Tradimenti e pettegolezzi, un curioso caso.

Tradimenti e pettegolezzi, un curioso caso.

“La verità ti fa male”, cantava la Caselli nella canzone “Nessuno mi può giudicare”. E la verità sicuramente fa più male non tanto a chi la proferisce, ma a chi la subisce. Se poi a subirla sono più di 50 persone che hanno ricevuto una lettera anonima con dettagli della propria vita privata, dati in pasto all’opinione pubblica, allora è anche peggio.

Un curioso caso, questo, accaduto in provincia di Viterbo, a Capodimonte dove, un anonimo estensore avrebbe fatto recapitare due lettere a 56 persone in cui si raccontano storie di sesso, soldi e tradimenti.

Non viene risparmiato nessuno. Seppure non vengano fatti nomi e cognomi, tuttavia con sarcasmo si danno degli indizi che permettono di risalire alle persone citate nella lettera, di cui si raccontano nei dettagli, ed a volte con volgarità, vissuti privati, e non solo, che ora sono sulla bocca di tutti.

Ci si chiede ancora come avrà fatto lo spione anonimo a poter raccogliere informazioni ed esperienze così riservate dei cittadini, personaggi in vista nel paese, presi di mira e che nelle lettere subiscono una sorta di minaccia: si chiede loro di smetterla di abbandonarsi a pettegolezzi perché, come si vuol dimostrare, alla fine “chi di parola ferisce, di parola perisce”.

Magari l’anonimo estensore sarà qualcuno che ha subito un torto di pari entità ed ora si sta vendicando. Quello che è certo è che rimane il mistero su come abbia raccolto tutte le informazioni. Magari spiando di persona, magari installando microspie ambientali in diversi luoghi strategici, fatto sta che sono finiti nel suo mirino diversi personaggi dell’amministrazione comunale, un prete ed il suo aiutante, commercianti, imprenditori, medici, farmacisti e pecorai, tutti indicati con un nome di fantasia, ma con un contesto indiziario che li rende perfettamente riconoscibili in un paese di pochi abitanti.

56 sono stati i destinatari, ma nel paesino ormai non si parla d’altro e chi “ha la coda di paglia”, cerca di rettificare in pubblico le accuse che gli sono rivolte nella missiva. Altri, invece, hanno esposto denuncia contro ignoti per diffamazione.

Chissà, però, oltre alla denuncia, che probabilmente non porterà a nessun risultato, visto che la lettera è stata scritta anche al computer, sarebbe il caso che i diffamati si dotino di un rilevatore di microspie. Potrebbero, magari, scoprire di essere sorvegliati in luoghi e momenti meno opportuni. E non sempre vale il detto “non fare niente e non ti succederà niente”.

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