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Tempo di saldi: uomini in vetrina

Poco tempo fa avevamo parlato degli uomini maltrattati dalle partner. Un fenomeno inverso a quello comunemente conosciuto e su cui si basano numerose campagne di sensibilizzazione e il lavoro di sempre più associazioni a carattere sociale.
A rimarcare l’uguaglianza del fenomeno che avviene tanto ai danni delle donne quanto a discapito degli uomini, è giunta la campagna pubblicitaria di “Adopte un mec”, uno dei siti di incontri più popolari in Francia.

Le donne target, giovani ed emancipate, sono invitate a scegliere da un catalogo simile a quello di un supermercato l’uomo da “adottare”. Con questo termine, oggettivamente poco carino, si sottolinea un rapporto quasi di sottomissione dell’uomo nei confronti della donna che lo mette nel carrello della spesa.

E non è tutto. Fermo restando che lo shopping è una delle attività predilette dal gentil sesso, il sito ha pensato di concretizzare lo shop virtuale in un locale commerciale di Parigi portando in vetrina maschi in carne e ossa. I prodotti in vetrina erano gli utenti del sito giudicati più affascinanti e accanto a loro era posto un cartello che ne indicava la tipologia: romantico, forzuto, timido, intellettuale…Le clienti, una volta scelta la merce, hanno ottenuto il numero di telefono o l’indirizzo email in modo da approfondire la conoscenza. Il tono del sito è sempre ironico “Settimana internazionale dei baffi”, “Svendita totale sui ricci”, “Serie speciale carote”, “Offerta speciale sui pelosi”.

Le donne hanno apprezzato l’iniziativa definendola ingegnosa e divertente e andando ad incrementare le visite del sito di incontri che si aggirano attorno ai 2,5 milioni. E agli uomini, al momento, pare che la cosa vada bene. Il fatto di esser trattati come merce non li disturba molto.

Chissà che un giorno qualcuno non trovi il proprio marito o compagno in vetrina. D’altronde se a loro fa piacere, figuriamoci a chi osserva. Ma le donne più furbe non perdono d’occhio il proprio partner; molte hanno installato software che consentono la localizzazione GPS sul cellulare del proprio amato. In questo modo qualora lui fosse in vetrina…potrebbero essere le prime ad ammirarlo!

Cresce la Nomofobia, la paura di restare senza smartphone

Dopo esser diventato il nostro migliore amico e averci aiutato nelle più svariate attività, il cellulare è diventato il protagonista anche dei nostri incubi. Si chiama Nomofobia che letteralmente significa “no-mobile-phone-phobia” ed è la paura di rimanere senza smartphone, disconnessi dal mondo.

Secondo una ricerca effettuata da Securenvoy, i dati destano preoccupazione: il 70% delle donne e il 61% degli uomini ha paura di rimanere senza il cellulare. Nonostante la leggerezza del tema, non si sottovalutano le conseguenze di questa fobia, stanno nascendo infatti i primi centri di riabilitazione specializzati.
A questa forma principale di paura collegata al cellulare si uniscono i timori di rimanere senza credito, di avere la batteria scarica o di smarrirlo.
Ammettiamolo, molti di noi hanno costruito il proprio mondo nello smartphone. Contatti, foto, video, musica, agende, social, c’è addirittura chi usa il telefono per spiare conversazioni e spostamenti del proprio partner.
E oltre alle paure, si parla di vere e proprie fissazioni come chi non riesce a stare più di qualche minuto senza controllare il display e chi ha la continua necessità di aggiornare i social network.

Alcuni dei segnali della nomofobia possono essere non posare mai lo strumento, essere presi da ansia nel momento in cui non lo si trova, utilizzarlo anche in bagno e tenerlo nel letto mentre si dorme. La maggior parte dei dipendenti è di età compresa tra i 18 e i 24 anni, seguiti dalla fascia che va fino ai 34.
Per il momento numerose sono state le richieste di implementazione di software spia all’interno di cellulari di figli, amici o partner a dimostrazione che senza il cellulare proprio non si sa stare e che lo strumento va ben aldilà della semplice chiamata e nasconde in se tutti i nostri segreti.

