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Inside Agency: domanda di sicurezza in crescita anche in Italia

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A detta dell’Inside Agency, l’agenzia internazionale di intelligence che ha sedi in USA, Russia, Gran Bretagna e in molti altri paesi europei ed extraeuropei tra cui anche l’Italia, 7 aziende su 10 non sarebbero dotati di sistemi di sicurezza adeguati. Una notizia non propriamente confortante e che prendiamo per vera, vista la loro reputazione ed esperienza di anni nel campo delle investigazioni e della gestione del rischio economico e finanziario. Vediamo però in dettaglio i dati emersi dall’analisi.

Oltre a quanto detto, si è scoperto che la maggior parte delle aziende è oltremodo sensibile alle problematiche legate al tema della sicurezza. 9 aziende su 10 lo considerano difatti di primaria importanza, e a tutti gli effetti, solo il 50% si ritiene soddisfatto dell’attuale assetto delle infrastrutture. Di conseguenza la domanda continua a crescere, assieme all’insoddisfazione di imprenditori, manager e responsabili aziendali che chiedono maggiori investimenti in tal senso. E in Italia? Mah, a parte l’impegno governativo nell’installazione di telecamere di videosorveglianza cittadine, per prevenire reati di pubblico dominio, le cose non sembrano andare diversamente.

Stimando che la domanda di sicurezza a livello globale raggiungerà i 170miliardi di euro nel 2020, urge veicolare anche qui da noi un certo tipo di informazione che sottolinei i vantaggi ottenibili dai moderni sistemi di sicurezza in azienda. Salvatore Piccinni, manager per l’Italia di Inside Agency ha dichiarato a tal proposito: “E’ ormai indispensabile disporre di un sistema di risk management che, mettendo al centro la protezione dei dati e delle informazioni, tuteli la reputazione, la competitività e il benessere finanziario della società. Ciò significa prepararsi, prevedere, anticipare o definire adeguati sistemi di gestione dei rischi”.

Non si può che essere d’accordo con lui, visto che anche qui da noi abbiamo aziende valide che commercializzano dispositivi si sicurezza efficaci contro furti, spionaggio industriale e frodi commerciali. Dotarsi, in aggiunta, di un sistema di videosorveglianza significa garantirsi maggiore tutela per puntare al futuro con serenità, vivendo le problematiche di sicurezza solo come un lontano ricordo.

Pista interna per la microspia nella poltrona del presidente della Regione Lazio

Chi ha installato la microspia nello schienale della poltrona della sala riunioni della Regione Lazio? Se lo chiedono da giorni gli uomini del Nucleo Operativo di Roma. L’apparecchiatura atta alle intercettazioni ambientali è stata trovata grazie ad un rilevatore utilizzato nel corso di una bonifica degli ambienti. Era posizionata nella poltrona in uso al presidente Nicola Zingaretti. Lo stesso ha dichiarato: «Nel corso di una periodica verifica delle difese fisiche ed elettroniche a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza, è stato rinvenuto dentro una poltrona della sala riunioni un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione all’esterno». L’apparecchiatura non è in uso agli organi di polizia giudiziaria, semplicemente perché priva del numero di matricola, dunque non si tratterebbe di intercettazioni non autorizzate.

Una cosa pare certa: la spia conosce bene le stanze del potere. Per almeno due motivi: prima di tutto, l’oggetto è stato sistemato nell’imbottitura di una poltrona prima sventrata e poi rimessa a nuovo da un “tecnico”, un tappezziere probabilmente. Dunque o la poltrona è stata prelevata e rimessa al suo posto, oppure il lavoro è stato eseguito da qualcuno che conosceva i momenti di tranquillità assoluta. Inoltre l’apparecchio andava acceso volta per volta, premendo un pulsante nel bracciolo della poltrona. Quindi era gestita da qualcuno che entrava ed usciva liberamente dalla sala.

Così il cerchio comincia a stringersi. Un dipendente infedele, un addetto delle pulizie venduto ai concorrenti, un potente invidioso dei colleghi. Tutti potrebbero essere valide opzioni al vaglio degli inquirenti. Dunque, come spesso avviene in aziende pubbliche e private, si tratterebbe di un tradimento. Questa volta clamorosamente scoperto grazie alla periodica bonifica ambientale.

La cimice, un modello di alcuni anni fa, non era di tipo professionale. Era interamente nascosta nell’imbottitura della poltrona, ma un filo sottile fuoriusciva da un piccolo buco al lato dello schienale. Questo filo nero era stato incastrato fra il cuscino della seduta e il bracciolo, praticamente invisibile. All’estremità esterna c’era un minuscolo microfono con un pulsante altrettanto piccolo, per accendere e spegnere l’apparecchio.
Quando la cimice è stata trovata il pulsante dell’accensione non era attivo, dunque o lo spione non l’aveva ancora accesa, oppure la microspia era stata spenta dopo una registrazione. Non è chiaro dunque cosa volesse captare. I carabinieri hanno sequestrato le immagini girate dalle telecamere interne agli uffici della Presidenza regionale e saranno sentite le guardie giurate.

Questa spy story di interesse nazionale mette in evidenza l’importanza di periodici controlli in ambito pubblico così come privato. A questi controlli, condotti attraverso rilevatori di microspie professionali, va sicuramente aggiunto un sistema di videosorveglianza integrato. Come in questo caso, una volta rilevata la presenza di una microspia si potrà procedere all’individuazione del colpevole attraverso le immagini riprese dalle telecamere.

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