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Furto di dati aziendali. Dipendenti infedeli responsabili nel 43% dei casi.

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Da un recente studio di Intel Security, nota azienda statunitense di sicurezza informatica, emerge che il 43% del furto di dati aziendali sia da addebitare all’operato di dipendenti infedeli piuttosto che ad hacker attivi in operazioni di spionaggio industriale. Alcune aziende, d’altro canto, provano a tutelarsi riponendo fiducia nei cosiddetti “software predittivi”, capaci di analizzare e individuare i comportamenti più a rischio degli utenti di una rete aziendale. Tali tipologie di software, funzionanti con l’inserimento di specifiche parole chiave, vengono per lo più impiegati per monitorare connessioni esterne, in cerca di informazioni confidenziali scambiati via email, social network, siti internet ecc.

Ciò nonostante i reati di infedeltà aziendale non accennano a diminuire. Per di più, imprenditori e titolari d’azienda si trovano a dover fare i conti con leggi e normative oltremodo restrittive riguardo a privacy e diritti dei lavoratori. In questo caso la soluzione migliore è sempre quella di mettere al corrente i propri dipendenti dell’utilizzo di tali applicazioni di monitoraggio informatico. Lo stesso dicasi per telecamere di sorveglianza, software spia per cellulari o qualsiasi altro dispositivo elettronico di sicurezza preventiva. Certamente ogni realtà aziendale è un caso a sé, tuttavia l’analisi di Intel Security, a nostro parere, potrebbe servire a far riflettere gli imprenditori  sui reali motivi di un tradimento aziendale, prendendo in debita considerazione il famoso detto “prevenire è sempre meglio che curare”.

Inside Agency: domanda di sicurezza in crescita anche in Italia

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A detta dell’Inside Agency, l’agenzia internazionale di intelligence che ha sedi in USA, Russia, Gran Bretagna e in molti altri paesi europei ed extraeuropei tra cui anche l’Italia, 7 aziende su 10 non sarebbero dotati di sistemi di sicurezza adeguati. Una notizia non propriamente confortante e che prendiamo per vera, vista la loro reputazione ed esperienza di anni nel campo delle investigazioni e della gestione del rischio economico e finanziario. Vediamo però in dettaglio i dati emersi dall’analisi.

Oltre a quanto detto, si è scoperto che la maggior parte delle aziende è oltremodo sensibile alle problematiche legate al tema della sicurezza. 9 aziende su 10 lo considerano difatti di primaria importanza, e a tutti gli effetti, solo il 50% si ritiene soddisfatto dell’attuale assetto delle infrastrutture. Di conseguenza la domanda continua a crescere, assieme all’insoddisfazione di imprenditori, manager e responsabili aziendali che chiedono maggiori investimenti in tal senso. E in Italia? Mah, a parte l’impegno governativo nell’installazione di telecamere di videosorveglianza cittadine, per prevenire reati di pubblico dominio, le cose non sembrano andare diversamente.

Stimando che la domanda di sicurezza a livello globale raggiungerà i 170miliardi di euro nel 2020, urge veicolare anche qui da noi un certo tipo di informazione che sottolinei i vantaggi ottenibili dai moderni sistemi di sicurezza in azienda. Salvatore Piccinni, manager per l’Italia di Inside Agency ha dichiarato a tal proposito: “E’ ormai indispensabile disporre di un sistema di risk management che, mettendo al centro la protezione dei dati e delle informazioni, tuteli la reputazione, la competitività e il benessere finanziario della società. Ciò significa prepararsi, prevedere, anticipare o definire adeguati sistemi di gestione dei rischi”.

Non si può che essere d’accordo con lui, visto che anche qui da noi abbiamo aziende valide che commercializzano dispositivi si sicurezza efficaci contro furti, spionaggio industriale e frodi commerciali. Dotarsi, in aggiunta, di un sistema di videosorveglianza significa garantirsi maggiore tutela per puntare al futuro con serenità, vivendo le problematiche di sicurezza solo come un lontano ricordo.

