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Sei vittima dello stalking? Ecco cosa fare

dicembre 16, 2013 Stalking Nessun Commento

Il reato di stalking si configura quando qualcuno (spesso, un ex partner) compie una serie di atti (che possono essere minacce o molestie, ma anche atti apparentemente innocui, come l’invio continuo di indesiderati sms, fiori, o biglietti) tanto da compiere violenza psicologica nei confronti della vittima ingenerandole un comprensibile stato di ansia e paura oppure costringendola a cambiare abitudini personali (sostituire utenza telefonica, cambiare residenza, ecc.) o ancora ingenerandole un fondato timore per la propria incolumità personale. Dunque è un reato contro la libertà morale della persona.

Minacce, percosse, molestie, in qualsiasi modo venga perpetrato il reato, la chiave di volta delle situazioni di stalking, è costituita dalle prove. Solo se si è in possesso di prove attestanti la reale situazione si può intervenire, denunciare ed uscirne. Per questo in moltissimi casi di stalking vengono impiegate microspie, telecamere nascoste ed altri strumenti di controllo che permettono di inchiodare il colpevole. In questo campo, l’utilizzo di prodotti professionali e affidabili è fondamentale.

Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente circa le modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate. Esistono tuttavia alcuni consigli utili.

Innanzitutto, è inutile negare il problema. Spesso, dal momento che si ha difficoltà nel considerarsi una “vittima”, si tende ad evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e facilitando così lo stalker.

Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” in maniera chiara ed inequivocabile. Altri sforzi per convincere il proprio insistente persecutore, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo reputano bisognoso di aiuto, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.

Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini prevedibili, in orari di punta ed in luoghi affollati, magari portando con sé uno spray di difesa, per aumentare la sensazione di sicurezza.

Se le molestie sono telefoniche, si consiglia di non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione dello stalker. È meglio cercare di registrare le telefonate in maniera tale da avere del materiale come prova di tali comportamenti non lascia prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.

È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare per chiamare in caso di emergenza. Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non correre a casa o da un amico, ma recarsi prontamente dalle forze dell’ordine. In ogni caso, una volta raccolte le prove, nel tempo più breve possibile, il consiglio resta sempre quello di denunciare.

Quando la suocera diventa stalker

novembre 7, 2012 Stalking 1 Commento

La relazione tra suocera e nuora, si sa, è spesso fatta di compromessi e disguidi che possono sfociare in vessazioni e tormenti che rendono ben poco tranquilla la vita familiare.

Nel Vicentino, una donna di 69 anni è indagata per stalking per aver reso praticamente impossibile la vita della nuora. A quanto è stato dichiarato agli inquirenti, la signora si lamentava continuamente della nuora. Il disordine in casa, le spese eccessive, il modo di vestirsi, l’orario di levata dal letto, le caratteristiche fisiche e comportamentali…sono tutti temi al centro delle lamentele della mamma del marito. A questo si sono aggiunte molestie vere e proprie: pedinamenti, controlli telefonici, incursioni improvvise. Ovviamente il tutto “per il bene” del pargolo ormai ultraquarantenne.

Una storia molto simile si è verificata qualche mese fa a Viterbo. In entrambi i casi si tratta di tormenti psicologici. Tutte e due le donne in questione sono state inseguite, messe sotto controllo telefonico. Nel caso della suocera vicentina, la donna aveva instaurato un vero e proprio rapporto di rivalità con la moglie del figlio, come se si stessero contendendo lo stesso uomo. Mentre la donna viterbese voleva fortemente ripristinare la relazione del figlio con la ex, ormai finita proprio a causa della sua invadenza.

Lettere, spyphone, pedinamenti e microspie sono tutti elementi riscontrati nel corso delle indagini. D’altronde i dati parlano chiaro: sono aumentate le denunce verso signore insoddisfatte della donna scelta dai propri figli. E quindi anche le giovani donne potrebbero “tutelarsi” magari utilizzando un cellulare non intercettabile o ricorrendo ad una bonifica ambientale che permette di rilevale e disattivare tutte le microspie nascoste.

Madri gelose, iperprotettive e uomini molto spesso “mammoni” e non in grado di prendere una posizione in merito alla diatriba madre-moglie. Egli stesso vittima e complice dello stalker. Spesso il problema è di natura culturale. La coppia per sopravvivere in quanto tale ha bisogno dei propri spazi vitali e quindi è fondamentale stabilire dei patti che permettano una serena relazione familiare e magari stabilire una soglia massima di invadenza della tanto cara mamma.

