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Dieci anni di stalking da parte dell’ex amante

febbraio 14, 2013 Stalking Nessun Commento
donna-telefono

Sono finiti in tribunale una modenese di 49 anni, single e con un figlio, un distinto dirigente bancario, ora in pensione e sua moglie, al corrente della relazione clandestina intercorsa tra i due.
Episodi di stalking durati ben dieci anni, dal 2002 al 2012 e scaturiti da una relazione di natura esclusivamente sessuale. Dapprima sono arrivate continue e persistenti richieste economiche da parte della donna, poi le sceneggiate pubbliche per imbarazzare il banchiere. Il ricatto, quello di rivelare tutto alla moglie. Dal 2009 episodi ancora più aberranti: centinaia di sms, bigliettini lasciati nella cassetta postale o attaccati alla porta di casa, telefonate al numero fisso, messaggi attraverso terze persone.

Per disperazione l’uomo ha cambiato casa, ma non ha risolto il problema. La modenese è tornata all’attacco rubandogli la posta, intestandogli contratti di ogni sorta, rendendo palese la questione anche alla moglie. Ed ha addirittura prenotato sotto falso nome una camera nello stesso albergo dove la coppia passava le vacanze estive, pretendendo anche il pagamento del suo soggiorno.

L’uomo ha dapprima presentato una denuncia per ricatto a cui ha fatto seguito una controdenuncia della donna archiviata perché ritenuta insussistente. Il prefetto, su richiesta della vittima, ha obbligato la stalker a non avvicinarsi al dirigente bancario. Ma senza successo. L’anno scorso un’altra denuncia con nuovi particolari.
L’uomo parla di una donna che si sente tradita dall’abbandono, che pretende ciò che le era stato promesso e chiede continuamente denaro. Una donna che persino i familiari tengono a distanza e che vive di espedienti dietro una facciata rispettabile.
La persecuzione è terminata pochi mesi fa, quando lei gli ha fatto sapere di avere problemi di salute. Non è stata di certo la legge finora a fermarla come sempre ancorata alla mancanza di prove che attestino la sussistenza dello stalking. Casi simili hanno avuto anche epiloghi peggiori, altri hanno fatto ricorso a microspie e microcamere, collezionando valide prove per inchiodare i colpevoli.

Mettere al corrente di un tradimento può essere reato

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E se scopro che il partner di una mia amica la tradisce, che faccio? Tutti ci siamo ritrovati in qualche circostanza dinanzi a questa domanda. La paura di scoprire un tradimento ai danni di una persona a noi cara e l’incapacità di reagire. Dirglielo la farebbe soffrire, non dirglielo sarebbe da vigliacchi e comprometterebbe il nostro rapporto qualora scoprisse il misfatto.

E alla fine si sa: “Chi si fa i fatti suoi campa cento anni”. Ma una donna palermitana non ha fatto tesoro di questo proverbio e ha informato la cognata tramite sms, dei tradimenti del marito. Messaggini contornati di offese rivolte alla donna accusata di non essersi accorta delle relazioni extraconiugali del compagno.
E sono state proprio queste espressioni poco felici a far scattare la condanna della Corte di Cassazione dato che la rivelazione dell’infedeltà del partner, unita alle ingiurie, ha costituito il reato di molestia in quanto la signora è andata a disturbare e ad alterare la tranquillità personale della vittima e del suo nucleo familiare, mettendo a repentaglio anche l’ordine pubblico, date le eventuali reazioni, tutt’altro che amichevoli, della parte offesa.

In giudizio l’accusata ha fatto ha cercato di giustificarsi ricorrendo alle “buone intenzioni” con cui ha agito nei confronti della cognata, ma ha dovuto comunque pagare una multa e le spese processuali, per un totale di oltre 2000 euro.

Dunque nel caso di tradimento non avremo più neppure le persone con cui abbiamo rapporti più intimi a darci una mano. Sarà per questo, e per molti altri motivi, che in tanti hanno scelto di installare software spia sul cellulare del partner o hanno impiantanto delle piccolissime microspie nei luoghi più frequentati. In questo caso saranno loro i nostri migliori amici.

