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Due anni di reclusione per la prof di Palermo

settembre 17, 2012 Bullismo Nessun Commento

E’ di due anni di reclusione la pena inflitta all’insegnante della scuola media di Palermo che ha fatto scrivere ad un bambino sul quaderno 100 volte “sono un deficiente”. Secondo i giudici, infatti, non si può rispondere al bullismo con «l’uso della violenza, fisica o psichica».

Decisione controversa e dibattuta. Secondo l’avvocato difensore il temine “deficiente”, derivante da “deficere” ovvero “mancare”, non andava ad offendere il bambino giacché l’insegnante, voleva semplicemente intendere che l’alunno era stato mancante nel non rendersi conto di quello che aveva fatto. Obiezione di rispetto se non si tenesse conto dell’accezione comune che il temine ha nella società e quindi l’evidente volontà di offende, proprio come ha stabilito la Corte di Cassazione. «Non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi». Metodi punitivi di questo genere non possono essere più ammessi nella pedagogia moderna.Al centro del mirino anche la reazione dei genitori che, secondo alcuni, avrebbero potuto risolvere la questione andando dal preside e chiarire in maniera “pacifica” con la professoressa. Altri ancora fanno appello alla perdita di autorevolezza degli insegnanti.

Difficile star dietro a comportamenti da bulli e difficile, d’altro canto, fare i genitori. Sempre troppo spesso è il dialogo che viene a mancare negli ambienti educativi e quindi diventa difficile capire e star dietro ai ragazzi. La tecnologia potrebbe correre in nostro aiuto. Sono in vendita sistemi che permettono di monitorare il contenitore di maggiori informazioni riguardante i teenager: il cellulare. Si tratta di software spia che permettono di tener d’occhio il traffico telefonico e quindi di comprendere gli atteggiamenti e le abitudini dei ragazzi. Una volta installati sul cellulare, questi software permettono di intercettare le conversazioni telefoniche, gli sms ricevuti ed inviati ed addirittura controllare la posizione GPS del cellulare spia. Ma vediamo meglio come funzionano: per ascoltare una conversazione dovrete semplicemente aspettare l’inizio di una telefonata; a questo punto riceverete un SMS sul cellulare controllore che vi avviserà quando la chiamata comincia. A questo punto, potrete chiamare il telefono spia dal numero pilota, ed ascoltare la conversazione telefonica in diretta e senza essere notati.

Per intercettare gli sms ricevuti ed inviati, invece, bisogna semplicemente inviare allo spyphone un SMS, contenente un comando speciale che attiverà questa funzione. Stessa cosa per scoprire la posizione GPS ed in tempo reale e a distanza arriverà un sms indicante latitudine e longitudine. Queste, inserite in Google Maps, vi daranno l’esatta posizione del telefono controllato. Inoltre chiamando lo spyphone è possibile ascoltare le conversazioni che avvengono attorno: il software del cellulare spia riconoscerà il numero chiamante ed attiverà il microfono.

Insomma un mare di caratteristiche in un semplice cellulare. I software spia possono essere installati anche su telefoni di ultima generazione e quindi si può unire facilmente un bel regalo ad un miglioramento della relazione. Questi e molto altro ancora possono essere acquistati visitando il sito www.endoacustica.com.

Bullismo e atti violenti nei giovani: tra differenze, cause e soluzioni.

luglio 27, 2012 Bullismo Nessun Commento

Quando si parla di bullismo non si ha mai una precisa definizione di cosa questo sia. Il suo significato, infatti, cambia da paese a paese: mentre in Inghilterra, per esempio, il termine indica un atteggiamento aggressivo da parte di una persona, o di un gruppo di persone, nei confronti dei pari, con i quali vi è una profonda asimmetria di potere, dovuta per esempio a condizioni sociali, razziali o sessuali diverse, in Svezia la parola bullismo si identifica con mobbing, cosa che in Italia, ed il altri paesi, ormai viene rapportato esclusivamente alla sfera lavorativa.

In Italia quando si parla di bullismo ci si riferisce, quasi esclusivamente, a comportamenti molesti da parte di giovani, soprattutto adolescenti, verso ragazzi della loro età o anche più giovani. Atteggiamenti aggressivi che vanno dagli insulti verbali a vere e proprie aggressioni fisiche. E, seppure sia un fenomeno di cui non si parli molto, nonostante in molte scuole si stia cercando un maggiore dialogo sul tema e una educazione al rispetto altrui, ciò non toglie che vi siano casi anche gravi, che sfuggono al controllo di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi, dagli insegnanti, spesso anche loro stessi vittime, ai genitori, che tante volte non sanno che il loro figlio è vittima di bulli o bullo lui stesso.

