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Stalking: La storia di Alex – Parte III

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Ecco la storia di Alex cosi’ come raccontata da lei stessa:

Negli ultimi due anni, questo pazzo mi ha rovinato la vita, o almeno, la vita che avevo prima. Ha cominciato con telefonate di minacce, fino a giungere a cose come bucare le gomme della mia auto o tagliare i fili del freno. Come se non bastasse, la mattina dello scorso Natale è passato a “salutarmi” ubriaco (o forse drogato) e con una pistola in mano. Delle microspie avrebbe potuto documentare il tutto e aiutarmi a non arrivare a tale situazione

I poliziotti da me chiamati mi hanno chiesto se mi avesse effettivamente MINACCIATO. Ho risposto che per me, impugnare una pistola è già una minaccia di per sé. Alla loro insistenza, ho risposto che non ci sono state minacce VERBALI, non ha detto che era venuto per uccidermi.

Quindi, nessuna minaccia, nessuna denuncia. I poliziotti se ne sono andati e io mi sono resa conto che c’era veramente qualcosa che non andava.
Non ho famiglia, quindi nessuno mi capiva realmente. I vicini rifiutarono di essere coinvolti nei miei affari personali, per paura che il molestatore rivolgesse le sue “attenzioni” verso di loro e che si potessero trovare in prima linea. Fantastico, amici da quattro anni, e quando serve, spariscono in un attimo.

Sulle prime pensai che la sua fosse solo una ossessione quasi infantile, supportata in questo dal mio “esperto” psicoanalista, che diceva che non avrebbe mai avuto il coraggio di aggredirmi fisicamente.
Due mesi dopo, infatti, lo fece. Mi prese da dietro e quasi mi spezzò la spina dorsale. Feci finta di svenire ed allentò la presa, preparandosi a violentarmi, e non si sarebbe fermato neanche se fossi stata morta.
A quel punto riuscii a balzare in piedi e scappare. Nonostante 13 chiamate alla polizia, da parte di vicini che avevano assistito alla scena o udito le mie grida disperate, la volante arrivò soltanto 20 minuti dopo.

I poliziotti lo incriminarono soltanto per percosse semplici. Ero piena di graffi e di abrasioni, avevo i vestiti strappati, l’occhio sinistro quasi chiuso per quanto era gonfio, ed ancora non ricordo (per fortuna!) tutti i dettagli, a parte il fatto che mi ha trascinato per tutta la casa tenendomi per il collo, senza dire una sola parola per tutto il tempo.
Ancora non riesco a togliermi quelle immagini dalla mente, gridavo con tutto il fiato che avevo in gola e sono riuscita a scappare soltanto fingendomi morta quando si preparava a violentarmi (infatti la polizia trovò dei preservativi sulla scena del crimine).

I poliziotti contribuirono ad umiliarmi con fotografie della scena e calpestando tutto quanto avevo in casa, e lasciandomi da sola senza assistenza, semplicemente dicendomi “Lo porteremo in galera”. OK, una buona notizia, ma un po’ di conforto in più non sarebbe stato sgradito.

Poco dopo, cominciai a sentirmi paralizzata sul lato sinistro. Dottori e neurocirurghi furono concordi nel dire che l’aggressione mi aveva quasi reciso la spina dorsale. Mi dovetti sottoporre ad un intervento di neurochirurgia, perché il dolore era qualcosa di inimmaginabile, specie per una persona come me, che ha praticato sport per tutta la vita. Quei giorni ora fanno parte del passato, visto che ho una disabilità parziale permanente.

Pochi giorni prima dell’operazione, mia madre si trasferì da me per aiutarmi nei movimenti più semplici. Passai tutta l’estate imprigionata in un busto, ed il mio peso scese drasticamente da 54 chilogrammi fino a 42. Ovviamente, mia madre doveva tornare alla sua casa e alla sua vita quotidiana, così prima di andarsene mi riempì la casa di abbastanza provviste da nutrire una persona normale per almeno tre mesi.