Il divorzio all’epoca del pc

Il momento della separazione è per una coppia un evento spesso traumatico, di certo poco felice. Gestire oggetti, relazioni e figli, nel caso ce ne siano, diviene davvero difficile nel momento in cui si vuole evitare il più possibile l’incontro con il “responsabile dei propri disagi”. Pare che a tal proposito uno strumento in grado di alleviare questo tipo di fastidi sia proprio la tecnologia.
Come è evidente parlare con una persona davanti allo schermo di un pc non offre lo stesso calore di una relazione fisica e verbale. Email, chat, agende elettroniche condivise (per la gestione dei figli, magari) possono rappresentare espedienti per “raffreddare” la relazione, evitando anche di fare spiacevoli incontri con i nuovi partner. In questo modo potrebbe essere possibile alleggerire il clima di tensione tra i due e dinanzi ai bambini.
La comunicazione digitale, inoltre, abbrevia l’uso di frasi che toccano la sfera emotiva, rendendo minima la struttura di un enunciato. Soggetto, verbo e complemento, tutto qui.

Ciò che potrebbe minare questa sorta di protezione offerta dalla tecnologia è la componente psicologica. Se da una parte è ancora vivo un forte sentimento, si potrebbero avviare situazioni inverse. L’utilizzo di cellulari spia è davvero molto diffuso in questi casi: monitorare ogni azione compiuta dall’ex partner con il telefono, visualizzare la sua posizione e ascoltare tutto ciò che avviene attorno all’apparecchio installando solamente un software all’avanguardia sul telefono…un gioco da ragazzi!

E anche nel momento in cui i dubbi sorgono sull’utilizzo di chat, email e social network ci sono strumenti che permettono di controllare con facilità cosa viene visualizzato, scaricato o qualsiasi carattere viene digitato sulla tastiera. keyrecord, keylogger e keyhunter sono strumenti all’ordine del giorno.

Dunque la tecnologia potrebbe rivelarsi ancora una volta un’arma a doppio taglio. Sugli smartphone sono addirittura disponibili app che aiutano a gestire la separazione mettendo insieme i flussi di comunicazione e quelli economici dei due soggetti, in alcuni casi addirittura condividendo le agende. Ma siamo sicuri che siano tutti d’accordo?

La nuova frontiera del tradimento: il chexting

novembre 20, 2012 Tradimenti Coniugali 1 Commento

Se mettiamo insieme la parola cheat, tradire e texting, messaggiare, ecco a voi il nuovo neologismo che vuol dire flirtare o addirittura tradire via cellulare. Attività talmente diffusa che ha richiesto un nome per essere definita in maniera esatta,chexting.

I casi di celebrità come Sandra Bullock con il marito Jesse James o il campione di golf Tiger Woods hanno fatto scuola: il tradimento via sms può portare al divorzio.
Il bello del chexting, che ci sia o meno l’effettivo tradimento carnale, è che la gratificazione non termina quando le due parti interrompono la comunicazione, infatti la persona può ri-leggere i messaggi ogni volta che lo desidera, ritrovando così l’eccitazione del momento.

Secondo gli esperti, i casi di divorzio dovuti ai tradimenti tecnologici, via chat, e-mail o cellulare, sono in crescita. Gli sms sono gli strumenti che senza dubbio hanno maggiore diffusione data la loro costante presenza nella vita di tutti; il nostro fidato cellulare amico può divenire anche complice.

E se fosse proprio lui a tradirci? Numerosi sono i partner di presunti traditori che ricorrono a strumenti tecnologici per scovare la base dell’infedeltà non importa se si tratta di flirt innocenti o di storie consolidate. I mezzi più diffusi sono le microspie ambientali e i software spia. Le microspie sono utilizzate per la maggiore, quando si ha un dubbio su un preciso luogo in cui possono consumarsi strane situazioni, sia questo il luogo di lavoro, l’auto o la propria casa. Nascondendo una cimice in questi luoghi è facile capire cosa avviene e soprattutto chi sono i protagonisti della vicenda.
I software spia, invece, sono utilizzati per un controllo a 360°. Infatti permettono non solo di controllare le attività primarie del telefono, e quindi chiamate e sms, ma anche di sapere esattamente la posizione dell’apparecchio ed ascoltare cosa avviene intorno. Il tutto ovviamente senza destare il benché minimo sospetto.

Utili accorgimenti per una vita sentimentale “più serena”, se pensiamo che circa la metà delle storie di infedeltà si svolgono in luoghi usuali e hanno a che fare con tradimenti avvenuti tramite strumenti tecnologici. Insomma, mai abbassare la guardia.

