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Tredicenne pestata fuori dalla scuola per aver rubato il fidanzato ad una coetanea

luglio 9, 2013 Bullismo Nessun Commento

C’è chi sostiene che gli adolescenti vadano lasciati in totale libertà di pensiero e di azione, altri esaltano serrati controlli. Come spesso avviene la verità sembra risiedere nel mezzo. Se è vero che la creazione di una propria identità richieda autonomia, è vero anche che “qualche dritta” non faccia male.

Negli ultimi anni, buona parte delle relazioni tra ragazzini passa attraverso internet e social network, per questo è necessario tenere sotto controllo l’uso che questi fanno del pc. Sarebbe ottimale monitorare i comportamenti dei propri figli “a distanza” e cioè conoscere ciò che loro fanno e con chi interagiscono senza che gli stessi ne siano a conoscenza, lasciandoli così liberi di esprimersi, ma lontani dai pericoli. Strumenti molto utilizzati sono i key logger e i key hunter, piccolissimi dispositivi di casa Endoacustica, che permettono di conoscere ogni particolare digitato sulla tastiera del computer.

Con l’utilizzo di questo tipo di strumenti, molti “incidenti” sarebbero stati evitati. E’ di poche settimane fa la notizia di una ragazzina picchiata violentemente fuori dalla scuola per aver “rubato il fidanzato” ad una coetanea. L’episodio si è verificato nei pressi di una scuola media del Pisano e non era del tutto inaspettato dalla vittima. Mesi e mesi di minacce e vessazioni tramite Facebook hanno condotto al pestaggio dell’adolescente.

Prima dell’aggressione tre ragazzine, due tredicenni e una quindicenne, hanno strappato di mano il telefono cellulare alla vittima con il quale hanno inviato un sms a sua madre per dirle di non andarla a prendere. Poi, la tredicenne è stata trascinata in un parcheggio vicino, scaraventata a terra e presa a calci e pugni. A salvarla, il padre di un altro alunno intervenuto per mettere fine al pestaggio. La ragazzina è finita al pronto soccorso e i genitori hanno sporto denuncia: «In ospedale – ha raccontato la mamma – mi hanno perfino detto di non farlo per non rischiare ulteriori ritorsioni contro di lei, ma ora voglio giustizia. Anche dalla scuola».
Probabilmente agire preventivamente è la migliore forma di giustizia che si può attendere.

Le minacce del web

maggio 20, 2013 Bullismo Nessun Commento

Il web è una tra le fonti primarie di sapere e conoscenza soprattutto per giovani ed adolescenti. Purtroppo lo stesso è anche un grande contenitore di immagini violente e contenuti hard che i ragazzi incontrano molto spesso durante la navigazione.

Su questo argomento è intervenuto il Safer Internet Programme della Commissione Europea, che ha voluto dar voce direttamente ai giovani per quanto riguarda i pericoli del web. Da quanto risulta, gli italiani sono maggiormente spaventati dalla violenza che circola in rete. Infatti tra i pericoli del web hanno messo al primo posto questo tipo di contenuti, mentre i coetanei europei hanno collocato il porno in cima alla lista.

A rispondere alla domanda “Quali cose su internet potrebbero infastidire i tuoi coetanei?” sono stati circa 25 mila ragazzi tra i 9-16 anni appartenenti a 25 Paesi europei differenti.

Il 44% degli intervistati italiani pensa che su internet siano presenti contenuti in grado di turbare i loro coetanei. Il 27% mette al primo posto i contenuti violenti (18% della media europea), il 21 quelli pornografici (22 per cento della media europea), e il 10 altri contenuti potenzialmente pericolosi. A veicolare questo materiale sono in particolare  i portali di video. Mentre i social network, in particolare Facebook, sono associati, come abbiamo visto numerose volte, a rischi di comportamento (come bullismo) o di contatto (adescamento). La paura è il sentimento prevalente fra i bambini di 9 e 10 anni, mentre i ragazzi di 11 e12 anni mostrano più spesso disgusto e fastidio.

