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Ecco quali sono le professioni più inclini al tradimento

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Vi interessa conoscere i profili lavorativi più inclini al tradimento di coppia? Ebbene, grazie a una ricerca avviata sul sito di incontri Victoria Milan è stato possibile stilare una classifica dei lavoratori più interessati da questo incalzante fenomeno sociale. Non solo. Dall’analisi in questione è emerso anche che ben il 65% delle donne tradisce il proprio partner sul luogo di lavoro. Ma scorriamo subito le posizioni in classifica, partendo da quelle più in basso.

9. Avvocati, magistrati e lavoratori del settore legale

È presumibile che gli appartenenti a questa categoria avranno maggiori chance per far valere i propri diritti in sede giudiziaria. Comunque sia  l’ultima posizione delle professioni che tradiscono con più frequenza appartiene proprio a loro.

8. Giornalisti, relatori pubblici e professionisti della comunicazione

Saper comunicare efficacemente, si sa, aiuta in tantissime occasioni. Gli affari di cuore e gli slanci passionali non potevano di certo restare fuori da questo contesto.

7. DJ, animatori, ballerini e lavoratori notturni in genere

Eh, già. Lavorare di notte, soprattutto in ambito di svago ed entertainment, espone al rischio di tradimento in maniera esponenziale. D’altronde, a mente leggera, la realtà assume per molti un tutt’altro significato. Curioso che queste professioni si collochino solo in settima posizione.

6. Artisti, musicisti, attori e professionisti dello spettacolo

Ah, l’arte… Ovunque la bellezza e l’esaltazione estetica è celebrata in tutte le sue forme, è più facile incorrere in diversivi per evadere dalla routine del quotidiano. Chi non ha mai palpitato per quell’attore o quell’attrice del grande schermo?

5. Atleti, sportivi e personal trainer

Il discorso del culto dell’immagine fatto poc’anzi vale anche per questa categoria di lavoratori. Lavorare in un contesto in cui i sentimenti sono di solito secondi all’aspetto fisico aumenta di molto le occasioni per scappatelle e tradimenti.

4. Imprenditori, amministratori, manager

Queste figure vengono considerate “appetibili” per ovvie ragioni, perlopiù legate alla promessa di una vita più dinamica e agiata.

Ed eccoci finalmente giunti alla rosa dei tre settori professionali ad altissima incidenza di infedeltà.

3. Medici, infermieri e professionisti sanitari

Sarà per il senso di sicurezza che questi professionisti riescono a trasmettere, o semplicemente per il loro prestigio sociale, il camice bianco riesce ogni volta a far perdere la testa a molti indivisui. Soprattutto al gentil sesso.

2. Piloti di aerei, assistenti di volo, hostess e stewart

Approdare in posti diversi, avendo così l’opportunità di contattare persone o culture diverse, assume per molti un richiamo irresitibile. Non fosse altro per sorvolare, fuor di metafora, sui problemi di tutti i giorni.

1. Banchieri, broker, analisti finanziari

Ebbene sì, il primo posto  appartenere proprio a loro! Né poteva essere diversamente visto che il binomio sesso-denaro continua a mietere vittime, oggi come in passato.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo sui risultati ottenuti da questa ricerca?

Nel frattempo date pure un’occhiata al microregistratore A1, uno dei dispositivi più utilizzati da chi teme che il proprio partner possa tradirlo. Non a caso questo micro registratore ha la capacità di registrare in continuo per periodi anche superiori a un mese e di attivarsi in automatico grazie al sistema VAS.

Ai più audaci e curiosi consigliamo poi di fare il test di infedeltà presente in questa pagina, per fugare qualsiasi dubbio riguardo alle reali intenzioni del proprio partner.

8 cose che dovresti sapere sui traditori

Navigando in rete ci siamo imbattuti per caso in questo curioso articolo, scritto dall’esperta di relazioni statunitense Sylvia Smith, dal titolo “8 Things You Must Know About People Who Cheat” (8 cose che devi sapere sui traditori). Alcuni punti messi in luce dall’autrice sulle possibili cause che spingerebbero le persone a tradire ci sono sembrati davvero originali, e per certi versi persino divertenti. Giudicate voi.

