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Violenza sugli uomini: dati allarmanti

novembre 28, 2012 Stalking Nessun Commento
VIOLENZA_UOMINI

Si è soliti pensare alla violenza di genere intendendo l’eventualità in cui la vittima sia donna e l’autore del reato sia uomo. Questo tipo di informazione distorta è quella che viene veicolata solitamente dai media determinando un processo di sensibilizzazione unidirezionale e relegando ad una posizione del tutto marginale l’ipotesi secondo la quale la violenza è subita spesso anche dal genere maschile.
Gli episodi avvengono perlopiù all’interno delle mura domestiche e ciò spesso comporta, dato il legame spesso di natura intrafamiliare, il silenzio della vittima. Perciò qualsiasi tipo di analisi risulta limitata a causa del numero di persone incapaci di denunciare la propria condizione.

Una recente ricerca dell’Istat, che ha preso spunto da un’indagine svolta nel 2006 su un campione di sesso femminile, ha messo in luce come la violenza non conosca ordine e genere e venga attuata con eccessiva frequenza anche a danno degli uomini.
Una scena in cui una donna schiaffeggia un uomo, ad esempio, non suscita particolare sdegno o indignazione, anzi l’episodio viene spesso minimizzato e diviene perfino ridicolo, ironico. Dunque queste reazioni ci portano a pensare che la violenza attuata da parte delle donne non esista.
L’indagine a carattere ufficioso ha voluto proprio dimostrare come questa forma di maltrattamento esista e ha voluto anche far luce su un argomento sconosciuto, almeno in Italia, dalla letteratura scientifica. Qualche accenno è rinvenibile in riferimento a Stati Uniti, India, Canada e Regno Unito.
I questionari sono stati somministrati a soggetti di età compresa tra 18 e 70 anni per un totale di 1.058 individui di sesso maschile.

Il 63,1% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di violenza fisica per mano di una donna nel corso della propria vita. Al primo posto vi è la minaccia di esercitare violenza e la modalità più comune risulta essere tipicamente femminile: graffi, morsi, capelli strappati. Tra le “altre forme di violenza” appaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte e nei cassetti, spinte dalle scale.
Per quanto riguarda la violenza sessuale, il 48,7% del campione ha dichiarato di aver subito almeno un episodio di tale violenza ad opera di una donna. La percentuale maggiore riguarda l’interruzione senza motivi comprensibili di un rapporto intimo avviato. Questi eventi hanno reso la vittima depressa, mortificata, umiliata portando spesso conseguenze a livello psicofisico come insonnia, senso di inferiorità, calo dell’autostima, inadeguatezza. In alcuni casi è stato necessario ricorrere a terapie ed analisi. Non meno rilevante si è rivelata la parte di uomini costretti ad avere rapporti sessuali anche in forme non gradite, incluso attività di gruppo e scambi di coppia. Alcune di queste pratiche hanno provocato anche segni visibili, cicatrici, ustioni.
Infine per quanto riguarda gli atti persecutori il 31,9% del campione ha ammesso di averne subito da parte di una donna. Dalle analisi che ne sono derivate risulta dunque che oltre il 12% degli uomini avrebbe subito almeno un atto persecutorio ad opera di una donna nel corso della vita.
Al termine di questo excursus sulla violenza di cui sono vittima gli uomini risulta opportuno dare qualche consiglio anche ai maschietti. La soluzione più ovvia può essere quella di denunciare, ma d’altro canto risulta spesso difficile dimostrare questo tipo di violenze specie se nell’ambito di una relazione. L’utilizzo di microspie e microregistratori si è rivelato in numerosi casi opportuno al fine di raccogliere prove contro il persecutore sia esso uomo o donna.
Come abbiamo visto, le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare e quindi possono essere attuate anche da persone fisicamente fragili e gracili. Ebbene dunque prestare attenzione a questi episodi siano essi verbali o fisici.

La giornalista precaria denuncia con un blog il “mobbing sessuale”

ottobre 29, 2012 Mobbing 1 Commento
ilporcoallavoro

Olga, nome di fantasia di una giovane giornalista precaria come tante altre che ha deciso di tentare la fortuna trasferendosi alla volta di un posto fisso.
Quello che ha trovato però è stato un direttore che la molesta. Il “porco” come lo definisce lei. Incapace di denunciare e passare alle vie legali per paura di non essere creduta, ha deciso così di scrivere la sua triste storia in un blog “Il Porco al Lavoro”.

Una storia dei giorni nostri, cominciata il 24 luglio scorso, quando Olga si è trasferita là dove un direttore le aveva offerto un lavoro vero, con tanto di contratto. In breve tempo, il capo si è rivelato un “porco”, uno che in cambio di un lavoro dignitoso richiede compagnia e attenzioni, anima e corpo. Già a fine luglio la giovane giornalista ha inaugurato il suo blog.
Post che si susseguono uno dopo l’altro e che hanno lo stesso sapore: compromessi, abusi, silenzi.
La storia di Olga rappresenta per certi versi la storia di diversi precari italiani che per rincorrere il sogno del posto fisso cedono ad avance e sottomissioni. Tutto in cambio di un futuro dignitoso. Una speranza continua che le cose migliorino, che arrivi l’occasione meritata. La giornalista lo ha definito “mobbing sessuale”, difficile da dimostrare e in grado di sottrarre prima la dignità, poi l’identità.

