop, sentendo sua figlia, decide allora di intervenire direttamente nella vicenda: va in un ristorante locale, si avvicina ai ragazzi che insultano sua figlia a scuola dicendo e chiede loro di porre fine alle presunte molestie.

“Mi presentai dicendo loro chi fossi e chi fosse mia figlia. Ho detto loro di porre fine agli atti di bullismo nei confronti di mia figlia”, ha affermato Prokup. “Poi ho visto una ragazza per terra. La stessa ragazza di cui mia figlia è stata vittima era addosso ad un’altra ragazza e la stava picchiando sul viso”.

Secondo lo Shelton Patch, Prokup è stato arrestato dopo che la polizia ha accertato che l’uomo aveva pagato l’adolescente che era a terra per picchiare la bulla di sua figlia. L’uomo, inoltre, avrebbe anche pagato un’altra 13enne per impedirle di farsi coinvolgere.

Ma Prokup si difende dicendo che tutto ciò che è stato detto su di lui è falso: sarebbe stato da ingenui fare tutto questo alla luce del sole, ha detto alla televisione WTNH.

Il 42enne è ora accusato di istigazione alla violenza e di lesioni su un minore. Arrestato, è stato rilasciato su una cauzione di10.000 dollari e dovrà comparire in giudizio l’8 agosto, secondo quanto afferma la NBC Connecticut.

Questo avvenimento ha scosso l’opinione pubblica, visto che non è il primo di questo genere. In Florida, infatti, una donna, Debbie Piscitella, è stata arrestata per il soffocamento di un ragazzo di 14 anni, per cyber-bullismo (presunto) verso sua figlia MCKenna, di 13 anni.

Apparendo in Good Morning America, Piscitella ha espresso rammarico per le sue azioni, dicendo di aver perso il controllo quando si è ritrovato faccia a faccia con il ragazzo, dopo che dirigenti scolastici avevano fallito nell’aiutare sua figlia.

Due avvenimenti lontani nello spazio dal contesto italiano, ma vicini per similarità di situazioni in cui molti ragazzi “inciampano”. Due atti estremi, quelli dei genitori, che riflettono le mancanze da parte delle scuole e di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi. Una mancanza che porta spesso i genitori ad intervenire in prima persona per difenderli e per controllarli. Spiare le loro sta diventando una pratica diffusa che lascia aperto il dibattito tra i difensori della privacy a tutti i costi, anche quando si tratti di minori, e coloro che, invece, promuovono l’utilizzo di strumenti di controllo per spiare i propri figli e per prevenire certi atti.
Endoacustica Europe

Bullismo contro disabile a scuola. “Nostra figlia seviziata”.

luglio 17, 2012 Bullismo Nessun Commento
segnale carrozzina

Aleggia già l’ombra del mobbing presso l’Istituto Alberti di Savona: alcuni insegnanti, infatti, tra cui Adriana Caviglia, avrebbero pronta una denuncia, a tal proposito, contro il dirigente della scuola.

In questi giorni, invece, la scuola sarebbe al centro di un altro dibattito: si parla di bullismo tra ragazzi che, secondo l’avvocato difensore della vittima, Cristiano Angelini, e secondo la famiglia della stessa, sarebbe sfociato in qualcosa di più grave, che va dagli insulti per la malattia a toccamenti, a furti di materiale scolastico e merende, a ferimenti con oggetti acuminati.

Una posizione difficile quella degli studenti accusati e soprattutto della scuola, dagli insegnanti al dirigente stesso, che avrebbero dovuto vigilare ma che, secondo quanto riportato dalla vittima, sarebbero stati abbastanza superficiali nell’etichettare gli avvenimenti come semplici bravate di ragazzi un po’ vivaci.

“L’istituto ha fatto quello che poteva. Abbiamo discusso il caso in consiglio di classe e adottato provvedimenti disciplinari nei confronti dei ragazzi che si sono resi colpevoli della non integrazione del diverso e anche la famiglia si era dichiarata soddisfatta di quanto fatto dalla scuola”, afferma la vice preside Tiziana Saino.

Tuttavia, i genitori della ragazza parlano di atti persecutori e hanno chiesto l’intervento della magistratura, affinché siano accertate tutte le responsabilità per i reati previsti, che l’avvocato Angelini configura in lesioni, minacce, abbandono di persone minori o incapaci e danneggiamento.

Una vicenda, insomma, ancora poco chiara e che richiede maggiori indagini. Una vicenda come tante altre, in cui molto spesso è difficile distinguere tra “bravata leggera” e vero e proprio bullismo, un comportamento persecutorio e continuativo nei confronti della vittima, di cui arriva a segnare profondamente la psiche, soprattutto se si tratta di una persona che ha già problemi di un certo tipo, come in questo caso.

I pareri e le versioni discordanti degli insegnanti, poi, rendono più difficile l’individuazione delle responsabilità. Più facile sarebbe stato se, ai primi segnali di tali atti, fossero state installate delle telecamere nascoste, che avrebbero fornito prove inconfutabili di certi avvenimenti. Gli insegnanti avrebbero ancora negato l’evidenza?

Endoacustica Europe

Educazione al rispetto e monitoraggio pc, come in Italia ci si difende dal cyberbullismo.

luglio 6, 2012 Bullismo Nessun Commento
cyberbullismo

In Italia i ragazzi minorenni che navigano la rete sanno riconoscere e difendersi dal cyberbullismo. Questo è quanto emerge da uno studio condotto da Microsoft in 25 paesi di tutti il mondo, tra i quali il nostro si sarebbe distinto dalla media proprio per la capacità dei ragazzi di far fronte al bullismo online.

La ricerca si basa su interviste rivolte a ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e tiene conto delle differenze culturali e di “concetto” tra persone che potrebbero analizzare uno stesso problema da differenti punti di vista e sfaccettature.

Agli intervistati è stato chiesto di riportare l loro esperienze negative sulla rete: insulti, provocazioni, ecc… e di spiegare come reagiscono. I risultati mostrano che il 69% degli italiani (contro il 57% degli altri paesi) conosce il problema in maniera approfondita, il 62% (54% nel resto del mondo) mostra preoccupazione rispetto a queste problematiche, mentre il 28% è vittima di bullismo. Ridotto, rispetto alle altre nazioni, anche la percentuale di bulli: un 16% contro il 24% della media.

Secondo lo studio, bisognerebbe ringraziare soprattutto le famiglie, che in Italia risultano seguire più da vicino i ragazzi quando si parla di “vita virtuale”. I genitori italiani, infatti, affronterebbero più apertamente e direttamente il problema parlando con i ragazzi, mostrando loro come comportarsi quando si è in rete e, nel 38% dei casi, utilizzando sistemi per monitorare il pc, soluzione efficace per sapere cosa i figli fanno o dicono online senza che se ne accorgano.

Anche la scuola ha dimostrato di avere un ruolo importante nella prevenzione del fenomeno, per quanto atti di bullismo continuino ad accadere “dal vivo” in diverse scuole italiane. Tuttavia, il 25% delle scuole afferma di avere delle norme ufficiali contro il fenomeno, sul quale il 23% degli istituti analizzati impartirebbe anche una formazione mirata e organizzerebbe manifestazioni, eventi e concorsi per coinvolgere i ragazzi nel dialogo e nella lotta a certi comportamenti che, oltre ad avere conseguenze fisiche in alcuni casi, quasi sempre marchiano profondamente la psiche di chi li subisce.

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