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Bullismo “rosa”, la soluzione dei genitori di Giulia

maggio 2, 2014 Bullismo Nessun Commento

Che siano vittime o carnefici poco importa. I genitori devono saperlo. Hanno il dovere, oltre che il diritto, di informarsi. Secondo un’indagine della Società Italiana di Pediatria, il 46% dei ragazzini ha assistito a episodi di bullismo, e più di uno su tre, il 34%, li ha subiti direttamente o attraverso un amico vittima. La novità emergente è il bullismo femminile. Il bullismo “rosa” è meno diretto, predilige comportamenti subdoli, sottili, anche più taglienti: insinuazioni, pettegolezzi, derisione pubblica, messaggini provocatori. Le vittime sulle quali accanirsi sono altre bambine o ragazzine, con “qualcosa in meno” agli occhi della prevaricatrice e della sua corte. Si tratta di un comportamento persecutorio poco evidente che solitamente dura a lungo prima di essere scoperto. Non a caso il cyberbullismo che si sta diffondendo sul web (persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network, diffusione di immagini denigratorie o intime rubate…), interessa doppiamente le ragazze rispetto ai loro coetanei, sia come vittime che come autrici. Non mancano ultimamente anche ragazze che agiscono con l’aggressività fisica diretta, come è apparso più volte in tv.

I segnali che portano al sospetto che il proprio figlio sia vittima di bullismo sono ormai conosciuti: isolamento, apatia, rabbia, depressione. Ma questi elementi possono realmente fornirci delle risposte? Non sono di questo avviso i genitori di Giulia, ragazzina di 13 anni, sgomenti dinanzi alla convocazione della preside della scuola perché la figlia avrebbe guidato maltrattamenti ripetuti nei confronti di una compagna di classe, Aurora, “colpevole” di aver chiesto di entrare a far parte del club di amiche, capeggiato da Giulia, che ha messo in atto “prove di iniziazione” per Aurora: usarla come schiavetta, costringerla a mangiare caramelle già leccate, farle fare i compiti al loro posto, forzarla a dire bugie agli insegnanti e ai genitori…Aurora non ce l’ha fatta e ha confessato tutto alla maestra ed è cominciata un’altra storia che investe le famiglie e la scuola. Oltre allo stupore ed all’incapacità di ideare punizioni esemplari, i genitori di Giulia hanno deciso di non lasciare più via di scampo alla piccola bulla. Hanno installato un software spia sul suo cellulare con cui possono controllare tutto ciò che fa la ragazzina: da telefonare ed sms, ad ascolto ambientale e monitoraggio della posizione real time. Inoltre hanno messo sotto controllo anche i suoi movimenti online attraverso strumenti di monitoraggio del pc a distanza.

Questi imprescindibili accorgimenti si affiancano al dialogo e alla ricerca di un rapporto intimo con i ragazzi, molto spesso difficile in età adolescenziale. Gli interventi sono necessari sia per le vittime che per le carnefici che rischiano di vedersi attribuire un’etichetta sociale oltre che a degenerare nel tempo. Ma sono ancora più necessari in un’ottica di prevenzione e di protezione dei propri figli.

Vademecum sul controllo degli adolescenti online

febbraio 17, 2014 Bullismo Nessun Commento

Tante le storie di ragazzi in cui l’uso del pc diviene un’arma pericolosa. Viene da pensare che il problema non sia solo la tecnologia. Ma la solitudine che si trasforma in paura e allontanamento dal mondo reale. A poco sembrano servire anche i tasti per la segnalazione di abusi, introdotti da Ask.fm e da Twitter dopo le polemiche sui giornali. Mandi una mail di protesta e molto spesso non succede niente. E a nulla servono le petizioni, come quella portata avanti da alcuni genitori che hanno chiesto la chiusura di Ask.fm. Se lo chiudi, domani ne nasce un altro. E non si può nemmeno pretendere di delegare la sicurezza degli adolescenti alle policy di iscrizione. Allora ai genitori non resta che una strada. Stare attenti. E fare anche di più. Tutelarli. Installando piccoli strumenti di controllo, invisibili all’utente e quindi non limitanti per chi utilizza il computer. Attraverso questi, è possibile controllare ciò che viene digitato o sta per essere postato e condiviso prima che sia troppo tardi. Dunque spiegare loro che non è un like o un post su Facebook a determinare quanto valiamo. Ma soprattutto che insultare qualcuno nascosti dietro un profilo anonimo è un comportamento da vigliacchi e da conigli.

Una volta garantita una protezione totale, si può lavorare con più calma con i ragazzi. Infatti controllare ciò che gli adolescenti fanno in rete non è facile. Ogni giorno nascono nuovi social network e applicazioni e le mode digitali sono davvero volatili.  Ma per i genitori fare attenzione all’educazione digitale dei figli è ormai imprescindibile. Ecco alcuni consigli per evitare che i nostri figli diventino vittime del cyberbullismo o si trasformino in soggetti attivi di questa pratica.