Furto di merce in azienda: le telecamere smascherano gli insospettabili

A dare l’allarme che nel magazzino c’era una falla è stato il commercialista. «Cosa crede di fare? Qui c’è un sacco di vendita in nero» ha rimproverato il cliente. L’imprenditore, un 43enne con una prospera attività di commercio nel settore alimentare, non credeva alle sue orecchie: «Ma io non ha mai venduto in nero». Nessun dubbio, a quel punto, sul motivo delle incongruenze nei libri contabili: qualcuno rubava nei magazzini.

Un dipendente infedele? Come scoprirlo? Dopo giorni di ansie e preoccupazioni e notti insonni, l’imprenditore ha cercato su internet. Ha trovato un’azienda italiana, leader nel settore della sicurezza e della sorveglianza e si è rivolta a questa. Dopo un’attenta consulenza, ha piazzato quattro telecamere nascoste in punti strategici dell’azienda e ha atteso. Cosa ha scoperto? Che i ladri in azienda erano due e tra l’altro insospettabili: uno spedizioniere e un’impiegata. Licenziati, o meglio costretti a dimettersi, non sono stati denunciati per furto ma è stato chiesto loro, attraverso il tribunale civile, di restituire l’ammontare della refurtiva, circa 60mila euro.

Ma vediamo come hanno agito. L’addetto alle consegne era un uomo di trentasette anni che si occupava di caricare i camion e portare a destinazione la merce. Frodava l’azienda truccando le spedizioni. Sul registro elettronico contabilizzava, ad esempio, dieci bottiglie in partenza, in realtà ne caricava sul camion venti. Le dieci bottiglie registrate venivano vendute regolarmente al destinatario, le dieci eccedenti ceduti sottoprezzo in nero. Così l’azienda subiva un doppio danno: spariva della merce e diminuiva il giro d’affari dato che alcuni clienti compravano più merce rubata che regolare, risparmiando e riempiendo le tasche dello spedizioniere. Il giochetto sarebbe andato avanti per almeno sei mesi nel corso dei quali il dipendente avrebbe incassato almeno 25mila euro. Ma la sua attività di furto nei confronti dell’azienda non si limitava a questo, perché oltre alla merce rubata per la vendita c’era quella sottratta per il proprio consumo: il dipendente faceva spesa per sé e per la famiglia, gratuitamente, nel magazzino aziendale. Le prove raccolte sono rimaste nelle registrazioni delle telecamere nascoste piazzate nei locali dell’azienda. L’occhio elettronico avrebbe ripreso anche la spesa clandestina di un’altra insospettabile dipendente, una fidata 43enne che, secondo le accuse, avrebbe fatto sparire merce per anni.

I due dipendenti, dopo esser stati scoperti, si sono comportati in modo diverso. Lui, dopo aver ammesso tutto, ha restituito i 25mila euro stabiliti dal decreto ingiuntivo del giudice civile. Lei invece, che secondo il tribunale deve all’azienda 35mila euro, avrebbe tentato (invano) di fare opposizione.

Martina: storia di cyberbullismo

ottobre 14, 2013 Bullismo Nessun Commento

La mamma di Martina aveva provato a toglierle il cellulare. Le aveva fatto anche chiudere il profilo Facebook e le aveva cambiato scuola. Aveva capito che c’era qualcosa che non andava. Ma non aveva idea che sua figlia, un ragazzina di 12 anni, fosse diventata il bersaglio di un gruppo di cyberbulli. Non poteva immaginare che tutti i giorni sul suo computer arrivassero messaggi terribili, che il più gentile fosse «Devi morire, fai schifo».

Così, quando Martina ha deciso di non uscire più di casa e non aprire più bocca, i suoi genitori non sapevano più cosa fare. Navigando su internet e leggendo il commento di altre persone a proposito di storie simili, hanno capito che potesse trattarsi di cyberbullismo. Hanno cercato una soluzione. L’hanno trovata rispondendo alla tecnologia con la tecnologia. Si sono rivolti ad Endoacustica Europe, azienda specializzata nel settore della sicurezza e della sorveglianza, e hanno acquistato dei piccolissimi strumenti che, collegati al pc, gli hanno permesso di scoprire tutto ciò che accadeva, password, testi digitati, chat…Ciò che i genitori di Martina scoprirono con orrore furono ricatti, molestie,  foto rubate e poi rese pubbliche, insulti  e hatespeech, messaggi anonimi che nessuno può rintracciare.