Respingere il coniuge è reato

I giudici della Cassazione si sono pronunciati nei giorni scorsi sul caso di Monica e Lapo, una coppia fiorentina che da sette anni non aveva rapporti sessuali. Monica, dopo la nascita della loro bambina, ha cominciato a rifiutare il coniuge. Già nel 2005 il tribunale aveva emesso la sentenza di separazione senza addebito ed aveva affidato la bambina alla madre, alla quale era andata anche la casa e 230 euro mensili per il mantenimento della figlia. La decisione non è piaciuta a Lapo. In appello il marito ha ottenuto la pronuncia di addebito rincarando la dose di accuse nei confronti dell’ex moglie: la donna oltre a rifiutare rapporti sessuali, nell’ultimo anno aveva costretto l’uomo a dormire in una stanza separata. La stessa trascurava le faccende domestiche rendendo la casa sporca ed invivibile.

In queste accuse la Cassazione ha individuato senza esitazioni, il colpevole della fine del matrimonio. Infatti pare che nel caso in cui la moglie, non solo rifiuti di avere rapporti con il marito, ma costringa addirittura lo stesso a dormire in un’altra stanza, scatti la separazione con addebito ai danni di chi “respinge” il partner. I supremi giudici affermano l’esistenza di tutti gli elementi per chiarire la responsabilità e attribuire una colpa individuale.

In realtà, la motivazione risiederebbe nel gesto del rifiuto che crea stress e frustrazione nel coniuge provocando danni psicofisici anche permanenti. Quello che si configura è la mancanza di sostegno morale all’interno della relazione coniugale visto dalla legge come “inderogabile dovere”.

Quello che spesso avviene è il rifugio del partner “respinto” nel tradimento. Rifugiarsi in un’altra donna o in un altro uomo che possa soddisfare i propri bisogni emozionali e sessuali. Ed allora il coniuge comincia a riacquisire curiosità nella persona in quanto tale, si improvvisa detective con tanto di cellulari spia e microcamere e cerca di riprendersi “ciò che è suo”. Dunque, potrebbe, in alcuni casi, essere il tradimento una valida soluzione?

Il tradimento è scritto nel DNA

Traditori si nasce. Questo è quanto hanno scoperto gli scienziati della State University di New York, guidati dal professor Justin Garcia: tradire potrebbe essere un’indole scritta dalla nascita nel nostro DNA. La colpa sarebbe di una variante del gene DRD4, già legato all’abuso di alcol, al gioco d’azzardo e ad un comportamento più “liberale”, che influenzerebbe il comportamento sessuale delle persone e spiegherebbe perché per alcuni è “geneticamente impossibile” restare fedeli.

Gli studiosi hanno condotto una ricerca sul Dna e sulla storia sessuale di 181 giovani, scoprendo che quelli che possedevano una determinata variante del gene avevano il doppio di probabilità di concedersi una scappatella rispetto agli altri.
Alla base del tradimento, un sistema di piacere che vede come “ricompensa” il rilascio di una certa quantità di dopamina. E’ chiaro che nel caso di una relazione nascosta, aumentano i rischi, il pathos e la ricompensa diviene più generosa.

Questa ricerca potrebbe rallegrare i traditori incalliti e mettere in allerta anche chi credeva di poter dormire su sette cuscini. Sicuramente, con la diffusione di questi dati, incrementeranno l’utilizzo di cellulari spia e microspie per tener d’occhio in maniera discreta i propri partner e soprattutto cercare di limitare i danni di relazioni extraconiugali. Infatti gli scienziati americani hanno evidenziato come sia possibile essere gratificati e voler mantenere una relazione sentimentale stabile ma, al tempo stesso, non essere in grado di rimanere fedeli sentendo una forte necessità di tradire.

A conferma di questo studio è giunto quello condotto dal Department of Medical Epidemiology and Biostatistics del Karolinska Institutet di Stoccolma che ha appurato la presenza del gene AVPR1A, legato alla produzione della vasopressina, nei cosiddetti “latin lover”. Una sorta di difetto genetico che non renderebbe mai “sazi”alcuni individui. I ricercatori hanno esaminato 552 coppie di gemelli ricostruendo le loro mappe genetiche. E’ emerso che gli uomini che presentavano la variante del gene AVPR1A avevano maggiore difficoltà ad instaurare rapporti duraturi e riscontravano maggiori problemi nella vita di coppia.
Ovviamente non c’è una certezza che tutti coloro che posseggono questi geni hanno tradito o tradiranno, ma gli studi hanno dimostrato che la componente genetica ha un peso rilevante su alcuni individui. Meglio correre ai ripari, no?