1. Anzitutto è buona usanza introdurre una sistema di controllo totale che vi permetta di conoscere in ogni momento cosa avviene online.

2. Tenete il computer di casa in salotto o in un ambiente comune in modo da poterlo usare insieme. Per quanto riguarda il telefonino, invece, non proibitelo trasformandolo in una trasgressione ma limitatene l’uso. Utilizzando software di monitoraggio a distanza che consentono di conoscere real time cosa avviene, con chi sono in contatto e soprattutto se qualche pericolo è in agguato.

3. Date il buon esempio, cercando di non farvi vedere sempre con lo smartphone in mano o attaccati al laptop. Non demonizzate social network e device, non servirebbe a niente se non ad allontanarvi dai vostri figli. Piuttosto cercate di dare il buon esempio usandoli in maniera consapevole e nel rispetto della privacy vostra e dei vostri figli.

4. Spiegate loro come difendersi dalle aggressioni online. E metteteli in guardia sui rischi che comporta diffondere in rete i dettagli della propria vita personale.

5. Parlate con lui/lei del cyberbullismo e spiegategli/le che non si tratta di qualcosa di reale. Ma di virtuale. Segnalate l’abuso agli insegnanti, alle autorità e ai responsabili dei social network. Nel caso chiedete un supporto psicologico per i vostri figli.

6. Se vostro figlio trascorre troppe ore al telefono e al computer potrebbe esserci qualcosa che non va. Dunque diventa estremamente necessario controllarli senza però essere visti per constatare costa sta realmente accadendo. Una delle spie può essere l’isolamento. Non voler andare a scuola e non voler più vedere nessuno è uno dei primi campanelli di allarme delle vittime di cyberbullismo.

Martina: storia di cyberbullismo

ottobre 14, 2013 Bullismo Nessun Commento

La mamma di Martina aveva provato a toglierle il cellulare. Le aveva fatto anche chiudere il profilo Facebook e le aveva cambiato scuola. Aveva capito che c’era qualcosa che non andava. Ma non aveva idea che sua figlia, un ragazzina di 12 anni, fosse diventata il bersaglio di un gruppo di cyberbulli. Non poteva immaginare che tutti i giorni sul suo computer arrivassero messaggi terribili, che il più gentile fosse «Devi morire, fai schifo».

Così, quando Martina ha deciso di non uscire più di casa e non aprire più bocca, i suoi genitori non sapevano più cosa fare. Navigando su internet e leggendo il commento di altre persone a proposito di storie simili, hanno capito che potesse trattarsi di cyberbullismo. Hanno cercato una soluzione. L’hanno trovata rispondendo alla tecnologia con la tecnologia. Si sono rivolti ad Endoacustica Europe, azienda specializzata nel settore della sicurezza e della sorveglianza, e hanno acquistato dei piccolissimi strumenti che, collegati al pc, gli hanno permesso di scoprire tutto ciò che accadeva, password, testi digitati, chat…Ciò che i genitori di Martina scoprirono con orrore furono ricatti, molestie,  foto rubate e poi rese pubbliche, insulti  e hatespeech, messaggi anonimi che nessuno può rintracciare.

Questi fenomeni fino a oggi hanno riguardato per lo più Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma succede anche qui in Italia. Qualche giorno fa un gruppo di ragazzi a Bologna ha usato il social network Ask.fm, per organizzare una mega rissa ai giardini Margherita. Attraverso lo stesso social, Hannah, un’adolescente del Leicestershire, riceveva ogni giorno centinaia di messaggi in cui veniva invitata a suicidarsi. Hannah si è impiccata in bagno, mentre i genitori erano giù in salotto. Si era iscritta ad Ask.fm perché voleva essere popolare. Poi aver detto di no a un ragazzo e i troll, i provocatori della rete, si sono scatenati. «Perché non bevi della candeggina così muori?», le hanno scritto. E per Hannah non erano solo parole.

A poco sembrano servire anche i tasti per la segnalazione di abusi, introdotti da Ask.fm e da Twitter dopo le polemiche sui giornali. E a nulla servono le petizioni, come quella portata avanti dal padre di Hannah che ha chiesto la chiusura di Ask.fm. Se lo chiudi, domani ne nasce un altro. E non si può nemmeno pretendere di delegare la sicurezza degli adolescenti alle policy di iscrizione. Allora ai genitori non resta che una strada. Stare attenti. Controllare ciò che avviene quando i ragazzi sono al pc o utilizzano smartphone e altri dispositivi. Dispositivi per accrescere la sicurezza dei propri figli esistono e sono anche molto affidabili.

