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Furto di dati aziendali. Dipendenti infedeli responsabili nel 43% dei casi.

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Da un recente studio di Intel Security, nota azienda statunitense di sicurezza informatica, emerge che il 43% del furto di dati aziendali sia da addebitare all’operato di dipendenti infedeli piuttosto che ad hacker attivi in operazioni di spionaggio industriale. Alcune aziende, d’altro canto, provano a tutelarsi riponendo fiducia nei cosiddetti “software predittivi”, capaci di analizzare e individuare i comportamenti più a rischio degli utenti di una rete aziendale. Tali tipologie di software, funzionanti con l’inserimento di specifiche parole chiave, vengono per lo più impiegati per monitorare connessioni esterne, in cerca di informazioni confidenziali scambiati via email, social network, siti internet ecc.

Ciò nonostante i reati di infedeltà aziendale non accennano a diminuire. Per di più, imprenditori e titolari d’azienda si trovano a dover fare i conti con leggi e normative oltremodo restrittive riguardo a privacy e diritti dei lavoratori. In questo caso la soluzione migliore è sempre quella di mettere al corrente i propri dipendenti dell’utilizzo di tali applicazioni di monitoraggio informatico. Lo stesso dicasi per telecamere di sorveglianza, software spia per cellulari o qualsiasi altro dispositivo elettronico di sicurezza preventiva. Certamente ogni realtà aziendale è un caso a sé, tuttavia l’analisi di Intel Security, a nostro parere, potrebbe servire a far riflettere gli imprenditori  sui reali motivi di un tradimento aziendale, prendendo in debita considerazione il famoso detto “prevenire è sempre meglio che curare”.

I 10 segnali più frequenti che smascherano le vere intenzioni di un dipendente infedele

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Più volte su questo blog ci siamo occupati di infedeltà aziendale, mettendo in guardia imprenditori e direttori commerciali dal rischio di furto sistematico di informazioni da parte di dipendenti disonesti. In effetti oggigiorno non è poi così infrequente avere alle proprie dipendenze individui del genere, smaniosi solo di successo e denaro facile. Eppure non tutti sanno che è possibile smascherarli in qualunque momento, perché  la menzogna si avvale di meccanismi noti, segnali visivi e comportamentali capaci di fungere da spia di allarme in svariate occasioni. Segnali che il dipendente infedele invia senza neppure rendersene conto. Ecco quali sono i 10 segnali più comuni che un dipendente fraudolento può mettere in atto.

1. Esce spesso dalla sua stanza per parlare al telefono.
Se il tuo dipendente ha il “vizio” di uscire frequentemente dal suo ufficio, portando con sé il cellulare che squilla con insistenza, potrebbe sottacere le sue vere intenzioni. Certo, magari è solo geloso della sua privacy, ma la cosa è in ogni modo altamente sospetta.

2. Le gare d’appalto importanti vengono puntualmente perse. Molto spesso le offerte dei tuoi concorrenti superano di poco le tue.
Da alcune ricerche e interviste fatte in passato a imprenditori e manager di reparto è saltato fuori che la fuga di informazioni in ambito di gare d’appalto si avvalevano di metodi ben collaudati: le offerte lanciate dal concorrente in affari erano di poco superiori alle proprie. Questo per non dare troppo nell’occhio e allo stesso tempo garantire all’azienda rivale un certo grado di insospettabilità

3. In azienda si mormora di decisioni e direttive prese in tutta segretezza.
Indizio lampante di un tradimento aziendale quasi consumato: se le informazioni girano già per i corridoi della tua compagnia, puoi essere certo che la “bomba” sta per esplodere.

4. È insoddisfatto della sua posizione all’interno dell’azienda e del suo stesso lavoro.
Non è certo una novità. Un dipendente frustrato ha una maggiore probabilità di tradire l’azienda. Se in fin dei conti ha deciso di cambiare lavoro, perché dovrebbe importargli di nuocere all’assetto aziendale?

