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Scopre il tradimento online della moglie. Lei lo picchia

Come abbiamo sostenuto diverse volte, i tradimenti avvengono sempre più spesso online. Ne è un esempio un recente episodio avvenuto a Viterbo.

Un uomo, insospettito dal comportamento della moglie, che di notte si alzava e passava ore davanti al computer, ha piazzato una microcamera e l’ha ripresa mentre si autoscattava foto hard che “condivideva” su Facebook con il suo amante virtuale molto più giovane di lei.

Ovviamente una volta viste le immagini e appurato il misfatto, è scoppiato il finimondo. L’uomo ha affrontato la moglie, ma lei, anziché fornire giustificazioni del suo comportamento, si è scagliata contro il consorte, reo di averla spiata, e l’ha preso a ceffoni. Le urla della coppia hanno richiamato alcuni familiari della donna che abitano accanto, e che sono intervenuti in sua difesa scatenando una propria rissa.

Ad avere la peggio il povero marito che è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove gli sono state diagnosticate contusioni guaribili in alcuni giorni. Poi si è recato nella sede della polizia postale e ha denunciato la moglie per lesioni e ha consegnato ai poliziotti le prove del tradimento online.

Dalla sua parte ha avuto le immagini sapientemente riprese dalla microcamera che hanno reso inconfutabili le sue parole. Molto spesso sono le prove le uniche vie di uscita e per raccoglierle c’è solo un modo: affidarsi a prodotti professionali che in tutta discrezione ci forniscono la chiave del nostro futuro.

Addebito della separazione, solo in presenza di prove

L‘addebito della separazione è generalmente collegato al tradimento del coniuge e quando si parla di tradimento si fa generalmente riferimento ad un’infedeltà fisica. Tuttavia anche il tradimento platonico può essere una delle cause di addebito della separazione. Se infatti il flirt di un coniuge con una terza persona al di fuori del matrimonio mette in imbarazzo la moglie o il marito, ci possono essere gli estremi per la richiesta di addebito.

Si parla di “tradimento platonico” quando la relazione con l’amante non valica il limite fisico ma il rapporto d’intesa e complicità è talmente evidente agli occhi di chi è presente al punto che la dignità e l’onore del coniuge ne vengono lesi. Ciò significa che malgrado il tradimento non si sia consumato la presuzione che ciò è avvenuto contravviene agli obblighi matrimoniali.

Il fatto di esporre il coniuge a quella che può risultare a tutti gli effetti un’umiliazione pubblica significa venire meno a tale obbligo e potersi ritenere responsabile concretamente della fine del matrimonio.

In questo caso, come nel caso del tradimento fisico, la chiave di volta è costituita dalle prove. La separazione con addebito può essere attribuita sono se ci sono evidenze. Nella maggior parte dei casi gli alleati di chi sospetta un tradimento sono i microregistratori. Piccoli e discreti sono occultabili dovunque: in auto, in casa, sul luogo di lavoro e permettono di ottenere grandi risultati in termini di qualità delle immagini e nitidezza del suono.

Il capo la molesta, lei non può ottenere giustizia perché è una stagista

gennaio 23, 2014 Mobbing Nessun Commento

In tempi di carenza di lavoro, non sono rari gli imprenditori che approfittano della tragica situazione di molti giovani sottopagandoli o facendoli lavorare “a nero”, senza contratto e senza alcuni diritto. Questa condizione amareggia i dipendenti e soprattutto li rende più permissivi e succubi di fronte a comportamenti scortesi ed anche illeciti che molto spesso sfiorano il mobbing vero e proprio.

Non crediamo al sogno americano dove tutto luccica e gli stipendi sono reali. A New York, ad esempio, essere uno stagista non comporta solo la difficoltà di lavorare per un compenso molto limitato, o spesso addirittura nullo: i giovani lavoratori senza un contratto non sono neppure protetti contro gli abusi sul lavoro. Un giudice di Manhattan – come ha riportato Bloomberg Businessweek – ha infatti stabilito che Lihuan Wang, 26 anni, ex stagista nell’ufficio di Phoenix Satellite Television, non può citare in giudizio il suo capo per molestie sessuali perché non è una dipendente regolarmente assunta dall’azienda.

La ragazza, originaria della Cina, ha iniziato un periodo di stage presso l’ufficio di New York nel 2010, quando aveva 22 anni, e sostiene che il suo supervisore l’ha più volte molestata toccandole il fondoschiena e tentando di baciarla. Ma la legge recita: «La tutela dei lavoratori non si estende agli stagisti non retribuiti. Questi ultimi non sono coperti dalla legge sui diritti umani della città».

