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Regole alla base della sicurezza aziendale

Secondo un’indagine realizzata dall’ACFE – Associazione Americana di Analisti delle Frodi – le aziende perdono ogni anno almeno il 5% dei propri profitti a causa di furti e di altri reati ad opera dei dipendenti. Il danno potenziale è stato stimato, a livello globale, in tre miliardi di dollari. Le frodi da parte dei dipendenti colpiscono tutte le realtà aziendali, piccole, medie e grandi. Si manifestano, ovviamente, con cause, modalità e impatto molto diversi, ma hanno un denominatore comune: da un lato, la mancanza di conoscenza dei rischi e delle vulnerabilità interne e, dall’altro, l’incapacità di prevenire e gestire l’infedeltà dei propri collaboratori. Si tratta di una problematica complessa e di un fenomeno in continua evoluzione.

Gli studi, portati avanti anche in un’ottica criminologa, sono ancora limitati e spesso relativi solo ad alcuni contesti, ma lo scenario che evidenziano è piuttosto chiaro: le aziende sopportano rischi economici, diretti e indiretti, causati dai propri dipendenti, a tutti i livelli della scala gerarchica. Di contro, spesso sono le aziende stesse a fornire le opportunità per la realizzazione di abusi e violazioni.

In media, le imprese impiegano circa 18 mesi per intercettare le frodi e più si allungano i tempi di detection, maggiori sono il danno e l’impatto sul contesto aziendale. Attualmente, la maniera più diffusa per venire a conoscenza dell’esistenza di un abuso interno è la “soffiata”. Cioè un altro dipendente che fa da “spia” circa un illecito. Nel 30% dei casi, i responsabili/manager dormono sogni tranquilli svolgendo costanti attività di monitoraggio attraverso strumenti ad hoc. Infatti, quasi sempre, la causa di tali avvenimenti è da ricercarsi nella totale assenza delle politiche antifrode e, nei rari casi in cui queste sono presenti, nella loro inadeguatezza o inefficacia. Solo chi si affida a professionisti nel settore della sicurezza e della sorveglianza è in grado realmente di prevenire frodi di ogni genere.

A prescindere dai numeri, ciò che interessa sottolineare è la rassegnazione che le aziende sembrano avere nei confronti del rischio di frode; in altre parole, le imprese cercano di nascondere la propria incapacità di limitare l’infedeltà dei dipendenti dietro la una specie di tacita tolleranza. Peccato che questa soglia si sposti sempre più in avanti, anno dopo anno, e che oltre questa soglia non via sia quasi mai un piano efficace ed efficiente di contrasto alle frodi. Costruire e, soprattutto, implementare, una strategia antifrode, in ambito aziendale, non è difficile e, comunque, non se ne può fare a meno.

Una persona su tre spia le mail del proprio partner

Mancato log-out, password poco sicure, ma soprattutto piccoli strumenti di monitoraggio. E’ questo ciò che facilita il controllo della posta elettronica del partner.  Secondo una ricerca di Google, realizzata su un campione di 2.000 persone in Italia, una persona su tre ha sbirciato almeno una volta la posta elettronica altrui.  Mail, documenti e informazioni sono spesso sotto la lente di ingrandimento di partner sospettosi.

La poca sicurezza delle password è uno degli “aiutini” per aver accesso al mondo informatico del partner. Pare infatti che il 10% degli utenti scelga il nome del proprio cane o gatto come password, mentre l’8% usa la  parola “password”. C’è chi poi rischia ancora di più, come quel 6% di persone che lascia la password appuntata su un post-it nei pressi del pc. Il 13% degli italiani dichiara di essere entrato in un account altrui indovinandone la password, approfittando del mancato log-out da una sessione attiva o per mezzo di strumenti di controllo. Fra questi, un terzo (33%) è entrato in quello del partner, atteggiamento soprattutto maschile, e quasi un quinto in quello del proprio ex (17%), questa volta però con una buona prevalenza delle donne. Uno su dieci ha, invece, cercato di indovinare la password di un collega di lavoro.

E forse indovinare non è così difficile come sembra, dal momento che addirittura l’11% dichiara di usare come password una data significativa, ad esempio l’anniversario di matrimonio, mentre l’11% ricorre alla data di nascita di un parente stretto. Il 62% cambiano la password solo quando diventa necessario, solo il 24% lo fa regolarmente, mentre il 16% dichiara di usare sempre le stesse password. In generale le donne sono più inclini a condividere la password con i propri partner. Più della metà degli intervistati scrive le proprie password da qualche parte: un diario, un file nel proprio PC, il proprio telefono, un post-it.

Se tutto ciò non dovesse avvenire, niente paura. I partner più smart si sono dotati di piccoli strumenti come key hunter e key record che, in modo del tutto discreto, consentono di memorizzare non solo password ed email, ma tutto ciò che viene digitato sulla tastiera del pc. Dunque una valida alternativa per chi è a contatto con partner più attenti alla propria sicurezza informatica.