Le uniche cose che mi hanno permesso di sopravvivere sono state la mia autostima, i miei gatti, e la gratitudine per essere sopravvissuta ad un’operazione molto rischiosa. Ero e sono ancora furiosa perché lui è stato incriminato solo per percosse semplici piuttosto che tentato omicidio o almeno percosse gravi. Nonostante tutto questo feci tutta la trafila delle deposizioni e poco prima del processo dovetti essere ricoverata per un attacco di stress, col battito cardiaco che non scendeva sotto le 170 pulsazioni al minuto.

In tribunale, decisi che la mia vita valeva molto di più che farlo finire in carcere o sotto tutela, per cui acconsentii a lasciarlo in libertà sotto cauzione. Subito dopo, mi fece picchiare da due suoi amici e pochi giorni dopo venne lui stesso a cercarmi.
Per fortuna mi ero appena trasferita in un nuovo quartiere, con dei poliziotti molto rapidi che arrivarono 90 secondi dopo la mia chiamata.

Ora lui si trova in prigione senza possibilità di uscirne; io ho perso moltissimo da tutta questa storia, ma sono orgogliosa di non aver perso la sanità mentale. Le accuse nei suoi confronti ora sono molto più pesanti: stalking aggravato ed una serie di reati accessori quale la violazione dell’ordine restrittivo, ed oltraggio alla corte.

Ho un buon tenore di vita e lavoro in proprio. Ovviamente, tutti i guadagni dell’ultimo anno se ne sono andati, ma sono piena di speranze. Il mio aggressore ha passato Natale, Capodanno, il suo compleanno ed il mio in carcere, e sarà così per molti anni a venire. Ora grazie ad aiuti medici e psichiatrici mi sento meglio e ho ricominciato anche a muovermi, così da poter ricominciare presto a lavorare e guadagnare bene.

Non ho perso la fede in me stessa e la mia autostima, anche se nessuno capisce dove possa averle trovate. Quello che ha un problema, ora, è lui. Io sono sopravvissuta ad un crimine violento e sono pronta per incontrare una persona nuova, perché so che non tutti gli uomini sono malvagi come lui, che non considero nemmeno umano. Presto, anche se non ora, incontrerò la persona giusta con cui mettere su famiglia.

Le mie ferite e la mia paralisi sono praticamente impossibili da vedere, e ormai ho imparato a recitare in maniera molto convincente per far credere agli altri che vada tutto bene, ma sono perfettamente normale e felice, e anche se la mia famiglia mi ha abbandonata, I miei gatti sono sempre con me e la mia nuova vita è pronta per essere vissuta.

Stalking: La storia di Alex – Parte II

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Il secondo molestatore con cui ebbi a che fare decise di ignorare deliberatamente l’ordine della polizia che gli vietava di contattarmi o avvicinarsi a me. Continuava a chiamarmi, ma lo faceva via Skype, visto che le chiamate via Internet non sono rintracciabili e l’utilizzo di microspie poteva essere l’unica arma possibile.
Continuava a causarmi problemi anche in parrocchia, a calunniarmi, a scrivermi email, teneva addirittura un blog su di me, rubava la mia posta e la mia spazzatura, in pratica faceva quel che voleva con la mia vita.

Purtroppo, il mio avvocato mi disse che gli email da un servizio di posta gratuito (Hotmail, Gmail etc) non costituivano una prova plausibile, così come i blogs che non riportassero il suo nome, e naturalmente non potevo dimostrare che fosse lui a rubare la mia posta e la mia spazzatura, o a chiamarmi via Skype.

Questo è uno dei grandi svantaggi di Internet. Un molestatore può mandarvi migliaia di messaggi e, nonostante voi sappiate benissimo che è lui a scrivervi, se lo fa tramite un email gratuito da un punto Internet, non c’è modo di provare che sia stato effettivamente lui.
Infatti, l’avvocato mi disse che se l’avessi denunciato per via della sua attività su Internet (email, blog etc), avrei rischiato di essere condannata a mia volta per calunnia, perché il giudice non l’avrebbe ritenuta una prova valida.

