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Due persone in pochi giorni sfigurate con l’acido dagli ex

maggio 3, 2013 Stalking Nessun Commento

Le storie d’amore finite male possono divenire davvero pericolose e spesso sono fonte di atti di stalking e persecuzioni che sfociano in vere e proprie violenze.

Ne sono esempio due tragedie avvenute di recente. La prima riguarda un’avvocatessa di 35 anni, Lucia Annibali, aggredita nei pressi della sua casa, a Pesaro, da un uomo con il volto coperto che le ha gettato sul viso dell’acido. La donna ha aperto il portone di casa e vi ha trovato dentro l’aggressore. Prima di essere trasportata in ospedale, in gravissime condizioni, avrebbe fatto in tempo a sussurrare il nome del colpevole. Il mandante sarebbe proprio il suo ex fidanzato, il collega, Luca Varani, 35 anni, di Pesaro, prontamente fermato per concorso in lesioni volontarie gravissime. L’uomo avrebbe mandato un uomo incappucciato a gettare dell’acido in faccia alla Annibali, con la quale aveva avuto una relazione sentimentale, poi troncata. La vendetta sarebbe stata meditata dal ragazzo non rassegnato dalla fine del rapporto e vedrebbe l’impiego di due albanesi, fermati anch’essi. La ragazza versa in condizioni molto gravi.

C’è da dire che le azioni di stalking non avvengono solamente ai danni delle donne. Una vicenda molto simile è accaduta infatti ad un 32enne di Roma, colpito al volto e al torace da acido muriatico. L’episodio è accaduto in una zona affollata, davanti alla fermata della linea del trenino Roma-Lido.
Ad aggredirlo sarebbe stato un uomo, ingaggiato da una donna delusa, più volte denunciata per atti persecutori. Anche in questo caso si tratta di una ex compagna a cui la fine della storia non era andata giù. Al momento dell’aggressione, l’uomo era in compagnia di una collega di lavoro, ferita lievemente ad un braccio dagli schizzi della sostanza chimica.

Purtroppo storie del genere presuppongono nella maggior parte dei casi azioni o comportamenti minacciosi passati. Denunciare è fondamentale, ma senza prove è davvero difficile intervenire. L’utilizzo di strumenti tecnologici come microregistratori o microspie si è rivelato spesso fondamentale per raccogliere prove che prevengano episodi ancora più gravi come quelli descritti in precedenza. Video, audio ed immagini non possono essere messe facilmente in dubbio e quindi rendono più agevole l’opera delle forze dell’ordine, ma soprattutto la propria vita.

Con una microcamera filma e smaschera il marito che tenta di avvelenarla

Cerca online una microcamera nascosta in una sveglia, la acquista, la piazza in cucina e filma tutto. Il marito prende una boccetta, la svita e con il contagocce mette dell’acido cloridrico nella bottiglietta d’acqua della moglie. La sveglia-spia dotata anche di audio svela le parole dell’uomo: «Così muori». Ma la donna ha agito d’astuzia e proprio con quella microspia lo ha smascherato. Insospettitasi da un sorso d’acqua che qualche giorno prima le aveva bruciato la bocca e da un contenitore di acido scoperto nell’armadietto dei medicinali ha deciso di diventare investigatrice per tutelare sé stessa.

Temeraria e coraggiosa, prima di accusare il coniuge, ha voluto chiarire cosa stava succedendo in casa. Ha chiesto consigli ad alcuni parenti che le hanno suggerito di acquistare una piccola telecamera e di piazzarla nei pressi della sua bottiglietta d’acqua in modo da controllare cosa accadeva. Così ha scoperto la triste verità. Suo marito voleva farla fuori. A quel punto non si è fatta impietosire, ha raccolto le sue prove e ha raccontato tutto alla polizia.

Il giorno dopo Eliseo Bongiorno, 67 anni, incensurato, falegname in pensione, è stato prelevato dalla sua abitazione a Dalmine ed è stato portato in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal legame con la vittima e dall’utilizzo di una sostanza venefica. Ha subito ammesso le sue colpe aggiungendo che non aveva intenzione di ucciderla “Volevo solo farla stare un po’ male, così avrebbe smesso di organizzare i pellegrinaggi da Padre Pio e di ascoltare Radio Maria tutto il giorno». Il suo difensore sta cercando un’alternativa al carcere, ma di certo il pensionato non potrà tornare nella sua abitazione.

Nella storia ci sono tutti gli elementi per un racconto in stile Agatha Christie: il piano del marito, il veleno, il sospetto della moglie, il figlio che vive ancora in casa con loro, l’altro figlio, sacerdote, e le indagini casalinghe con l’acquisto di una spy sveglia, un apparecchio normale all’apparenza, ma che nasconde in sé un registratore audio e video.

Come spesso avviene il miglior modo per tutelarsi è il “fai-da-te”. Fortunatamente strumenti per il controllo e la sorveglianza sono facilmente reperibili sul sito www.endoacustica.com e assicurano la massima efficienza in dimensioni ridotte e dunque risultano facilmente occultabili.