Alto rischio di tradimento sotto l’ombrellone

Estate, sole, vacanze, mare, uomini e donne in bella mostra, voglia di trasgredire dalla solita routine e sale anche la voglia di tradire il/la proprio/a compagno/a.

Dati statistici alla mano provano che ciò che spinge al tradimento in vacanza è la voglia di trasgressione. A quanto pare, è proprio da sotto l’ombrellone che vengono lanciati gli sguardi proibiti ai vicini, tanto meglio se anche loro fidanzati o ammogliati. Sembra infatti che uno dei principali divertimenti dei vacanzieri sia quello di mettere alla prova la fedeltà delle altre persone sulla spiaggia.
A istigare i tradimenti sarebbe, per il 33% degli uomini, la visione irresistibile di corpi svestiti, in spiaggia come in città, mentre il 40% delle donne cede se si sente desiderata, protagonista di un incontro “magico”. E forse questo alleggerisce le colpe dei colpevoli.

Non si tratta di vera e propria voglia di tradire ma di un modo per sentirsi ancora desiderati, attraenti ed anche per prendersi un pò gioco dell’altro sesso o riaccendere la gelosia nel partner, la passione e il desiderio nella vita di coppia.

A parte chi passa intenzionalmente le ferie da solo, con reali intenzioni di tradire il partner. Chi tradisce veramente cerca di dare la colpa al clima spensierato e vacanziero, ma molto probabilmente chi tradisce al mare, lo può fare anche in casa, in ufficio, nella stanza di un hotel. E spesso la relazione cominciata in vacanza continua per diversi mesi attraverso pc e cellulari. Al sospetto di un tradimento, diverse persone hanno fatto ricorso a software spia che consentono di conoscere in tempo reale il traffico sul telefonino controllato, in modo da troncare la relazione sul nascere e non logorarsi durante le meritate vacanze.

Questa idea è ancora più valida dal momento che meno del 10% degli uomini confesserebbe il misfatto, negando fino all’inverosimile. La carne è debole, soprattutto se abbronzata e scoperta e le trasgressioni attirano tutti.

Cresce la Nomofobia, la paura di restare senza smartphone

Dopo esser diventato il nostro migliore amico e averci aiutato nelle più svariate attività, il cellulare è diventato il protagonista anche dei nostri incubi. Si chiama Nomofobia che letteralmente significa “no-mobile-phone-phobia” ed è la paura di rimanere senza smartphone, disconnessi dal mondo.

Secondo una ricerca effettuata da Securenvoy, i dati destano preoccupazione: il 70% delle donne e il 61% degli uomini ha paura di rimanere senza il cellulare. Nonostante la leggerezza del tema, non si sottovalutano le conseguenze di questa fobia, stanno nascendo infatti i primi centri di riabilitazione specializzati.
A questa forma principale di paura collegata al cellulare si uniscono i timori di rimanere senza credito, di avere la batteria scarica o di smarrirlo.
Ammettiamolo, molti di noi hanno costruito il proprio mondo nello smartphone. Contatti, foto, video, musica, agende, social, c’è addirittura chi usa il telefono per spiare conversazioni e spostamenti del proprio partner.
E oltre alle paure, si parla di vere e proprie fissazioni come chi non riesce a stare più di qualche minuto senza controllare il display e chi ha la continua necessità di aggiornare i social network.

Alcuni dei segnali della nomofobia possono essere non posare mai lo strumento, essere presi da ansia nel momento in cui non lo si trova, utilizzarlo anche in bagno e tenerlo nel letto mentre si dorme. La maggior parte dei dipendenti è di età compresa tra i 18 e i 24 anni, seguiti dalla fascia che va fino ai 34.
Per il momento numerose sono state le richieste di implementazione di software spia all’interno di cellulari di figli, amici o partner a dimostrazione che senza il cellulare proprio non si sa stare e che lo strumento va ben aldilà della semplice chiamata e nasconde in se tutti i nostri segreti.

Il tradimento? Si scopre con il GPS

Durante una trasmissione di Radio1Rai, un uomo ha raccontato di aver visto, grazie ad un’immagine di Google Maps, l’autovettura della moglie parcheggiata sotto casa del suo ex fidanzato. Dopo un primo dubbio che il veicolo potesse essere un modello simile e dello stesso colore, l’uomo ha visto che dalla macchina spuntava il porta enfant che lui stesso aveva montato sul sedile posteriore.