1. Preferenza per il rock ‘n’ roll

Alcune ricerche hanno dimostrato che il 41% dei traditori adora il rock ‘n’ roll. Ciò darebbe ragione a quanto i pubblicitari affermano da sempre: sesso e rock ‘n’ roll sono indissolubilmente legati. La musica pop interesserebbe invece il 16% dei traditori, seguita dall’11% dei fan della musica country e il 7% degli amanti della musica classica.

2. Le donne tradiscono alla pari dell’uomo

Ebbene sì, gli ultimi studi affermano che le donne tradiscono quanto gli uomini. L’unica differenza risiederebbe nel diverso coinvolgimento emotivo: in un rapporto extra-coniugale le donne hanno bisogno di sentirsi emozionalmente coinvolte, agli uomini interessa più che altro l’atto fisico in sé.

3. Si tradisce semplicemente perché si può

Contrariamente a quanto si crede non si tradisce perché si è infelici, ma perché ci si trova nelle condizioni di farlo. Difatti il 56% di uomini e il 34% di donne si ritiene appagato dalla propria vita di coppia. Semplicemente si coglie l’opportunità per sentirsi meglio con se stessi.

4. È tutta una questione di slancio

L’atto sessuale coinvolge il corpo alla stregua di un qualunque esercizio fisico. Non solo. Quanto più un rapporto viene consumato, tanto più lo si desidera. Avviare una relazione clandestina aumenterebbe, insomma, il desiderio sessuale. Di conseguenza anche l’intesa sessuale con il proprio partner abituale ne trae vantaggio.

5. Periodo di ovulazione 

Per scienziati ed evoluzionisti non è una novità, ma si è visto che le donne tradiscono con più frequenza quando sono nel loro periodo di ovulazione. Una diretta connessione con la natura e i comportamenti coinvolti nella conservazione della specie. In sintesi, la donna fertile tende ad avere più rapporti sessuali per accrescere la probabilità di concepimento.

6. Ricucire un matrimonio

Un tradimento costringe, volendo o nolendo, a fare un bilancio della propria vita di coppia, portandola a riconsiderarla con occhi diversi. A detta di alcuni, avere un amante migliorerebbe paradossalmente la qualità del matrimonio stesso. Ma ovviamente non è sempre così.

7. Amanti noti

Curioso, ma la maggior parte dei traditori non si allontanerebbe di molto dal suo entourage abituale. Si stima infatti che l’85% dei fedrifaghi avvia una relazione con un collega di lavoro, un amico o un vicino di casa, le stesse persone con cui si passa la maggior parte del proprio tempo.

8. Tradisco perché desidero essere beccato

Circa il 50% dei traditori vuole in realtà essere scoperto. Si tratterebbe in qualche maniera di un meccanismo inconscio per sottrarsi a una situazione divenuta insostenibile. Essere scoperti e accusati di infedeltà alleggerirebbe il senso di colpa per far tornare ogni cosa alla normalità. Sarebbe lo stesso partner infedele, insomma, a lasciare degli indizi sulla propria colpevolezza.

Spunti interessanti, vero? A ogni modo circoscrivere il problema del tradimento a poche felici battute non basta. La presa di coscienza di un possibile adulterio può esporre a rischi psicologici di estrema gravità. Prima di qualsiasi altro intervento, è dunque opportuno fare prevenzione. Scoprire in anticipo l’infedeltà del proprio partner, ad esempio, permette di poter ricorrere ai ripari, evitando inutili elucubrazioni mentali e ansie. In tal senso un cellulare spia, come una telecamera nascosta o un microregistratore possono rivelarsi strumenti efficaci e molto spesso risolutivi.