Questo tipo di atteggiamenti purtroppo sono frequenti e non hanno limiti geografici. In tal senso possiamo fare riferimento alla difesa personale, unico strumento di cui ci si può servire in caso di mobbing, almeno per raccogliere le prove che consentono di denunciare gli aggressori. Infatti i casi di abusi molto spesso hanno richiesto delle prove che determinino il perpetrarsi degli atteggiamenti denunciati. Dunque l’impiego di microspie o microcamere nascoste sono di estrema importanza per tutelarsi ed ottenere giustizia. Una penna, un mouse, un libro e tanti altri oggetti normalmente presenti in un ufficio, ben si adattano a diventare dei buoni alleati per immortalare ingiustizie e molestie.

Allarme stalking all’interno dei condomini

maggio 30, 2013 Stalking Nessun Commento

Liti condominiali per volumi troppo alti, pulizie, sacchetti di immondizia nel pianerottolo o gestione degli spazi comuni sono all’ordine del giorno in quasi tutti i condomini. Pare che negli ultimi tempi siamo numerosi i casi in cui la tensione tra vicini sfocia in veri e propri episodi di stalking.

L’allarme è stato lanciato dall’associazione degli amministratori di immobili, che ovviamente consiglia alle vittime di rivolgersi in primo luogo all’amministratore di condominio e successivamente alle forze dell’ordine, se gli episodi non cessano. Poco o nulla si potrà fare in assenza di prove concrete. Molte strutture condominiali utilizzano telecamere di sorveglianza non solo per salvaguardare la sicurezza dei propri immobili, ma anche per difendere l’incolumità degli inquilini che abitano all’interno degli stessi.

Solitamente lo stalker “della porta accanto” agisce con dispetti, fastidi, mettendo pressione, ansia, paura, ma anche con minacce e vessazioni. Telefonate ad ogni ora del giorno e della notte, rumori molesti e volumi eccessivi, appostamenti, ingiurie e danneggiamenti a porte, cassette della posta e panni stesi e a qualsiasi tipo di oggetto alla portata.

Non atteggiamenti episodici, ma una serie di atti ripetuti nel tempo che hanno un chiaro intento persecutorio. Le ragioni di tale accanimento sono di solito piccole vendette personali dinanzi ad un torto presunto o reale. Il più delle volte può avere origine da cause molto banali. Al primo posto, secondo una recente ricerca sulle motivazioni delle liti condominiali, ci sarebbero le «immissioni», ovvero i rumori molesti e cattivi odori provenienti da altri appartamenti.

Nel caso in cui la denuncia venga esposta e i fatti possano essere comprovati attraverso filmati e registrazioni, il giudice diffiderà lo stalker dal persistere nei suoi comportamenti illeciti e potrà anche decretare l’allontanamento dello stesso dal condominio o, se è un esterno, imporgli di non avvicinarsi all’immobile entro una certa distanza.

“Il flirt telefonico è tradimento”, parola di giudice

Al centro di una sentenza della Cassazione ancora una volta è il nostro compagno di vita, il telefono cellulare: incontri, conversazioni, email, scambi ed anche infedeltà passano attraverso il telefono. Proprio sulla mancanza di fedeltà si è espressa la Corte d’appello di Lecce che ha rigettato il ricorso nella causa di separazione di un marito tarantino accusato di aver flirtato al telefono con alcune colleghe.

Ebbene si, l’avveduta moglie aveva in mano delle prove schiaccianti: la registrazione delle telefonate intercorse tra il marito e due colleghe. Queste conversazioni a detta del giudice lasciavano «chiaramente trasparire» legami sentimentali «non ignoti sul posto di lavoro».

I giudici hanno associato al concetto di fedeltà coniugale quello di lealtà stabilendo che «la relazione con estranei rende addebitabile la separazione quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi convivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà; pertanto ogni qualvolta essa, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti comunque offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge».