Nell’infinita miniera di software per smartphone è in uso da qualche tempo un programma che offre la possibilità di localizzare un cellulare attraverso il sistema GPS. Come? Basta installare sul cellulare della persona da tener d’occhio un software. A questo punto per localizzare la posizione GPS del telefonino, sarà sufficiente inviare un comando allo spyphone, che in qualche minuto risponderà con un SMS contenente latitudine e longitudine. Inserendo le coordinate in Google Maps o Google Earth, sarà possibile visualizzare l’indirizzo esatto dove il cellulare si trova in quel momento e il gioco è fatto. Ottima notizia per tutti coloro che vogliono tenere sotto controllo il proprio partner, ma pessima per quelli che invece portano avanti una relazione extra-coniugale.

Le intercettazioni di Mr Grey

settembre 24, 2012 Stalking Nessun Commento

E’ il caso letterario del momento. Tutti ne parlano, qualcuno lo adora, altri lo criticano. La trilogia “Cinquanta sfumature” di E.L. James ha venduto in Inghilterra 100.000 copie in sette giorni a negli Stati Uniti si avvicina ai 20 milioni di copie, equamente divise tra ebook ed edizioni stampate.

La scrittrice, E.L. James, 49 anni e madre di due bambini risiede a Londra ed è una ex scrittrice tv di storie sulla criminalità. Rilascia raramente interviste ed il dettaglio più piccante che abbia mai rilasciato riguardo alla sua vita è che le piace mangiare la Nutella dal barattolo.

La novella erotica è stata derisa dai critici per la “scrittura terrificante” e per le “noiose” scene di sesso, ma ciò non ha fermato le donne appassionate dalla storia della vergine eroina che si imbatte nel bilionario amante del bondage. Infatti, nel libro, viene chiesto alla protagonista, Anastasia Steele di firmare un contratto che permetterebbe a Mr Grey di avere completo controllo delle sua vita, includendo ovviamente la soddisfazione di ogni desiderio che Grey abbia a letto. L’uomo è un amante del bondage e del sadomaso e per l’illibata Ana Steel tutto ciò appare in un primo momento molto travolgente. Attorno a ciò ruotano i tre libri che ad oggi, in Inghilterra, sono più popolari del codice della strada e hanno venduto più di “Harry Potter e i doni della morte”.

Inoltre la storia rappresenta un vero e proprio manuale di intercettazione. Mr Grey controlla continuamente la sottomessa Ana in modi diversi. Le regala un BlackBerry con installato un software spia che gli permette di sapere in ogni momento dove lei si trovi e cosa stia facendo con il cellulare. In diversi momenti della storia Grey piomba nel luogo dove si trova la donna rintracciata attraverso il sistema GPS installato sullo spyphone. Un vero sistema di controllo che potremmo usare anche noi grazie a semplici espedienti tecnologici. Guarda qui!

 

Quando gli atti persecutori passano attraverso il cellulare, come difendersi.

luglio 16, 2012 Stalking Nessun Commento
stalking attraverso il telefono

Due anni e quattro mesi, questa la condanna inflitta dai giudici al commesso 35enne di Bergamo che lo scorso anno aveva tempestato la ex 30enne con una media di 36 chiamate e messaggi al giorno, più di 1000 in un mese.

I due si erano lasciati ad aprile e l’uomo, non sopportando e non rassegnandosi al distacco, aveva iniziato a mandare messaggi ingiuriosi e minatori alla donna che, stanca delle continue offese e minacce, ha ben pensato di recarsi dalle forze dell’ordine e denunciare il suo ex per stalking.

L’uomo sarebbe stato riconosciuto colpevole anche per i reati di minacce, violenza privata e violazione di domicilio e assolto, invece, per quelli di sequestro di persona e violenza sessuale.

Nonostante gli avvocati difensori del commesso abbiano dimostrato come l’uomo sia stato in un certo senso “incentivato” ad inviare i messaggi dalla stessa vittima, che in 300 occasioni avrebbe risposto alle presunte molestie telefoniche, i giudici lo hanno giudicato colpevole e condannato.

Non è certo un caso isolato questo, ma spicca per la mole dei messaggi inviati e per il senso di tormento che la vittima avrà provato nel riceverli.

Il telefono cellulare, apparecchio di cui ormai non si può più fare a meno, si trasforma spesso in un mezzo per compiere atti persecutori, dapprima verbali, ma che spesso sfociano in violenze fisiche sulla vittima. Fermare lo stalker o, in qualche modo, farlo desistere, non è sempre facile. Ma la tecnologia permette oggi di sentirsi più al sicuro.

Se foste degli stalker, continuereste a chiamare un numero al quale, invece della la vostra ex, risponde una voce maschile? Qualcuno magari sì, ma è stato dimostrato come i cambiavoce telefonici siano molto efficaci nel prevenire questi atti, facendo credere allo stalker che la vittima abbia cambiato numero o che sia sempre accompagnata. Continuereste a chiamare o ad inviare messaggi intimidatori ad un numero che magari non è più della vostra ex o a una persona che non è mai sola?

Endoacustica Europe

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