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Scopre il tradimento online della moglie. Lei lo picchia

Come abbiamo sostenuto diverse volte, i tradimenti avvengono sempre più spesso online. Ne è un esempio un recente episodio avvenuto a Viterbo.

Un uomo, insospettito dal comportamento della moglie, che di notte si alzava e passava ore davanti al computer, ha piazzato una microcamera e l’ha ripresa mentre si autoscattava foto hard che “condivideva” su Facebook con il suo amante virtuale molto più giovane di lei.

Ovviamente una volta viste le immagini e appurato il misfatto, è scoppiato il finimondo. L’uomo ha affrontato la moglie, ma lei, anziché fornire giustificazioni del suo comportamento, si è scagliata contro il consorte, reo di averla spiata, e l’ha preso a ceffoni. Le urla della coppia hanno richiamato alcuni familiari della donna che abitano accanto, e che sono intervenuti in sua difesa scatenando una propria rissa.

Ad avere la peggio il povero marito che è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove gli sono state diagnosticate contusioni guaribili in alcuni giorni. Poi si è recato nella sede della polizia postale e ha denunciato la moglie per lesioni e ha consegnato ai poliziotti le prove del tradimento online.

Dalla sua parte ha avuto le immagini sapientemente riprese dalla microcamera che hanno reso inconfutabili le sue parole. Molto spesso sono le prove le uniche vie di uscita e per raccoglierle c’è solo un modo: affidarsi a prodotti professionali che in tutta discrezione ci forniscono la chiave del nostro futuro.

Il mito del “Don Giovanni”, ieri come oggi

Tante storie ci vengono proposte ogni giorno circa la necessità irrefrenabile di tradimento di cui sono affetti numerosi uomini, ma anche donne. Negli anni si è affermato il termine “Don Giovanni” per definire tanti uomini corrono dietro ad ogni gonna per il piacere di aggiungere un’altra conquista alla loro agenda. Questi uomini non si innamorano mai, seducono le donne e poi le abbandonano non solo per piacere sessuale, ma per un meccanismo inconscio di inganno l’altro sesso. Poi svaniscono, alla ricerca di nuove conquiste senza preoccuparsi del dolore e della rabbia che lasciano dietro di sé.

Calza bene la storia di Gisella, sedotta ed abbandonata, ma che ha fatto scudo della prima esperienza per non ripetere gli stessi errori.  “Dopo la separazione avvenuta circa sette anni fa, terminata a causa di ripetuti tradimenti di mio marito, ho avuto una relazione con un uomo della mia età molto coinvolgente. La nostra era una relazione a distanza, ci vedevamo nel weekend.

Negli ultimi due anni sono diventata esigente rispetto alla relazione, ho chiesto a lui di condividere un progetto di vita insieme e dopo tante fughe, le sue, ho capito che oltre l’immaturità c’era ben altro. Ho scoperto che passava molto tempo al telefono,“per lavoro” mi diceva. Ma questa volta non gli ho creduto. Durante uno dei nostri appuntamenti, ho aspettato che andasse in bagno, e approfittando della sua assenza, ho installato sul suo telefono un software spia. Da quel momento ho potuto monitorare a distanza le sue conversazioni, i suoi messaggi e la sua posizione. Inoltre quando volevo potevo far diventare il suo telefono una microspia ambientale, in modo da ascoltare tutto ciò che accadeva nell’ambiente in cui si trovava.

Devo dire che ho avuto un’ottima idea. Ben presto mi sono resa conto che frequentava altre donne, avvenenti, spesso impegnate, ma comunque conosciute al lavoro, al fine di condividere con le stesse momenti di autoerotismo.
In seguito alla mia scoperta, non ho esitato a mollare il “Don Giovanni”. Ho compreso che la mia dignità non è sub ordinabile in nessun caso. Ringrazio Endoacustica Europe che mi ha suggerito l’utilizzo del programma spia e lo consiglio a chi ha incertezze circa il proprio partner. Dietro un dubbio, c’è sempre un buon motivo, l’ho capito a mie spese”.

Urla contro l’amante del marito: condannata dalla Cassazione

Il momento in cui si scopre un tradimento è sicuramente catastrofico. Scenate isteriche, urla furiose, notti in bianco. Non è raro ricorrere ad offese pubbliche ed ingiuriose. Queste potrebbero anche portare guai seri, come è successo pochi mesi fa ad una signora di 43 anni, colpevole di essersi sfogata in pieno centro cittadino, a pochi metri dal Tribunale, dicendo all’amante del marito di professione avvocato: “Sei un cesso, ma ti sei vista? Io sono la moglie di Flavio e questo cesso è l’amante…”. A tal proposito la Cassazione si è espressa in maniera chiara: chi rivolgerà insulti alla nuova compagna del partner o al nuovo compagno dovrà pagare una multa. Dunque la signora si è ritrovata a pagare ben 800 euro di multa. Le parole offendono l’aspetto fisico ed esteriore e sono idonee a ledere la sfera personale e privata di una donna, la cui immagine è stata offuscata anche nell’ambito del proprio ambiente professionale.

