Home » infedeltà aziendale » Recent Articles:

Furto di dati aziendali. Dipendenti infedeli responsabili nel 43% dei casi.

furto-dati-aziende

Da un recente studio di Intel Security, nota azienda statunitense di sicurezza informatica, emerge che il 43% del furto di dati aziendali sia da addebitare all’operato di dipendenti infedeli piuttosto che ad hacker attivi in operazioni di spionaggio industriale. Alcune aziende, d’altro canto, provano a tutelarsi riponendo fiducia nei cosiddetti “software predittivi”, capaci di analizzare e individuare i comportamenti più a rischio degli utenti di una rete aziendale. Tali tipologie di software, funzionanti con l’inserimento di specifiche parole chiave, vengono per lo più impiegati per monitorare connessioni esterne, in cerca di informazioni confidenziali scambiati via email, social network, siti internet ecc.

Ciò nonostante i reati di infedeltà aziendale non accennano a diminuire. Per di più, imprenditori e titolari d’azienda si trovano a dover fare i conti con leggi e normative oltremodo restrittive riguardo a privacy e diritti dei lavoratori. In questo caso la soluzione migliore è sempre quella di mettere al corrente i propri dipendenti dell’utilizzo di tali applicazioni di monitoraggio informatico. Lo stesso dicasi per telecamere di sorveglianza, software spia per cellulari o qualsiasi altro dispositivo elettronico di sicurezza preventiva. Certamente ogni realtà aziendale è un caso a sé, tuttavia l’analisi di Intel Security, a nostro parere, potrebbe servire a far riflettere gli imprenditori  sui reali motivi di un tradimento aziendale, prendendo in debita considerazione il famoso detto “prevenire è sempre meglio che curare”.

I 10 segnali più frequenti che smascherano le vere intenzioni di un dipendente infedele

dipendente-fedele-bugiardo

Più volte su questo blog ci siamo occupati di infedeltà aziendale, mettendo in guardia imprenditori e direttori commerciali dal rischio di furto sistematico di informazioni da parte di dipendenti disonesti. In effetti oggigiorno non è poi così infrequente avere alle proprie dipendenze individui del genere, smaniosi solo di successo e denaro facile. Eppure non tutti sanno che è possibile smascherarli in qualunque momento, perché  la menzogna si avvale di meccanismi noti, segnali visivi e comportamentali capaci di fungere da spia di allarme in svariate occasioni. Segnali che il dipendente infedele invia senza neppure rendersene conto. Ecco quali sono i 10 segnali più comuni che un dipendente fraudolento può mettere in atto.

1. Esce spesso dalla sua stanza per parlare al telefono.
Se il tuo dipendente ha il “vizio” di uscire frequentemente dal suo ufficio, portando con sé il cellulare che squilla con insistenza, potrebbe sottacere le sue vere intenzioni. Certo, magari è solo geloso della sua privacy, ma la cosa è in ogni modo altamente sospetta.

2. Le gare d’appalto importanti vengono puntualmente perse. Molto spesso le offerte dei tuoi concorrenti superano di poco le tue.
Da alcune ricerche e interviste fatte in passato a imprenditori e manager di reparto è saltato fuori che la fuga di informazioni in ambito di gare d’appalto si avvalevano di metodi ben collaudati: le offerte lanciate dal concorrente in affari erano di poco superiori alle proprie. Questo per non dare troppo nell’occhio e allo stesso tempo garantire all’azienda rivale un certo grado di insospettabilità

3. In azienda si mormora di decisioni e direttive prese in tutta segretezza.
Indizio lampante di un tradimento aziendale quasi consumato: se le informazioni girano già per i corridoi della tua compagnia, puoi essere certo che la “bomba” sta per esplodere.

4. È insoddisfatto della sua posizione all’interno dell’azienda e del suo stesso lavoro.
Non è certo una novità. Un dipendente frustrato ha una maggiore probabilità di tradire l’azienda. Se in fin dei conti ha deciso di cambiare lavoro, perché dovrebbe importargli di nuocere all’assetto aziendale?

