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Difendersi dal bullismo on line con un cellulare spia

dicembre 15, 2015 Bullismo Nessun Commento
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Per il Cyberbullying Research Center, l’istituto di ricerca statunitense che studia le cause e le conseguenze del bullismo tra gli adolescenti, non ci sono dubbi: il cyberbullismo, o bullismo on line, possiede caratteristiche proprie che lo rendono diverso da qualunque altra forma di prevaricazione sociale. Vediamo di seguito i risultati emersi dallo studio su un campione di 457 studenti, tutti di età compresa tra gli 11 e i 15 anni, relativo a febbraio 2015.

Dispositivi più comunemente utilizzati dagli adolescenti

I telefoni cellulari continuano a essere i dispositivi elettronici più amati da questo target di adolescenti, impiegati soprattutto per inviare messaggi di testo (75,4%), usufruire di applicazioni mobili (74,2%) o giocare on line (66,2%). Per quanto riguarda l’accesso all’universo social, Snapchat (46,6%), Instagram (41,7%) e Facebook (32,9%) sono le piattaforme web più gettonate. Quasi del tutto snobbato è invece Twitter, che sembra non riscuotere particolare interesse da parte di questa fascia di età.

Vittime e artefici degli atti di cyberbullismo

Alla domanda se fossero mai stati interessati da una qualche forma di bullismo on line, il 34,4% degli intervistati ha risposto di sì. Il rumours sul web (19,4%), i commenti offensivi (8,3%), lo scambio di identità (6,4%) e la pubblicazione non autorizzata di foto (4,6%) sono stati invece i sistemi adoperati dai cyberbulli per attaccare le proprie vittime. Il 14,6% degli studenti ha inoltre ammesso di aver fatto ricorso al cyberbullismo per offendere altri studenti, con forme di approccio più o meno importanti come quelle riportate pocanzi.

Differenza di genere nel bullismo on line

Il genere femminile è quello più comunemente colpito da atti di bullismo on line con un 40,6%, contro il 28,2% di quello maschile.  Il 14% delle ragazze ha comunque ammesso di aver molestato altri studenti nei trenta giorni precedenti l’intervista.

Come arginare il dilagare del bullismo digitale

I numeri riportati qui sopra sottolineano un gravoso problema che necessita di essere risolto al più presto prima che diventi incontenibile. Per fortuna oggi esistono in commercio delle applicazioni, come i software per cellulare spia spy phone, che possono prevenire gli episodi di cyberbullismo. Si tratta per lo più di applicativi installabili sul cellulare del minore, capaci di ascoltare i suoni ambientali, registrare o monitorare chiamate in real time, leggere gli SMS inviati e ricevuti, così come spiare le tanto temute chat di messaggistica istantanea (Facebook, WhatsApp, Telegram ecc.) o restituire la localizzazione geografica del cellulare spia. Se utilizzato nel pieno rispetto della privacy, uno spyphone può rivelarsi un prezioso alleato per molti genitori ansiosi e sfiduciati.

ReThink. Un’app efficace contro i bulli della rete

settembre 29, 2015 Bullismo Nessun Commento
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Si chiama ReThink ed è una applicazione in grado di allertare, attraverso un semplice messaggio a comparsa, quando si stanno per inviare parole o frasi offensive in rete. Pur nella sua semplicità d’uso, l’app inventata da Trisha Prabhu, una ragazzina statunitense di appena 15 anni, sembra comunque fare bene il proprio lavoro. Ben il 90% dei suoi utilizzatori, infatti, è stato dissuaso dal software dall’inserire termini ritenuti inappropriati e allo stesso tempo invitato a sostituirli con altri meno offensivi. Insomma, ReThing suggerisce all’utente di “ripensarci” su prima di buttare giù qualcosa che potrebbe ferire un’altra persona.

L’idea di un’applicativo web capace di contrastare la piaga del bullismo in rete è nata un anno fa, quando la piccola programmatrice in erba legge sul giornale la storia di Rebecca, una ragazza di 12 anni suicidatasi a causa di un episodio di cyberbullismo. Rammaricata e ferita profondamente dall’episodio, Trisha non ha resistito alla tentazione di fare qualcosa per i suoi coetanei, vittime dello stesso reato. Così ha creato ReThink, un’applicazione che conta già parecchie migliaia di utenti soddisfatti.

Visto sotto un’ottica di prevenzione, il progetto messo su da questa geniale ragazzina ci sembra un’occasione più unica che rara. Non a caso nasce in un periodo che vede il dilagare dei social network, ritenuti da alcuni studiosi un mezzo subdolo e degradante per perpetrare azioni simili a quelle richiamate pocanzi. Ad ogni modo è importante non abbassare mai la guardia. In commercio esistono molte applicazioni che, alla stregua dell’applicazione ideata da Trisha, permettono di capire in anticipo se adolescenti e non sono in procinto di incappare in situazioni pericolose. Un sistema efficace potrebbe essere ad esempio uno spyphone, ovvero un telefono sul quale è stato installato preventivamente un software spia capace di monitorare chiamate, suoni ambientali, SMS, chat di messagistica istantanea (Facebook, WhatsApp ecc.) e localizzazione geografica. Una soluzione completa ed efficace a difesa delle vittime del bullismo in rete.

