Dipendenza economica e tradimento: uno studio ci svela una possibile correlazione

In un articolo apparso qualche tempo fa sul sito dell’ASA (American Sociological Association), si fa menzione di una possibile correlazione tra la dipendenza economica dal proprio partner e i casi di tradimento. Così si esprime nell’articolo in questione il sociologo statunitense Christin L. Munsch, studioso del fenomeno: “Credete che le …

Sei vittima del micro-cheating? Scopriamolo insieme!

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Tradimento: i 10 Paesi del mondo in cui si tradisce di più

L’adulterio, si sa, non fa alcuna distinzione di sesso o nazionalità. Tuttavia proveremo in questo articolo a stilare una classifica delle nazioni più fedifraghe al mondo, agganciandoci ai dati emersi da un recente sondaggio della Durex, il noto marchio di profilattici. Siete pronti? Bene, cominciamo. 10° posto, Finlandia. Percentuale di …

Tradimento coniugale: mogli e mariti fate attenzione a queste date!

Esistono specifici giorni dell’anno in cui è più facile essere traditi? Stando ai risultati di una ricerca avviata da due siti di incontri on line, sembrerebbe proprio di sì. Vediamo nello specifico di cosa si tratta. Dal sondaggio di Gleeden, che si autodefinisce “il primo sito di incontri extraconiugali pensato …

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Denunciato per aver tagliato i capelli ad alcune donne nel bus

marzo 15, 2013 Stalking Nessun Commento

La prudenza non è mai abbastanza. Luoghi pubblici, bar, strade sono spesso teatri di scene di aggressione e violenza da parte di perfetti sconosciuti.

A Bologna qualche giorno fa è stato fermato un 40enne barese con l’accusa di aver tagliato i capelli a numerose donne. Come è chiaro capire, l’uomo non è un parrucchiere, anzi per esser più precisi è impiegato nel settore metalmeccanico. E come si spiega allora la vicenda? Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo aveva una vera e propria mania, quella di tagliare i capelli a giovani donne. Un desiderio irrefrenabile che gli ha portato guai con la giustizia.

L’uomo ha insospettito i poliziotti perché è stato visto salire e scendere numerose volte dagli autobus, perquisito, è stato trovato in possesso di tre paia di forbici da parrucchiere e due ciocche di capelli femminili gelosamente custodite nella tasca interna del giubbotto. Portato in Questura, il maniaco ha ammesso di averle tagliate a giovani donne a bordo dei mezzi pubblici. Non è escluso che il feticista, che vive e lavora nel barese, si sia recato fino a Bologna in occasione della fiera della cosmesi e della bellezza, certo di trovare molte “vittime” alle quali tagliare i capelli. Tra le denunce c’è stata infatti una da parte di una visitatrice del Cosmoprof che si è rivolta al posto di polizia della fiera, per denunciare che qualcuno le aveva tagliato una ciocca di capelli. L’uomo è stato denunciato per violenza privata e porto illegale di forbici.

Un episodio quasi ridicolo, che può anche strappare un sorriso. Non si può dire la stessa cosa per le numerose violenze consumate per le strade ad opera di perfetti sconosciuti. Numerosissime donne, ma anche uomini, hanno pensato alla propria sicurezza e portano sempre con sé degli spray anti aggressione. Uno dei più affidabili è X spray, il prodotto anti aggressione di Endoacustica che consente di bloccare momentaneamente la visuale dell’aggressore grazie alla sua consistenza schiumosa di colore blu. Ovviamente Endoacustica ha pensato anche all’eventualità in cui l’aggressore si dia alla fuga. In questo caso, una volta rimossa la schiuma dal viso, il colore blu rimarrà sulla pelle per circa tre giorni e questo faciliterà l’identificazione del soggetto. X spray non è nocivo e costituisce un semplice accorgimento che potrebbe rivelarsi importantissimo.

Mobbing: aggredita cassiera in un supermercato

marzo 12, 2013 Mobbing Nessun Commento

44 anni, peruviana, con due figli di cui uno piccolo, problemi renali e un contratto part-time di 30 ore settimanali per poco più di 1000 euro netti al mese. Questo è il quadro di una cassiera di un supermercato Esselunga di Milano che maltrattata e umiliata, ha resistito anche se malata, alle continue vessazioni. Poi, quando è stata aggredita fisicamente, non ce l’ha fatta più e ha deciso di reagire e denunciando tutto alla polizia.