5. Nell’ultimo periodo ostenta una disponibilita economica che non coincide con le sue entrate ufficiali.
Certo non accadrà dall’oggi al domani, ma vedrai che presto la sua smania di apparire l’avrà vinta sul buon senso.

6. Il suo atteggiamento nei tuoi confronti è all’improvviso cambiato.
Mentire di continuo non è certo facile. Prima o poi scatta la coerenza con le proprie idee e il modo personale di vedere le cose.

7. Quando parla con te tende a fuggire il tuo sguardo.
Similmente al precedente punto, il corpo è incapace di mascherare a lungo una bugia. È per questo che il primo segnale visivo di un dipendente “doppiogiochista” sarà inevitabilmente la fuga dal tuo sguardo e dal tuo giudizio. A maggior ragione se ti ritiene un leader sicuro e inflessibile.

8. I rapporti con gli altri colleghi sono diventati piuttosto difficili e poco lineari.
Il livello di stress mentale vissuto in azienda da un dipendente infedele è sempre molto alto. Ecco perché i primi a farne le spese saranno proprio i colleghi di lavoro e l’entourage con cui egli è costretto a relazionarsi.

9. Si è improvvisamente isolato.
Le buglie e i sotterfugi posso influenzare a tal punto la persona da spingerlo all’isolamento. In fin dei conti chi potrà scoprire le sue vere intenzioni se sfugge la presenza degli altri?

10. È sempre meno interessato al suo lavoro e partecipa controvoglia alle attività aziendali.
Che abbia già deciso di sottrarti informazioni o semplicemente preso in considerazione la cosa, il luogo di lavoro viene comunque visto dal lavoratore fraudolento come un ambiente privo di stimoli e di qualsiasi attrattiva futura.

Bene. Ora che sai in che modo il tuo dipendente cela le sue vere intenzioni, ti invitiamo a fare il seguente test. Avrai a disposizione una mappa del suo comportamento e allo stesso tempo otterrai la soluzione pratica al problema.

Inside Agency: domanda di sicurezza in crescita anche in Italia

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A detta dell’Inside Agency, l’agenzia internazionale di intelligence che ha sedi in USA, Russia, Gran Bretagna e in molti altri paesi europei ed extraeuropei tra cui anche l’Italia, 7 aziende su 10 non sarebbero dotati di sistemi di sicurezza adeguati. Una notizia non propriamente confortante e che prendiamo per vera, vista la loro reputazione ed esperienza di anni nel campo delle investigazioni e della gestione del rischio economico e finanziario. Vediamo però in dettaglio i dati emersi dall’analisi.

Oltre a quanto detto, si è scoperto che la maggior parte delle aziende è oltremodo sensibile alle problematiche legate al tema della sicurezza. 9 aziende su 10 lo considerano difatti di primaria importanza, e a tutti gli effetti, solo il 50% si ritiene soddisfatto dell’attuale assetto delle infrastrutture. Di conseguenza la domanda continua a crescere, assieme all’insoddisfazione di imprenditori, manager e responsabili aziendali che chiedono maggiori investimenti in tal senso. E in Italia? Mah, a parte l’impegno governativo nell’installazione di telecamere di videosorveglianza cittadine, per prevenire reati di pubblico dominio, le cose non sembrano andare diversamente.

Stimando che la domanda di sicurezza a livello globale raggiungerà i 170miliardi di euro nel 2020, urge veicolare anche qui da noi un certo tipo di informazione che sottolinei i vantaggi ottenibili dai moderni sistemi di sicurezza in azienda. Salvatore Piccinni, manager per l’Italia di Inside Agency ha dichiarato a tal proposito: “E’ ormai indispensabile disporre di un sistema di risk management che, mettendo al centro la protezione dei dati e delle informazioni, tuteli la reputazione, la competitività e il benessere finanziario della società. Ciò significa prepararsi, prevedere, anticipare o definire adeguati sistemi di gestione dei rischi”.