Stalking citofonico. Un modo tutto nuovo di importunare

settembre 10, 2015 Stalking Nessun Commento
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È successo qualche giorno fa a Centocelle, alle porte di Roma. Un tizio insiste pigiando più volte sui tasti del citofono, gridando a squarciagola di volere del denaro. Quando si rende conto che la sua richiesta rimarrà ancora una volta inascoltata, strappa via con forza il citofono dal muro aiutandosi con un taglierino. La proprietaria del condominio preso di mira da mesi dallo stalker lo riconosce immediatamente e lo denuncia alla polizia.

Bizzaria a parte, questo insolito episodio di stalking “citofonico” rivela ancora una volta tutta la caparbietà di un molestatore seriale a danno della propria vittima indifesa. Insomma, i modi di molestare la gente sembrano non avere limiti. Che si tratti anche in questo caso di stalking, lo possiamo evincere dalla presenza di due componenti principali: la molestia e la persecuzione, basati sul meccanismo della ripetizione, intrusività e insistenza.

Certo non tutte le vicende avranno lo stesso lieto fine dell’episodio appena descritto. Ci saranno sempre situazioni con risvolti peggiori. È per questo che è necessario affrontare il problema da un punto di vista preventivo. La tecnologia, ad esempio, può venirci in aiuto con diversi dispositivi adatti allo scopo. Installare qualsiasi sistema di telecamere sarebbe potuto servire, molto probabilmente, a dissuadere lo stalker dal compiere l’azione persecutoria. E se tutto questo non bastasse? Beh, siamo convinti che il buon senso debba prevalere su tutto e che l’ultima parola è sempre bene lasciarla  a chi si occupa di difesa della persona e dell’ordine pubblico.

Il capo la molesta, lei non può ottenere giustizia perché è una stagista

gennaio 23, 2014 Mobbing Nessun Commento

In tempi di carenza di lavoro, non sono rari gli imprenditori che approfittano della tragica situazione di molti giovani sottopagandoli o facendoli lavorare “a nero”, senza contratto e senza alcuni diritto. Questa condizione amareggia i dipendenti e soprattutto li rende più permissivi e succubi di fronte a comportamenti scortesi ed anche illeciti che molto spesso sfiorano il mobbing vero e proprio.

Non crediamo al sogno americano dove tutto luccica e gli stipendi sono reali. A New York, ad esempio, essere uno stagista non comporta solo la difficoltà di lavorare per un compenso molto limitato, o spesso addirittura nullo: i giovani lavoratori senza un contratto non sono neppure protetti contro gli abusi sul lavoro. Un giudice di Manhattan – come ha riportato Bloomberg Businessweek – ha infatti stabilito che Lihuan Wang, 26 anni, ex stagista nell’ufficio di Phoenix Satellite Television, non può citare in giudizio il suo capo per molestie sessuali perché non è una dipendente regolarmente assunta dall’azienda.

La ragazza, originaria della Cina, ha iniziato un periodo di stage presso l’ufficio di New York nel 2010, quando aveva 22 anni, e sostiene che il suo supervisore l’ha più volte molestata toccandole il fondoschiena e tentando di baciarla. Ma la legge recita: «La tutela dei lavoratori non si estende agli stagisti non retribuiti. Questi ultimi non sono coperti dalla legge sui diritti umani della città».

Questo tipo di atteggiamenti purtroppo sono frequenti e non hanno limiti geografici. In tal senso possiamo fare riferimento alla difesa personale, unico strumento di cui ci si può servire in caso di mobbing, almeno per raccogliere le prove che consentono di denunciare gli aggressori. Infatti i casi di abusi molto spesso hanno richiesto delle prove che determinino il perpetrarsi degli atteggiamenti denunciati. Dunque l’impiego di microspie o microcamere nascoste sono di estrema importanza per tutelarsi ed ottenere giustizia. Una penna, un mouse, un libro e tanti altri oggetti normalmente presenti in un ufficio, ben si adattano a diventare dei buoni alleati per immortalare ingiustizie e molestie.