La donna capo crea frustrazioni

febbraio 6, 2013 Mobbing Nessun Commento

Chi non ricorda la perfida Miranda del film “Il diavolo veste Prada”? Perfida, ricca, senza scrupoli. Sembra questo il quadro perfetto della donna manager divisa tra carriera e famiglia e sempre più spesso sola.

Avere un responsabile del sesso femminile porta ancora scompiglio. Per gli uomini pare sia addirittura frustrante ricevere ordini da una donna. La conferma è giunta da un recente studio canadese: il sesso del capo influenza la vita dei dipendenti, a lavoro e non solo. Secondo la ricerca dell’università di Toronto, il sesso delle persone che gestiscono il lavoro ha conseguenze sulla salute fisica e mentale dei dipendenti.

Nell’ambito della ricerca, per ogni dipendente sono stati esaminati lo stress psicologico, i sintomi fisici, il tipo di occupazione e una serie di condizioni lavorative, come per esempio il livello di soddisfazione dietro la scrivania, il rapporto con l’autorità, le pressioni ricevute e la qualità delle relazioni interpersonali. I lavoratori sono poi stati divisi in gruppi, a seconda che a gestirli fossero due persone di sesso opposto, un supervisore dello stesso sesso o uno di sesso diverso.
Ne è risultato che le dipendenti se la passano peggio con un capo dello stesso sesso, quindi donna. E non soltanto in ufficio, perché potrebbero talvolta pagarne le conseguenze anche per quanto riguarda la salute psicofisica. Va molto meglio invece se a dare ordini lavorativi è un uomo o al massimo una coppia di manager uomo e donna. Esaminando le caratteristiche è emerso che il capo ideale avrebbe un mix di doti femminile e maschili. Fatto sta che nei ruoli che contano, siano essi politici, aziendali o pubblici, le donne sono ancora veramente poche.

Aldilà di quelle che possono essere le implicazioni che le differenti culture portano sul piano lavorativo, riportiamo la storia di “Sabrina” (nome di fantasia) che ha dovuto sottostare al suo capo “tiranno” per circa nove mesi per mancanza di prove. La malcapitata lavorava in una grande impresa di telefonia del nord Italia da circa tre anni quando l’azienda fu assorbita da imprenditori esteri. Il primo impatto con le nuove decisioni aziendali fu piuttosto buono: maggiore rigore, inquadramenti contrattuali validi, aria di novità. I problemi cominciarono dopo pochissimo tempo: Sabrina, da 18 mesi responsabile dell’area marketing, fu sostituita da una nuova arrivata senza troppe spiegazioni. A lei sarebbe toccata l’area telemarketing senza responsabilità particolari. Il demansionamento fu seguito da una lunga serie di critiche e pressioni sul suo rendimento che sfociavano anche in discussioni a voce alta con la responsabile del settore. Scene quotidiane che però non potevano trovare fondamento legale per mancanza di prove. Dunque la ragazza si fece coraggio e registrò con un potente microregistratore le continue angherie dopo di che portò le registrazioni dal suo avvocato.
Ad oggi Sabrina ha un nuovo lavoro, ma l’azienda in cui lavorava ha dovuto risarcire i danni morali a lei arrecati.

USA, scopre la dipendente che stava per rovinarlo grazie all’azienda concorrente.

uomo nascosto sotto la scrivania che spia i segreti aziendali

È successo ad un’azienda americana dell’Alabama. Stava per vedere tutti i suoi segreti rivelati all’azienda concorrente. Una sua dipendente infedele, seppur in un’ottima posizione e ben pagata, aveva inviato il suo curriculum ed una lettera di presentazione all’Ufficio Risorse Umane dell’azienda concorrente. Non una lettera qualsiasi. In essa, infatti, la dipendente infedele scriveva che se l’avessero assunta, avrebbe rivelato loro importanti informazioni sull’azienda per cui lavorava. Informazioni che addirittura avrebbero potuto rovinare quella stessa azienda.

Il caso ha voluto che il responsabile delle risorse umane dei concorrenti fosse un caro amico del proprietario della compagnia presso cui la donna lavorava che, pur venendo meno al segreto aziendale lui stesso, ha avvisato per tempo l’amico, permettendogli di prendere provvedimenti riguardo all’impiegata infedele.

“Direi che è qualcosa di abbastanza comune, ma la parte inquietante è che ha scritto di poter avere accesso ai segreti commerciali e piani aziendali che avrebbero fatto deragliare la mia azienda, se li avesse rivelati ad un concorrente – afferma l’imprenditore vittima di tradimento – Il mio primo istinto è stato quello di licenziarla in tronco il lunedì mattina, ma non volevo che il mio amico finisse nei guai. Avevo bisogno anche di maggiori prove”.

E quelle prove le ha ottenute, leggendo le email che l’impiegata infedele mandava dal proprio ufficio e mettendo sotto controllo i luoghi aziendali con microspie digitali audio, che gli hanno permesso di ascoltare quello che la donna ha affermato in diverse chiamate all’ufficio presso il quale aveva inviato la candidatura.

Messa davanti ai fatti, non ha potuto che confessare ed è stata immediatamente licenziata. Chissà se i concorrenti avranno deciso di assumere pronta a vendere informazioni riservate al miglior offerente!

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