5. Nell’ultimo periodo ostenta una disponibilita economica che non coincide con le sue entrate ufficiali.
Certo non accadrà dall’oggi al domani, ma vedrai che presto la sua smania di apparire l’avrà vinta sul buon senso.

6. Il suo atteggiamento nei tuoi confronti è all’improvviso cambiato.
Mentire di continuo non è certo facile. Prima o poi scatta la coerenza con le proprie idee e il modo personale di vedere le cose.

7. Quando parla con te tende a fuggire il tuo sguardo.
Similmente al precedente punto, il corpo è incapace di mascherare a lungo una bugia. È per questo che il primo segnale visivo di un dipendente “doppiogiochista” sarà inevitabilmente la fuga dal tuo sguardo e dal tuo giudizio. A maggior ragione se ti ritiene un leader sicuro e inflessibile.

8. I rapporti con gli altri colleghi sono diventati piuttosto difficili e poco lineari.
Il livello di stress mentale vissuto in azienda da un dipendente infedele è sempre molto alto. Ecco perché i primi a farne le spese saranno proprio i colleghi di lavoro e l’entourage con cui egli è costretto a relazionarsi.

9. Si è improvvisamente isolato.
Le buglie e i sotterfugi posso influenzare a tal punto la persona da spingerlo all’isolamento. In fin dei conti chi potrà scoprire le sue vere intenzioni se sfugge la presenza degli altri?

10. È sempre meno interessato al suo lavoro e partecipa controvoglia alle attività aziendali.
Che abbia già deciso di sottrarti informazioni o semplicemente preso in considerazione la cosa, il luogo di lavoro viene comunque visto dal lavoratore fraudolento come un ambiente privo di stimoli e di qualsiasi attrattiva futura.

Bene. Ora che sai in che modo il tuo dipendente cela le sue vere intenzioni, ti invitiamo a fare il seguente test. Avrai a disposizione una mappa del suo comportamento e allo stesso tempo otterrai la soluzione pratica al problema.

Inside Agency: domanda di sicurezza in crescita anche in Italia

videosorveglianza-sicurezza-aziendale

A detta dell’Inside Agency, l’agenzia internazionale di intelligence che ha sedi in USA, Russia, Gran Bretagna e in molti altri paesi europei ed extraeuropei tra cui anche l’Italia, 7 aziende su 10 non sarebbero dotati di sistemi di sicurezza adeguati. Una notizia non propriamente confortante e che prendiamo per vera, vista la loro reputazione ed esperienza di anni nel campo delle investigazioni e della gestione del rischio economico e finanziario. Vediamo però in dettaglio i dati emersi dall’analisi.

Oltre a quanto detto, si è scoperto che la maggior parte delle aziende è oltremodo sensibile alle problematiche legate al tema della sicurezza. 9 aziende su 10 lo considerano difatti di primaria importanza, e a tutti gli effetti, solo il 50% si ritiene soddisfatto dell’attuale assetto delle infrastrutture. Di conseguenza la domanda continua a crescere, assieme all’insoddisfazione di imprenditori, manager e responsabili aziendali che chiedono maggiori investimenti in tal senso. E in Italia? Mah, a parte l’impegno governativo nell’installazione di telecamere di videosorveglianza cittadine, per prevenire reati di pubblico dominio, le cose non sembrano andare diversamente.

Stimando che la domanda di sicurezza a livello globale raggiungerà i 170miliardi di euro nel 2020, urge veicolare anche qui da noi un certo tipo di informazione che sottolinei i vantaggi ottenibili dai moderni sistemi di sicurezza in azienda. Salvatore Piccinni, manager per l’Italia di Inside Agency ha dichiarato a tal proposito: “E’ ormai indispensabile disporre di un sistema di risk management che, mettendo al centro la protezione dei dati e delle informazioni, tuteli la reputazione, la competitività e il benessere finanziario della società. Ciò significa prepararsi, prevedere, anticipare o definire adeguati sistemi di gestione dei rischi”.