La sentenza ha sorpreso  non poco l’ambiente forense dato che ormai è divenuto davvero raro l’addebito a causa adulterio a maggior ragione se questo non avviene in maniera fisica. In realtà ciò che rende spesso difficili queste separazioni è la dimostrazione effettiva dell’avvenuto adulterio. Fortunatamente negli ultimi tempi, molti partner di presunti fedifraghi si stanno attrezzando attraverso l’acquisto di cellulari spia che, nella stessa maniera in cui ha agito la signora tarantina, offrono la possibilità di verificare realmente ciò che sta accadendo alla propria vita sentimentale, ma soprattutto consentono di raccogliere prove schiaccianti. Attraverso un software spia è possibile ascoltare le chiamate, leggere gli sms in entrata e in uscita, ascoltare cosa avveniva attorno al telefono ed anche controllare in ogni momento la posizione GPS dell’apparecchio e quindi anche della persona che lo utilizza.

D’altronde fedeltà non significa solo privarsi dall’avere rapporti sessuali con persone diverse dal coniuge, ma anche non tradire la fiducia reciproca. A questo va aggiunta la dignità lesa da un flirt con una persona estranea alla coppia che spesso compromette la rispettabilità della parte offesa. Dunque flirtare al telefono può costare molto più caro della semplice tariffa telefonica!

Con una microcamera filma e smaschera il marito che tenta di avvelenarla

Cerca online una microcamera nascosta in una sveglia, la acquista, la piazza in cucina e filma tutto. Il marito prende una boccetta, la svita e con il contagocce mette dell’acido cloridrico nella bottiglietta d’acqua della moglie. La sveglia-spia dotata anche di audio svela le parole dell’uomo: «Così muori». Ma la donna ha agito d’astuzia e proprio con quella microspia lo ha smascherato. Insospettitasi da un sorso d’acqua che qualche giorno prima le aveva bruciato la bocca e da un contenitore di acido scoperto nell’armadietto dei medicinali ha deciso di diventare investigatrice per tutelare sé stessa.

Temeraria e coraggiosa, prima di accusare il coniuge, ha voluto chiarire cosa stava succedendo in casa. Ha chiesto consigli ad alcuni parenti che le hanno suggerito di acquistare una piccola telecamera e di piazzarla nei pressi della sua bottiglietta d’acqua in modo da controllare cosa accadeva. Così ha scoperto la triste verità. Suo marito voleva farla fuori. A quel punto non si è fatta impietosire, ha raccolto le sue prove e ha raccontato tutto alla polizia.

Il giorno dopo Eliseo Bongiorno, 67 anni, incensurato, falegname in pensione, è stato prelevato dalla sua abitazione a Dalmine ed è stato portato in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal legame con la vittima e dall’utilizzo di una sostanza venefica. Ha subito ammesso le sue colpe aggiungendo che non aveva intenzione di ucciderla “Volevo solo farla stare un po’ male, così avrebbe smesso di organizzare i pellegrinaggi da Padre Pio e di ascoltare Radio Maria tutto il giorno». Il suo difensore sta cercando un’alternativa al carcere, ma di certo il pensionato non potrà tornare nella sua abitazione.

Nella storia ci sono tutti gli elementi per un racconto in stile Agatha Christie: il piano del marito, il veleno, il sospetto della moglie, il figlio che vive ancora in casa con loro, l’altro figlio, sacerdote, e le indagini casalinghe con l’acquisto di una spy sveglia, un apparecchio normale all’apparenza, ma che nasconde in sé un registratore audio e video.

Come spesso avviene il miglior modo per tutelarsi è il “fai-da-te”. Fortunatamente strumenti per il controllo e la sorveglianza sono facilmente reperibili sul sito www.endoacustica.com e assicurano la massima efficienza in dimensioni ridotte e dunque risultano facilmente occultabili.

Dieci anni di stalking da parte dell’ex amante

febbraio 14, 2013 Stalking Nessun Commento

Sono finiti in tribunale una modenese di 49 anni, single e con un figlio, un distinto dirigente bancario, ora in pensione e sua moglie, al corrente della relazione clandestina intercorsa tra i due.
Episodi di stalking durati ben dieci anni, dal 2002 al 2012 e scaturiti da una relazione di natura esclusivamente sessuale. Dapprima sono arrivate continue e persistenti richieste economiche da parte della donna, poi le sceneggiate pubbliche per imbarazzare il banchiere. Il ricatto, quello di rivelare tutto alla moglie. Dal 2009 episodi ancora più aberranti: centinaia di sms, bigliettini lasciati nella cassetta postale o attaccati alla porta di casa, telefonate al numero fisso, messaggi attraverso terze persone.