Il mobbing coniugale e familiare

gennaio 21, 2013 Mobbing Nessun Commento
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L’utilizzo del termine mobbing è stato recentemente esteso anche all’ambito coniugale e familiare. Questo si verifica nel momento in cui vengono attuati atteggiamenti aggressivi e vessatori all’interno del nucleo familiare. Classico esempio del mobbing coniugale può essere rappresentato da un coniuge che mette in atto minacce, violenze psichiche e fisiche nei confronti dell’altro, allo scopo di ottenere qualcosa: costringerlo ad un comportamento che va contro il suo volere, come ad esempio lasciare la casa coniugale, acconsentire alla separazione, estromettersi da decisioni importanti, ecc.
Si tratta di una strategia comportamentale persecutoria fatta di piccoli gesti, ostilità, chiusura della comunicazione, continue critiche, assoluta indifferenza allo scopo di sminuire l’altro. Alla stregua del mobbing lavorativo tali atteggiamenti opprimenti, sistematici e ripetuti, minacciano la dignità, l’autostima ma anche l’integrità fisica e psichica della vittima.

Aldilà del mobbing coniugale, sempre all’interno di un nucleo familiare, possiamo distinguere il mobbing familiare, inteso come l’insieme di condotte mobbizzanti ai danni di un membro della famiglia, sia esso un genitore, un figlio o un altro parente stretto. Denigrazioni, minacce, delegittimazione del ruolo familiare e sociale, indifferenza…sono alcuni degli atteggiamenti tipici in questi casi di mobbing.
I comportamenti si concretizzano in una serie di vere e proprie vessazioni (soprattutto di tipo psicologico) che portano il soggetto destinatario a sminuire la propria personalità, ad annullare la propria autostima occupando una posizione di totale sottomissione rispetto all’aguzzino.

Per definire, dal punto di vista giuridico, la sussistenza di una ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale, è necessario che tali condotte si ripetano nel tempo e che siano verificabili. Infatti spesso si ricorre all’utilizzo di microspie o microcamere che, nascoste negli ambienti maggiormente frequentati, aiutano la vittima a dimostrare la realtà dei fatti.
Raramente infatti tali condotte sfociano in maltrattamenti fisici ma in ogni caso la vittima cade spesso in uno stato paragonabile a quello delle vittime di violenze, restie per paura o vergogna a denunciare.
Secondo una sentenza del T.A.R. Campania (Napoli Sez. II n. 2036 del 20 aprile 2009), “il mobbing presuppone dunque i seguenti elementi: a) la pluralità dei comportamenti e delle azioni a carattere persecutorio (illecite o anche lecite, se isolatamente considerate), sistematicamente e durevolmente dirette contro il dipendente; b) l’evento dannoso; c) il nesso di causalità tra la condotta e il danno; d) la prova dell’elemento soggettivo”.
Dello stesso avviso, la Corte di Appello di Torino che nel 2000 plasmò, per la prima volta, la fattispecie indicando che un “comportamento, in pubblico, offensivo ed ingiurioso nei confronti dell’altro coniuge, sia in violazione delle regole di riservatezza, e sia, soprattutto, in riferimento ai doveri di fedeltà, correttezza e rispetto derivanti dal matrimonio, condotta ancor più grave se accompagnata dalle insistenti pressioni con cui il coniuge stesso invita reiteratamente l’altro ad andarsene di casa”.

Stalking da condominio, scatta l’allontanamento da casa

dicembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento
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Litigi e contrasti tra inquilini sono davvero molto frequenti. Volume della tv troppo alto, rumori ad ogni ora del giorno e della notte, dispetti, minacce.

Come da copione sono cominciati i disguidi in un condominio nella periferia di Milano: urla in casa e nella scalinata comune, rumori molesti, apparecchi ad alto volume. Protagonisti delle scenate una 40enne ed il suo ex convivente. La famiglia dirimpettaia ha chiesto più volte un po’di quiete e tranquillità, ma in tutta risposta ha ricevuto offese ed insulti. Ma non è tutto. Durante un’assemblea condominiale è stata esposta la vicenda ed il vicino è stato preso per il collo e bloccato contro il muro mentre gli veniva urlato a gran voce «voi del quinto piano siete morti, se vi incontro sulle scale vi ammazzo, ho la pistola io». A questo episodio che sa di film americano, hanno fatto seguito urla a squarciagola, bigliettini appesi alla bacheca condominiale con croci disegnate accanto al nome dei vicini, scritte minacciose e addirittura sms intimidatori sul cellulare.