In casi simili sono state spesso utilizzate microspie e microregistratori che hanno permesso di ricostruire gli eventi e di testimoniare minacce e proposte di “scambi”. Inviti a cena, complimenti, violenza psicologica e ricatti sottintesi sono chiari segni di un rapporto che cerca di andare aldilà dell’ambito lavorativo e che spesso vengono letti come “normali attenzioni”. C’è sempre da chiedersi se chi si trova dall’altra parte è felice di ricevere pressanti complimenti e dimostranze di vario genere.

Inoltre ciò che si radica sempre più nei giovani è la consapevolezza dell’assenza di meritocrazia: saper scrivere, aver studiato, aver conseguito brillanti obiettivi, conoscere le lingue..non è sufficiente per essere una giornalista, nel caso di Olga come in molti altri. Mancano le raccomandazioni e le relazioni “particolari”. Inoltre essere donna fa ancora la differenza anche in un regime di pari opportunità, anzi se vogliamo le donne potrebbero avere una doppia opportunità. A conti fatti più che il dolore delle violenze, molto spesso ben celate, resta l’incapacità di potersi difendere.

Dequalificazione non è prova di mobbing se non si dimostra l’intento persecutorio.

luglio 26, 2012 Mobbing Nessun Commento
mobbing

Mobbing, una parola che non tutti conoscono, che racchiude situazioni dalle diverse sfumature ma che presentano risvolti psicologici per le vittime davvero simili. Insulti, umiliazioni e demansionamento sono solo alcuni degli aspetti del mobbing che spesso degenera in vere e proprie molestie aggressioni fisiche, oltre che verbali. Tutte azioni rivolte ad un lavoratore da parte di colleghi, molto spesso di grado superiore, in quanto in una posizione che permette loro di esercitare tali pressioni sulla vittima fino a portarla all’allontanamento dal lavoro.

Un problema, quello del mobbing, ancora poco trattato, ma che colpisce sempre più persone che si ritrovano “incastrate” in ricatti morali del tipo “in questo periodo di crisi non puoi permetterti di lasciare il lavoro, anche se subisci angherie”.

C’è chi, però, a questi soprusi sul lavoro si è ribellato, provando il danno subito e chiedendo un trattamento più giusto, oltre che un adeguato risarcimento. È il caso di Francesco, un impiegato 40enne di un’azienda tessile che si è visto trasferire dall’ufficio marketing al call center dell’azienda, dopo aver subito aggressioni verbali, minacce e, in alcune circostanze, aggressioni fisiche da parte del suo superiore.

“Ho sempre fatto il mio lavoro con passione e dedizione. Ho sempre pensato che la collaborazione sia la chiave per il successo di un’azienda. Non avrei mai immaginato di potermi trovare in una situazione del genere”. Invidia per il successo altrui, è questa l’unica spiegazione che Francesco si dà. L’unica causa che può aver portato il suo superiore a volerlo vedere cadere sempre più in basso, umiliato e demansionato. Dopo il grande successo di una campagna pubblicitaria progettata dallo stesso Francesco, infatti, il suo capo ha iniziato ad affidargli compiti sempre più banali e di scarsa rilevanza rispetto alla sua professionalità e qualifica. Ma Francesco, se all’inizio è riuscito a celare il suo malcontento, all’ennesima richiesta fuori luogo ha risposto apertamente rifiutandosi di portare a termine il compito affidatogli perché al di fuori delle sue mansioni.

Dopo il rifiuto è iniziata una serie di accese discussioni, nelle quali oltre ad essere insultato, sarebbe anche stato strattonato dal capo, che avrebbe poi adottato questo atteggiamento ad oltranza. Grazie all’utilizzo di mini registratori digitali, Francesco è riuscito a registrare tutto ciò che stava accadendo e a denunciare i soprusi subiti, dimostrando come anche la dequalificazione rientrasse nell’intento persecutorio posto in essere dal suo capo. Cosa non irrilevante, se si considera che la Sentenza della Corte di Cassazione n. 12770 del 23/7/2012 ha stabilito che, per costituire prova di mobbing, il demansionamento va dimostrato come atto compiuto con evidente intento persecutorio. Un semplice trasferimento da una posizione più elevata ad una più bassa, quindi, non costituirebbe prova di mobbing di per sé.  Una sentenza già in pasto alle polemiche.

Endoacustica Europe

Passavano ai concorrenti segreti aziendali, dipendenti infedeli scoperti con microregistratori digitali.

dipendenti infedeli

In tempi di crisi si sa, si cerca di fare di necessità virtù, anche andando contro principi morali e, sempre più spesso, anche contro la legge. Si è riscontrato un sensibile aumento dei casi di infedeltà aziendale, non solo di piccoli furti e truffe a danno dei propri datori di lavoro, ma anche di rivelazione di segreti commerciali importanti ad aziende concorrenti.