Sei vittima dello stalking? Ecco cosa fare

dicembre 16, 2013 Stalking Nessun Commento

Il reato di stalking si configura quando qualcuno (spesso, un ex partner) compie una serie di atti (che possono essere minacce o molestie, ma anche atti apparentemente innocui, come l’invio continuo di indesiderati sms, fiori, o biglietti) tanto da compiere violenza psicologica nei confronti della vittima ingenerandole un comprensibile stato di ansia e paura oppure costringendola a cambiare abitudini personali (sostituire utenza telefonica, cambiare residenza, ecc.) o ancora ingenerandole un fondato timore per la propria incolumità personale. Dunque è un reato contro la libertà morale della persona.

Minacce, percosse, molestie, in qualsiasi modo venga perpetrato il reato, la chiave di volta delle situazioni di stalking, è costituita dalle prove. Solo se si è in possesso di prove attestanti la reale situazione si può intervenire, denunciare ed uscirne. Per questo in moltissimi casi di stalking vengono impiegate microspie, telecamere nascoste ed altri strumenti di controllo che permettono di inchiodare il colpevole. In questo campo, l’utilizzo di prodotti professionali e affidabili è fondamentale.

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente circa le modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate. Esistono tuttavia alcuni consigli utili.

Innanzitutto, è inutile negare il problema. Spesso, dal momento che si ha difficoltà nel considerarsi una “vittima”, si tende ad evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e facilitando così lo stalker.

Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” in maniera chiara ed inequivocabile. Altri sforzi per convincere il proprio insistente persecutore, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo reputano bisognoso di aiuto, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.

Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini prevedibili, in orari di punta ed in luoghi affollati, magari portando con sé uno spray di difesa, per aumentare la sensazione di sicurezza.

Se le molestie sono telefoniche, si consiglia di non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione dello stalker. È meglio cercare di registrare le telefonate in maniera tale da avere del materiale come prova di tali comportamenti non lascia prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza. Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non correre a casa o da un amico, ma recarsi prontamente dalle forze dell’ordine. In ogni caso, una volta raccolte le prove, nel tempo più breve possibile, il consiglio resta sempre quello di denunciare.

Palpeggiamenti durante il colloquio di lavoro

luglio 18, 2013 Mobbing Nessun Commento

Quando è tornata a casa, è scoppiata in un pianto ininterrotto. E tra le lacrime ha raccontato quello che poco prima le era successo: durante il colloquio a cui si era presentata per un posto da segretaria, il titolare le aveva messo le mani addosso, palpeggiandola e facendole esplicite proposte di natura sessuale in cambio del lavoro. La mamma della ragazza, appena ventenne, ha preso il cellulare e ha chiamato immediatamente la polizia.

Mentre la ragazza veniva accompagnata all’ospedale per gli accertamenti del caso, gli agenti della questura hanno raggiunto l’azienda, una piccola ditta di trasporti, in cui sarebbero avvenute le molestie. Una volta sul posto, i poliziotti sono stati avvicinati da un’altra ragazza, anch’essa ventenne: anche lei avrebbe subito ripetuti palpeggiamenti da parte dell’imprenditore (un sessantenne con precedenti penali) durante il periodo di prova che aveva effettuato nell’azienda per quello stesso lavoro per cui la sua coetanea si era presentata dopo aver letto un annuncio del Centro per l’impiego.

Entrambe le ragazze sono state invitate in questura e le loro accuse sono state messe a verbale. Le molestie subite da parte dell’uomo erano praticamente della stessa natura. Le forze dell’ordine hanno voluto vederci chiaro sulla questione e, senza perdere altro tempo, hanno dotato la ragazza che svolgeva il periodo di prova di un orologio con microcamera incorporata e si sono piazzati nei pressi dell’azienda. La ragazza, rimasta in azienda per pochissimi minuto, ha registrato alcune conversazioni molto esplicite, fornendo prove schiaccianti.

Spetterà adesso alla procura della Repubblica esaminare le testimonianze e gli elementi di prova raccolti. L’imprenditore al momento è indagato per il reato di violenza sessuale. Purtroppo come spesso avviene gli inquirenti hanno bisogno di prove per procedere in maniera spedita con la prassi giudiziaria. Nel privato sarebbe opportuno presentarsi sempre ad “incontri al buio” che siano di natura professionale o personale, muniti di strumenti di auto tutela, in maniera da metter fine alla marea di abusi che si consumano ogni giorno e che mietono continuamente nuove vittime.

Escort a rischio

aprile 3, 2013 Mobbing Nessun Commento

Tempo di crisi e tempo in cui si è maggiormente disposti a scendere a compromessi per poter campare. C’è chi sceglie lavori più umili e chi sceglie di intraprendere una strada tanto redditizia quanto ardua, quella della prostituzione. Le escort, così come sono oggi comunemente chiamate, vendono il proprio corpo e non pagano le tasse. Un mondo ignaro ai più che divide il piacere dal lavoro.