Non si può che essere d’accordo con lui, visto che anche qui da noi abbiamo aziende valide che commercializzano dispositivi si sicurezza efficaci contro furti, spionaggio industriale e frodi commerciali. Dotarsi, in aggiunta, di un sistema di videosorveglianza significa garantirsi maggiore tutela per puntare al futuro con serenità, vivendo le problematiche di sicurezza solo come un lontano ricordo.

Frodi aziendali in crescita. Come correre ai ripari

frode-aziendale

Dall’ultimo Global Fraud Report 2015 stilato dalla società di risk consulting Kroll, in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit, emerge che l’81% dei casi di frodi aziendali hanno avuto come principale responsabile un dipendente o un dirigente dell’impresa. Si è calcolato, inoltre, che nel 2014 questo tipo di reati avrebbe interessato ben il 75% delle aziende internazionali, vale a dire tre imprese su quattro.

Dall’intervista fatta a 768  imprenditori provenienti da ogni parte del mondo è saltato fuori che il 36% di questi hanno subito una frode da parte dei propri manager o direttori di reparto, il 45% da dipendenti, e infine il  23% da intermediari esterni. Inoltre gli stessi intervistati avrebbero altresì subito, nell’ultimo anno,  un massiccio furto di dati e altrettanti attacchi informatici, per lo più compiuti da dipendenti (45%) o da venditori-fornitori (29%). Solo il 2% degli intervistati ha ammesso, invece, di essere stata presa di mira da hacker professionisti. In entrambi i casi, le principali cause sarebbero state l’alto tasso di ricambio dei lavoratori e l’esternalizzazione dei servizi aziendali.

Insomma, la situazione delle frodi in ambito aziendale sembrerebbe ovunque essere pandemica. Tuttavia la cosa lascia anche un po’ perplessi, giacché ci si dimentica spesso che per arginare questo tipo di reati basterebbe dotarsi di dispositivi elettronici audio e video adatti allo scopo. Come le telecamere wireless, ad esempio, o i sistemi di trasmissione audio video a distanza. Viste le circostanze, forse la domanda da porre in questi casi sarebbe dovuta essere: quanto tieni realmente alla sicurezza della tua azienda e ai tuoi soldi?

Dipendenti e social network

Una volta terminato un colloquio di lavoro è ormai abitudine che sia il titolare che l’intervistato corrano su facebook o altri social network per indagare su attitudini, usi, preferenze dell’interlocutore. “Curiosare” sarebbe il termine più appropriato a definire questa usanza consolidata che mira ad ottenere quante più informazioni possibili sul soggetto da assumere o, dall’altra parte, sulla persona su cui fare colpo.

La legge ha ribadito negli ultimi giorni che nessun datore di lavoro può intimare ad un dipendente, in sede di colloquio di lavoro, di accedere ai suoi profili social, magari con la scusa di valutare attitudini e predisposizioni nella gestione de proprio profilo.Nessuno vieta però di osservare ciò che è pubblico.

In California è entrato in vigore il Social Media Privacy Act, la legge USA più importante riguardante i nuovi scenari digitali, a difesa dei diritti di lavoratori e studenti. Nonostante lo stupore di molti, la legge prevede che il boss possa accedere agli account privati nel caso di sospetta cattiva condotta del dipendente. La Aclu, storica associazione americana per i diritti civili, ha fatto notare che la legge non tutela i giovanissimi, gli studenti, che spesso ricevono numerose richieste di accesso da parte del personale della scuola frequentata. Aperta la questione sulla possibilità del capo di “entrare” negli apparecchi elettronici in dotazione ai dipendenti.