C’è da riconosce che il più delle volte chi decide di controllare il partner, ha già una forte motivazione per farlo: sospetto di tradimento o di qualche affare poco chiaro. Dunque diventa di stretta necessità andare a verificare alcuni dubbi ed incertezze, meglio farlo con strumenti affidabili.

“Così ho salvato la mia azienda dall’infedeltà aziendale”

Un cliente di Endoacustica Europe, azienda leader nel campo della sicurezza e della sorveglianza, ha inviato una email in cui ha esposto il suo problema di infedeltà aziendale e ha spiegato come è giunto ad una soluzione.
“Sono l’amministratore di una grande azienda operante nel settore della produzione di componenti elettronici, e circa 9 mesi fa sono stato vittima di un caso di infedeltà aziendale. 

Ho contattato Endoacustica Europe in quanto numerosi miei clienti avevano sospeso la richiesta di fornitura da qualche tempo, senza addurre motivazioni convincenti e rispondendo in modo evasivo ad eventuali richieste di chiarimento.
Con gli stessi avevo un contratto di esclusività per la fornitura dei componenti, quindi ho iniziato a sospettare che potesse esserci un’ipotetica azienda, attiva nello stesso settore, che avesse preso contatto con i clienti della mia azienda. Ad essere sincero, non sospettavo minimamente dei miei dipendenti.

Ho quindi deciso di verificare cosa stava accadendo attraverso delle microcamere consigliate dal team Endoacustica Europe al fine di smascherare il presunto reato e documentare l’indagine con prove tangibili. Le telecamere nascoste hanno soddisfatto le mie aspettative.

 Ho piazzato gli strumenti in diversi ambienti, da quelli lavorativi a quelli ricreativi e ho monitorato le telefonate in ingresso ed in uscita. Poi, ho atteso. Attraverso alcune telefonate intercorse internamente ho captato che due dei numerosi dipendenti della mia società avevano intrapreso una attività in proprio. Un’attività concorrente alla mia. Ho ristretto il campo di indagine e ho facilmente raccolto numerose prove attestanti il fatto che i clienti che si sono allontanati dalla mia società sono stati (scorrettamente) sottratti proprio della società concorrente messa su dai due dipendenti infedeli. La storia aveva dell’incredibile e non sarebbe mai venuta alla luce senza appositi strumenti investigativi.

Con le prove raccolte ho potuto avviare una causa penale nei confronti dei miei ex-dipendenti, e sono in procinto di ottenere un consistente risarcimento economico. Vi ringrazio sentitamente per il vostro aiuto, ora sarei sull’orlo del fallimento se non avessi agito in tempo e con gli strumenti giusti!”

Storie di questo tipo sono sempre più frequenti, soprattutto in questo momento di crisi economica in cui accaparrarsi clienti è sempre più difficile. Agire in tempo spesso è la chiave per la ripresa di un’azienda e affidarsi a strumenti efficaci nel campo della sicurezza e della sorveglianza lo è altrettanto. Endoacustica Europe offre una vasta gamma di prodotti all’avanguardia a prezzi vantaggiosi che permettono la videosorveglianza in maniera discreta di ambienti e di persone.

Tredicenne pestata fuori dalla scuola per aver rubato il fidanzato ad una coetanea

luglio 9, 2013 Bullismo Nessun Commento

C’è chi sostiene che gli adolescenti vadano lasciati in totale libertà di pensiero e di azione, altri esaltano serrati controlli. Come spesso avviene la verità sembra risiedere nel mezzo. Se è vero che la creazione di una propria identità richieda autonomia, è vero anche che “qualche dritta” non faccia male.

Negli ultimi anni, buona parte delle relazioni tra ragazzini passa attraverso internet e social network, per questo è necessario tenere sotto controllo l’uso che questi fanno del pc. Sarebbe ottimale monitorare i comportamenti dei propri figli “a distanza” e cioè conoscere ciò che loro fanno e con chi interagiscono senza che gli stessi ne siano a conoscenza, lasciandoli così liberi di esprimersi, ma lontani dai pericoli. Strumenti molto utilizzati sono i key logger e i key hunter, piccolissimi dispositivi di casa Endoacustica, che permettono di conoscere ogni particolare digitato sulla tastiera del computer.

Con l’utilizzo di questo tipo di strumenti, molti “incidenti” sarebbero stati evitati. E’ di poche settimane fa la notizia di una ragazzina picchiata violentemente fuori dalla scuola per aver “rubato il fidanzato” ad una coetanea. L’episodio si è verificato nei pressi di una scuola media del Pisano e non era del tutto inaspettato dalla vittima. Mesi e mesi di minacce e vessazioni tramite Facebook hanno condotto al pestaggio dell’adolescente.