Non si può che essere d’accordo con lui, visto che anche qui da noi abbiamo aziende valide che commercializzano dispositivi si sicurezza efficaci contro furti, spionaggio industriale e frodi commerciali. Dotarsi, in aggiunta, di un sistema di videosorveglianza significa garantirsi maggiore tutela per puntare al futuro con serenità, vivendo le problematiche di sicurezza solo come un lontano ricordo.

Frodi aziendali in crescita. Come correre ai ripari

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Dall’ultimo Global Fraud Report 2015 stilato dalla società di risk consulting Kroll, in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit, emerge che l’81% dei casi di frodi aziendali hanno avuto come principale responsabile un dipendente o un dirigente dell’impresa. Si è calcolato, inoltre, che nel 2014 questo tipo di reati avrebbe interessato ben il 75% delle aziende internazionali, vale a dire tre imprese su quattro.

Dall’intervista fatta a 768  imprenditori provenienti da ogni parte del mondo è saltato fuori che il 36% di questi hanno subito una frode da parte dei propri manager o direttori di reparto, il 45% da dipendenti, e infine il  23% da intermediari esterni. Inoltre gli stessi intervistati avrebbero altresì subito, nell’ultimo anno,  un massiccio furto di dati e altrettanti attacchi informatici, per lo più compiuti da dipendenti (45%) o da venditori-fornitori (29%). Solo il 2% degli intervistati ha ammesso, invece, di essere stata presa di mira da hacker professionisti. In entrambi i casi, le principali cause sarebbero state l’alto tasso di ricambio dei lavoratori e l’esternalizzazione dei servizi aziendali.

Insomma, la situazione delle frodi in ambito aziendale sembrerebbe ovunque essere pandemica. Tuttavia la cosa lascia anche un po’ perplessi, giacché ci si dimentica spesso che per arginare questo tipo di reati basterebbe dotarsi di dispositivi elettronici audio e video adatti allo scopo. Come le telecamere wireless, ad esempio, o i sistemi di trasmissione audio video a distanza. Viste le circostanze, forse la domanda da porre in questi casi sarebbe dovuta essere: quanto tieni realmente alla sicurezza della tua azienda e ai tuoi soldi?

L’anello debole dell’azienda: i dipendenti infedeli

E’ uno dei pericoli più grandi all’interno delle aziende di grandi o piccole dimensioni che siano. I dipendenti fedeli, disciplinati ed educati, ma che dinanzi ad una bella somma di soldi o ad una posizione prestigiosa possono vendere informazioni e dati riservati.

Secondo una recente ricerca, dietro la scrivania dell’ufficio, 3 su 5 fanno shopping online o vanno sul sito della loro banca, mentre la metà “frequenta” i social network. Un comportamento a rischio, così le aziende diventano vulnerabili per quello che riguarda la sicurezza online. I “carnefici” in Italia sarebbero i dipendenti più fedeli, i passivi e i “cinici annoiati” il vero anello debole della catena di sicurezza informatica.

Su mille intervistati, 640 sono convinti che sia l’azienda ad averli “vaccinati” da bachi e altri pericoli web. Uno su tre pensa addirittura che sicurezza equivalga a meno innovazione. Il risultato? Molti naviganti senza protezione, e una barca aziendale a rischio. Eppure basterebbe l’implementazione di piccoli sistemi di controllo per computer che in maniera invisibile proteggono le imprese dai malintenzionati sotto copertura.

Perché spesso sono le aziende a proteggere i dipendenti da ogni rischio, ma non il contrario.

Nonna somministra potenti farmaci per far addormentare suo nipote

Ecco l’email che una signora ha inviato alla nostra azienda riguardante un sospetto sul comportamento della suocera che accudiva suo figlio, mentre lei e suo marito erano a lavoro.