In Italia non esiste una normativa che regoli specificatamente il controllo dei profili social; esiste solamente il divieto di indagini sulle opinioni politiche, religiose, sindacali, o comunque non attinenti al lavoro. Ma questo non crea molto interesse da parte degli amministratori delle aziende.

Secondo un servizio del New York Times, i dipendenti americani possono intravedere nei social network un posto sicuro in cui esprimersi liberamente e senza timore, anche in caso di critiche ai danni del capo.
A conferma di ciò, il National Labor Relations Board, un’agenzia del governo di Washington che sorveglia la correttezza delle relazioni industriali, si è pronunciato a favore dei lavoratori sulla delicata materia dei comportamenti in rete dichiarando, tra l’altro, illegali le restrizioni imposte all’uso dei social media.

Dunque se da un lato si vogliono porre delle restrizioni nell’uso dei social, dall’altro il controllo dei dipendenti risulta spesso impossibile. Molti imprenditori, date le continue notizie di fuga di dati riservati e spionaggio industriale, hanno fatto ricorso a particolari strumenti per il controllo dei pc a distanza o hanno installato sistemi di videosorveglianza che a volte riescono ad identificare fino a 36 milioni di immagini al secondo!

Anche il Papa è stato tradito

Forse non si può propriamente parlare di infedeltà aziendale, ma anche il Papa è stato vittima di tradimento.

In questi giorni è tornato in tribunale Paolo Gabriele,  l’ex assistente di camera di Benedetto XVI, accusato di furto aggravato per aver sottratto (e poi passato all’esterno) documenti riservatissimi, assieme  ad un assegno di 100.000 euro intestato al Papa, una pepita d’oro e una preziosa copia dell’Eneide risalente al 1581.

Ricostruiamo brevemente la vicenda: nel corso dei primi mesi del 2012 è stata riscontrata una sistematica fuga di documenti riservati riguardanti i rapporti all’interno e all’esterno della Santa Sede. Tali documenti hanno evidenziato le lotte di potere nell’ambiente ecclesiastico e alcune irregolarità nella gestione finanziaria dello Stato, come la mancanza di applicazione delle norme antiriciclaggio. Tra i documenti che più hanno fatto scalpore, vi è quello in cui si alludeva ad un presunto complotto di morte nei confronti di Benedetto XVI che doveva concludersi con l’elezione del prossimo pontefice individuato nel cardinale Angelo Scola. Il 25 maggio 2012, Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso noto il fermo di un uomo trovato in possesso di carteggi riservati del Papa. L’uomo è risultato essere Paolo Gabriele, maggiordomo privato del Papa dal 2006. Gli inquirenti hanno presto sollevato dei dubbi in merito al fatto che dietro lo scandalo denominato Vatileaks, possa nascondersi solamente Paolo Gabriele; a tal proposito nel mese di agosto è stato diffuso un comunicato ufficiale della Santa Sede relativo ai risultati della fase istruttoria e al rinvio a giudizio di Paolo Gabriele, insieme con un altro imputato, Claudio Sciarpelletti, informatico, dipendente della Segreteria di Stato.

Ad oggi sembra che Sciarpelletti ne sia uscito “senza macchia”, ma siano entrati a far da protagonisti della vicenda diversi cardinali con alte cariche e persone molto vicine a Sua Santità. Gabriele continua a ribadire di aver tradito il Papa e di averlo fatto da solo.

Sembra quasi surreale che i potenti mezzi di sorveglianza vaticani non siano riusciti a far luce sulla vicenda. Negli scorsi giorni, il Consiglio d’Europa, ha invitato la Santa Sede “a rafforzare il proprio regime di vigilanza” soprattutto in materia fiscale.