Le capita di stare male, ma non le è consentito di andare in bagno. Un giorno le è capitato anche di urinarsi addosso perché non le era stata data la possibilità di andare in bagno e nemmeno per potersi cambiare fino alla fine del turno. Finito il lavoro “umiliata e piangente” si è recata in ospedale dove le è stata diagnosticata una cistite emorragica: 15 giorni di malattia la prognosi.

Ma qualche giorno fa un episodio ancora più grave: un’aggressione nello spogliatoio del negozio da parte di una persona non ancora identificata. Dopo le 16.30 la cassiera scende le scale per cambiarsi e uno sconosciuto le copre gli occhi con una banda, le blocca le mani, le infila in bocca un panno e le sbatte la testa contro i muri del bagno. Poi urlandole “piscia” e altre parole ostili preme il tasto dello sciacquone. “Quando mi ha messo la testa nel water”, ha detto la vittima, “ho visto i miei figli che mi salutavano per l’ultima volta e mi sono raccomandata a Dio”.

Lei sviene e il direttore la aiuta, accompagnandola in ospedale. La lavoratrice ha sporto denuncia alla polizia: “Voglio sapere chi è stato a picchiarmi e perché”. E soprattutto riferendosi alla sua denuncia di mobbing dice “di voler lottare ora perché nessuno sia sottoposto alle stesse umiliazioni che ho subito io”. 

Purtroppo invece umiliazioni e vessazioni sono all’ordine del giorno. Difficile è sempre raccogliere prove che attestino questi episodi. In molti casi i dipendenti si sono rivelati astuti filmando con microcamere gli episodi di mobbing a loro carico. Queste immagini si sono spesso rivelate la chiave di volta per risolvere la loro malaugurata situazione. Infatti, in altri casi, in assenza di prove, i tribunali non hanno potuto dare pareri favorevoli alle denunce del caso. Penne, orologi da polso, bottoni, cravatte possono nascondere piccolissime telecamere che consentono di riprendere umiliazioni e minacce e di risolvere casi che possono, a lungo andare, provocare stress, insonnia e disturbi psichici da non sottovalutare.

La voce, spia del tradimento

L’infedeltà è molto diffusa ed in crescente aumento. Quasi un italiano su due ha confessato di avere un amante. Poco credibili sono quelle persone che sostengono di non aver notato nulla: qualcosa nella coppia di solito non va, a prescindere dal tradimento vero e proprio. Ci sono sempre degli indizi, degli atteggiamenti inusuali, delle prove. Ad esempio, gli uomini credono che le donne con la voce troppo squillante siano meno affidabili, mentre le donne sono convinte che gli uomini con un tono di voce molto profondo siano meno fedeli.

Sulla tematica della “voce”, intesa come fonte di informazioni paralinguistiche, si è espressa l’università canadese “McMaster”. In particolare, i ricercatori hanno esaminato la relazione tra la tonalità della voce e l’infedeltà percepita. Secondo gli esperti, proprio nella tonalità sono nascosti i meccanismi che portano alla scelta del proprio compagno. Infatti, ogni persona ha dei parametri di riferimento e ovviamente cerca di non impelagarsi in storie poco convincenti già “a primo ascolto”.

Lo studio ha comportato l’ascolto di alcune voci da parte di un gruppo di volontari. Ciò che ne è risultato è che sia gli uomini sia le donne usano la tonalità della voce come un segnale di tradimento futuro. In particolare credono che siano portati a tradire le donne con un tono alto e gli uomini con una tonalità profonda.
Il caso è scientificamente testato: gli uomini con la voce bassa hanno alti livelli di testosterone, mentre le donne con la voce squillante hanno un alto tasso di estrogeni. Come spesso accade dietro un caso sociale risiede una verità scientifica.
La voce è usata spesso per sedurre e per conquistare la propria preda anche telefonicamente. Spesso si usano dei cambia voce sia per nascondere la propria identità all’interlocutore che per rendere perfetta la propria voce al telefono.
Insomma il souve affair passa anche tra le intricate reti telefoniche.

