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Ragazzi della “Roma bene” resi schiavi da una banda di bulli

aprile 26, 2013 Bullismo Nessun Commento

Numerosi genitori hanno da tempo adottato sistemi di controllo per il cellulare dei propri figli. Software invisibili che permettono il controllo a 360° di ciò che accade nella vita degli adolescenti dentro e fuori casa. Attraverso questi strumenti infatti è possibile ascoltare le chiamate, leggere sms in entrata e uscita, sapere in diretta cosa accade attorno al telefono e anche controllare la sua posizione.

Mezzi di certo discutibili, ma che in molti casi hanno salvato la vita di adolescenti in difficoltà. Purtroppo gli episodi di bullismo sono davvero frequenti e si realizzano in varie fasi, quindi intervenire in tempo è possibile, solo se sono si è a conoscenza di ciò che accade.

Una notizia di pochi giorni fa ha come protagonisti degli insospettabili. Rampolli della “Roma bene” resi schiavi da una banda di bulli che da anni terrorizzavano i coetanei costringendoli a rubare nelle proprie case. Pena: pestaggi ripresi con i telefonini. Continue minacce e vessazioni, costringevano i ragazzi a fornire somme di denaro comprese tra 100 e 300 euro, assieme a smartphone, oggetti in oro, scarpe, giubbotti, e qualsiasi altro indumento griffato o di valore, a volte sottratto anche dalla cassaforte di famiglia. Inoltre gli “schiavi” erano tenuti ad eseguire i loro ordini come accompagnarli dove e quando volevano, offrire loro da bere o da mangiare. Violenze fisiche e psicologiche, minacce, ingiurie erano le conseguenze se non avessero obbedito.

Ci sono voluti anni e tanto coraggio per denunciare ai carabinieri, i quali hanno fermato una banda di bulli, tra cui un maggiorenne italiano e cinque minorenni figli di stranieri. I danni morali e psicologici di certo non potranno essere facilmente ripagati.   Sono episodi come questi che spingono attenti genitori ad adottare sistemi di controllo per salvaguardare la vita dei propri figli.

Stalking da condominio, scatta l’allontanamento da casa

dicembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento

Litigi e contrasti tra inquilini sono davvero molto frequenti. Volume della tv troppo alto, rumori ad ogni ora del giorno e della notte, dispetti, minacce.

Come da copione sono cominciati i disguidi in un condominio nella periferia di Milano: urla in casa e nella scalinata comune, rumori molesti, apparecchi ad alto volume. Protagonisti delle scenate una 40enne ed il suo ex convivente. La famiglia dirimpettaia ha chiesto più volte un po’di quiete e tranquillità, ma in tutta risposta ha ricevuto offese ed insulti. Ma non è tutto. Durante un’assemblea condominiale è stata esposta la vicenda ed il vicino è stato preso per il collo e bloccato contro il muro mentre gli veniva urlato a gran voce «voi del quinto piano siete morti, se vi incontro sulle scale vi ammazzo, ho la pistola io». A questo episodio che sa di film americano, hanno fatto seguito urla a squarciagola, bigliettini appesi alla bacheca condominiale con croci disegnate accanto al nome dei vicini, scritte minacciose e addirittura sms intimidatori sul cellulare.

Insomma la questione si è ben presto tramutata da semplice fastidio a vera e propria paura per la propria incolumità e per quella dei propri cari, finendo dallo psicologo che gli ha prescritto un farmaco per gli stati di ansia e gli attacchi di panico.A questo punto l’avvocato di famiglia ha ben deciso di inquadrare la vicenda nel range dello stalking e il pm, facendo ricorso ad un’interpretazione estensiva della legge sui maltrattamenti in famiglia, ha disposto l’ordine di allontanamento da casa per la vicina rissosa.
Questa misura cautelare può essere estesa a numerosissimi casi. Ciò che spesso pone un ostacolo all’attuazione è la mancanza di prove che testimonino atti persecutori e minacce. In molti casi sono state utilizzare delle microspie dalle forze dell’ordine, ma anche da persone che vogliono contribuire ad inchiodare i colpevoli. Con queste piccole telecamere occultabili pressoché ovunque è possibile registrare video e audio, potendo così metter fine alle proprie sofferenze.