Italia e tradimento di coppia: statistiche sempre più scoraggianti

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Italia, terra di santi, poeti e navigatori, recita un vecchio detto. Ma forse d’ora in avanti sarebbe il caso di affiancare a queste lodevoli qualità una tara nazionale non proprio edificante: la propensione al tradimento coniugale. Già perché sul podio dei Paesi più inclini alle scappatelle amorose stilata dal quotidiano britannico “The Independent”, l’Italia occuperebbe, assieme alla Germania, il terzo posto con un 45% di traditori rei confessi. Avanti a noi ci sarebbero solo la Danimarca (46%) e la Thailandia (56%). A seguire troviamo invece la Francia (43%), il Belgio (40%), la Norvegia (40%), la Spagna (39%), la Finlandia (36%) e il Regno Unito (36%). Ma che dire delle città più libertine e meno fedeli del Belpaese? Dunque, secondo un’altra indagine redatta questa volta dal sito Incontri-ExtraConiugali.com, Roma deterebbe il primato di città più fedrifaga d’Italia con 65mila iscritti, seguita da Milano (42mila), Napoli (35mila), Palermo (23mila) e Genova (21mila). Riguardo infine al sesso degli iscritti al frequentatissimo portale di incontri, il 67% di questi sarebbero uomini.

Al di là delle statistiche, il problema dei casi di adulterio nel nostro Paese è reale e si riflette in tutta la sua drammaticità nella vita di coppia e in quella familiare. Purtroppo a farne le spese sono sempre gli stessi individui indifesi, costretti a subire ogni sorta di sorprusi e umiliazioni da parte di coniugi senza scrupoli. Litigi quotidiani, unioni che vanno in crash, coppie costrette a contendersi la tutela dei propri figli, non c’è praticamente ambito personale o familiare che non venga interessato dagli strascichi distruttivi di un tradimento di coppia. Non c’è dunque da meravigliarsi se molti si vedono costretti a spiare il proprio partner, correndo magari ai ripari prima che sia troppo tardi. Il dispositivo elettronico preferito in questi casi per ‘soppesare’ le mosse del proprio partner è lo spy phone, altresì conosciuto come cellulare spia. Si tratta di un normale telefonino su cui è stato installato un software spia, che permette di inviare a chi si appresta a sorvegliare il cellulare via web, l’audio delle chiamate, l’audio ambientale, gli SMS, le coordinate geografiche, la rubrica dei contatti, la messaggistica istantanea, le pagine visitate su Internet ecc. Ci sono poi altri metodi di spionaggio che possono servire ugualmente allo scopo, come ad esempio le microspie ambientali o GSM, i microregistratori digitali o le telecamere wireless.

Ognuno di questi dispositivi è particolarmente adatto a trasmettere immagini, suoni o qualsiasi altra ‘prova’ certa del tradimento in atto. Tuttavia bisogna tenere presente che l’uso di tali strumenti viola la privacy della persona, pertanto l’utente si assume ogni responsabilità riguardo a un loro utilizzo improprio.

Donne single al centro delle azioni di mobbing

settembre 15, 2014 Mobbing Nessun Commento

Costrette a prendere le ferie nei periodi più scomodi e spesso molestate psicologicamente e/o sessualmente. In Italia, così come in molti altri Paesi, il fatto di essere “libera” diventa spesso un’arma a doppio taglio per donne che, paradossalmente, hanno investito energie proprio per garantirsi il massimo dell’indipendenza e dar spazio alla carriera.

E’ un tipo di mobbing meno appariscente, forse anche meno conosciuto, figlio di evoluzioni sociali sviluppatesi negli ultimi 10-15 anni e quindi non ancora ben codificato: il mobbing a danno delle donne single.
Lavoratrici, cioè, che non hanno figli e in molti casi neanche un compagno e che quindi sono costrette a sopportare un sovraccarico lavorativo e psicologico da colleghi e superiori che viene talvolta sottovalutato se non completamente ignorato. Questo è un fenomeno che si verifica molto spesso nei luoghi di lavoro privati. Le donne single subiscono, inoltre, il mobbing sessuale, ovvero molestie messe in atto da colleghi e superiori, finalizzate a danneggiare immagine e carriera della persona in questione. Moltissime giovani donne si sono trovate a dover affrontare ammiccamenti e battute a sfondo sessuale, o tentativi di seduzione e inviti, almeno una volta nella propria vita professionale.