Questi fenomeni fino a oggi hanno riguardato per lo più Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma succede anche qui in Italia. Qualche giorno fa un gruppo di ragazzi a Bologna ha usato il social network Ask.fm, per organizzare una mega rissa ai giardini Margherita. Attraverso lo stesso social, Hannah, un’adolescente del Leicestershire, riceveva ogni giorno centinaia di messaggi in cui veniva invitata a suicidarsi. Hannah si è impiccata in bagno, mentre i genitori erano giù in salotto. Si era iscritta ad Ask.fm perché voleva essere popolare. Poi aver detto di no a un ragazzo e i troll, i provocatori della rete, si sono scatenati. «Perché non bevi della candeggina così muori?», le hanno scritto. E per Hannah non erano solo parole.

A poco sembrano servire anche i tasti per la segnalazione di abusi, introdotti da Ask.fm e da Twitter dopo le polemiche sui giornali. E a nulla servono le petizioni, come quella portata avanti dal padre di Hannah che ha chiesto la chiusura di Ask.fm. Se lo chiudi, domani ne nasce un altro. E non si può nemmeno pretendere di delegare la sicurezza degli adolescenti alle policy di iscrizione. Allora ai genitori non resta che una strada. Stare attenti. Controllare ciò che avviene quando i ragazzi sono al pc o utilizzano smartphone e altri dispositivi. Dispositivi per accrescere la sicurezza dei propri figli esistono e sono anche molto affidabili.

“Così ho salvato la mia azienda dall’infedeltà aziendale”

Un cliente di Endoacustica Europe, azienda leader nel campo della sicurezza e della sorveglianza, ha inviato una email in cui ha esposto il suo problema di infedeltà aziendale e ha spiegato come è giunto ad una soluzione.
“Sono l’amministratore di una grande azienda operante nel settore della produzione di componenti elettronici, e circa 9 mesi fa sono stato vittima di un caso di infedeltà aziendale. 

Ho contattato Endoacustica Europe in quanto numerosi miei clienti avevano sospeso la richiesta di fornitura da qualche tempo, senza addurre motivazioni convincenti e rispondendo in modo evasivo ad eventuali richieste di chiarimento.
Con gli stessi avevo un contratto di esclusività per la fornitura dei componenti, quindi ho iniziato a sospettare che potesse esserci un’ipotetica azienda, attiva nello stesso settore, che avesse preso contatto con i clienti della mia azienda. Ad essere sincero, non sospettavo minimamente dei miei dipendenti.

Ho quindi deciso di verificare cosa stava accadendo attraverso delle microcamere consigliate dal team Endoacustica Europe al fine di smascherare il presunto reato e documentare l’indagine con prove tangibili. Le telecamere nascoste hanno soddisfatto le mie aspettative.

 Ho piazzato gli strumenti in diversi ambienti, da quelli lavorativi a quelli ricreativi e ho monitorato le telefonate in ingresso ed in uscita. Poi, ho atteso. Attraverso alcune telefonate intercorse internamente ho captato che due dei numerosi dipendenti della mia società avevano intrapreso una attività in proprio. Un’attività concorrente alla mia. Ho ristretto il campo di indagine e ho facilmente raccolto numerose prove attestanti il fatto che i clienti che si sono allontanati dalla mia società sono stati (scorrettamente) sottratti proprio della società concorrente messa su dai due dipendenti infedeli. La storia aveva dell’incredibile e non sarebbe mai venuta alla luce senza appositi strumenti investigativi.

Con le prove raccolte ho potuto avviare una causa penale nei confronti dei miei ex-dipendenti, e sono in procinto di ottenere un consistente risarcimento economico. Vi ringrazio sentitamente per il vostro aiuto, ora sarei sull’orlo del fallimento se non avessi agito in tempo e con gli strumenti giusti!”

Storie di questo tipo sono sempre più frequenti, soprattutto in questo momento di crisi economica in cui accaparrarsi clienti è sempre più difficile. Agire in tempo spesso è la chiave per la ripresa di un’azienda e affidarsi a strumenti efficaci nel campo della sicurezza e della sorveglianza lo è altrettanto. Endoacustica Europe offre una vasta gamma di prodotti all’avanguardia a prezzi vantaggiosi che permettono la videosorveglianza in maniera discreta di ambienti e di persone.