Ricordiamo che secondo quanto riportano dall’Adnkronos, autorevoli fonti di informazione, Giovanni Paolo II, non fu il solo ad essere spiato e controllato. Il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, sembra fosse intercettato attraverso una cimice dal KGB per tutti gli anni ottanta. Inoltre, una suora a servizio del cardinale Casaroli, raccontano le stesse fonti, rintracciò accidentalmente una microspia alla base di una piccola statua della Madonna di Fatima collocata nella sala da pranzo. Insomma storie quotidiane che dovrebbero essere arginate magari ricorrendo a strumenti di bonifica ambientale, al fine di preservare la Santa Sede da fughe di informazioni facilmente strumentalizzabili.

Volkswagen vittima di spionaggio industriale da parte di partner cinesi.

La notizia è trapelata attraverso il giornale tedesco Handelsblatt: l’azienda cinese FAW, legata alla Volkswagen tramite una joint venture, avrebbe rubato dei modelli di motori da riproporre su un’auto da vendere non solo in Cina, ma anche in Russia, andando a competere con gli stessi partner tedeschi.

“È davvero una catastrofe”, ha affermato un manager della VW. Soprattutto se si considera che la Cina è il più grande mercato delle esportazioni dell’azienda tedesca. Solo l’anno scorso la casa tedesca ha venduto lì circa 2,26 milioni di automobili. Sempre secondo il portavoce della Volkswagen, il paese asiatico non sarebbe nuovo a questo tipo di furto di segreti industriali: essa, infatti, non permette ai produttori di auto stranieri di andare a produrre lì, a meno che non si instauri una collaborazione in joint ventures con le aziende cinesi, che devono comunque avere la maggioranza.

Chi ha intenzione di andare a vendere le proprie auto in Cina, pensando di trovare davanti a sé un enorme mercato (come effettivamente è), deve comunque tenere in conto che può essere soggetto a furto di brevetti e spionaggio industriale che rasenta il filo dell’infedeltà aziendale, considerati i rapporti di partnership con le aziende del paese che bisogna necessariamente avere.

I tedeschi, dal canto loro hanno affermato che stanno analizzando più da vicino il problema, considerando anche gli stretti rapporti di fiducia che hanno legato la Volkswagen e la Faw in passato, e lo stanno facendo in maniera relativamente “mite”, consapevoli che il problema è abbastanza diffuso.

Ciò non toglie, tuttavia, che la rivelazione di segreti industriali di questo tipo costituisce un’enorme perdita economica per chi la subisce e, perciò, richiede delle contromisure per spiare i potenziali partner infedeli e prevenire, così, la diffusione di informazioni riservate. Un po’ come ha fatto una grande azienda alimentare spagnola, che ha potuto scoprire i “traditori”, grazie a microspie nascoste in cartone, in quelli che apparentemente sembrerebbero normali imballaggi, ma che in realtà hanno portato alla luce del sole un complotto che stava conducendo l’azienda alla deriva, favorendo i concorrenti.

E la Volkswagen, come penserà di agire? La vendita di milioni di auto dello scorso anno sul mercato cinese può giustificare un comportamento così sleale da parte della FAW?

Endoacustica Europe

USA, scopre la dipendente che stava per rovinarlo grazie all’azienda concorrente.

uomo nascosto sotto la scrivania che spia i segreti aziendali

È successo ad un’azienda americana dell’Alabama. Stava per vedere tutti i suoi segreti rivelati all’azienda concorrente. Una sua dipendente infedele, seppur in un’ottima posizione e ben pagata, aveva inviato il suo curriculum ed una lettera di presentazione all’Ufficio Risorse Umane dell’azienda concorrente. Non una lettera qualsiasi. In essa, infatti, la dipendente infedele scriveva che se l’avessero assunta, avrebbe rivelato loro importanti informazioni sull’azienda per cui lavorava. Informazioni che addirittura avrebbero potuto rovinare quella stessa azienda.

Il caso ha voluto che il responsabile delle risorse umane dei concorrenti fosse un caro amico del proprietario della compagnia presso cui la donna lavorava che, pur venendo meno al segreto aziendale lui stesso, ha avvisato per tempo l’amico, permettendogli di prendere provvedimenti riguardo all’impiegata infedele.