E’ la storia di Carla, 43enne, licenziata dopo non aver ceduto alle avance del capo reparto, ma che si è fatta forza e ha raccolto con un microfono in un portachiavi tutte le tristi battute per poi avanzare azioni legali e recuperare appieno il suo posto. Ma anche la storia di Mina, 37enne, costretta a turni esagerati e trattata in maniera discriminatoria che si è riscattata raccogliendo le prove con una cimice e portandole in Tribunale.

Di fatto, anche queste donne subiscono una sorta di discriminazione che le porta a rinunciare, per non perdere le posizioni professionali acquisite, a una vita privata, sia con un compagno che con dei figli. Bisogna tutelarsi affinché questo fenomeno cessi sia ai propri danni che a quelli di altre donne nella stessa situazione. E’ importante denunciare sempre, raccogliendo prove che incastrino i colpevoli attraverso strumenti professionali che permettano registrazioni chiare senza destare sospetti.

Addebito della separazione, solo in presenza di prove

L‘addebito della separazione è generalmente collegato al tradimento del coniuge e quando si parla di tradimento si fa generalmente riferimento ad un’infedeltà fisica. Tuttavia anche il tradimento platonico può essere una delle cause di addebito della separazione. Se infatti il flirt di un coniuge con una terza persona al di fuori del matrimonio mette in imbarazzo la moglie o il marito, ci possono essere gli estremi per la richiesta di addebito.

Si parla di “tradimento platonico” quando la relazione con l’amante non valica il limite fisico ma il rapporto d’intesa e complicità è talmente evidente agli occhi di chi è presente al punto che la dignità e l’onore del coniuge ne vengono lesi. Ciò significa che malgrado il tradimento non si sia consumato la presuzione che ciò è avvenuto contravviene agli obblighi matrimoniali.

Il fatto di esporre il coniuge a quella che può risultare a tutti gli effetti un’umiliazione pubblica significa venire meno a tale obbligo e potersi ritenere responsabile concretamente della fine del matrimonio.

In questo caso, come nel caso del tradimento fisico, la chiave di volta è costituita dalle prove. La separazione con addebito può essere attribuita sono se ci sono evidenze. Nella maggior parte dei casi gli alleati di chi sospetta un tradimento sono i microregistratori. Piccoli e discreti sono occultabili dovunque: in auto, in casa, sul luogo di lavoro e permettono di ottenere grandi risultati in termini di qualità delle immagini e nitidezza del suono.

Violenza sugli uomini: dati allarmanti

novembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento

Si è soliti pensare alla violenza di genere intendendo l’eventualità in cui la vittima sia donna e l’autore del reato sia uomo. Questo tipo di informazione distorta è quella che viene veicolata solitamente dai media determinando un processo di sensibilizzazione unidirezionale e relegando ad una posizione del tutto marginale l’ipotesi secondo la quale la violenza è subita spesso anche dal genere maschile.
Gli episodi avvengono perlopiù all’interno delle mura domestiche e ciò spesso comporta, dato il legame spesso di natura intrafamiliare, il silenzio della vittima. Perciò qualsiasi tipo di analisi risulta limitata a causa del numero di persone incapaci di denunciare la propria condizione.

Una recente ricerca dell’Istat, che ha preso spunto da un’indagine svolta nel 2006 su un campione di sesso femminile, ha messo in luce come la violenza non conosca ordine e genere e venga attuata con eccessiva frequenza anche a danno degli uomini.
Una scena in cui una donna schiaffeggia un uomo, ad esempio, non suscita particolare sdegno o indignazione, anzi l’episodio viene spesso minimizzato e diviene perfino ridicolo, ironico. Dunque queste reazioni ci portano a pensare che la violenza attuata da parte delle donne non esista.
L’indagine a carattere ufficioso ha voluto proprio dimostrare come questa forma di maltrattamento esista e ha voluto anche far luce su un argomento sconosciuto, almeno in Italia, dalla letteratura scientifica. Qualche accenno è rinvenibile in riferimento a Stati Uniti, India, Canada e Regno Unito.
I questionari sono stati somministrati a soggetti di età compresa tra 18 e 70 anni per un totale di 1.058 individui di sesso maschile.