Scoperti i maltrattamenti della baby sitter

Poche settimane fa, una signora è arrivata in azienda molto allarmata. Ha un bimbo di 2 anni che, per motivi di lavoro, lasciava per circa sei ore al giorno nelle mani di una baby sitter. La scelta della ragazza a cui affidare il proprio bambino era stata ardua e meticolosa. Insieme a suo marito avevano valutato curriculum su curriculum e avevano incontrato personalmente le candidate. La ragazza scelta oltre ad avere un ricco bagaglio di esperienza, risultò essere spigliata e solare, dunque fu la prescelta.

Nel momento in cui la signora si è rivolta da noi, la baby sitter lavorava già da quattro mesi nella famiglia: accudiva il bambino, gli dava da mangiare, lo portava a passeggio. La mamma raccontò che solitamente, al suo ritorno, il piccolo era triste, stanco e piagnucolante. Inoltre riportò che un giorno rientrando a casa, aveva notato strani segni sul viso del bambino, dei graffi. La giovane aveva giustificato l’accaduto con una caduta accidentale del piccolo. Episodio che tutto sommato può capitare ad un bambino, il quale però aveva strani atteggiamenti morbosi nei confronti dei genitori e di astio verso la baby sitter.

La signora ne aveva discusso con suo marito e insieme aveva preso coscienza che qualcosa non andava. Il team Endoacustica, una volta ascoltata la sua storia, le ha consigliato l’installazione di DVR All in One, un micro registratore audio e video, nel passeggino del bambino in modo da poter monitorare cosa accadeva in loro assenza. Le immagini registrate hanno turbato molto i genitori. La ragazza era tutt’altro che amorevole con il bambino, lo lasciava piangere per ore, mentre lei guardava la TV e, nel momento in cui il piccolo si rifiutava di mangiare, usava le maniere forti. I genitori hanno prontamente portato il materiale raccolto dai carabinieri sporgendo denuncia. Le prove sono state fondamentali per testimoniare il loro racconto. Ora è in corso il procedimento penale. La mamma ha preso un periodo di ferie per stare con suo figlio; difficilmente lascerà ancora il bimbo nella mani di baby sitter, seppur referenziate, in maniera incontrollata.

Due anni di reclusione per la prof di Palermo

settembre 17, 2012 Bullismo Nessun Commento

E’ di due anni di reclusione la pena inflitta all’insegnante della scuola media di Palermo che ha fatto scrivere ad un bambino sul quaderno 100 volte “sono un deficiente”. Secondo i giudici, infatti, non si può rispondere al bullismo con «l’uso della violenza, fisica o psichica».

Decisione controversa e dibattuta. Secondo l’avvocato difensore il temine “deficiente”, derivante da “deficere” ovvero “mancare”, non andava ad offendere il bambino giacché l’insegnante, voleva semplicemente intendere che l’alunno era stato mancante nel non rendersi conto di quello che aveva fatto. Obiezione di rispetto se non si tenesse conto dell’accezione comune che il temine ha nella società e quindi l’evidente volontà di offende, proprio come ha stabilito la Corte di Cassazione. «Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi». Metodi punitivi di questo genere non possono essere più ammessi nella pedagogia moderna.Al centro del mirino anche la reazione dei genitori che, secondo alcuni, avrebbero potuto risolvere la questione andando dal preside e chiarire in maniera “pacifica” con la professoressa. Altri ancora fanno appello alla perdita di autorevolezza degli insegnanti.

Difficile star dietro a comportamenti da bulli e difficile, d’altro canto, fare i genitori. Sempre troppo spesso è il dialogo che viene a mancare negli ambienti educativi e quindi diventa difficile capire e star dietro ai ragazzi. La tecnologia potrebbe correre in nostro aiuto. Sono in vendita sistemi che permettono di monitorare il contenitore di maggiori informazioni riguardante i teenager: il cellulare. Si tratta di software spia che permettono di tener d’occhio il traffico telefonico e quindi di comprendere gli atteggiamenti e le abitudini dei ragazzi. Una volta installati sul cellulare, questi software permettono di intercettare le conversazioni telefoniche, gli sms ricevuti ed inviati ed addirittura controllare la posizione GPS del cellulare spia. Ma vediamo meglio come funzionano: per ascoltare una conversazione dovrete semplicemente aspettare l’inizio di una telefonata; a questo punto riceverete un SMS sul cellulare controllore che vi avviserà quando la chiamata comincia. A questo punto, potrete chiamare il telefono spia dal numero pilota, ed ascoltare la conversazione telefonica in diretta e senza essere notati.

