«Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva»

«Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva»

Un gesto all’apparenza immotivato quello che ha spinto Carolina Picchio, una ragazzina di soli 14 anni, a togliersi la vita lanciandosi dal balcone dell’appartamento del padre, a Novara.
La procura della Repubblica ha già aperto un’inchiesta, ma l’accusa più pesante arriva dagli utenti dei social network, primo tra tutti twitter. I compagni di classe e gli amici di Carolina hanno lanciato l’hashtag #RIPcarolina e in molti parlano di bullismo: Carolina si sarebbe tolta la vita perché continuamente insultata a scuola dai coetanei.

Una ragazza giovane e molto bella, solare con la passione per l’atletica che ad un tratto ha perso la sua vivacità e si è spenta lentamente. La tortura è cominciata su Facebook: insulti, foto osé rubate. La sua tristezza ha allontanato anche molti “amici” che non trovavano più divertimento a stare con lei e così la «Caro» è stata sempre più isolata.

Dalla scorsa estate la ragazza viveva a Novara con il padre, la mamma brasiliana non abitava con loro. Aveva già cambiato scuola nel corso di questi quattro mesi e trascorreva molto tempo ad allenarsi in palestra. «Nessuno di noi ha mai pensato che potesse essere vittima di bullismo» ha dichiarato il preside della sua scuola attuale.
Si sta indagando sui messaggi e sulle foto osé di cui parlano i ragazzi, si teme che l’effetto social abbia amplificato la vicenda. Si parla anche di una presunta lettera che la 14enne avrebbe lasciato prima del tragico gesto.

Intanto su Twitter le accuse incalzano «Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva». Ancora una volta è il mondo dei social network che detta le regole. «Insultano anche me», «Domani devo tornare a scuola… e vedere quei deficienti…non ce la faccio», si legge tra i tanti tweet. Messaggi forti che non andrebbero sottovalutati. Molti genitori non potendo aver accesso ai contenuti di tutte le attività online dei ragazzi, ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere cosa avviene anche all’interno dei social. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione gps del telefono e dunque del ragazzo. Strumenti impensabili fino a poco tempo fa, ma ormai di pregnante importanza per la protezione degli adolescenti.

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