Un esempio può essere la storia di Alessandra che si definisce “figlia di un paese il cui governo mortifica l’intelligenza di tanti giovani, ostacolandoli nell’espressione delle loro capacità, spesso a vantaggio dei “figli di”, relegando chi non ha “santi in paradiso” a lavoretti precari, con stipendi miseri”. Per cinque anni ha guadagnato 800 euro in nero a fronte di 10 ore in piedi dentro un negozio. Un affitto da pagare e la minaccia dell’anoressia che incombeva. Dopo battaglie sindacali e curricula inviati pressoché ovunque Alessandra non ha retto più e ha deciso di intraprendere “la via più semplice” come la definiscono in molti. “I miei incontri (non tutti ma la maggior parte) sono “stupri” a cui il mio corpo acconsente, ma che il mio spirito subisce. Nessuno mi regala i soldi, li devo guadagnare interpretando i loro desideri che solo a volte corrispondono ai miei. E’ il caro prezzo che pago per ottenere gli agognati soldi”.

La storia di Alessandra non si è risolta però con il nuovo lavoro, anzi sono arrivati nuovi problemi. Un giorno la donna ha incontrato un uomo particolare. Uno di quello con molti soldi e poco cervello. L’ha aggredita dapprima verbalmente, poi è passato agli spintoni, mollandole un ceffone e prendendola a calci. La fortuna di Alessandra è stato l’X Spray di Endoacustica che la ragazza porta sempre con sé. Si tratta di uno spray anti aggressione che consente di bloccare momentaneamente la visuale dell’aggressore grazie alla sua consistenza schiumosa di colore blu e nel caso in cui l’aggressore si dia alla fuga e rimuova la schiuma dal viso, il colore blu rimarrà sulla pelle per circa tre giorni e questo faciliterà l’identificazione del soggetto.

La escort dopo aver spruzzato X-spray sul viso dell’aggressore ha chiamato aiuto mentre l’uomo, lasciandola in mezzo ad una strada, è fuggito. Fortunatamente non è andato lontano dato che è stato prontamente riconosciuto dalle forze dell’ordine dopo che la giovane aveva segnalato l’accaduto.

La conclusione della storia non vede il lieto fine. Alessandra continua a prostituirsi per sopravvivere e cerca come può di tutelarsi. “Il prezzo del meretricio è un indennizzo per la “violenza” subita dal nostro corpo, dalla nostra mente e dalla nostra anima”.

Denunciato per aver tagliato i capelli ad alcune donne nel bus

marzo 15, 2013 Stalking Nessun Commento

La prudenza non è mai abbastanza. Luoghi pubblici, bar, strade sono spesso teatri di scene di aggressione e violenza da parte di perfetti sconosciuti.

A Bologna qualche giorno fa è stato fermato un 40enne barese con l’accusa di aver tagliato i capelli a numerose donne. Come è chiaro capire, l’uomo non è un parrucchiere, anzi per esser più precisi è impiegato nel settore metalmeccanico. E come si spiega allora la vicenda? Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo aveva una vera e propria mania, quella di tagliare i capelli a giovani donne. Un desiderio irrefrenabile che gli ha portato guai con la giustizia.

L’uomo ha insospettito i poliziotti perché è stato visto salire e scendere numerose volte dagli autobus, perquisito, è stato trovato in possesso di tre paia di forbici da parrucchiere e due ciocche di capelli femminili gelosamente custodite nella tasca interna del giubbotto. Portato in Questura, il maniaco ha ammesso di averle tagliate a giovani donne a bordo dei mezzi pubblici. Non è escluso che il feticista, che vive e lavora nel barese, si sia recato fino a Bologna in occasione della fiera della cosmesi e della bellezza, certo di trovare molte “vittime” alle quali tagliare i capelli. Tra le denunce c’è stata infatti una da parte di una visitatrice del Cosmoprof che si è rivolta al posto di polizia della fiera, per denunciare che qualcuno le aveva tagliato una ciocca di capelli. L’uomo è stato denunciato per violenza privata e porto illegale di forbici.

Un episodio quasi ridicolo, che può anche strappare un sorriso. Non si può dire la stessa cosa per le numerose violenze consumate per le strade ad opera di perfetti sconosciuti. Numerosissime donne, ma anche uomini, hanno pensato alla propria sicurezza e portano sempre con sé degli spray anti aggressione. Uno dei più affidabili è X spray, il prodotto anti aggressione di Endoacustica che consente di bloccare momentaneamente la visuale dell’aggressore grazie alla sua consistenza schiumosa di colore blu. Ovviamente Endoacustica ha pensato anche all’eventualità in cui l’aggressore si dia alla fuga. In questo caso, una volta rimossa la schiuma dal viso, il colore blu rimarrà sulla pelle per circa tre giorni e questo faciliterà l’identificazione del soggetto. X spray non è nocivo e costituisce un semplice accorgimento che potrebbe rivelarsi importantissimo.

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