A fronte di questi risultati abbiamo ascoltato Luciana, una mamma che ci ha raccontato la sua esperienze personale con suo figlio di 12 anni. “Enrico è un ragazzo molto solare e disponibile. Utilizza, come tutti i suoi coetanei, il pc prevalentemente per motivi di studio e di svago per circa un’ora al giorno, un po’ di più nel week end. Queste abitudini circa l’utilizzo del computer non gli sono state imposte, ma sono venute da sé nel corso del tempo.

Una notte avvertì dei lamenti nel sonno da parte di mio figlio. Mi alzai e mi resi conto che era molto agitato e piangeva. Lo svegliai dall’incubo e lui, palesemente impaurito, si tranquillizzò dopo alcuni minuti. Questo episodio si ripetette in forma molto simile per circa sei giorni, ma non riuscivo a spiegarmi il motivo. Mi raccontò che sognava sempre di essere inseguito, proprio come aveva visto fare in un video che gli aveva indicato un suo amico più grande. Non volli tradire la fiducia nei suoi confronti, ma dovevo pur sempre andare in fondo alla questione. Acquista dal sito www.endoacustica.com una key hunter che mi permise di conoscere ogni dettaglio della chat con questo ragazzo. Mi resi conto che utilizzava questi video proprio con l’intento di spaventarlo e non c’era nulla di divertente nei contenuti degli stessi. Mi parve proprio un principio di bullismo. Contattai i genitori del ragazzo che si mostrarono molto disponibili nel prendere provvedimenti. In un paio di giorni la situazione tornò alla normalità ed Enrico riprese sogni tranquilli.”

Ragazzi della “Roma bene” resi schiavi da una banda di bulli

aprile 26, 2013 Bullismo Nessun Commento

Numerosi genitori hanno da tempo adottato sistemi di controllo per il cellulare dei propri figli. Software invisibili che permettono il controllo a 360° di ciò che accade nella vita degli adolescenti dentro e fuori casa. Attraverso questi strumenti infatti è possibile ascoltare le chiamate, leggere sms in entrata e uscita, sapere in diretta cosa accade attorno al telefono e anche controllare la sua posizione.

Mezzi di certo discutibili, ma che in molti casi hanno salvato la vita di adolescenti in difficoltà. Purtroppo gli episodi di bullismo sono davvero frequenti e si realizzano in varie fasi, quindi intervenire in tempo è possibile, solo se sono si è a conoscenza di ciò che accade.

Una notizia di pochi giorni fa ha come protagonisti degli insospettabili. Rampolli della “Roma bene” resi schiavi da una banda di bulli che da anni terrorizzavano i coetanei costringendoli a rubare nelle proprie case. Pena: pestaggi ripresi con i telefonini. Continue minacce e vessazioni, costringevano i ragazzi a fornire somme di denaro comprese tra 100 e 300 euro, assieme a smartphone, oggetti in oro, scarpe, giubbotti, e qualsiasi altro indumento griffato o di valore, a volte sottratto anche dalla cassaforte di famiglia. Inoltre gli “schiavi” erano tenuti ad eseguire i loro ordini come accompagnarli dove e quando volevano, offrire loro da bere o da mangiare. Violenze fisiche e psicologiche, minacce, ingiurie erano le conseguenze se non avessero obbedito.

Ci sono voluti anni e tanto coraggio per denunciare ai carabinieri, i quali hanno fermato una banda di bulli, tra cui un maggiorenne italiano e cinque minorenni figli di stranieri. I danni morali e psicologici di certo non potranno essere facilmente ripagati.   Sono episodi come questi che spingono attenti genitori ad adottare sistemi di controllo per salvaguardare la vita dei propri figli.

Bocciata proposta anti porno dell’Unione Europea

marzo 25, 2013 Bullismo Nessun Commento

Un’ondata di proteste si è innalzata a causa della proposta, vagliata dal Parlamento UE, di eliminazione di ogni forma di pornografia dai media.

