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1 donna su 6 tradisce il proprio marito

Il numero di donne che tradiscono il marito negli ultimi 20 anni è salito ben del 40%, una crescita che fa capire che le cose stanno davvero cambiando nelle dinamiche uomo – donna e che il matrimonio non gode certo di ottima salute.

Una ricerca ha mostrato che le donne stanno recuperando il “gap” che le separava dagli uomini in quanto a relazioni extraconiugali. Se un tempo era il marito quello che tradizionalmente tradiva la moglie, adesso i ruoli si stanno eguagliando, per non dire ribaltando del tutto. In realtà, sono ancora gli uomini a detenere lo scettro dei più infedeli.

Secondo uno studio le ragioni di questo cambiamento sono semplici: le donne sono più autonome, guadagnano di più e hanno per questo motivo più occasioni di tradire, rischiando meno dal punto di vista economico in caso di divorzio.
Le donne sono insomma in grado di affrontare le possibili conseguenze di una loro infedeltà. Ma come mai il gentil sesso tradisce sempre più di frequente? La spinta sembra essere sempre l’insoddisfazione matrimoniale che purtroppo accomuna moltissime coppie.

Complice di questo aumento di tradimenti è certamente internet che ha offerto a uomini e donne la possibilità di conoscersi in rete e magari poi frequentarsi anche al di fuori del mondo virtuale. Sebbene anche in questo caso gli uomini restino quelli che visitare più siti d’incontri e così via, le donne li seguono a ruota e utilizzano sempre di più questi portali alla ricerca di piccole o grandi avventure fuori dal letto coniugale.

Molti mariti, ma anche molte mogli, si sono dotati di piccoli strumenti che non destano sospetti e consentono di conoscere cosa avviene all’interno di un pc. Chat, facebook, e siti di incontri non sono più un mistero dato che tutto viene registrato in piccolissimi dispositivi disponibili sul sito www.endoacustica.com. Allo stesso modo esistono software spia della stessa azienda che consento di conoscere tutto ciò che passa attraverso e attorno al cellulare del partner. L’utilizzo di questi prodotti non comporta una mancanza di fiducia nel proprio partner, ma il desiderio di salvaguardare una relazione che potrebbe attraversare un periodo non facile.

Tredicenne pestata fuori dalla scuola per aver rubato il fidanzato ad una coetanea

luglio 9, 2013 Bullismo Nessun Commento

C’è chi sostiene che gli adolescenti vadano lasciati in totale libertà di pensiero e di azione, altri esaltano serrati controlli. Come spesso avviene la verità sembra risiedere nel mezzo. Se è vero che la creazione di una propria identità richieda autonomia, è vero anche che “qualche dritta” non faccia male.

Negli ultimi anni, buona parte delle relazioni tra ragazzini passa attraverso internet e social network, per questo è necessario tenere sotto controllo l’uso che questi fanno del pc. Sarebbe ottimale monitorare i comportamenti dei propri figli “a distanza” e cioè conoscere ciò che loro fanno e con chi interagiscono senza che gli stessi ne siano a conoscenza, lasciandoli così liberi di esprimersi, ma lontani dai pericoli. Strumenti molto utilizzati sono i key logger e i key hunter, piccolissimi dispositivi di casa Endoacustica, che permettono di conoscere ogni particolare digitato sulla tastiera del computer.

Con l’utilizzo di questo tipo di strumenti, molti “incidenti” sarebbero stati evitati. E’ di poche settimane fa la notizia di una ragazzina picchiata violentemente fuori dalla scuola per aver “rubato il fidanzato” ad una coetanea. L’episodio si è verificato nei pressi di una scuola media del Pisano e non era del tutto inaspettato dalla vittima. Mesi e mesi di minacce e vessazioni tramite Facebook hanno condotto al pestaggio dell’adolescente.

Prima dell’aggressione tre ragazzine, due tredicenni e una quindicenne, hanno strappato di mano il telefono cellulare alla vittima con il quale hanno inviato un sms a sua madre per dirle di non andarla a prendere. Poi, la tredicenne è stata trascinata in un parcheggio vicino, scaraventata a terra e presa a calci e pugni. A salvarla, il padre di un altro alunno intervenuto per mettere fine al pestaggio. La ragazzina è finita al pronto soccorso e i genitori hanno sporto denuncia: «In ospedale – ha raccontato la mamma – mi hanno perfino detto di non farlo per non rischiare ulteriori ritorsioni contro di lei, ma ora voglio giustizia. Anche dalla scuola».
Probabilmente agire preventivamente è la migliore forma di giustizia che si può attendere.

Infedeli, attenzione! Il tradimento online per i giudici è una prova!

tradimento online

Diversi sono, negli ultimi mesi, gli articoli che si sono susseguiti su diversi siti e giornali cartacei su “Facebook sfascia-famiglie”: il social network, infatti, sarebbe, secondo una ricerca inglese, causa di divorzio in più del 20% dei casi nel Regno Unito, anche se le stime sarebbero applicabili anche alla realtà italiana.

Giunge, però, un avvertimento agli amanti del tradimento online: in ambito strettamente giuridico la dottrina più recente ritiene che la violazione del dovere di fedeltà si configuri anche nelle ipotesi di infedeltà sentimentale e addirittura di quella apparente. Quindi, anche qualora non si consumi realmente e fisicamente il rapporto, si può parlare di tradimento e, pertanto, il coniuge infedele vedrebbe addebitarsi la separazione.

“Emotional affairs” in inglese, “infedeltà emozionale” in italiano, termini che comprendono tutti quei rapporti che nascono sul web, all’inizio come semplici amicizie e, sempre rimanendo in un ambito prettamente virtuale, arrivano ad un coinvolgimento virtuale più forte, creando una vera e propria vita parallela. Senza considerare il fatto che, in diversi casi, sfociano in incontri in carne ed ossa, ma non necessariamente.

Secondo gli esperti, sempre più uomini, e in misura minore anche donne, cercherebbero in un “compagno online”, un nuovo modo di essere, che magari nella realtà non possono realizzare. Cercherebbero anche un/una confidente, in grado di capirli ed entrare in sintonia con loro, specialmente se il rapporto ufficiale, quello reale, è in crisi.

Sarebbe più facile, infatti, parlare ad uno sconosciuto dei propri problemi per svariati motivi, tra cui l’anonimato, la sicurezza che darebbe lo schermo, una minore paura di essere scoperti e la sensazione che quello che si sta facendo è solo parlare e non costituisca una violazione al sacro vincolo del matrimonio.

In realtà non è proprio così perché, secondo l’avvocato Laura Vasselli, esperta in diritto di famiglia, “la corte di Cassazione, che non è fonte di diritto ma crea orientamento sull’interpretazione della legge, ha stabilito che si può avere addebito se si dimostra che per almeno due anni un coniuge frequenta un’altra persona venendo meno ai doveri coniugali. Se si raggiunge e si dimostra un nesso di consequenzialità tra la crisi coniugale e la presenza di qualsiasi altra “distrazione”, vi può essere l’addebito. Il punto, dunque, non è tanto il tradimento, che potrebbe rappresentare a livello di relazione solo un momento di rabbia, ma il social network crea degli affetti stabili e quindi una continuità che crea delle vite parallele”.

E se si considera che per scoprire questo genere di tradimento sempre più persone, donne soprattutto, ricorrono a strumenti per scoprire le password dei propri partner, come i keylogger, allora ci si rende conto di quanto la rete stia inevitabilmente complicando i rapporti tra persone che, nel bene e nel male, devono fare i conti con il proprio alter ego virtuale.

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