Per disperazione l’uomo ha cambiato casa, ma non ha risolto il problema. La modenese è tornata all’attacco rubandogli la posta, intestandogli contratti di ogni sorta, rendendo palese la questione anche alla moglie. Ed ha addirittura prenotato sotto falso nome una camera nello stesso albergo dove la coppia passava le vacanze estive, pretendendo anche il pagamento del suo soggiorno.

L’uomo ha dapprima presentato una denuncia per ricatto a cui ha fatto seguito una controdenuncia della donna archiviata perché ritenuta insussistente. Il prefetto, su richiesta della vittima, ha obbligato la stalker a non avvicinarsi al dirigente bancario. Ma senza successo. L’anno scorso un’altra denuncia con nuovi particolari.
L’uomo parla di una donna che si sente tradita dall’abbandono, che pretende ciò che le era stato promesso e chiede continuamente denaro. Una donna che persino i familiari tengono a distanza e che vive di espedienti dietro una facciata rispettabile.
La persecuzione è terminata pochi mesi fa, quando lei gli ha fatto sapere di avere problemi di salute. Non è stata di certo la legge finora a fermarla come sempre ancorata alla mancanza di prove che attestino la sussistenza dello stalking. Casi simili hanno avuto anche epiloghi peggiori, altri hanno fatto ricorso a microspie e microcamere, collezionando valide prove per inchiodare i colpevoli.

La donna capo crea frustrazioni

febbraio 6, 2013 Mobbing Nessun Commento

Chi non ricorda la perfida Miranda del film “Il diavolo veste Prada”? Perfida, ricca, senza scrupoli. Sembra questo il quadro perfetto della donna manager divisa tra carriera e famiglia e sempre più spesso sola.

Avere un responsabile del sesso femminile porta ancora scompiglio. Per gli uomini pare sia addirittura frustrante ricevere ordini da una donna. La conferma è giunta da un recente studio canadese: il sesso del capo influenza la vita dei dipendenti, a lavoro e non solo. Secondo la ricerca dell’università di Toronto, il sesso delle persone che gestiscono il lavoro ha conseguenze sulla salute fisica e mentale dei dipendenti.

Nell’ambito della ricerca, per ogni dipendente sono stati esaminati lo stress psicologico, i sintomi fisici, il tipo di occupazione e una serie di condizioni lavorative, come per esempio il livello di soddisfazione dietro la scrivania, il rapporto con l’autorità, le pressioni ricevute e la qualità delle relazioni interpersonali. I lavoratori sono poi stati divisi in gruppi, a seconda che a gestirli fossero due persone di sesso opposto, un supervisore dello stesso sesso o uno di sesso diverso.
Ne è risultato che le dipendenti se la passano peggio con un capo dello stesso sesso, quindi donna. E non soltanto in ufficio, perché potrebbero talvolta pagarne le conseguenze anche per quanto riguarda la salute psicofisica. Va molto meglio invece se a dare ordini lavorativi è un uomo o al massimo una coppia di manager uomo e donna. Esaminando le caratteristiche è emerso che il capo ideale avrebbe un mix di doti femminile e maschili. Fatto sta che nei ruoli che contano, siano essi politici, aziendali o pubblici, le donne sono ancora veramente poche.

Aldilà di quelle che possono essere le implicazioni che le differenti culture portano sul piano lavorativo, riportiamo la storia di “Sabrina” (nome di fantasia) che ha dovuto sottostare al suo capo “tiranno” per circa nove mesi per mancanza di prove. La malcapitata lavorava in una grande impresa di telefonia del nord Italia da circa tre anni quando l’azienda fu assorbita da imprenditori esteri. Il primo impatto con le nuove decisioni aziendali fu piuttosto buono: maggiore rigore, inquadramenti contrattuali validi, aria di novità. I problemi cominciarono dopo pochissimo tempo: Sabrina, da 18 mesi responsabile dell’area marketing, fu sostituita da una nuova arrivata senza troppe spiegazioni. A lei sarebbe toccata l’area telemarketing senza responsabilità particolari. Il demansionamento fu seguito da una lunga serie di critiche e pressioni sul suo rendimento che sfociavano anche in discussioni a voce alta con la responsabile del settore. Scene quotidiane che però non potevano trovare fondamento legale per mancanza di prove. Dunque la ragazza si fece coraggio e registrò con un potente microregistratore le continue angherie dopo di che portò le registrazioni dal suo avvocato.
Ad oggi Sabrina ha un nuovo lavoro, ma l’azienda in cui lavorava ha dovuto risarcire i danni morali a lei arrecati.

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