“Direi che è qualcosa di abbastanza comune, ma la parte inquietante è che ha scritto di poter avere accesso ai segreti commerciali e piani aziendali che avrebbero fatto deragliare la mia azienda, se li avesse rivelati ad un concorrente – afferma l’imprenditore vittima di tradimento – Il mio primo istinto è stato quello di licenziarla in tronco il lunedì mattina, ma non volevo che il mio amico finisse nei guai. Avevo bisogno anche di maggiori prove”.

E quelle prove le ha ottenute, leggendo le email che l’impiegata infedele mandava dal proprio ufficio e mettendo sotto controllo i luoghi aziendali con microspie digitali audio, che gli hanno permesso di ascoltare quello che la donna ha affermato in diverse chiamate all’ufficio presso il quale aveva inviato la candidatura.

Messa davanti ai fatti, non ha potuto che confessare ed è stata immediatamente licenziata. Chissà se i concorrenti avranno deciso di assumere pronta a vendere informazioni riservate al miglior offerente!

Endoacustica Europe

Calendario

giugno: 2017
L M M G V S D
« Apr    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Login

ADS

 CELLULARI SPIA O SPYPHONE
spyphone Uno spy phone, o cellulare spia, è un normale cellulare su cui viene installato un software spia capace di intercettare qualsiasi azione intrapresa sul cellulare stesso (chiamate, SMS, foto ecc.). Il software spia per spyphone è funzionante sulla maggior parte degli smartphone con sistema operativo Android, iOS e Blackberry.

 MICROREGISTRATORI
Nuovissimi microregistratori digitali con durata di registrazione fino a 1200 ore. Utilissimi per raccogliere prove o scoprire tradimenti di ogni tipo. I modelli ad attivazione vocale VAS permettono inoltre una maggiore autonomia di consumi. Affidabilità, efficacia e prezzo conveniente.
 MICROFONI DA MURO
Microfoni da muro per ascoltare attraverso pareti fino a 70 cm. Microfono ultrasensibile professionale, ad elevatissima sensibilità, dotato di microfono ceramico ad alta sensibilità, per rivelare anche i più piccoli rumori. Suono limpido e stabile. Prese per registratore, ed auricolare.
 CAMUFFATORI DI VOCE
Cambiavoce telefonico se interposto fra la cornetta e il telefono, cambierà letteralmente la vostra voce in un’altra. Trasforma qualsiasi voce in maschile o femminile, adulto o bambino. Il camuffatore di voce può essere adattato a telefoni cellulari, cordless, altoparlanti e microfoni, sistemi di registrazione, o collegato a centraline telefoniche. La voce riprodotta non è robotizzata ma umana.
 LOCALIZZATORE RF
localizzatore rf

Localizzatore di oggetti, studiato appositamente per coloro che hanno l’esigenza di tenere sotto controllo i loro animali domestici, ad un costo assai limitato, ma non solo puo' anche essere utilizzato per ritrovare oggetti preziosi, localizzare bici da corsa rubate e automobili parcheggiate.

 ALLARME ANTI-ANNEGAMENTO E ANTISMARRIMENTO
localizzatore rf

Allarme anti-annegamento e antismarrimento è un sistema di protezione che combina un allarme anti-annegamento ed uno anti-smarrimento, ed è particolarmente efficace come sistema elettronico di sicurezza per proteggere i vostri bambini o animali domestici.