Stalking: La storia di Alex – Parte III

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Ecco la storia di Alex cosi’ come raccontata da lei stessa:

Negli ultimi due anni, questo pazzo mi ha rovinato la vita, o almeno, la vita che avevo prima. Ha cominciato con telefonate di minacce, fino a giungere a cose come bucare le gomme della mia auto o tagliare i fili del freno. Come se non bastasse, la mattina dello scorso Natale è passato a “salutarmi” ubriaco (o forse drogato) e con una pistola in mano. Delle microspie avrebbe potuto documentare il tutto e aiutarmi a non arrivare a tale situazione

I poliziotti da me chiamati mi hanno chiesto se mi avesse effettivamente MINACCIATO. Ho risposto che per me, impugnare una pistola è già una minaccia di per sé. Alla loro insistenza, ho risposto che non ci sono state minacce VERBALI, non ha detto che era venuto per uccidermi.

Quindi, nessuna minaccia, nessuna denuncia. I poliziotti se ne sono andati e io mi sono resa conto che c’era veramente qualcosa che non andava.
Non ho famiglia, quindi nessuno mi capiva realmente. I vicini rifiutarono di essere coinvolti nei miei affari personali, per paura che il molestatore rivolgesse le sue “attenzioni” verso di loro e che si potessero trovare in prima linea. Fantastico, amici da quattro anni, e quando serve, spariscono in un attimo.

Sulle prime pensai che la sua fosse solo una ossessione quasi infantile, supportata in questo dal mio “esperto” psicoanalista, che diceva che non avrebbe mai avuto il coraggio di aggredirmi fisicamente.
Due mesi dopo, infatti, lo fece. Mi prese da dietro e quasi mi spezzò la spina dorsale. Feci finta di svenire ed allentò la presa, preparandosi a violentarmi, e non si sarebbe fermato neanche se fossi stata morta.
A quel punto riuscii a balzare in piedi e scappare. Nonostante 13 chiamate alla polizia, da parte di vicini che avevano assistito alla scena o udito le mie grida disperate, la volante arrivò soltanto 20 minuti dopo.

I poliziotti lo incriminarono soltanto per percosse semplici. Ero piena di graffi e di abrasioni, avevo i vestiti strappati, l’occhio sinistro quasi chiuso per quanto era gonfio, ed ancora non ricordo (per fortuna!) tutti i dettagli, a parte il fatto che mi ha trascinato per tutta la casa tenendomi per il collo, senza dire una sola parola per tutto il tempo.
Ancora non riesco a togliermi quelle immagini dalla mente, gridavo con tutto il fiato che avevo in gola e sono riuscita a scappare soltanto fingendomi morta quando si preparava a violentarmi (infatti la polizia trovò dei preservativi sulla scena del crimine).

I poliziotti contribuirono ad umiliarmi con fotografie della scena e calpestando tutto quanto avevo in casa, e lasciandomi da sola senza assistenza, semplicemente dicendomi “Lo porteremo in galera”. OK, una buona notizia, ma un po’ di conforto in più non sarebbe stato sgradito.

Poco dopo, cominciai a sentirmi paralizzata sul lato sinistro. Dottori e neurocirurghi furono concordi nel dire che l’aggressione mi aveva quasi reciso la spina dorsale. Mi dovetti sottoporre ad un intervento di neurochirurgia, perché il dolore era qualcosa di inimmaginabile, specie per una persona come me, che ha praticato sport per tutta la vita. Quei giorni ora fanno parte del passato, visto che ho una disabilità parziale permanente.

Pochi giorni prima dell’operazione, mia madre si trasferì da me per aiutarmi nei movimenti più semplici. Passai tutta l’estate imprigionata in un busto, ed il mio peso scese drasticamente da 54 chilogrammi fino a 42. Ovviamente, mia madre doveva tornare alla sua casa e alla sua vita quotidiana, così prima di andarsene mi riempì la casa di abbastanza provviste da nutrire una persona normale per almeno tre mesi.

Le uniche cose che mi hanno permesso di sopravvivere sono state la mia autostima, i miei gatti, e la gratitudine per essere sopravvissuta ad un’operazione molto rischiosa. Ero e sono ancora furiosa perché lui è stato incriminato solo per percosse semplici piuttosto che tentato omicidio o almeno percosse gravi. Nonostante tutto questo feci tutta la trafila delle deposizioni e poco prima del processo dovetti essere ricoverata per un attacco di stress, col battito cardiaco che non scendeva sotto le 170 pulsazioni al minuto.