Maggiore probabilità di divorzio se si condividono le faccende domestiche

Chi ha detto che la condivisione delle faccende domestiche porti beneficio alla coppia? A darne risposta, uno studio condotto dal NOVA, l’Istituto Norvegese per la Ricerca sull’adolescenza e basato su 15.000 soggetti di età compresa tra i 18 e gli 84 anni. Secondo i ricercatori, le probabilità di divorzio delle coppie in cui entrambi i partner cooperano alla gestione della casa e all’educazione dei figli sono il 50% in più rispetto a quelle in cui è la donna a farsene carico quasi totalmente. Triste ammettere che secondo questo studio la parità sia una cosa subdola.

Thomas Hansen, uno dei ricercatori del progetto intitolato “Likestilling hjemme” (“Eguaglianza in casa”) ha spiegato che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, la condivisione delle responsabilità per i lavori domestici non contribuisce necessariamente alla soddisfazione della coppia. Insomma, secondo lo studio, “più gli uomini svolgono lavori domestici, più aumenta la possibilità di divorzio”. Ovviamente queste affermazioni sessiste hanno richiesto delle delucidazioni.

Innanzi tutto la ricerca è stata condotta tra coppie provenienti da ambienti borghesi e professionali, dove è noto che i tassi di divorzio sono più elevati. Inoltre Hansen ha illustrato che, in realtà, le separazioni non sarebbero un mero effetto della parità, ma frutto delle dinamiche della coppia moderna. E’  innegabile che nelle famiglie contemporanee è più semplice pensare al divorzio in quanto l’indipendenza economica delle donne sganciano le stesse da una sorta di “dipendenza” dalla parte maschile. Inoltre l’uomo, nel caso di collaborazione domestica può sentirsi sottoposto allo sguardo critico della donna, in genere più esperta nel campo, e quindi pronta a fargli notare – non sempre in maniera gentile – eventuali “errori” e nel caso in cui l’uomo superasse le sue aspettative questa potrebbe sentirsi “spodestata”. In questo senso, l’armonia casalinga potrebbe venire a mancare. E di qui anche la fiducia e quindi comincerebbero ad insinuarsi dubbi di un eventuale tradimento. Potrebbero essere usati a questo proposito cellulari spia o microspie in auto, a casa o nei posti maggiormente frequentati per cercare di appianare la situazione cancellando ogni sospetto.

In ogni caso la divisione dei ruoli potrebbe essere un buon rimedio. “Io lavo, tu stiri”, per intenderci. In definitiva, questa indagine sembra contraddire uno studio recente condotto in sette Paesi diversi, che dichiara esattamente il contrario e cioè un maggior benessere, equilibrio e felicità negli uomini che condividevano con la propria partner i lavori domestici. Come sempre la verità sta nel mezzo.

Il tradimento? Si scopre con il GPS

Durante una trasmissione di Radio1Rai, un uomo ha raccontato di aver visto, grazie ad un’immagine di Google Maps, l’autovettura della moglie parcheggiata sotto casa del suo ex fidanzato. Dopo un primo dubbio che il veicolo potesse essere un modello simile e dello stesso colore, l’uomo ha visto che dalla macchina spuntava il porta enfant che lui stesso aveva montato sul sedile posteriore.

Nell’infinita miniera di software per smartphone è in uso da qualche tempo un programma che offre la possibilità di localizzare un cellulare attraverso il sistema GPS. Come? Basta installare sul cellulare della persona da tener d’occhio un software. A questo punto per localizzare la posizione GPS del telefonino, sarà sufficiente inviare un comando allo spyphone, che in qualche minuto risponderà con un SMS contenente latitudine e longitudine. Inserendo le coordinate in Google Maps o Google Earth, sarà possibile visualizzare l’indirizzo esatto dove il cellulare si trova in quel momento e il gioco è fatto. Ottima notizia per tutti coloro che vogliono tenere sotto controllo il proprio partner, ma pessima per quelli che invece portano avanti una relazione extra-coniugale.

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