Il 63,1% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza fisica per mano di una donna nel corso della propria vita. Al primo posto vi è la minaccia di esercitare violenza e la modalità più comune risulta essere tipicamente femminile: graffi, morsi, capelli strappati. Tra le “altre forme di violenza” appaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte e nei cassetti, spinte dalle scale.
Per quanto riguarda la violenza sessuale, il 48,7% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di tale violenza ad opera di una donna. La percentuale maggiore riguarda l’interruzione senza motivi comprensibili di un rapporto intimo avviato. Questi eventi hanno reso la vittima depressa, mortificata, umiliata portando spesso conseguenze a livello psicofisico come insonnia, senso di inferiorità, calo dell’autostima, inadeguatezza. In alcuni casi è stato necessario ricorrere a terapie ed analisi. Non meno rilevante si è rivelata la parte di uomini costretti ad avere rapporti sessuali anche in forme non gradite, incluso attività di gruppo e scambi di coppia. Alcune di queste pratiche hanno provocato anche segni visibili, cicatrici, ustioni.
Infine per quanto riguarda gli atti persecutori il 31,9% del campione ha ammesso di averne subito da parte di una donna. Dalle analisi che ne sono derivate risulta dunque che oltre il 12% degli uomini avrebbe subito almeno un atto persecutorio ad opera di una donna nel corso della vita.
Al termine di questo excursus sulla violenza di cui sono vittima gli uomini risulta opportuno dare qualche consiglio anche ai maschietti. La soluzione più ovvia può essere quella di denunciare, ma d’altro canto risulta spesso difficile dimostrare questo tipo di violenze specie se nell’ambito di una relazione. L’utilizzo di microspie e microregistratori si è rivelato in numerosi casi opportuno al fine di raccogliere prove contro il persecutore sia esso uomo o donna.
Come abbiamo visto, le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare e quindi possono essere attuate anche da persone fisicamente fragili e gracili. Ebbene dunque prestare attenzione a questi episodi siano essi verbali o fisici.

La giornalista precaria denuncia con un blog il “mobbing sessuale”

ottobre 29, 2012 Mobbing 1 Commento

Olga, nome di fantasia di una giovane giornalista precaria come tante altre che ha deciso di tentare la fortuna trasferendosi alla volta di un posto fisso.
Quello che ha trovato però è stato un direttore che la molesta. Il “porco” come lo definisce lei. Incapace di denunciare e passare alle vie legali per paura di non essere creduta, ha deciso così di scrivere la sua triste storia in un blog “Il Porco al Lavoro”.

Una storia dei giorni nostri, cominciata il 24 luglio scorso, quando Olga si è trasferita là dove un direttore le aveva offerto un lavoro vero, con tanto di contratto. In breve tempo, il capo si è rivelato un “porco”, uno che in cambio di un lavoro dignitoso richiede compagnia e attenzioni, anima e corpo. Già a fine luglio la giovane giornalista ha inaugurato il suo blog.
Post che si susseguono uno dopo l’altro e che hanno lo stesso sapore: compromessi, abusi, silenzi.
La storia di Olga rappresenta per certi versi la storia di diversi precari italiani che per rincorrere il sogno del posto fisso cedono ad avance e sottomissioni. Tutto in cambio di un futuro dignitoso. Una speranza continua che le cose migliorino, che arrivi l’occasione meritata. La giornalista lo ha definito “mobbing sessuale”, difficile da dimostrare e in grado di sottrarre prima la dignità, poi l’identità.

In casi simili sono state spesso utilizzate microspie e microregistratori che hanno permesso di ricostruire gli eventi e di testimoniare minacce e proposte di “scambi”. Inviti a cena, complimenti, violenza psicologica e ricatti sottintesi sono chiari segni di un rapporto che cerca di andare aldilà dell’ambito lavorativo e che spesso vengono letti come “normali attenzioni”. C’è sempre da chiedersi se chi si trova dall’altra parte è felice di ricevere pressanti complimenti e dimostranze di vario genere.