Facebook per le coppie, nasce “Noi”

Dopo esser stato definito sfascia famiglie ed esser stato chiamato in causa in numerose separazioni dei giorni nostri, costringendo i partner più “smart” all’utilizzo di strumenti di controllo per pc, Facebook prova a far pace con le coppie online. Come? Rendendo anche la coppia social con l’applicazione “Us”, ovvero “Noi”, attraverso la quale gli instancabili romantici possono condividere tutto, ma proprio tutto, ciò che avviene all’interno della coppia: foto, pensieri, video e chi più ne ha, più ne posti.

In realtà “Noi” è un’estensione della funzionalità di Facebook già esistente, che consente di visualizzare i dettagli dell’amicizia clikkando sulla rotella in altro a destra del profilo, accedendo alle impostazioni della pagina, e quindi selezionando “vedi dettagli amicizia”. A questo punto viene visualizzata la cronaca delle interazioni tra due persone dal momento in cui hanno stretto l’amicizia social. “Noi” porta, attraverso un link, ad una pagina molto simile a questa, ma in maniera più diretta ed offre anche maggiori spazi personalizzabili. Oltre a tenere un diario con i suoi status e aggiornamenti, l’utente “accoppiato” potrà quindi gestire una puntuale cronaca d’amore, con il livello di privacy configurabile dalle impostazioni principali.

Se l’amore dovesse finire, la pagina Facebook di coppia potrebbe presto trasformarsi in una pagina di sfogo o meglio ancora in una pagina dove denigrare pubblicamente l’ex partner.
Negli USA una donna di 43 anni ha pubblicato sulla pagina “Noi” del suo amante una foto che ritraeva se stessa e l’uomo in atteggiamenti intimi. Ovviamente la sorpresa non è stata gradita dalla controparte, né tantomeno dalla partner ufficiale. In tanti utilizzando invisibili sistemi di controllo per pc che tengono alla larga questo tipo di scoperte, prevenendo il rischio di tradimenti online.

Il cyber bullismo, il più temuto dai ragazzi

febbraio 27, 2013 Bullismo Nessun Commento

Ipsos e Save the Children hanno promosso una ricerca ricerca intitolata “I ragazzi e il cyber bullismo” presentata a Roma martedì, in occasione del Safer Internet Day, giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani.

Il lavoro indaga sull’uso delle tecnologie come strumento di aggressione tra gli adolescenti. Tra le modalità di attacco preferite, troviamo i social network (61%) con foto e filmati denigratori o intimi(59%), oppure la creazione di gruppi ostili (57%). Non sono da escludere i “furti” di indirizzi e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (48%), e l’invio di sms, mms, e-mail minacciose (52%). Questo tipo di bullismo è sorprendentemente attuato soprattutto dalle femmine preadolescenti.

Sono azioni volte a spaventare, assoggettare le vittime e ben il 72% dei giovani ritiene che sia il “fenomeno sociale più pericoloso”, al di sopra della droga, delle molestie e delle malattie. La “diversità” tra le cause scatenanti: aspetto fisico (67%), orientamento sessuale, abbigliamento (48%), o addirittura disabilità (31%), o stranieri (43%).

Il Safer Internet Day ha coinvolto quest’anno ben 90 paesi che hanno riflettuto attraverso un video online sul tema della Commissione Europea «Responsabilità e diritti nella rete». Ad accompagnare l’iniziativa tanti progetti avviati in ogni singola nazione e un serie di consigli per un uso corretto dei social media.

Il fenomeno del cyber bullismo spaventa i più giovani, ma ancora di più i loro genitori che spesso non sanno come reagire dinanzi a queste minacce. Spesso non si riesce neppure ad accesso ai contenuti di tutte le attività online che svolgono quotidianamente i ragazzi. Per ovviare a questo problema, molti genitori ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere tutto ciò che accade a pc acceso. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione GPS del telefono e dunque del ragazzo.

Strumenti di monitoraggio semplici e discreti che, grazie alla loro affidabilità e completezza, non scandalizzano più nessuno, anzi sono acquistati ogni giorno da milioni di persone che scelgono di salvaguardare i propri figli.