È vero che nel privato ognuno è libero di fare ciò che crede, ma non vale la stessa cosa per l’ambito pubblico. In ogni caso il  tradimento si può anche perdonare, ma prima c’è un percorso da fare, non sempre semplice.

Il problema non risiede nell’amante, ma nel proprio rapporto di coppia. Dopo un tradimento è fondamentale recuperare la fiducia nel partner. Come fare? Sarebbe scontato dire che ci vuole del tempo, ma spesso questo non è abbastanza. In numerosi casi dopo un tradimento, le “vittime” non stanno più semplicemente ad aspettare il trascorrere del tempo, ma preferiscono salvaguardare se stessi e la propria dignità. Per questo installano sul cellulare del traditore un software spia che permette di monitorare i suoi spostamenti, il suo traffico telefonico ed anche di ascoltare cosa accade nell’ambiente che lo circonda. In questo modo possono verificare se realmente si è trattato di un atteggiamento episodico o se si tratta davvero della fine di un rapporto.

Lo stesso tipo di software che si installa in pochissimi istanti sul cellulare che si vuole tenere sotto controllo è usato anche per scoprire un tradimento o per monitorare il comportamento dei propri figli. Insomma non se ne può più fare a meno!

Cerca il fantasma e scopre un tradimento

Voleva essere il nuovo ghostbuster, ma in realtà si è ritrovato dinanzi ad un tradimento consumato in casa propria. E’ successo ad un uomo della Tasmania che, convinto che uno spirito maligno si aggirasse per la sua casa, ha posizionato una micro camera in cucina, pronto a mostrare al mondo le sue immagini esclusive. Ma quando ha visionato le immagini riprese dalla telecamera, ha scoperto ben altro tipo di misfatto: la sua compagna lo tradiva. Ma non è tutto, la persona con cui veniva consumato il tradimento era suo figlio, o meglio il figlio adolescente avuto dall’uomo da una precedente relazione.

La donna, di 28 anni, aveva una relazione con l’uomo da 11 anni e quest’ultimo era padre di un ragazzo di 16 anni. In Australia non è consentito avere rapporti sessuali con un minorenne e per questo, grazie alle prove raccolte, la ragazza è finita in carcere. Si è difesa raccontando di aver cominciato una relazione con il figlio del suo compagno alcune settimane prima, quando era entrata nella sua camera da letto per accordarsi sulle lezioni di guida che avrebbe dovuto impartire al ragazzino. Ma le cose sarebbero diversamente. La donna ha tentato di minimizzare, dicendo che si sarebbe trattato solo di “innocenti coccole”, ma il figlio ha raccontato una versione ben diversa. I due si sarebbero addirittura incontrati saltuariamente in una stanza d’albergo.

Il padre probabilmente avrebbe preferito trovare un fantasma in casa che assistere a quelle scene passionali. Inutile dire la sua reazione: furioso, l’uomo ha chiamato la polizia e durante l’udienza preliminare la ragazza si è dichiarata colpevole, ma anche ansiosa di poter “sistemare le cose”, ma molto probabilmente questo non sarà possibile data la gravità della situazione.

Accade sempre più spesso che, volontariamente o meno, vengano a galla episodi nascosti all’interno di abitazioni come anche di aziende pubbliche o private. L’utilizzo di strumenti professionali come microspie o microregistratori permette di far luce su situazioni poco chiare ed evitare che le stesse perdurino nel tempo.

Con una microcamera filma e smaschera il marito che tenta di avvelenarla

Cerca online una microcamera nascosta in una sveglia, la acquista, la piazza in cucina e filma tutto. Il marito prende una boccetta, la svita e con il contagocce mette dell’acido cloridrico nella bottiglietta d’acqua della moglie. La sveglia-spia dotata anche di audio svela le parole dell’uomo: «Così muori». Ma la donna ha agito d’astuzia e proprio con quella microspia lo ha smascherato. Insospettitasi da un sorso d’acqua che qualche giorno prima le aveva bruciato la bocca e da un contenitore di acido scoperto nell’armadietto dei medicinali ha deciso di diventare investigatrice per tutelare sé stessa.

Temeraria e coraggiosa, prima di accusare il coniuge, ha voluto chiarire cosa stava succedendo in casa. Ha chiesto consigli ad alcuni parenti che le hanno suggerito di acquistare una piccola telecamera e di piazzarla nei pressi della sua bottiglietta d’acqua in modo da controllare cosa accadeva. Così ha scoperto la triste verità. Suo marito voleva farla fuori. A quel punto non si è fatta impietosire, ha raccolto le sue prove e ha raccontato tutto alla polizia.