Insomma la questione si è ben presto tramutata da semplice fastidio a vera e propria paura per la propria incolumità e per quella dei propri cari, finendo dallo psicologo che gli ha prescritto un farmaco per gli stati di ansia e gli attacchi di panico.A questo punto l’avvocato di famiglia ha ben deciso di inquadrare la vicenda nel range dello stalking e il pm, facendo ricorso ad un’interpretazione estensiva della legge sui maltrattamenti in famiglia, ha disposto l’ordine di allontanamento da casa per la vicina rissosa.
Questa misura cautelare può essere estesa a numerosissimi casi. Ciò che spesso pone un ostacolo all’attuazione è la mancanza di prove che testimonino atti persecutori e minacce. In molti casi sono state utilizzare delle microspie dalle forze dell’ordine, ma anche da persone che vogliono contribuire ad inchiodare i colpevoli. Con queste piccole telecamere occultabili pressoché ovunque è possibile registrare video e audio, potendo così metter fine alle proprie sofferenze.

300mila euro: il risarcimento per mobbing più alto della storia

dicembre 14, 2012 Mobbing Nessun Commento
mobbing

Le cause per mobbing in Italia sono all’ordine del giorno: “padroni” prepotenti, giovani non in grado di difendersi, minacce, violenze. Nonostante sia passato del tempo, il risarcimento per mobbing più alto della storia italiana resta quello attribuito ad una giornalista di un settimanale del gruppo Mondadori che ha fatto causa alla nota azienda sostenendo di esser stata perseguitata e discriminata senza motivo dai suoi capi. Dopo le indagini del caso, il tribunale di Milano ha ordinato il reintegro della dipendente nelle mansioni e ha cancellato i provvedimenti disciplinari assunti a suo carico. E, fatto del tutto inaspettato, ha condannato la Mondadori a versarle un risarcimento da ben trecentomila euro. Non sono stati noti i motivi particolari di tale disposizione, fatto sta che è stata dichiarata come «accertata l’illegittimità della dequalificazione professionale subita dalla ricorrente». Nonostante la vittoria in tribunale, la giornalista non ha voluto divulgare la notizia e la propria identità, dicendo semplicemente di esser stata «devastata» da questa storia. La relazione degli inquirenti parla di inchieste mai pubblicate, di incarichi sempre più ridotti e anche di colleghi sempre preferiti a lei.

La carriera della scrittrice parla di successo; una professionista dal 1980, passata dai quotidiani locali ai grandi titoli del gruppo Mondadori: “Sorrisi e canzoni Tv”, “Noi” e come inviata speciale in Italia e all’estero. Nel 2005, nel passaggio ad un nuovo rotocalco di evasione sono cominciati i problemi per la giornalista. E’ stata privata del ruolo di inviata e a lei sono stati relegati servizi di scarsa importanza. 122 articoli in sette anni, in media uno al mese e di poche righe, una miseria per una professionista del suo calibro. Anche dopo la scesa in campo dell’Ordine dei giornalisti, il comportamento della redazione non è cambiato. La rottura definitiva è avvenuta quando la donna si è rifiutata di scrivere due articoli sfacciatamente pubblicitari e l’azienda ha messo in atto provvedimenti disciplinari a suo carico.

Questo tipo di situazioni sono comuni a numerose redazioni in Italia e con poche modifiche, sono aderenti anche alla realtà di ogni azienda di qualsiasi dimensione e di tutti i settori produttivi. In molti casi i dipendenti si sono rivelati astuti filmando con microcamere gli episodi di mobbing a loro carico. Queste immagini si sono spesso rivelate la chiave di volta per risolvere la loro malaugurata situazione. Infatti, in altri casi, in assenza di prove, i tribunali non hanno potuto dare pareri favorevoli alle denunce del caso. Penne, orologi da polso, bottoni, cravatte possono nascondere piccolissime telecamere allo scopo di riprendere vessazioni e minacce e risolvere casi che possono, a lungo andare, provocare stress, insonnia e disturbi psichici da non sottovalutare.

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