“Bang with friends”, l’app per far sesso con gli amici di Facebook

Bang with friends” è il nome della nuova app di Facebook che non desta dubbi già dal titolo, decisamente esplicito. Fare sesso con gli amici del social network lo scopo dell’applicazione sviluppata da tre sconosciuti al fine di “aiutare utenti anonimi ad acquisire nuovi amici per la notte”. Accedendo all’app vengono visualizzati gli amici di sesso opposto, infatti al momento prevedrebbe solamente accoppiamenti etero, solo per errore potrebbe visualizzare utenti che non hanno specificato il proprio genere. Una volta effettuato l’accesso è possibile inviare un chiaro messaggio alla persona che vi interessa. Il prescelto riceverà una notifica e potrà scegliere se rispondere o meno alla proposta. L’applicazione, pur promettendo totale anonimato a chi la utilizza, non convince gli amanti della privacy. Alcune notifiche, come quella dell’iscrizione alla pagina, rischiano di apparire pubblicamente. A differenza di altri servizi del genere “Bang With Friends” crea dei collegamenti solamente fra utenti che abbiamo fra i nostri amici su Facebook che non solo utilizzano il servizio, ma anche si mostrano disponibili ad un eventuale incontro al buio.

Circa 20mila sono stati gli iscritti nell’arco di una sola settimana nonostante le numerose critiche. Si accusa l’app di amplificare le potenzialità di un rapporto virtuale ai danni di una comunicazione face to face. Gli sviluppatori si difendono rendendo pubblico il loro intento di rivolgersi principalmente agli studenti del college che utilizzano i social per entrare in contatto con nuovi amici e far nascere nuove relazioni. Vogliono inoltre abbattere i tabù e i moralismi che ruotano attorno all’ambito sessuale. I creatori sostengono come l’applicazione – che mostra una donna parzialmente nuda sdraiata su un letto nell’immagine sulla home page – non sia pensata soltanto per gli uomini. A proposito della versione solo per eterosessuali spiegano che non è una presa di posizione contro la comunità LGBT, ma si tratta solamente di una versione provvisoria, ancora da migliorare che prevedrebbe anche limitazioni per minori e parenti.

Non c’è tregua nella giungla di internet con i social network che strizzano l’occhio alle relazioni clandestine e sono sempre più orientati a nascondere fatti e misfatti. Sembrerebbe impossibile “controllare” ciò che figli e partner combinano online. Per questo molti utenti, sia uomini che donne, utilizzano sistemi di monitoraggio pc a distanza che permettono di evitare spiacevoli sorprese ed umiliazioni pubbliche, o per meglio dire, social!

Giappone: i vecchi cellulari sono amati dai traditori

Le app per nascondere doppie relazioni non stanno avendo un grande successo data la loro approssimazione e scarsa attendibilità. In Giappone modelli di cellulari ormai superati sono ancora ricercati e venduti perché, secondo gli utenti, sono in grado di proteggere la privacy meglio dei nuovi smartphone e aiutano chi ha più di una relazione a mantenere tutto nascosto. E così, i telefoni “antichi” in Giappone resistono all’avanzata di iPhone e sistemi Android.

Come dichiarato dal Wall Street Journal, pare che un vecchio telefono può essere un tesoro per il fedifrago incallito. In particolare si tratta di alcuni modelli Fujitsu serie F, ormai tecnologicamente obsoleti, ma dotati di grandi possibilità di controllo della privacy superiori anche a quelle di dispositivi di ultima generazione. Questi telefonino in Giappone sono stati soprannominati “uwaki keitai”, “telefoni dell’infedeltà“.

Tanti blog del Paese hanno dedicato attenzione al fenomeno, aggiungendo tanto di esperienze personali e testimonianze. “Le donne cercano di vedere cosa succede sul mio telefono quando non ci sono, e con questi telefoni semplicemente non è possibile”. Con la modalità privata implementata da Fujitsu serie F, nel momento in cui si riceve una comunicazione da numeri precedentemente inseriti in “elenchi invisibili”, ci sarà solo una lieve variazione delle icone della batteria o del segnale ricevuto dal cellulare. Per attivare o disattivare la modalità segreta, è necessario un gran numero di password e combinazioni.