ARTICOLI IN RILIEVO

Cyberstalking e sistemi tecnologici di prevenzione

15 Set 2016

cyber-stalking

Che la tecnologia abbia apportato alle nostre vite notevoli vantaggi è fuori discussione. Spesso però tendiamo a minimizzare i pericoli derivanti dall’utilizzo incauto degli strumenti tecnologici messi a nostra disposizione. Uno dei casi più emblematici in tal senso è quello che concerne lo stalking online, o cyberstalking, ovvero la molestia perpetrata a danno di individui che utilizzano la rete per comunicare tra loro. Anche qui la forma persecutoria assume le …

Stalking citofonico. Un modo tutto nuovo di importunare

10 Set 2015

stalking-woman

È successo qualche giorno fa a Centocelle, alle porte di Roma. Un tizio insiste pigiando più volte sui tasti del citofono, gridando a squarciagola di volere del denaro. Quando si rende conto che la sua richiesta rimarrà ancora una volta inascoltata, strappa via con forza il citofono dal muro aiutandosi con un taglierino. La proprietaria del condominio preso di mira da mesi dallo stalker lo riconosce immediatamente e lo denuncia …

Stalking all’interno dell’azienda, scattano le manette

22 Lug 2014

Per nove volte ha vuotato una bottiglia d’acqua sulla stampante della collega mandandola in tilt. La donna ha poi riferito anche di aver trovato delle croci segnate sulle fotografie dei figli. Per una serie di “dispetti” il cui movente è ancora poco chiaro, un uomo di 65 anni della provincia di Brindisi, dipendente della Provincia, è stato raggiunto da un’ordinanza cautelare con cui si dispone il divieto di avvicinamento alla …

Sei vittima dello stalking? Ecco cosa fare

16 Dic 2013

Il reato di stalking si configura quando qualcuno (spesso, un ex partner) compie una serie di atti (che possono essere minacce o molestie, ma anche atti apparentemente innocui, come l’invio continuo di indesiderati sms, fiori, o biglietti) tanto da compiere violenza psicologica nei confronti della vittima ingenerandole un comprensibile stato di ansia e paura oppure costringendola a cambiare abitudini personali (sostituire utenza telefonica, cambiare residenza, ecc.) o ancora ingenerandole un fondato timore per la propria …

Il team che rapisce le ragazzine adescandole su Facebook

31 Ott 2013

Una macchina organizzativa ben strutturata ha portato al rapimento di una tredicenne bresciana, portata fino a Lugano da un adulto conosciuto via Facebook e affetto da turbe sessuali. All’inquietante piano hanno preso parte più persone, un gruppo organizzatosi per agganciare giovanissime prede attraverso i social network. L’episodio ha avuto inizio a settembre quando la ragazzina, che frequenta la scuola media a Isorella, a sud di Brescia, ha allacciato un’amicizia attraverso …

358 telefonate e 500 sms in un mese: l’amante diventa stalker

16 Set 2013

Dodici anni da amanti, tra incontri segreti e bugie. Poi la fiamma dell’amore si è spenta, almeno per lei, che ha deciso di troncare la relazione. Un duro colpo per lui, che non si è rassegnato dinanzi alla decisione. Ma riconquistarla si è rivelato impossibile. Così è scattata la presa di posizione: «O con me o con nessuno». La delusione si è già trasformata in ossessione: in un mese 539 …

Allarme stalking all’interno dei condomini

30 Mag 2013

Liti condominiali per volumi troppo alti, pulizie, sacchetti di immondizia nel pianerottolo o gestione degli spazi comuni sono all’ordine del giorno in quasi tutti i condomini. Pare che negli ultimi tempi siamo numerosi i casi in cui la tensione tra vicini sfocia in veri e propri episodi di stalking. L’allarme è stato lanciato dall’associazione degli amministratori di immobili, che ovviamente consiglia alle vittime di rivolgersi in primo luogo all’amministratore di …

Due persone in pochi giorni sfigurate con l’acido dagli ex

3 Mag 2013

Le storie d’amore finite male possono divenire davvero pericolose e spesso sono fonte di atti di stalking e persecuzioni che sfociano in vere e proprie violenze. Ne sono esempio due tragedie avvenute di recente. La prima riguarda un’avvocatessa di 35 anni, Lucia Annibali, aggredita nei pressi della sua casa, a Pesaro, da un uomo con il volto coperto che le ha gettato sul viso dell’acido. La donna ha aperto il portone …