La “mozione per eliminare gli stereotipi di genere in Ue” ha innescato il timore che si possa arrivare un giorno a vietare il porno; i cittadini si sono rivoltati contro Bruxelles, costringendo gli eurodeputati a mettere dei filtri alle proprie caselle di posta  elettronica intasate da centinaia di migliaia di messaggi a difesa della libertà della rete.

La proposta chiedeva in breve agli Stati membri dell’UE di fare ogni sforzo possibile per eliminare la discriminazione delle donne dalla pubblicità e esigeva inoltre il bando di ogni forma di pornografia dai media. E’ stata questa ultima parte a destare polemiche circa la libertà di diffondere liberamente contenuti in rete.

Il Parlamento, dopo aver ammesso di aver scelto parole poco adatte e troppo generiche per la sua proposta, ha cancellato dal testo la frase che evocava il “divieto di tutte le forme di pornografia nei mezzi di informazione e della pubblicità di turismo sessuale”. Ha riscontrato inoltre che gran parte delle proteste erano state inoltrare da un numero “molto limitato” di indirizzi IP e che quindi poteva rappresentare una strumentalizzazione del caso.

Quello che l’Unione Europea voleva effettivamente proporre era il divieto della  pornografia, ma solo nelle pubblicità. Il problema sembra sia stato quindi di comunicazione. Bisogna però riconoscere che attraverso il web circolano immagini e contenuti pornografici di ogni genere e spesso ad averne accesso non sono solo gli adulti, ma anche bambini e adolescenti. Al momento l’unica possibilità di controllo resta l’auto difesa. Molti genitori utilizzano delle chiavette anti porno, una normale chiavetta usb che pulisce accuratamente il pc da immagini pornografiche grazie a complessi algoritmi che passano al setaccio l’hard disk. La libertà della rete è importante, ma la protezione dei più piccoli lo è allo stesso modo, basta saper conciliare le due cose.

Il cyber bullismo, il più temuto dai ragazzi

febbraio 27, 2013 Bullismo Nessun Commento

Ipsos e Save the Children hanno promosso una ricerca ricerca intitolata “I ragazzi e il cyber bullismo” presentata a Roma martedì, in occasione del Safer Internet Day, giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani.

Il lavoro indaga sull’uso delle tecnologie come strumento di aggressione tra gli adolescenti. Tra le modalità di attacco preferite, troviamo i social network (61%) con foto e filmati denigratori o intimi(59%), oppure la creazione di gruppi ostili (57%). Non sono da escludere i “furti” di indirizzi e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (48%), e l’invio di sms, mms, e-mail minacciose (52%). Questo tipo di bullismo è sorprendentemente attuato soprattutto dalle femmine preadolescenti.

Sono azioni volte a spaventare, assoggettare le vittime e ben il 72% dei giovani ritiene che sia il “fenomeno sociale più pericoloso”, al di sopra della droga, delle molestie e delle malattie. La “diversità” tra le cause scatenanti: aspetto fisico (67%), orientamento sessuale, abbigliamento (48%), o addirittura disabilità (31%), o stranieri (43%).

Il Safer Internet Day ha coinvolto quest’anno ben 90 paesi che hanno riflettuto attraverso un video online sul tema della Commissione Europea «Responsabilità e diritti nella rete». Ad accompagnare l’iniziativa tanti progetti avviati in ogni singola nazione e un serie di consigli per un uso corretto dei social media.

Il fenomeno del cyber bullismo spaventa i più giovani, ma ancora di più i loro genitori che spesso non sanno come reagire dinanzi a queste minacce. Spesso non si riesce neppure ad accesso ai contenuti di tutte le attività online che svolgono quotidianamente i ragazzi. Per ovviare a questo problema, molti genitori ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere tutto ciò che accade a pc acceso. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione GPS del telefono e dunque del ragazzo.

Strumenti di monitoraggio semplici e discreti che, grazie alla loro affidabilità e completezza, non scandalizzano più nessuno, anzi sono acquistati ogni giorno da milioni di persone che scelgono di salvaguardare i propri figli.