300mila euro: il risarcimento per mobbing più alto della storia

dicembre 14, 2012 Mobbing 2 Commenti

Le cause per mobbing in Italia sono all’ordine del giorno: “padroni” prepotenti, giovani non in grado di difendersi, minacce, violenze. Nonostante sia passato del tempo, il risarcimento per mobbing più alto della storia italiana resta quello attribuito ad una giornalista di un settimanale del gruppo Mondadori che ha fatto causa alla nota azienda sostenendo di esser stata perseguitata e discriminata senza motivo dai suoi capi. Dopo le indagini del caso, il tribunale di Milano ha ordinato il reintegro della dipendente nelle mansioni e ha cancellato i provvedimenti disciplinari assunti a suo carico. E, fatto del tutto inaspettato, ha condannato la Mondadori a versarle un risarcimento da ben trecentomila euro. Non sono stati noti i motivi particolari di tale disposizione, fatto sta che è stata dichiarata come «accertata l’illegittimità della dequalificazione professionale subita dalla ricorrente». Nonostante la vittoria in tribunale, la giornalista non ha voluto divulgare la notizia e la propria identità, dicendo semplicemente di esser stata «devastata» da questa storia. La relazione degli inquirenti parla di inchieste mai pubblicate, di incarichi sempre più ridotti e anche di colleghi sempre preferiti a lei.

La carriera della scrittrice parla di successo; una professionista dal 1980, passata dai quotidiani locali ai grandi titoli del gruppo Mondadori: “Sorrisi e canzoni Tv”, “Noi” e come inviata speciale in Italia e all’estero. Nel 2005, nel passaggio ad un nuovo rotocalco di evasione sono cominciati i problemi per la giornalista. E’ stata privata del ruolo di inviata e a lei sono stati relegati servizi di scarsa importanza. 122 articoli in sette anni, in media uno al mese e di poche righe, una miseria per una professionista del suo calibro. Anche dopo la scesa in campo dell’Ordine dei giornalisti, il comportamento della redazione non è cambiato. La rottura definitiva è avvenuta quando la donna si è rifiutata di scrivere due articoli sfacciatamente pubblicitari e l’azienda ha messo in atto provvedimenti disciplinari a suo carico.

Questo tipo di situazioni sono comuni a numerose redazioni in Italia e con poche modifiche, sono aderenti anche alla realtà di ogni azienda di qualsiasi dimensione e di tutti i settori produttivi. In molti casi i dipendenti si sono rivelati astuti filmando con microcamere gli episodi di mobbing a loro carico. Queste immagini si sono spesso rivelate la chiave di volta per risolvere la loro malaugurata situazione. Infatti, in altri casi, in assenza di prove, i tribunali non hanno potuto dare pareri favorevoli alle denunce del caso. Penne, orologi da polso, bottoni, cravatte possono nascondere piccolissime telecamere allo scopo di riprendere vessazioni e minacce e risolvere casi che possono, a lungo andare, provocare stress, insonnia e disturbi psichici da non sottovalutare.

Violenza sugli uomini: dati allarmanti

novembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento

Si è soliti pensare alla violenza di genere intendendo l’eventualità in cui la vittima sia donna e l’autore del reato sia uomo. Questo tipo di informazione distorta è quella che viene veicolata solitamente dai media determinando un processo di sensibilizzazione unidirezionale e relegando ad una posizione del tutto marginale l’ipotesi secondo la quale la violenza è subita spesso anche dal genere maschile.
Gli episodi avvengono perlopiù all’interno delle mura domestiche e ciò spesso comporta, dato il legame spesso di natura intrafamiliare, il silenzio della vittima. Perciò qualsiasi tipo di analisi risulta limitata a causa del numero di persone incapaci di denunciare la propria condizione.

Una recente ricerca dell’Istat, che ha preso spunto da un’indagine svolta nel 2006 su un campione di sesso femminile, ha messo in luce come la violenza non conosca ordine e genere e venga attuata con eccessiva frequenza anche a danno degli uomini.
Una scena in cui una donna schiaffeggia un uomo, ad esempio, non suscita particolare sdegno o indignazione, anzi l’episodio viene spesso minimizzato e diviene perfino ridicolo, ironico. Dunque queste reazioni ci portano a pensare che la violenza attuata da parte delle donne non esista.
L’indagine a carattere ufficioso ha voluto proprio dimostrare come questa forma di maltrattamento esista e ha voluto anche far luce su un argomento sconosciuto, almeno in Italia, dalla letteratura scientifica. Qualche accenno è rinvenibile in riferimento a Stati Uniti, India, Canada e Regno Unito.
I questionari sono stati somministrati a soggetti di età compresa tra 18 e 70 anni per un totale di 1.058 individui di sesso maschile.