Se gli insulti si possono tollerare, anche se in realtà la psicologia dimostra che non è così in quanto vanno ad incidere sulla personalità in formazione dell’adolescente, decisamente più inaccettabile è l’aggressione fisica, e non sono pochi i casi in cui si verifica. Basta leggere le notizia di cronaca. Solo qualche giorno fa è comparsa la notizia di un 14enne di Vicenza selvaggiamente picchiato e derubato dai suoi “compagni” di piscina, di qualche anno più grandi e, ancora, la notizia, persino più grave, di un ragazzo di Palermo, che è stato accoltellato da un gruppo di ventenni che volevano rubargli lo scooter, facendogli rischiare la vita.

Quando si leggono queste notizie, ci si chiede sempre dove siano i “grandi”, dove siano i genitori, non tanto della vittima, che lo è suo malgrado, ma dei carnefici. Cosa porta un ragazzo, o una ragazza (il bullismo si declina anche al femminile), a scaricare la sua rabbia sui più deboli? Da cosa deriva la sua rabbia? Gli psicologi attribuiscono certi comportamenti a componenti sociali e soprattutto familiari. E, se da un lato, ci sono genitori che riconoscono il problema e tentano di indagare e risolverlo, come una mamma milanese che ha regalato a suo figlio, sospetto bullo, un cellulare con software spia per poterlo controllare e capire il perché di certi atteggiamenti, visto lo scarso dialogo, dall’altro c’è chi lascia questi ragazzi al loro destino, pensando che l’aggressività sia quasi un fatto genetico difficile da modificare.

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Bullismo contro disabile a scuola. “Nostra figlia seviziata”.

luglio 17, 2012 Bullismo Nessun Commento
segnale carrozzina

Aleggia già l’ombra del mobbing presso l’Istituto Alberti di Savona: alcuni insegnanti, infatti, tra cui Adriana Caviglia, avrebbero pronta una denuncia, a tal proposito, contro il dirigente della scuola.

In questi giorni, invece, la scuola sarebbe al centro di un altro dibattito: si parla di bullismo tra ragazzi che, secondo l’avvocato difensore della vittima, Cristiano Angelini, e secondo la famiglia della stessa, sarebbe sfociato in qualcosa di più grave, che va dagli insulti per la malattia a toccamenti, a furti di materiale scolastico e merende, a ferimenti con oggetti acuminati.

Una posizione difficile quella degli studenti accusati e soprattutto della scuola, dagli insegnanti al dirigente stesso, che avrebbero dovuto vigilare ma che, secondo quanto riportato dalla vittima, sarebbero stati abbastanza superficiali nell’etichettare gli avvenimenti come semplici bravate di ragazzi un po’ vivaci.

“L’istituto ha fatto quello che poteva. Abbiamo discusso il caso in consiglio di classe e adottato provvedimenti disciplinari nei confronti dei ragazzi che si sono resi colpevoli della non integrazione del diverso e anche la famiglia si era dichiarata soddisfatta di quanto fatto dalla scuola”, afferma la vice preside Tiziana Saino.

Tuttavia, i genitori della ragazza parlano di atti persecutori e hanno chiesto l’intervento della magistratura, affinché siano accertate tutte le responsabilità per i reati previsti, che l’avvocato Angelini configura in lesioni, minacce, abbandono di persone minori o incapaci e danneggiamento.

Una vicenda, insomma, ancora poco chiara e che richiede maggiori indagini. Una vicenda come tante altre, in cui molto spesso è difficile distinguere tra “bravata leggera” e vero e proprio bullismo, un comportamento persecutorio e continuativo nei confronti della vittima, di cui arriva a segnare profondamente la psiche, soprattutto se si tratta di una persona che ha già problemi di un certo tipo, come in questo caso.

I pareri e le versioni discordanti degli insegnanti, poi, rendono più difficile l’individuazione delle responsabilità. Più facile sarebbe stato se, ai primi segnali di tali atti, fossero state installate delle telecamere nascoste, che avrebbero fornito prove inconfutabili di certi avvenimenti. Gli insegnanti avrebbero ancora negato l’evidenza?

Endoacustica Europe

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