Il giorno dopo Eliseo Bongiorno, 67 anni, incensurato, falegname in pensione, è stato prelevato dalla sua abitazione a Dalmine ed è stato portato in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal legame con la vittima e dall’utilizzo di una sostanza venefica. Ha subito ammesso le sue colpe aggiungendo che non aveva intenzione di ucciderla “Volevo solo farla stare un po’ male, così avrebbe smesso di organizzare i pellegrinaggi da Padre Pio e di ascoltare Radio Maria tutto il giorno». Il suo difensore sta cercando un’alternativa al carcere, ma di certo il pensionato non potrà tornare nella sua abitazione.

Nella storia ci sono tutti gli elementi per un racconto in stile Agatha Christie: il piano del marito, il veleno, il sospetto della moglie, il figlio che vive ancora in casa con loro, l’altro figlio, sacerdote, e le indagini casalinghe con l’acquisto di una spy sveglia, un apparecchio normale all’apparenza, ma che nasconde in sé un registratore audio e video.

Come spesso avviene il miglior modo per tutelarsi è il “fai-da-te”. Fortunatamente strumenti per il controllo e la sorveglianza sono facilmente reperibili sul sito www.endoacustica.com e assicurano la massima efficienza in dimensioni ridotte e dunque risultano facilmente occultabili.

Quando il mobbing istiga alla vendetta: uccide il capo, arrestato.

agosto 1, 2012 Mobbing Nessun Commento

Non è facile capire cosa passa per la testa di chi subisce mobbing sul posto di lavoro. Di certo gli psicologi affermano che tali pressioni possono portare a diversi disturbi, soprattutto nei soggetti più deboli ed insicuri. Ansia e depressione in primis, elementi che non vanno sottovalutati, sia da parte di chi subisce che da parte di chi ha il coltello dalla parte del manico.

È successo a Torre del Greco: una donna di 54 anni, direttrice delle Poste, Anna Iozzino, è stata freddata a colpi di pistola da un impiegato, un uomo di 53 anni, che non riusciva ad accettare il suo demansionamento dagli sportelli al settore raccomandate. Cristofaro Gaglione, questo il suo nome, è stato catturato dopo cinque ore di fuga e, nelle molte ore di interrogatorio davanti al pubblico ministero, si è lasciato andare ad uno sfogo, affermando che di essere stato vittima di continui soprusi da parte della donna, che non perdeva occasione per umiliarlo.

Un “atto di giustizia”, l’ha definito Gaglione. Un atto che non può essere giustificato in nessun modo, nemmeno con il mobbing. Il mobbing si rivela, così, essere un problema ancora molto sottovalutato, dalle conseguenze spesso disastrose, nonostante in diverse città italiane sia nati degli sportelli appositi di denuncia. Bisogna però provare quello che si subisce per poter ottenere giustizia, non una giustizia “fai da te” come quella di Cristofaro Garaglione, che fa passare da vittima a colpevole chi la realizza, ma la giustizia quella vera, che vede chi subisce soprusi risarcito dei danni psicologici subiti.

Provare l’intento persecutorio del demansionamento può essere la via di salvezza per uscire dal tunnel delle angherie e pressioni subite. Se solo Garaglione non avesse impugnato la pistola ma un videoregistratore digitale micro per registrare le umiliazioni di cui era vittima, forse si sarebbe evitato tutto questo e giustizia sarebbe stata fatta realmente.

Endoacustica Europe

Passavano ai concorrenti segreti aziendali, dipendenti infedeli scoperti con microregistratori digitali.

dipendenti infedeli

In tempi di crisi si sa, si cerca di fare di necessità virtù, anche andando contro principi morali e, sempre più spesso, anche contro la legge. Si è riscontrato un sensibile aumento dei casi di infedeltà aziendale, non solo di piccoli furti e truffe a danno dei propri datori di lavoro, ma anche di rivelazione di segreti commerciali importanti ad aziende concorrenti.

È il caso di un imprenditore che stava vedendo pian piano fallire la propria azienda. I propri potenziali clienti, poco prima che firmassero i contratti, si tiravano indietro, rivolgendosi poi ad aziende concorrenti. Non si riusciva a spiegare come ciò fosse possibile, come facessero i competitors ad accaparrarsi la fiducia, ed i soldi, di quelli che dovevano essere i suoi clienti.