In tribunale, decisi che la mia vita valeva molto di più che farlo finire in carcere o sotto tutela, per cui acconsentii a lasciarlo in libertà sotto cauzione. Subito dopo, mi fece picchiare da due suoi amici e pochi giorni dopo venne lui stesso a cercarmi.
Per fortuna mi ero appena trasferita in un nuovo quartiere, con dei poliziotti molto rapidi che arrivarono 90 secondi dopo la mia chiamata.

Ora lui si trova in prigione senza possibilità di uscirne; io ho perso moltissimo da tutta questa storia, ma sono orgogliosa di non aver perso la sanità mentale. Le accuse nei suoi confronti ora sono molto più pesanti: stalking aggravato ed una serie di reati accessori quale la violazione dell’ordine restrittivo, ed oltraggio alla corte.

Ho un buon tenore di vita e lavoro in proprio. Ovviamente, tutti i guadagni dell’ultimo anno se ne sono andati, ma sono piena di speranze. Il mio aggressore ha passato Natale, Capodanno, il suo compleanno ed il mio in carcere, e sarà così per molti anni a venire. Ora grazie ad aiuti medici e psichiatrici mi sento meglio e ho ricominciato anche a muovermi, così da poter ricominciare presto a lavorare e guadagnare bene.

Non ho perso la fede in me stessa e la mia autostima, anche se nessuno capisce dove possa averle trovate. Quello che ha un problema, ora, è lui. Io sono sopravvissuta ad un crimine violento e sono pronta per incontrare una persona nuova, perché so che non tutti gli uomini sono malvagi come lui, che non considero nemmeno umano. Presto, anche se non ora, incontrerò la persona giusta con cui mettere su famiglia.

Le mie ferite e la mia paralisi sono praticamente impossibili da vedere, e ormai ho imparato a recitare in maniera molto convincente per far credere agli altri che vada tutto bene, ma sono perfettamente normale e felice, e anche se la mia famiglia mi ha abbandonata, I miei gatti sono sempre con me e la mia nuova vita è pronta per essere vissuta.

Stalking: La storia di Alex – Parte II

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Il secondo molestatore con cui ebbi a che fare decise di ignorare deliberatamente l’ordine della polizia che gli vietava di contattarmi o avvicinarsi a me. Continuava a chiamarmi, ma lo faceva via Skype, visto che le chiamate via Internet non sono rintracciabili e l’utilizzo di microspie poteva essere l’unica arma possibile.
Continuava a causarmi problemi anche in parrocchia, a calunniarmi, a scrivermi email, teneva addirittura un blog su di me, rubava la mia posta e la mia spazzatura, in pratica faceva quel che voleva con la mia vita.

Purtroppo, il mio avvocato mi disse che gli email da un servizio di posta gratuito (Hotmail, Gmail etc) non costituivano una prova plausibile, così come i blogs che non riportassero il suo nome, e naturalmente non potevo dimostrare che fosse lui a rubare la mia posta e la mia spazzatura, o a chiamarmi via Skype.

Questo è uno dei grandi svantaggi di Internet. Un molestatore può mandarvi migliaia di messaggi e, nonostante voi sappiate benissimo che è lui a scrivervi, se lo fa tramite un email gratuito da un punto Internet, non c’è modo di provare che sia stato effettivamente lui.
Infatti, l’avvocato mi disse che se l’avessi denunciato per via della sua attività su Internet (email, blog etc), avrei rischiato di essere condannata a mia volta per calunnia, perché il giudice non l’avrebbe ritenuta una prova valida.

Quindi, tutto quello che il mio molestatore avrebbe dovuto fare era rovesciare i termini della questione e dire che ero stata io a molestare lui, per farmi passare guai seri. Oggettivamente è assurdo, ma senza prove solide ed innegabili non è possibile dimostrare chi si astato a mandare email minacciosi o a scriver blog pieni di notizie infamanti ed ovviamente false.
Era giunto fino al punto di pubblicare i miei dettagli personali (data di nascita, codici personali, informazioni bancarie e numeri di carta di credito), ma non ero in grado di provare che fosse stato lui.