È il caso di un imprenditore che stava vedendo pian piano fallire la propria azienda. I propri potenziali clienti, poco prima che firmassero i contratti, si tiravano indietro, rivolgendosi poi ad aziende concorrenti. Non si riusciva a spiegare come ciò fosse possibile, come facessero i competitors ad accaparrarsi la fiducia, ed i soldi, di quelli che dovevano essere i suoi clienti.

La risposta a questo mistero non si è fatta attendere: l’imprenditore ha deciso di nascondere in diversi punti strategici dei microregistratori ed ha sorpreso, in questo modo, due dipendenti infedeli, che passavano le informazioni sui clienti, che avrebbero dovuto essere riservate, ad una azienda concorrente, che ricambiava “il favore” con elevate provvigioni.

Un problema, quello dell’infedeltà aziendale, che rischia di mettere in ginocchio anche le realtà più solide, minandone le fondamenta dall’interno. Non è un caso, infatti, che sono sempre più le aziende che falliscono per uno scarso attaccamento dei propri dipendenti alle stesse e a causa di un “tradimento” da parte del personale interno.

L’azienda di cui si è portato l’esempio è stata, tuttavia, abbastanza fortunata nel trovare anche dipendenti non corruttibili. I due infedeli, infatti, avrebbero anche proposto, stando alle registrazioni, a diversi loro colleghi di entrare nel loro “giro” e di tacere sull’accaduto. Ma, evidentemente, non sono stati in grado di scalfire la loro integrità morale e il loro rispetto verso l’azienda.

Minare il rapporto di fiducia imprenditore-dipendente è un po’ come far venir meno la fiducia tra due coniugi: è un qualcosa di indelebile che porta a prendere provvedimenti atti a prevenire ulteriori e futuri tradimenti da parte del personale. Per questo l’imprenditore di cui si è parlato in questo articolo ha deciso di tutelare i segreti della propria azienda rafforzando un sistema interno di sorveglianza, utilizzando tecnologie all’avanguardia come i mini registratori che, sempre più piccoli e discreti, gli hanno permesso di venire a capo del tradimento che avrebbe portato la sua azienda in fallimento. Problema risolto? Non si può mai dire. Certo è che l’azienda è attualmente in ripresa.

 

Endoacustica Europe

Storie di tradimenti: tra pentimento e voglia di trasgredire, l’adulterio raccontato in rete.

immagine di tradimento

Spulciando qua e là la rete, sono molti i forum e i siti che raccolgono opinioni e testimonianze di tradimenti coniugali, o del proprio partner in genere. Più che testimonianze di fatti esterni, sono storie vissute in prima persona, evasioni leggere e spensierate ma che spesso hanno conseguenze devastanti sugli equilibri personali e di coppia.

È un fenomeno che riguarda donne e uomini in egual misura, e allo stesso modo uomini e donne non si fanno problemi nel raccontare le loro scappatelle, magari rassicurati, però, da pseudonimi che celino la vera identità.

“Ho tradito mio marito. È iniziato un po’ per gioco, con un flirtare via email con un collega di lavoro. Poi abbiamo finito con l’incontrarci dopo il lavoro. È successo in tre diverse occasioni”. Così si racconta Coral, se così si chiama, nascondendosi dietro un avatar felino. “Io amo mio marito – continua- , ma quello che mi manca di me e della mia vita da single è dormire con chiunque io voglia. Quando non ero sposata non avevo problemi nell’andare a letto con diversi uomini. Non mi sento colpevole e non ho rimorsi. Mio marito finora non ha scoperto nulla”.

Nessun senso di colpa, quindi, per Coral, che è stata anche abbastanza furba e scaltra nel non essere scoperta.

Tramite la lettura di una vecchia email è stata, invece, scoperta Broken143, così si fa chiamare in rete, una donna americana che ha tradito suo marito con il suo migliore amico, anche se solo per una volta. “Sono sposata con il più grande uomo sulla Terra. Sono felice da anni. È stato solo un momento di debolezza e stupidità e per questo io ed il nostro amico abbiamo deciso di far finire la cosa. Ma mio marito ha scoperto una vecchia email dai toni focosi ed ora non vuole più vedermi. Non dormo, non mangio, so di aver fatto a pezzi il suo cuore ma io non posso stare lontano da lui”.

È sicuramente pentita e amareggiata per quello che ha fatto, questa donna, ma questo non deve giustificare l’adulterio e, indubbiamente, la vera vittima di questa storia è suo marito che, per fortuna o no, è riuscito a scoprirlo.

Oggi, però, chi dovesse sospettare un tradimento da parte del proprio partner e non fosse fortunato come il marito di Broken143 nel trovare le prove, può fare affidamento su diversi strumenti all’avanguardia, come diversi tipi di microspie, microregistratori e cellulari spia, che consentono di registrare conversazioni telefoniche e ambientali e di localizzare, se necessario, il proprio partner.

Niente di più facile, grazie alle ridottissime misure di questi apparecchi che si possono facilmente occultare in oggetti di uso quotidiano e in capi di abbigliamento del proprio partner, senza che questi se ne renda conto.

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