Sicari assoldati per uccidere l’avatar del figlio

febbraio 1, 2013 Bullismo Nessun Commento

L’utilizzo di pc, cellulari e videogiochi, si sa, può creare dipendenza e a doverne fare i conti sono spesso i genitori degli affetti. C’è chi ha trovato la soluzione nell’installazione di software spia sul cellulare del figlio, in modo da monitorare costantemente le sue attività o chi utilizza dei sistemi di controllo per pc.

Ha avuto una bizarra idea il padre di un videogiocatore accanito di ben 23 anni, residente nella provincia dello Shaanxi. Ha assoldato un killer incaricato di eliminare l’avatar con cui il figlio si impersonificava in un gioco di ruolo. Mr Feng, il nome del genitore disperato, non sapeva più come indurre il figlio a staccarsi dal pc e andare a cercare un lavoro. Giocava incessantemente dai tempi del liceo, e la produttività di Xiao ha perso colpi. Prima i voti negativi a scuola, poi non riuscendo a tener fede agli impegni di nessun genere. Il padre, non fiducioso nel lavoro dei centri specializzati nella disintossicazione da tecnologie, ha pensato di combattere la propria battaglia sul terreno preferito dal figlio, un gioco di ruolo, dove milioni di iscritti si danno appuntamento per combattere. Il papà ha osservato con attenzione e ha selezionato i giocatori più esperti affidando loro il compito di uccidere l’avatar del figlio ogni volta che questo si fosse collegato per giocare. La tattica omicida avrebbe dovuto dissuadere il figlio.

Ma così non è stato. I sicari digitali hanno sempre portato a termine il loro compito, impedendo al personaggio di Xiao di giocare per più di qualche minuto, uccidendolo ogni volta. Il ragazzo stranito da tanta ferocia ad un certo punto ha chiesto al proprio assassino il perché di tanto accanimento, venendo a scoprire il mandante. Xiao ha comunicato al padre che poteva fare a meno del suo videogioco, ma non avrebbe accettato alcun lavoro che non ritenesse “meritevole di essere svolto”.
La cosa non stupisce gli esperti ritenuto che la dipendenza da pc e videogiochi risiede in problematiche psicologiche più profonde e non va risolta in maniera “brusca”. L’utilizzo di strumenti di controllo pc a distanza può aiutare a capire le motivazioni insite nella scelta di non staccare gli occhi dal pc.

«Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva»

gennaio 9, 2013 Bullismo Nessun Commento

Un gesto all’apparenza immotivato quello che ha spinto Carolina Picchio, una ragazzina di soli 14 anni, a togliersi la vita lanciandosi dal balcone dell’appartamento del padre, a Novara.
La procura della Repubblica ha già aperto un’inchiesta, ma l’accusa più pesante arriva dagli utenti dei social network, primo tra tutti twitter. I compagni di classe e gli amici di Carolina hanno lanciato l’hashtag #RIPcarolina e in molti parlano di bullismo: Carolina si sarebbe tolta la vita perché continuamente insultata a scuola dai coetanei.

Una ragazza giovane e molto bella, solare con la passione per l’atletica che ad un tratto ha perso la sua vivacità e si è spenta lentamente. La tortura è cominciata su Facebook: insulti, foto osé rubate. La sua tristezza ha allontanato anche molti “amici” che non trovavano più divertimento a stare con lei e così la «Caro» è stata sempre più isolata.

Dalla scorsa estate la ragazza viveva a Novara con il padre, la mamma brasiliana non abitava con loro. Aveva già cambiato scuola nel corso di questi quattro mesi e trascorreva molto tempo ad allenarsi in palestra. «Nessuno di noi ha mai pensato che potesse essere vittima di bullismo» ha dichiarato il preside della sua scuola attuale.
Si sta indagando sui messaggi e sulle foto osé di cui parlano i ragazzi, si teme che l’effetto social abbia amplificato la vicenda. Si parla anche di una presunta lettera che la 14enne avrebbe lasciato prima del tragico gesto.