Per intercettare gli sms ricevuti ed inviati, invece, bisogna semplicemente inviare allo spyphone un SMS, contenente un comando speciale che attiverà questa funzione. Stessa cosa per scoprire la posizione GPS ed in tempo reale e a distanza arriverà un sms indicante latitudine e longitudine. Queste, inserite in Google Maps, vi daranno l’esatta posizione del telefono controllato. Inoltre chiamando lo spyphone è possibile ascoltare le conversazioni che avvengono attorno: il software del cellulare spia riconoscerà il numero chiamante ed attiverà il microfono.

Insomma un mare di caratteristiche in un semplice cellulare. I software spia possono essere installati anche su telefoni di ultima generazione e quindi si può unire facilmente un bel regalo ad un miglioramento della relazione. Questi e molto altro ancora possono essere acquistati visitando il sito www.endoacustica.com.

Bullismo e atti violenti nei giovani: tra differenze, cause e soluzioni.

luglio 27, 2012 Bullismo Nessun Commento

Quando si parla di bullismo non si ha mai una precisa definizione di cosa questo sia. Il suo significato, infatti, cambia da paese a paese: mentre in Inghilterra, per esempio, il termine indica un atteggiamento aggressivo da parte di una persona, o di un gruppo di persone, nei confronti dei pari, con i quali vi è una profonda asimmetria di potere, dovuta per esempio a condizioni sociali, razziali o sessuali diverse, in Svezia la parola bullismo si identifica con mobbing, cosa che in Italia, ed il altri paesi, ormai viene rapportato esclusivamente alla sfera lavorativa.

In Italia quando si parla di bullismo ci si riferisce, quasi esclusivamente, a comportamenti molesti da parte di giovani, soprattutto adolescenti, verso ragazzi della loro età o anche più giovani. Atteggiamenti aggressivi che vanno dagli insulti verbali a vere e proprie aggressioni fisiche. E, seppure sia un fenomeno di cui non si parli molto, nonostante in molte scuole si stia cercando un maggiore dialogo sul tema e una educazione al rispetto altrui, ciò non toglie che vi siano casi anche gravi, che sfuggono al controllo di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi, dagli insegnanti, spesso anche loro stessi vittime, ai genitori, che tante volte non sanno che il loro figlio è vittima di bulli o bullo lui stesso.

Se gli insulti si possono tollerare, anche se in realtà la psicologia dimostra che non è così in quanto vanno ad incidere sulla personalità in formazione dell’adolescente, decisamente più inaccettabile è l’aggressione fisica, e non sono pochi i casi in cui si verifica. Basta leggere le notizia di cronaca. Solo qualche giorno fa è comparsa la notizia di un 14enne di Vicenza selvaggiamente picchiato e derubato dai suoi “compagni” di piscina, di qualche anno più grandi e, ancora, la notizia, persino più grave, di un ragazzo di Palermo, che è stato accoltellato da un gruppo di ventenni che volevano rubargli lo scooter, facendogli rischiare la vita.

Quando si leggono queste notizie, ci si chiede sempre dove siano i “grandi”, dove siano i genitori, non tanto della vittima, che lo è suo malgrado, ma dei carnefici. Cosa porta un ragazzo, o una ragazza (il bullismo si declina anche al femminile), a scaricare la sua rabbia sui più deboli? Da cosa deriva la sua rabbia? Gli psicologi attribuiscono certi comportamenti a componenti sociali e soprattutto familiari. E, se da un lato, ci sono genitori che riconoscono il problema e tentano di indagare e risolverlo, come una mamma milanese che ha regalato a suo figlio, sospetto bullo, un cellulare con software spia per poterlo controllare e capire il perché di certi atteggiamenti, visto lo scarso dialogo, dall’altro c’è chi lascia questi ragazzi al loro destino, pensando che l’aggressività sia quasi un fatto genetico difficile da modificare.

Endoacustica Europe

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