A causa di tutto questo, ho preso delle misure laboriose ma efficaci per proteggermi quali l’utilizzo di microspie e molti altri prodotti trovati sul sito Endoacustica.com, ed anche se alcune di esse sono di dubbia legalità, quando una cosa va fatta, va fatta.
Tempo fa, ho scoperto che chiunque può richiedere una lista delle attività automobilistiche, basta dichiarare che abbiano un buon motivo per farlo. Viene fatto tutto online, a seconda dello Stato degli USA dove ci si trova. Richiedendo la mia lista, sono rimasta sorpresa dalla quantità di informazioni in essa contenute.

Tutte le mie multe, eventuali incidenti che possano rivelare dove mi trovavo in un certo momento, che tipo di automobile guidavo al momento della multa o dell’incidente, ed ovviamente il mio indirizzo di casa. Se qualcuno volesse trovare la vostra dichiarazione dei redditi, potrebbe anche rintracciare la vostra automobile ed il vostro indirizzo di casa.
Per questo motivo, non ho il mio indirizzo di casa sulla patente. La mia sicurezza e la mia privacy sono molto piu’ importanti di una legge che ti dice di dichiarare sempre dove vivi. Non ho proprietà a mio nome, e tutto e’ pienamente legale. Se volete sapere come potete possedere delle proprietà senza averle registrate a nome vostro, consultate un avvocato esperto in questo settore.

La cosa ancora più sconvolgente è che pochi mesi fa scoprii l’esistenza di un sito dove basta inserire il numero di targa di un’auto per scoprirne le generalità del proprietario. Non ci credevo, allora provai ad inserire il numero di targa della mia auto e vidi comparire sullo schermo il mio nome ed il mio indirizzo, così come essi sono stati registrati nell’archivio della Motorizzazione.

Molta gente non si rende conto di quanto la loro privacy sia a rischio, sia online che offline. Provate a mettere il vostro nome su vari motori di ricerca, e potrete trovare il vostro profilo face book o quello di altri social networks, tutti i blog o i forum in cui compare il vostro nome, corredati con numeri di telefono ed indirizzo. Ricordatevi che ogni compagnia (società di carte di credito, banche, agenzie di ricerche di mercato, abbonamenti a riviste o giornali e praticamente ogni luogo dove voi possiate aver fornito i vostri dati completi di indirizzo e telefono) può essere in grado di vendere il vostro nominativo ed i vostri dettagli, a meno che non neghiate espressamente il consenso a farlo.

Olte a questo, ho scoperto qualche mese fa che tramite non so più quale sito, è possibile scoprire tutti i dettagli collegati ad un indirizzo email gratuito. Quindi, per chi usa Hotmail, Gmail o simili, il consiglio che mi sento di dare è quello di non usare mai i propri dettagli reali: il nome va bene, ma evitate di inserire l’indirizzo esatto, numero di telefono o altri dettagli sensibili. Usate informazioni che sarete comunque in grado di ricordare se doveste smarrire o dimenticare la password di accesso.

Per molti di voi questo potrà sembrare un caso di paranoia, ma se vi e’ mai capitato di subire molestie o atti di stalking, capirete benissimo che mantenere segreti i propri dettagli e’ un modo per salvaguardare la propria privacy e la propria pace.

Stalking: La storia di Alex – Parte I

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Ho trovato questa storia su Internet, ed ho deciso di condividerla perché è raccontata dal punto di vista della vittima, e dimostra come la legge prenda spesso sottogamba le storie di stalking, la polizia spesso non le affronta con l’impegno necessario, e come sarebbe necessaria una legislazione più restrittiva.
Questo cambiamento è necessario per tutti coloro che ci hanno rimesso la vita o che potrebbero presto morire di stalking. Cambiare la legge potrebbe aiutare a salvare molte vite, e molte se ne sarebbero potute già salvare.

Nel mio primo caso di stalking, la polizia mi disse apertamente che un divieto di contattarmi, emesso nei confronti del molestatore, non valeva la carta su cui era scritto (forse per questo non ne emisero uno). Il secondo molestatore passava spesso sotto casa mia per molestarmi, e nemmeno l’ordine della polizia gli impedì di chiamarmi continuamente in ufficio, con una frequenza tale che dovetti lasciare il lavoro.

Sfortunatamente, il mio capo era giovane e non in grado di gestire una situazione del genere, e spesso la gente si chiede “Cosa mai avrà fatto di male a quell’uomo, per fargli fare quello che sta facendo?”. Questo succede ancora in molti luoghi di lavoro, tra i conoscenti ed anche da parte delle forze dell’ordine: molti pensano che la colpa delle molestia risieda, alla fin fine, nella persona molestata che deve aver fatto qualcosa di male per far infuriare il molestatore. Insomma, la colpa poteva benissimo essere mia.