Tra app, cellulari “antichi” e stratagemmi di ogni genere c’è chi ha pensato alla controparte. I traditi infatti hanno di contro armi sicure: si tratta di software spia Endoacustica che, installati in qualche minuto sul cellulare, consentono di ascoltare chiamate in entrata e in uscita in tempo reale, leggere sms, conoscere la posizione GPS e funzionano anche da microspie in quanto consentono di ascoltare ciò che avviene intorno all’apparecchio. Dunque i fedifraghi di ogni continente non hanno ancora vita facile vista la larga diffusione dei software Endoacustica.

Dieci anni di stalking da parte dell’ex amante

febbraio 14, 2013 Stalking Nessun Commento

Sono finiti in tribunale una modenese di 49 anni, single e con un figlio, un distinto dirigente bancario, ora in pensione e sua moglie, al corrente della relazione clandestina intercorsa tra i due.
Episodi di stalking durati ben dieci anni, dal 2002 al 2012 e scaturiti da una relazione di natura esclusivamente sessuale. Dapprima sono arrivate continue e persistenti richieste economiche da parte della donna, poi le sceneggiate pubbliche per imbarazzare il banchiere. Il ricatto, quello di rivelare tutto alla moglie. Dal 2009 episodi ancora più aberranti: centinaia di sms, bigliettini lasciati nella cassetta postale o attaccati alla porta di casa, telefonate al numero fisso, messaggi attraverso terze persone.

Per disperazione l’uomo ha cambiato casa, ma non ha risolto il problema. La modenese è tornata all’attacco rubandogli la posta, intestandogli contratti di ogni sorta, rendendo palese la questione anche alla moglie. Ed ha addirittura prenotato sotto falso nome una camera nello stesso albergo dove la coppia passava le vacanze estive, pretendendo anche il pagamento del suo soggiorno.

L’uomo ha dapprima presentato una denuncia per ricatto a cui ha fatto seguito una controdenuncia della donna archiviata perché ritenuta insussistente. Il prefetto, su richiesta della vittima, ha obbligato la stalker a non avvicinarsi al dirigente bancario. Ma senza successo. L’anno scorso un’altra denuncia con nuovi particolari.
L’uomo parla di una donna che si sente tradita dall’abbandono, che pretende ciò che le era stato promesso e chiede continuamente denaro. Una donna che persino i familiari tengono a distanza e che vive di espedienti dietro una facciata rispettabile.
La persecuzione è terminata pochi mesi fa, quando lei gli ha fatto sapere di avere problemi di salute. Non è stata di certo la legge finora a fermarla come sempre ancorata alla mancanza di prove che attestino la sussistenza dello stalking. Casi simili hanno avuto anche epiloghi peggiori, altri hanno fatto ricorso a microspie e microcamere, collezionando valide prove per inchiodare i colpevoli.

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Cyberstalking e sistemi tecnologici di prevenzione

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Che la tecnologia abbia apportato alle nostre vite notevoli vantaggi è fuori discussione. Spesso però tendiamo a minimizzare i pericoli derivanti dall’utilizzo incauto degli strumenti tecnologici messi a nostra disposizione. Uno dei casi più emblematici in tal senso è quello che concerne lo stalking online, o cyberstalking, ovvero la molestia perpetrata a danno di individui che utilizzano la rete per comunicare tra loro. Anche qui la forma persecutoria assume le …

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È successo qualche giorno fa a Centocelle, alle porte di Roma. Un tizio insiste pigiando più volte sui tasti del citofono, gridando a squarciagola di volere del denaro. Quando si rende conto che la sua richiesta rimarrà ancora una volta inascoltata, strappa via con forza il citofono dal muro aiutandosi con un taglierino. La proprietaria del condominio preso di mira da mesi dallo stalker lo riconosce immediatamente e lo denuncia …

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358 telefonate e 500 sms in un mese: l’amante diventa stalker

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Le storie d’amore finite male possono divenire davvero pericolose e spesso sono fonte di atti di stalking e persecuzioni che sfociano in vere e proprie violenze. Ne sono esempio due tragedie avvenute di recente. La prima riguarda un’avvocatessa di 35 anni, Lucia Annibali, aggredita nei pressi della sua casa, a Pesaro, da un uomo con il volto coperto che le ha gettato sul viso dell’acido. La donna ha aperto il portone …