Il 63,1% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza fisica per mano di una donna nel corso della propria vita. Al primo posto vi è la minaccia di esercitare violenza e la modalità più comune risulta essere tipicamente femminile: graffi, morsi, capelli strappati. Tra le “altre forme di violenza” appaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte e nei cassetti, spinte dalle scale.
Per quanto riguarda la violenza sessuale, il 48,7% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di tale violenza ad opera di una donna. La percentuale maggiore riguarda l’interruzione senza motivi comprensibili di un rapporto intimo avviato. Questi eventi hanno reso la vittima depressa, mortificata, umiliata portando spesso conseguenze a livello psicofisico come insonnia, senso di inferiorità, calo dell’autostima, inadeguatezza. In alcuni casi è stato necessario ricorrere a terapie ed analisi. Non meno rilevante si è rivelata la parte di uomini costretti ad avere rapporti sessuali anche in forme non gradite, incluso attività di gruppo e scambi di coppia. Alcune di queste pratiche hanno provocato anche segni visibili, cicatrici, ustioni.
Infine per quanto riguarda gli atti persecutori il 31,9% del campione ha ammesso di averne subito da parte di una donna. Dalle analisi che ne sono derivate risulta dunque che oltre il 12% degli uomini avrebbe subito almeno un atto persecutorio ad opera di una donna nel corso della vita.
Al termine di questo excursus sulla violenza di cui sono vittima gli uomini risulta opportuno dare qualche consiglio anche ai maschietti. La soluzione più ovvia può essere quella di denunciare, ma d’altro canto risulta spesso difficile dimostrare questo tipo di violenze specie se nell’ambito di una relazione. L’utilizzo di microspie e microregistratori si è rivelato in numerosi casi opportuno al fine di raccogliere prove contro il persecutore sia esso uomo o donna.
Come abbiamo visto, le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare e quindi possono essere attuate anche da persone fisicamente fragili e gracili. Ebbene dunque prestare attenzione a questi episodi siano essi verbali o fisici.

No ai papà vendicatori. La Cassazione non tollera

novembre 15, 2012 Bullismo Nessun Commento

Stanco delle ripetute prepotenze che il figlio undicenne subiva in palestra da un ragazzino di due anni più grande, non ci ha visto più. Il padre della vittima ha cercato il bullo e, tra minacce e ceffoni, lo ha costretto a chiedere scusa in ginocchio al ragazzo. Poi lo ha lasciato andare.

La Cassazione ha ancora una volta ribadito che «punizione e rieducazione» non spettano ai genitori delle “vittime” e ha condannato l’uomo ad una multa di 3.420 euro come risarcimento del trauma psicologico inferto al bullo. Inoltre Papà Paolo (52 anni), è risultato, secondo la Corte di Appello di Bologna, colpevole di violenza privata e percosse ai danni del tredicenne che era solito compiere «ripetute e umilianti vessazioni» ai danni di suo figlio. Invano l’uomo ha protestato dinanzi alla Suprema Corte.

Secondo il parere dei magistrati, il papà poteva seguire «una singola e civile prospettiva decisionale e operativa» e cioè quella di «rivolgersi, in maniera tempestiva ed efficace, ai gestori del centro sportivo per l’adozione delle necessarie misure preventive e punitive». Per la Cassazione, la scelta di «agire con molteplice violenza sul giovane e immaturo tredicenne non è stata assolutamente necessitata».
Difficile giudicare questo tipo di situazioni. Da una parte c’è un ragazzino la cui dignità è stata più volte lesa da un ragazzo più grande, dall’altra parte, proprio questo adolescente, pur sempre immaturo e degno di difesa.

Circostanza simile si è verificata qualche giorno fa a Padova. All’uscita dalla scuola media, il padre di uno studente romeno ha aspettato i compagni di classe “bulletti” che ogni giorno tormentavano e offendevano il figlio che qualche giorno prima era rientrato a casa piangendo e con alcuni graffi sul viso. Il genitore ha affrontato subito il più alto e robusto dei ragazzini. Lo ha inseguito, colpito e gettato a terra. Secondo alcuni testimoni, presenti al momento dell’accaduto, l’uomo lo avrebbe anche picchiato. Lo stesso avrebbe poi estratto dalla tasca dei pantaloni un coltello con cui ha minacciato gli altri compagni di scuola. «Se toccate ancora mio figlio ve la vedrete con me». Poi se ne è andato.
Diversi genitori e insegnanti hanno assistito alla scena. All’arrivo, i Carabinieri hanno ascoltato le loro testimonianze. Il bulletto scaraventato a terra è stato soccorso. Al momento non sarebbero state esposte denunce, la direzione della scuola media nei prossimi giorni affronterà il problema.
Anche in questo caso pare che le vessazioni andavano avanti da mesi e questi episodi avevano fatto scattare la rabbia del genitore.

Come ovviare a queste problematiche? Alcuni genitori si stanno dotando di sistemi che permettono di monitorare ciò che avviene attorno ai ragazzi attraverso il cellulare. Si tratta di software spia che, installati sul telefono, permettono di tener d’occhio il traffico telefonico (ascoltare chiamate ed avere accesso ai messaggi), conoscere esattamente la posizione GPS e ascoltare cosa avviene nell’ambiente circostante: conversazioni, minacce e prepotenze.

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