“Ho un bimbo di quasi due anni. Da qualche mese la nonna paterna gli fa da baby sitter mentre noi siamo fuori. Nei giorni festivi accudisco personalmente il bambino e ho notato un atteggiamento che mi ha molto preoccupato.  Un pomeriggio, dopo pranzo, una volta messo a letto continuava ad alzarsi e non ha dormito neppure un minuto.

L’ho tenuto con me in salotto; il bambino, resosi conto che su un mobile era stata posta la confezione di un farmaco, cercava continuamente di prenderla, naturalmente senza riuscirvi in quanto non era alla sua portata ed associava questo gesto al nome della nonna. Mio figlio non mostrava alcun tipo di malessere che giustificasse una mancanza di sonno.

Questo ci ha fatto sorgere il dubbio che la nonna utilizzasse il farmaco per favorire il sonno del piccolo. Infatti con la nonna il piccolo dormiva mediamente due-tre ore al pomeriggio. In un primo momento, abbiamo attribuito questa necessità di sonno maggiore in settimana al fatto che, frequentando la mattina un centro ludico, fosse più stanco.  Ma questo insistere ha molto preoccupato me e mio marito. A questo si aggiunge il fatto che il bambino molto spesso si svegli dal sonno pomeridiano piangendo disperato e molto spaventato”.

Abbiamo risposto alla signora consigliandole di inserire in qualche oggetto utilizzato dal bambino un micro registratore audio e video in modo da poter verificare la situazione.

La mamma ha acquistato un dispositivo Endoacustica Europe e lo ha messo in un orsetto che il piccolo porta sempre con sé.  Ben presto ha avvallato la sua tesi: la nonna utilizzava il medicinale per favorire il sonno del bambino. Ovviamente ha affrontato la questione e ha potuto mostrare le immagini al marito incredulo. Se non fosse stato impiegato uno micro sistema di sorveglianza, il bambino, col passare del tempo, avrebbe potuto subire danni anche irreparabili.

Pista interna per la microspia nella poltrona del presidente della Regione Lazio

Chi ha installato la microspia nello schienale della poltrona della sala riunioni della Regione Lazio? Se lo chiedono da giorni gli uomini del Nucleo Operativo di Roma. L’apparecchiatura atta alle intercettazioni ambientali è stata trovata grazie ad un rilevatore utilizzato nel corso di una bonifica degli ambienti. Era posizionata nella poltrona in uso al presidente Nicola Zingaretti. Lo stesso ha dichiarato: «Nel corso di una periodica verifica delle difese fisiche ed elettroniche a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza, è stato rinvenuto dentro una poltrona della sala riunioni un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione all’esterno». L’apparecchiatura non è in uso agli organi di polizia giudiziaria, semplicemente perché priva del numero di matricola, dunque non si tratterebbe di intercettazioni non autorizzate.

Una cosa pare certa: la spia conosce bene le stanze del potere. Per almeno due motivi: prima di tutto, l’oggetto è stato sistemato nell’imbottitura di una poltrona prima sventrata e poi rimessa a nuovo da un “tecnico”, un tappezziere probabilmente. Dunque o la poltrona è stata prelevata e rimessa al suo posto, oppure il lavoro è stato eseguito da qualcuno che conosceva i momenti di tranquillità assoluta. Inoltre l’apparecchio andava acceso volta per volta, premendo un pulsante nel bracciolo della poltrona. Quindi era gestita da qualcuno che entrava ed usciva liberamente dalla sala.

Così il cerchio comincia a stringersi. Un dipendente infedele, un addetto delle pulizie venduto ai concorrenti, un potente invidioso dei colleghi. Tutti potrebbero essere valide opzioni al vaglio degli inquirenti. Dunque, come spesso avviene in aziende pubbliche e private, si tratterebbe di un tradimento. Questa volta clamorosamente scoperto grazie alla periodica bonifica ambientale.