Quindi, tutto quello che il mio molestatore avrebbe dovuto fare era rovesciare i termini della questione e dire che ero stata io a molestare lui, per farmi passare guai seri. Oggettivamente è assurdo, ma senza prove solide ed innegabili non è possibile dimostrare chi si astato a mandare email minacciosi o a scriver blog pieni di notizie infamanti ed ovviamente false.
Era giunto fino al punto di pubblicare i miei dettagli personali (data di nascita, codici personali, informazioni bancarie e numeri di carta di credito), ma non ero in grado di provare che fosse stato lui.

A causa di tutto questo, ho preso delle misure laboriose ma efficaci per proteggermi quali l’utilizzo di microspie e molti altri prodotti trovati sul sito Endoacustica.com, ed anche se alcune di esse sono di dubbia legalità, quando una cosa va fatta, va fatta.
Tempo fa, ho scoperto che chiunque può richiedere una lista delle attività automobilistiche, basta dichiarare che abbiano un buon motivo per farlo. Viene fatto tutto online, a seconda dello Stato degli USA dove ci si trova. Richiedendo la mia lista, sono rimasta sorpresa dalla quantità di informazioni in essa contenute.

Tutte le mie multe, eventuali incidenti che possano rivelare dove mi trovavo in un certo momento, che tipo di automobile guidavo al momento della multa o dell’incidente, ed ovviamente il mio indirizzo di casa. Se qualcuno volesse trovare la vostra dichiarazione dei redditi, potrebbe anche rintracciare la vostra automobile ed il vostro indirizzo di casa.
Per questo motivo, non ho il mio indirizzo di casa sulla patente. La mia sicurezza e la mia privacy sono molto piu’ importanti di una legge che ti dice di dichiarare sempre dove vivi. Non ho proprietà a mio nome, e tutto e’ pienamente legale. Se volete sapere come potete possedere delle proprietà senza averle registrate a nome vostro, consultate un avvocato esperto in questo settore.

La cosa ancora più sconvolgente è che pochi mesi fa scoprii l’esistenza di un sito dove basta inserire il numero di targa di un’auto per scoprirne le generalità del proprietario. Non ci credevo, allora provai ad inserire il numero di targa della mia auto e vidi comparire sullo schermo il mio nome ed il mio indirizzo, così come essi sono stati registrati nell’archivio della Motorizzazione.

Molta gente non si rende conto di quanto la loro privacy sia a rischio, sia online che offline. Provate a mettere il vostro nome su vari motori di ricerca, e potrete trovare il vostro profilo face book o quello di altri social networks, tutti i blog o i forum in cui compare il vostro nome, corredati con numeri di telefono ed indirizzo. Ricordatevi che ogni compagnia (società di carte di credito, banche, agenzie di ricerche di mercato, abbonamenti a riviste o giornali e praticamente ogni luogo dove voi possiate aver fornito i vostri dati completi di indirizzo e telefono) può essere in grado di vendere il vostro nominativo ed i vostri dettagli, a meno che non neghiate espressamente il consenso a farlo.

Olte a questo, ho scoperto qualche mese fa che tramite non so più quale sito, è possibile scoprire tutti i dettagli collegati ad un indirizzo email gratuito. Quindi, per chi usa Hotmail, Gmail o simili, il consiglio che mi sento di dare è quello di non usare mai i propri dettagli reali: il nome va bene, ma evitate di inserire l’indirizzo esatto, numero di telefono o altri dettagli sensibili. Usate informazioni che sarete comunque in grado di ricordare se doveste smarrire o dimenticare la password di accesso.

Per molti di voi questo potrà sembrare un caso di paranoia, ma se vi e’ mai capitato di subire molestie o atti di stalking, capirete benissimo che mantenere segreti i propri dettagli e’ un modo per salvaguardare la propria privacy e la propria pace.

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