La risposta a questo mistero non si è fatta attendere: l’imprenditore ha deciso di nascondere in diversi punti strategici dei microregistratori ed ha sorpreso, in questo modo, due dipendenti infedeli, che passavano le informazioni sui clienti, che avrebbero dovuto essere riservate, ad una azienda concorrente, che ricambiava “il favore” con elevate provvigioni.

Un problema, quello dell’infedeltà aziendale, che rischia di mettere in ginocchio anche le realtà più solide, minandone le fondamenta dall’interno. Non è un caso, infatti, che sono sempre più le aziende che falliscono per uno scarso attaccamento dei propri dipendenti alle stesse e a causa di un “tradimento” da parte del personale interno.

L’azienda di cui si è portato l’esempio è stata, tuttavia, abbastanza fortunata nel trovare anche dipendenti non corruttibili. I due infedeli, infatti, avrebbero anche proposto, stando alle registrazioni, a diversi loro colleghi di entrare nel loro “giro” e di tacere sull’accaduto. Ma, evidentemente, non sono stati in grado di scalfire la loro integrità morale e il loro rispetto verso l’azienda.

Minare il rapporto di fiducia imprenditore-dipendente è un po’ come far venir meno la fiducia tra due coniugi: è un qualcosa di indelebile che porta a prendere provvedimenti atti a prevenire ulteriori e futuri tradimenti da parte del personale. Per questo l’imprenditore di cui si è parlato in questo articolo ha deciso di tutelare i segreti della propria azienda rafforzando un sistema interno di sorveglianza, utilizzando tecnologie all’avanguardia come i mini registratori che, sempre più piccoli e discreti, gli hanno permesso di venire a capo del tradimento che avrebbe portato la sua azienda in fallimento. Problema risolto? Non si può mai dire. Certo è che l’azienda è attualmente in ripresa.

 

Endoacustica Europe

Furti di merci e segreti industriali: è ora di difendersi!

infedeltà aziendale

Secondo una ricerca americana, condotta dal colosso delle telecomunicazioni Verizon Business, sarebbero in aumento i furti di merci e dati, e le frodi, soprattutto commesse tramite Internet.

Il dato più interessante però è che, se nel 40% si tratta di hacker, nel 48%, invece, è opera di dipendenti infedeli all’azienda, che utilizzano i propri diritti di accesso alle informazioni aziendali per il proprio tornaconto o per vendersi letteralmente ad aziende concorrenti, rivelando segreti industriali in cambio di un più lauto stipendio.

In alcuni casi si tratta di furti di piccola entità, di oggetti rubati per l’uso personale o ricettati. È il caso, per esempio, di un dipendente di un negozio di Perugia, che proprio ieri è stato fermato per aver rubato notebook e cellulari, lasciando le scatole vuote in uno stanzino, dopo aver cancellato i codici identificativi dei prodotti. È stato, tuttavia, possibile rintracciare la merce grazie al codice seriale dei telefonini.

C’è chi ruba poi, senza un particolare motivo: lo hanno ribattezzato il “collezionista di posta” ed è un dipendente delle Poste, appunto, che ha rubato corrispondenza per ben 700 chili, trattenuta nella propria casa, senza un particolare motivo e senza nessun guadagno.

Di maggiore entità è, invece, il danno apportato all’azienda da un dipendente delle Ferrovie dello Stato, un impiegato che ha intascato i soldi dei biglietti a prezzo di favore dei suoi ex colleghi. Una maxi truffa di centinaia di migliaia di euro, vendendo tessere falsificate agli ignari ex dipendenti.

Oltre ad una perdita diretta di denaro, quello che preoccupa maggiormente le aziende è rendersi conto che i propri segreti industriali, i propri progetti e bozze siano stati trafugati.

Dipendenti in odore di licenziamento o non valorizzati, che non mostrano particolare attaccamento all’impresa per cui lavorano, spesso si trasformano, appunto, in dipendenti infedeli, sempre pronti a rivelare segreti aziendali ai concorrenti: è il caso, per esempio, di un manager delle Acciaierie Valbruna che ha passato importanti informazioni ad un concorrente indiano ed è stato condannato a due anni di reclusione.

Diventa sempre più necessario, soprattutto in tempo di crisi, difendere i propri beni e i propri dati da eventuali attacchi di questo tipo. Spiare le conversazioni di dipendenti sospetti diventa sempre più una necessità. È stato proprio grazie ad un microfono spia, infatti, che un’azienda americana ha scoperto un proprio impiegato mentre trattava con rappresentanti della concorrenza. Colto in flagrante, è stato prontamente licenziato e denunciato. E, se da un lato c’è chi prende le difese dell’impiegato infedele, perché non messo nelle condizioni di essere soddisfatto della propria vita lavorativa, dall’altro ci sono i difensori, aziende, ma anche privati, del diritto di proteggere i propri segreti industriali.

Endoacustica Europe

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