Intanto su Twitter le accuse incalzano «Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva». Ancora una volta è il mondo dei social network che detta le regole. «Insultano anche me», «Domani devo tornare a scuola… e vedere quei deficienti…non ce la faccio», si legge tra i tanti tweet. Messaggi forti che non andrebbero sottovalutati. Molti genitori non potendo aver accesso ai contenuti di tutte le attività online dei ragazzi, ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere cosa avviene anche all’interno dei social. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione gps del telefono e dunque del ragazzo. Strumenti impensabili fino a poco tempo fa, ma ormai di pregnante importanza per la protezione degli adolescenti.

Gli adolescenti nascondono ai genitori le loro attività su Internet

dicembre 11, 2012 Bullismo Nessun Commento

Recenti ricerche europee hanno messo in luce una profonda discrepanza tra cosa gli adolescenti fanno con il pc e cosa sanno a riguardo i loro genitori.
Moltissimi ragazzi accedono quotidianamente a contenuti non appropriati essendo consapevoli di avere la fiducia dei propri genitori. A tal proposito il 31,8% dei genitori in Europa è certo che il proprio figlio dica tutto ciò che fa su Internet.
La questione risiede nel fatto che oltre il 40% degli adolescenti europei sa che i propri genitori disapproverebbero i siti che visitano, di questi, numerosi parlano di video dai contenuti discutibili, di musica scaricata illegalmente e il 6% fa riferimento all’acquisto di alcolici o farmaci online.
Ben il 26,5% degli adolescenti italiani ha ammesso di aver inviato o pubblicato su Internet una propria foto osé (la media europea si attesta all’11,6%). Quasi la stessa quantità di giovani in Europa ricerca intenzionalmente immagini di nudo o esplicitamente pornografiche e più di un terzo visualizza questo tipo di immagini un paio di volte al mese (il 54% nel Regno Unito).
Usuale è anche cercare online le soluzioni dei compiti a casa o delle verifiche scolastiche.
Allarmante è la percentuale di ragazzi (15%) che ha dichiarato di aver incontrato di persona qualcuno conosciuto online.
Ovviamente gli adolescenti adottano una serie di “imbrogli” per nascondere i propri comportamenti online ai genitori. Quasi la metà di essi, abbassa la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza. Il 38,8% cancella la cronologia dal pc. Diversi visualizzano ciò che è “proibito” fuori casa, altri utilizzano un indirizzo di posta elettronica non conosciuto dai propri genitori.
Dal loro canto il 22,6% dei genitori ha affermato di aver avuto una conversazione sulla sicurezza online con i propri figli, ma, ancor più preoccupante, il 17,6% non ha fatto proprio nulla per monitorare il comportamento online dei propri figli, convinti che i questi non corrano pericoli online. Tra i genitori che controllano in qualche modo i propri figli, circa un quarto dei genitori ha impostato le funzionalità di parental control sul dispositivo mobile dei figli adolescenti, solo il 18,4% conosce la password del cellulare dei propri figli e ancora meno conoscono la password d’accesso alle e-mail o ai social network. Poco più del 2% imposta le funzionalità di parental control sul computer di casa. Il parental control spesso si rivela inutile dato che un genitore su cinque ha ammesso che il proprio bambino è più esperto di tecnologia di loro e che non sarà mai in grado di tenere il passo con le sue conoscenze online. A conferma di ciò, l’8,7% degli adolescenti ha ammesso di disattivare i controlli dei genitori sui propri dispositivi. I genitori più avveduti hanno fatto affidamento a strumenti semplici e molto sicuri come software spia sui cellulari o sistemi di monitoraggio a distanza dei pc. Questi sono dispositivi all’avanguardia, difficilmente rintracciabili da chi non ne è a conoscenza.
Queste attività di controllo sono consigliate anche da esperti nel settore della psicologia e dell’educazione in quanto non rappresentano una mancanza di fiducia, ma rafforzano la sicurezza dal mondo virtuale che è spesso causa di malumori e turbamenti nella vita quotidiana degli adolescenti.

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