Inoltre ciò che si radica sempre più nei giovani è la consapevolezza dell’assenza di meritocrazia: saper scrivere, aver studiato, aver conseguito brillanti obiettivi, conoscere le lingue..non è sufficiente per essere una giornalista, nel caso di Olga come in molti altri. Mancano le raccomandazioni e le relazioni “particolari”. Inoltre essere donna fa ancora la differenza anche in un regime di pari opportunità, anzi se vogliamo le donne potrebbero avere una doppia opportunità. A conti fatti più che il dolore delle violenze, molto spesso ben celate, resta l’incapacità di potersi difendere.

Dequalificazione non è prova di mobbing se non si dimostra l’intento persecutorio.

luglio 26, 2012 Mobbing Nessun Commento
mobbing

Mobbing, una parola che non tutti conoscono, che racchiude situazioni dalle diverse sfumature ma che presentano risvolti psicologici per le vittime davvero simili. Insulti, umiliazioni e demansionamento sono solo alcuni degli aspetti del mobbing che spesso degenera in vere e proprie molestie aggressioni fisiche, oltre che verbali. Tutte azioni rivolte ad un lavoratore da parte di colleghi, molto spesso di grado superiore, in quanto in una posizione che permette loro di esercitare tali pressioni sulla vittima fino a portarla all’allontanamento dal lavoro.

Un problema, quello del mobbing, ancora poco trattato, ma che colpisce sempre più persone che si ritrovano “incastrate” in ricatti morali del tipo “in questo periodo di crisi non puoi permetterti di lasciare il lavoro, anche se subisci angherie”.

C’è chi, però, a questi soprusi sul lavoro si è ribellato, provando il danno subito e chiedendo un trattamento più giusto, oltre che un adeguato risarcimento. È il caso di Francesco, un impiegato 40enne di un’azienda tessile che si è visto trasferire dall’ufficio marketing al call center dell’azienda, dopo aver subito aggressioni verbali, minacce e, in alcune circostanze, aggressioni fisiche da parte del suo superiore.

“Ho sempre fatto il mio lavoro con passione e dedizione. Ho sempre pensato che la collaborazione sia la chiave per il successo di un’azienda. Non avrei mai immaginato di potermi trovare in una situazione del genere”. Invidia per il successo altrui, è questa l’unica spiegazione che Francesco si dà. L’unica causa che può aver portato il suo superiore a volerlo vedere cadere sempre più in basso, umiliato e demansionato. Dopo il grande successo di una campagna pubblicitaria progettata dallo stesso Francesco, infatti, il suo capo ha iniziato ad affidargli compiti sempre più banali e di scarsa rilevanza rispetto alla sua professionalità e qualifica. Ma Francesco, se all’inizio è riuscito a celare il suo malcontento, all’ennesima richiesta fuori luogo ha risposto apertamente rifiutandosi di portare a termine il compito affidatogli perché al di fuori delle sue mansioni.

Dopo il rifiuto è iniziata una serie di accese discussioni, nelle quali oltre ad essere insultato, sarebbe anche stato strattonato dal capo, che avrebbe poi adottato questo atteggiamento ad oltranza. Grazie all’utilizzo di mini registratori digitali, Francesco è riuscito a registrare tutto ciò che stava accadendo e a denunciare i soprusi subiti, dimostrando come anche la dequalificazione rientrasse nell’intento persecutorio posto in essere dal suo capo. Cosa non irrilevante, se si considera che la Sentenza della Corte di Cassazione n. 12770 del 23/7/2012 ha stabilito che, per costituire prova di mobbing, il demansionamento va dimostrato come atto compiuto con evidente intento persecutorio. Un semplice trasferimento da una posizione più elevata ad una più bassa, quindi, non costituirebbe prova di mobbing di per sé.  Una sentenza già in pasto alle polemiche.

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