La cimice, un modello di alcuni anni fa, non era di tipo professionale. Era interamente nascosta nell’imbottitura della poltrona, ma un filo sottile fuoriusciva da un piccolo buco al lato dello schienale. Questo filo nero era stato incastrato fra il cuscino della seduta e il bracciolo, praticamente invisibile. All’estremità esterna c’era un minuscolo microfono con un pulsante altrettanto piccolo, per accendere e spegnere l’apparecchio.
Quando la cimice è stata trovata il pulsante dell’accensione non era attivo, dunque o lo spione non l’aveva ancora accesa, oppure la microspia era stata spenta dopo una registrazione. Non è chiaro dunque cosa volesse captare. I carabinieri hanno sequestrato le immagini girate dalle telecamere interne agli uffici della Presidenza regionale e saranno sentite le guardie giurate.

Questa spy story di interesse nazionale mette in evidenza l’importanza di periodici controlli in ambito pubblico così come privato. A questi controlli, condotti attraverso rilevatori di microspie professionali, va sicuramente aggiunto un sistema di videosorveglianza integrato. Come in questo caso, una volta rilevata la presenza di una microspia si potrà procedere all’individuazione del colpevole attraverso le immagini riprese dalle telecamere.

La videosorveglianza aiuta le aziende

In ambito aziendale, ogni anno, vengono scovati ben 6 milioni di ladri, senza parlare di quelli che riescono a farla franca. In tempi di crisi, come negli ultimi anni, aumentano anche i furti. Da alcune ricerche svolte in Inghilterra, il 78% delle perdite di magazzino (o ammanchi inventariali) deriva da infedeltà dei dipendenti. Le merci più ambite sono ovviamente quelle che costano di più, ma anche quelle di uso comune che possono essere più facilmente vendute “sottobanco”.

I sistemi di sicurezza, nel settore retail, sono aumentati del 65% negli ultimi 12 mesi. Si tratta di impianti completamente integrati, che oltre alle telecamere, dispongono di monitoraggio 24h su 24h anche tramite smatphone, tablet e pc, controllo degli accessi tramite serrature biometriche, sistemi di controllo accessi con allarmi antifurto e tag specifici.

La videosorveglianza risulta, quindi, non solo indispensabile contro i furti esterni, ma anche contro i furti di dipendenti “infedeli”. Come abbiamo visto più volte, non esiste un modus operandi univoco che contraddistingua i malintenzionati, dunque non si può monitorare internamente un’azienda se non con un controllo ben integrato.
C’è chi si limita ad usare strumenti aziendali per scopi personali, ma anche chi ruba, chi compie veri e propri sabotaggi o atti di vandalismo, chi vende dati, informazioni e segreti industriali a competitor o favoreggia atti di concorrenza sleale. A tal proposito è indispensabile anche un’analisi fisica del “contesto”, cioè dall’organizzazione fisica degli spazi fino all’insieme delle politiche e delle procedure di controllo che regolano la vita dell’azienda e dei suoi dipendenti. Questa può essere fatta con l’ausilio di aziende specializzate nel settore.

A questi sistemi di prevenzione e deterrenza, si aggiunge anche l’utilità della videosorveglianza per gli studi su clientela e acquisti. Infatti le stesse tecnologie di riconoscimento permettono anche di tracciare dei veri e propri identikit dei clienti e di suddividerli per tipologia. Quindi, la videosorveglianza, non è solo un metodo efficace per tutelarsi da furti e danneggiamenti, bensì è anche un ottimo strumento di valutazione e proiezione sul mercato.

Di base, l’azienda deve avere le idee molto chiare su come vuole gestire la propria sicurezza e la tecnologia deve mettersi al servizio delle esigenze di tutela. Dunque l’impresa deve affidarsi a professionisti nel settore della sicurezza e della sorveglianza, evitando sprechi di tempo e di denaro con sistemi mediocri che possono non solo essere inefficienti, ma anche apportare veri e propri danni all’azienda stessa. In conclusione, la sicurezza è una scelta e al tempo stesso una responsabilità alla base delle politiche aziendali.

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