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Addebito della separazione, solo in presenza di prove

L‘addebito della separazione è generalmente collegato al tradimento del coniuge e quando si parla di tradimento si fa generalmente riferimento ad un’infedeltà fisica. Tuttavia anche il tradimento platonico può essere una delle cause di addebito della separazione. Se infatti il flirt di un coniuge con una terza persona al di fuori del matrimonio mette in imbarazzo la moglie o il marito, ci possono essere gli estremi per la richiesta di addebito.

Si parla di “tradimento platonico” quando la relazione con l’amante non valica il limite fisico ma il rapporto d’intesa e complicità è talmente evidente agli occhi di chi è presente al punto che la dignità e l’onore del coniuge ne vengono lesi. Ciò significa che malgrado il tradimento non si sia consumato la presuzione che ciò è avvenuto contravviene agli obblighi matrimoniali.

Il fatto di esporre il coniuge a quella che può risultare a tutti gli effetti un’umiliazione pubblica significa venire meno a tale obbligo e potersi ritenere responsabile concretamente della fine del matrimonio.

In questo caso, come nel caso del tradimento fisico, la chiave di volta è costituita dalle prove. La separazione con addebito può essere attribuita sono se ci sono evidenze. Nella maggior parte dei casi gli alleati di chi sospetta un tradimento sono i microregistratori. Piccoli e discreti sono occultabili dovunque: in auto, in casa, sul luogo di lavoro e permettono di ottenere grandi risultati in termini di qualità delle immagini e nitidezza del suono.

Il divorzio all’epoca del pc

Il momento della separazione è per una coppia un evento spesso traumatico, di certo poco felice. Gestire oggetti, relazioni e figli, nel caso ce ne siano, diviene davvero difficile nel momento in cui si vuole evitare il più possibile l’incontro con il “responsabile dei propri disagi”. Pare che a tal proposito uno strumento in grado di alleviare questo tipo di fastidi sia proprio la tecnologia.
Come è evidente parlare con una persona davanti allo schermo di un pc non offre lo stesso calore di una relazione fisica e verbale. Email, chat, agende elettroniche condivise (per la gestione dei figli, magari) possono rappresentare espedienti per “raffreddare” la relazione, evitando anche di fare spiacevoli incontri con i nuovi partner. In questo modo potrebbe essere possibile alleggerire il clima di tensione tra i due e dinanzi ai bambini.
La comunicazione digitale, inoltre, abbrevia l’uso di frasi che toccano la sfera emotiva, rendendo minima la struttura di un enunciato. Soggetto, verbo e complemento, tutto qui.

Ciò che potrebbe minare questa sorta di protezione offerta dalla tecnologia è la componente psicologica. Se da una parte è ancora vivo un forte sentimento, si potrebbero avviare situazioni inverse. L’utilizzo di cellulari spia è davvero molto diffuso in questi casi: monitorare ogni azione compiuta dall’ex partner con il telefono, visualizzare la sua posizione e ascoltare tutto ciò che avviene attorno all’apparecchio installando solamente un software all’avanguardia sul telefono…un gioco da ragazzi!

E anche nel momento in cui i dubbi sorgono sull’utilizzo di chat, email e social network ci sono strumenti che permettono di controllare con facilità cosa viene visualizzato, scaricato o qualsiasi carattere viene digitato sulla tastiera. keyrecord, keylogger e keyhunter sono strumenti all’ordine del giorno.

Dunque la tecnologia potrebbe rivelarsi ancora una volta un’arma a doppio taglio. Sugli smartphone sono addirittura disponibili app che aiutano a gestire la separazione mettendo insieme i flussi di comunicazione e quelli economici dei due soggetti, in alcuni casi addirittura condividendo le agende. Ma siamo sicuri che siano tutti d’accordo?

Maggiore probabilità di divorzio se si condividono le faccende domestiche

Chi ha detto che la condivisione delle faccende domestiche porti beneficio alla coppia? A darne risposta, uno studio condotto dal NOVA, l’Istituto Norvegese per la Ricerca sull’adolescenza e basato su 15.000 soggetti di età compresa tra i 18 e gli 84 anni. Secondo i ricercatori, le probabilità di divorzio delle coppie in cui entrambi i partner cooperano alla gestione della casa e all’educazione dei figli sono il 50% in più rispetto a quelle in cui è la donna a farsene carico quasi totalmente. Triste ammettere che secondo questo studio la parità sia una cosa subdola.

Thomas Hansen, uno dei ricercatori del progetto intitolato “Likestilling hjemme” (“Eguaglianza in casa”) ha spiegato che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, la condivisione delle responsabilità per i lavori domestici non contribuisce necessariamente alla soddisfazione della coppia. Insomma, secondo lo studio, “più gli uomini svolgono lavori domestici, più aumenta la possibilità di divorzio”. Ovviamente queste affermazioni sessiste hanno richiesto delle delucidazioni.

Innanzi tutto la ricerca è stata condotta tra coppie provenienti da ambienti borghesi e professionali, dove è noto che i tassi di divorzio sono più elevati. Inoltre Hansen ha illustrato che, in realtà, le separazioni non sarebbero un mero effetto della parità, ma frutto delle dinamiche della coppia moderna. E’  innegabile che nelle famiglie contemporanee è più semplice pensare al divorzio in quanto l’indipendenza economica delle donne sganciano le stesse da una sorta di “dipendenza” dalla parte maschile. Inoltre l’uomo, nel caso di collaborazione domestica può sentirsi sottoposto allo sguardo critico della donna, in genere più esperta nel campo, e quindi pronta a fargli notare – non sempre in maniera gentile – eventuali “errori” e nel caso in cui l’uomo superasse le sue aspettative questa potrebbe sentirsi “spodestata”. In questo senso, l’armonia casalinga potrebbe venire a mancare. E di qui anche la fiducia e quindi comincerebbero ad insinuarsi dubbi di un eventuale tradimento. Potrebbero essere usati a questo proposito cellulari spia o microspie in auto, a casa o nei posti maggiormente frequentati per cercare di appianare la situazione cancellando ogni sospetto.

In ogni caso la divisione dei ruoli potrebbe essere un buon rimedio. “Io lavo, tu stiri”, per intenderci. In definitiva, questa indagine sembra contraddire uno studio recente condotto in sette Paesi diversi, che dichiara esattamente il contrario e cioè un maggior benessere, equilibrio e felicità negli uomini che condividevano con la propria partner i lavori domestici. Come sempre la verità sta nel mezzo.

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