Prima dell’aggressione tre ragazzine, due tredicenni e una quindicenne, hanno strappato di mano il telefono cellulare alla vittima con il quale hanno inviato un sms a sua madre per dirle di non andarla a prendere. Poi, la tredicenne è stata trascinata in un parcheggio vicino, scaraventata a terra e presa a calci e pugni. A salvarla, il padre di un altro alunno intervenuto per mettere fine al pestaggio. La ragazzina è finita al pronto soccorso e i genitori hanno sporto denuncia: «In ospedale – ha raccontato la mamma – mi hanno perfino detto di non farlo per non rischiare ulteriori ritorsioni contro di lei, ma ora voglio giustizia. Anche dalla scuola».
Probabilmente agire preventivamente è la migliore forma di giustizia che si può attendere.

Babysitter picchia brutalmente neonato che le impedisce di guardare la TV

Immagini sconvolgenti riprese da una telecamera nascosta di percosse selvagge contro un bambino piccolissimo da parte di una baby sitter russa. Sta facendo molto discutere questo video che riporta in maniera inequivocabile i maltrattamenti della tata. Secondo quanto dichiarato dalla stessa 55enne, a scatenare la sua rabbia sono state le incessanti urla del bambino che le impedivano di godersi il suo programma preferito in tv.

Il video è stato realizzato a Krasnoyarsk, una cittadina della Russia siberiana centrale. A scoprire tale brutalità gli stessi genitori del bambino che, insospettiti dagli estenuanti pianti del piccolo alla semplice visione della babysitter, hanno deciso di monitorare l’atteggiamento della donna durante l’orario lavorativo attraverso una microcamera installata in casa.

Le registrazioni non lasciano dubbi: ripetuti strattoni e schiaffi sulla testa e sul corpo del piccolo costituivano le “cure” quotidiane della babysitter orco. A scioccare è soprattutto l’inumana brutalità con cui la donna inveisce contro il bambino.

Al momento del fermo da parte degli agenti di polizia, la 55enne si sarebbe giustificata accusando i genitori del comportamento irrequieto del bambino: “Sono loro ad averlo rovinato – avrebbe detto la donna – il bambino grida per tutto il tempo e chiede sempre di essere preso in braccio”. A dire della babysitter, dunque, il suo atteggiamento farebbe parte di una sorta di “terapia educativa”, una forma di tutela decisamente poco umana.

Purtroppo, eventi di questo genere si sono verificati di recente anche in diverse zone dell’Europa e degli Stati Uniti. La necessità di lasciare in affidamento i propri figli durante le ore di lavoro, porta spesso ad assumere come babysitter gente sconosciuta che si presenta alla porta sfogliando curriculum ad hoc e decantando decenni di esperienza nel settore.

Ora, sulla scia delle numerose notizie sempre più shoccanti, i genitori oltre a prestare tutte le attenzioni possibili nella scelta della tata, utilizzando sempre più spesso degli strumenti per la sorveglianza, come la microcamera utilizzata dai genitori russi. Lo strumento ideale è nella maggior parte dei casi è il DVR All in One, un microregistratore audio e video che viene installato pressoché ovunque anche in prese elettriche o giochi per bambini. In questo modo non si desta alcun sospetto e si può agire per garantire la sicurezza dei bambini.

Molestava le bambine in bagno: arrestato bidello

Un bidello di 65 anni di una scuola elementare di Vimercate (Monza-Brianza) è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri per violenza sessuale ai danni di alcune bambine. I militari, su disposizione del giudice, avevamo installato delle telecamere nascoste nei bagni della scuola; attraverso questi strumenti hanno colto l’uomo proprio mentre stava trattenendo una bambina, contro la sua volontà. Le indagini sono partite dopo che una bambina ha raccontato alla maestra di essere stata molestata nei bagni. Al momento era presente anche una compagna, che ha confermato.

Sotto la direzione della Procura della Repubblica di Monza, i Carabinieri hanno quindi avviato un costante ed ininterrotto monitoraggio del comportamento del bidello tramite telecamere all’interno della scuola, accertando inequivocabilmente le sue responsabilità. In pochi giorni i militari hanno assistito a quattro episodi, arrestando l’uomo in flagranza.

Il 65enne, di origini sarde, sposato, si introduceva nei bagni femminili e, adescando le bambine, tutte sotto i dieci anni, le palpeggiava nelle parti intime. In casa sua, dinanzi ad una moglie ignara ed allibita, gli operanti hanno sequestrato un computer portatile e numerosi DVD che dovranno essere analizzati. Dagli accertamenti sull’arrestato, è emerso che l’uomo nel 1971 era stato condannato per un analogo grave reato a sfondo sessuale, che aveva commesso in Calabria, ai danni di una bambina di 12 anni, in una chiesa, ma aveva falsificato la documentazione e otto anni fa era stato assunto come bidello nella scuola elementare comunale.

Da questo episodio emerge chiaramente come sia fondamentale l’utilizzo di videocamere di sorveglianza in scuole e luoghi pubblici. Non ci sono giustificazioni per atti simili ed è giusto che i colpevoli paghino!

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