La seconda volta che mi rivolsi alle forze dell’ordine, infatti, non mi presero molto sul serio, vista la mia esperienza precedente con David, il mio primo stalker. David fece tutto quanto era in suo potere per farmi arrestare per minacce, molestie ed altro ancora, quando in effetti era lui a molestarmi.
Passava sotto casa mia fino a 6 o 7 volte al giorno, minacciava di uccidere o torturare i miei genitori o me, tagliava le gomme della mia auto, ed altro ancora. Non appena faceva qualcosa a me, correva alla polizia a dire che ero stata io a farlo a lui.

Molti stalkers fanno proprio così. Vi seguono, vi molestano, vi minacciano e poi… vanno alla polizia a dire che voi, la vittima, state facendo questo a lui. Il mio molestatore era stato molto convincente, un ottimo attore. Fece credere alla polizia che temeva per la propria vita.
A seguito di questo, un ispettore mi chiamò per interrogarmi, e fui trattata come se la criminale fossi io.
Gli spiegai che perfino mia madre era stata testimone di una serie di comportamenti molesti, e si convinsero che le accuse nei miei confronti non erano fondate, ma comunque non presero il tutto troppo sul serio, come avrebbero dovuto.

Tutto cambiò quando David decise addirittura di denunciarmi perché non gli rispondevo al telefono. Ebbene sì, disse proprio così, e non pensavo minimamente che una denuncia del genere potesse essere realmente sporta, ma mi accorsi sulla mia pelle che questo era veramente possibile.
A quel punto, decisi finalmente di avvalermi dei servizi di un avvocato criminale, che in breve tempo fece per me molto più di quanto io stessa pensavo che fosse possibile in casi del genere.

Il mio avvocato mi disse che era meglio che mi trasferissi al di fuori dello Stato, cosa che fortunatamente era nelle mie possibilità. Dopo un anno, pensando che fosse passato abbastanza tempo, tornai per visitare i miei familiari. Non appena tornai, mi fece arrestare di nuovo, dicendo che ero andata a casa sua a minacciarlo, nonostante mi trovassi a circa 1000 chilometri di distanza. Questo non importava, dovevo andare di nuovo in tribunale e pertanto, consultai di nuovo lo stesso avvocato.

Quando mi recai al tribunale per parlare con il giudice, fui informata che il processo avrebbe riguardato il reato di stalking. Questa per me fu la prima volta che sentii parlare di tale reato, che non sapevo nemmeno che esistesse. Non sapevo cosa fosse e, prima dell’avvento di Internet, non avevo nemmeno idea che ci fosse una definizione di reato per gli atti che lui stava commettendo. Non avevo idea che per questo tipo di comportamento si potesse addirittura finire in galera, pensavo che fosse una cosa a cui le donne dovevano semplicemente adattarsi se una relazione finiva male.
Mi sbagliavo, lui stava commettendo un reato, e tale reato si chiamava stalking. Potevo ritenermi fortunata che lui non avesse portato a compimento le sue minacce, ma anche dopo tutto quello che era successo, la polizia non aveva emesso nessun ordine nei suoi confronti. A quei tempi, forse non sapevano ancora bene come trattare questo genere di comportamenti.

Fortunatamente, il mio molestatore mi lasciò più o meno in pace dopo essere andati in tribunale. Quando dico “più o meno, intendo dire che non mi chiamò più, passando vicino casa mia forse una o due volte. Invece di contattarmi, si metteva in attesa lungo la strada che porta a casa mia, e se uscivo con qualcuno, lo seguiva e minacciava.

Come potete facilmente immaginare, nessun uomo usciva con me più di una volta… In un caso, si spinse addirittura a minacciare i figli e l’anziana madre di uno degli uomini con cui uscii.
Ovviamente, nessuno vuole cacciarsi in un guaio del genere per paura di poter diventare un potenziale bersaglio, come si può capire facendo un semplice giro su Internet: è pieno di storie di uomini o donne che diventano oggetto di molestie quando entrano a far parte della vita di un’altra persona soggetta a stalking. Il mondo è pieno di soggetti del genere, e nessuno vuole cacciarsi nei guai a causa loro. Per capire preventivamente il comportamento di una persona bisognerebbe installare delle microspie a livello ambientale che certamente potrebbero rivelare dettagli importanti, altrimenti non facilmente intuibili.

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