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Le minacce del web

maggio 20, 2013 Bullismo Nessun Commento
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Il web è una tra le fonti primarie di sapere e conoscenza soprattutto per giovani ed adolescenti. Purtroppo lo stesso è anche un grande contenitore di immagini violente e contenuti hard che i ragazzi incontrano molto spesso durante la navigazione.

Su questo argomento è intervenuto il Safer Internet Programme della Commissione Europea, che ha voluto dar voce direttamente ai giovani per quanto riguarda i pericoli del web. Da quanto risulta, gli italiani sono maggiormente spaventati dalla violenza che circola in rete. Infatti tra i pericoli del web hanno messo al primo posto questo tipo di contenuti, mentre i coetanei europei hanno collocato il porno in cima alla lista.

A rispondere alla domanda “Quali cose su internet potrebbero infastidire i tuoi coetanei?” sono stati circa 25 mila ragazzi tra i 9-16 anni appartenenti a 25 Paesi europei differenti.

Il 44% degli intervistati italiani pensa che su internet siano presenti contenuti in grado di turbare i loro coetanei. Il 27% mette al primo posto i contenuti violenti (18% della media europea), il 21 quelli pornografici (22 per cento della media europea), e il 10 altri contenuti potenzialmente pericolosi. A veicolare questo materiale sono in particolare  i portali di video. Mentre i social network, in particolare Facebook, sono associati, come abbiamo visto numerose volte, a rischi di comportamento (come bullismo) o di contatto (adescamento). La paura è il sentimento prevalente fra i bambini di 9 e 10 anni, mentre i ragazzi di 11 e12 anni mostrano più spesso disgusto e fastidio.

A fronte di questi risultati abbiamo ascoltato Luciana, una mamma che ci ha raccontato la sua esperienze personale con suo figlio di 12 anni. “Enrico è un ragazzo molto solare e disponibile. Utilizza, come tutti i suoi coetanei, il pc prevalentemente per motivi di studio e di svago per circa un’ora al giorno, un po’ di più nel week end. Queste abitudini circa l’utilizzo del computer non gli sono state imposte, ma sono venute da sé nel corso del tempo.

Una notte avvertì dei lamenti nel sonno da parte di mio figlio. Mi alzai e mi resi conto che era molto agitato e piangeva. Lo svegliai dall’incubo e lui, palesemente impaurito, si tranquillizzò dopo alcuni minuti. Questo episodio si ripetette in forma molto simile per circa sei giorni, ma non riuscivo a spiegarmi il motivo. Mi raccontò che sognava sempre di essere inseguito, proprio come aveva visto fare in un video che gli aveva indicato un suo amico più grande. Non volli tradire la fiducia nei suoi confronti, ma dovevo pur sempre andare in fondo alla questione. Acquista dal sito www.endoacustica.com una key hunter che mi permise di conoscere ogni dettaglio della chat con questo ragazzo. Mi resi conto che utilizzava questi video proprio con l’intento di spaventarlo e non c’era nulla di divertente nei contenuti degli stessi. Mi parve proprio un principio di bullismo. Contattai i genitori del ragazzo che si mostrarono molto disponibili nel prendere provvedimenti. In un paio di giorni la situazione tornò alla normalità ed Enrico riprese sogni tranquilli.”

Il cyber bullismo, il più temuto dai ragazzi

febbraio 27, 2013 Bullismo Nessun Commento
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Ipsos e Save the Children hanno promosso una ricerca ricerca intitolata “I ragazzi e il cyber bullismo” presentata a Roma martedì, in occasione del Safer Internet Day, giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani.

Il lavoro indaga sull’uso delle tecnologie come strumento di aggressione tra gli adolescenti. Tra le modalità di attacco preferite, troviamo i social network (61%) con foto e filmati denigratori o intimi(59%), oppure la creazione di gruppi ostili (57%). Non sono da escludere i “furti” di indirizzi e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (48%), e l’invio di sms, mms, e-mail minacciose (52%). Questo tipo di bullismo è sorprendentemente attuato soprattutto dalle femmine preadolescenti.

Sono azioni volte a spaventare, assoggettare le vittime e ben il 72% dei giovani ritiene che sia il “fenomeno sociale più pericoloso”, al di sopra della droga, delle molestie e delle malattie. La “diversità” tra le cause scatenanti: aspetto fisico (67%), orientamento sessuale, abbigliamento (48%), o addirittura disabilità (31%), o stranieri (43%).

Il Safer Internet Day ha coinvolto quest’anno ben 90 paesi che hanno riflettuto attraverso un video online sul tema della Commissione Europea «Responsabilità e diritti nella rete». Ad accompagnare l’iniziativa tanti progetti avviati in ogni singola nazione e un serie di consigli per un uso corretto dei social media.

Il fenomeno del cyber bullismo spaventa i più giovani, ma ancora di più i loro genitori che spesso non sanno come reagire dinanzi a queste minacce. Spesso non si riesce neppure ad accesso ai contenuti di tutte le attività online che svolgono quotidianamente i ragazzi. Per ovviare a questo problema, molti genitori ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere tutto ciò che accade a pc acceso. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione GPS del telefono e dunque del ragazzo.

Strumenti di monitoraggio semplici e discreti che, grazie alla loro affidabilità e completezza, non scandalizzano più nessuno, anzi sono acquistati ogni giorno da milioni di persone che scelgono di salvaguardare i propri figli.

«Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva»

gennaio 9, 2013 Bullismo Nessun Commento
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Un gesto all’apparenza immotivato quello che ha spinto Carolina Picchio, una ragazzina di soli 14 anni, a togliersi la vita lanciandosi dal balcone dell’appartamento del padre, a Novara.
La procura della Repubblica ha già aperto un’inchiesta, ma l’accusa più pesante arriva dagli utenti dei social network, primo tra tutti twitter. I compagni di classe e gli amici di Carolina hanno lanciato l’hashtag #RIPcarolina e in molti parlano di bullismo: Carolina si sarebbe tolta la vita perché continuamente insultata a scuola dai coetanei.

Una ragazza giovane e molto bella, solare con la passione per l’atletica che ad un tratto ha perso la sua vivacità e si è spenta lentamente. La tortura è cominciata su Facebook: insulti, foto osé rubate. La sua tristezza ha allontanato anche molti “amici” che non trovavano più divertimento a stare con lei e così la «Caro» è stata sempre più isolata.

Dalla scorsa estate la ragazza viveva a Novara con il padre, la mamma brasiliana non abitava con loro. Aveva già cambiato scuola nel corso di questi quattro mesi e trascorreva molto tempo ad allenarsi in palestra. «Nessuno di noi ha mai pensato che potesse essere vittima di bullismo» ha dichiarato il preside della sua scuola attuale.
Si sta indagando sui messaggi e sulle foto osé di cui parlano i ragazzi, si teme che l’effetto social abbia amplificato la vicenda. Si parla anche di una presunta lettera che la 14enne avrebbe lasciato prima del tragico gesto.

Intanto su Twitter le accuse incalzano «Carolina si è suicidata per colpa di chi la sfotteva». Ancora una volta è il mondo dei social network che detta le regole. «Insultano anche me», «Domani devo tornare a scuola… e vedere quei deficienti…non ce la faccio», si legge tra i tanti tweet. Messaggi forti che non andrebbero sottovalutati. Molti genitori non potendo aver accesso ai contenuti di tutte le attività online dei ragazzi, ricorrono a strumenti di controllo remoto per pc che permettono di conoscere cosa avviene anche all’interno dei social. Altri utilizzano software spia che, installati sul cellulare, permettono di monitorare messaggi e chiamate, ma anche di conoscere la posizione gps del telefono e dunque del ragazzo. Strumenti impensabili fino a poco tempo fa, ma ormai di pregnante importanza per la protezione degli adolescenti.

No ai papà vendicatori. La Cassazione non tollera

novembre 15, 2012 Bullismo Nessun Commento
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Stanco delle ripetute prepotenze che il figlio undicenne subiva in palestra da un ragazzino di due anni più grande, non ci ha visto più. Il padre della vittima ha cercato il bullo e, tra minacce e ceffoni, lo ha costretto a chiedere scusa in ginocchio al ragazzo. Poi lo ha lasciato andare.

La Cassazione ha ancora una volta ribadito che «punizione e rieducazione» non spettano ai genitori delle “vittime” e ha condannato l’uomo ad una multa di 3.420 euro come risarcimento del trauma psicologico inferto al bullo. Inoltre Papà Paolo (52 anni), è risultato, secondo la Corte di Appello di Bologna, colpevole di violenza privata e percosse ai danni del tredicenne che era solito compiere «ripetute e umilianti vessazioni» ai danni di suo figlio. Invano l’uomo ha protestato dinanzi alla Suprema Corte.

Secondo il parere dei magistrati, il papà poteva seguire «una singola e civile prospettiva decisionale e operativa» e cioè quella di «rivolgersi, in maniera tempestiva ed efficace, ai gestori del centro sportivo per l’adozione delle necessarie misure preventive e punitive». Per la Cassazione, la scelta di «agire con molteplice violenza sul giovane e immaturo tredicenne non è stata assolutamente necessitata».
Difficile giudicare questo tipo di situazioni. Da una parte c’è un ragazzino la cui dignità è stata più volte lesa da un ragazzo più grande, dall’altra parte, proprio questo adolescente, pur sempre immaturo e degno di difesa.

Circostanza simile si è verificata qualche giorno fa a Padova. All’uscita dalla scuola media, il padre di uno studente romeno ha aspettato i compagni di classe “bulletti” che ogni giorno tormentavano e offendevano il figlio che qualche giorno prima era rientrato a casa piangendo e con alcuni graffi sul viso. Il genitore ha affrontato subito il più alto e robusto dei ragazzini. Lo ha inseguito, colpito e gettato a terra. Secondo alcuni testimoni, presenti al momento dell’accaduto, l’uomo lo avrebbe anche picchiato. Lo stesso avrebbe poi estratto dalla tasca dei pantaloni un coltello con cui ha minacciato gli altri compagni di scuola. «Se toccate ancora mio figlio ve la vedrete con me». Poi se ne è andato.
Diversi genitori e insegnanti hanno assistito alla scena. All’arrivo, i Carabinieri hanno ascoltato le loro testimonianze. Il bulletto scaraventato a terra è stato soccorso. Al momento non sarebbero state esposte denunce, la direzione della scuola media nei prossimi giorni affronterà il problema.
Anche in questo caso pare che le vessazioni andavano avanti da mesi e questi episodi avevano fatto scattare la rabbia del genitore.

Come ovviare a queste problematiche? Alcuni genitori si stanno dotando di sistemi che permettono di monitorare ciò che avviene attorno ai ragazzi attraverso il cellulare. Si tratta di software spia che, installati sul telefono, permettono di tener d’occhio il traffico telefonico (ascoltare chiamate ed avere accesso ai messaggi), conoscere esattamente la posizione GPS e ascoltare cosa avviene nell’ambiente circostante: conversazioni, minacce e prepotenze.

Bullismo e atti violenti nei giovani: tra differenze, cause e soluzioni.

luglio 27, 2012 Bullismo Nessun Commento
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Quando si parla di bullismo non si ha mai una precisa definizione di cosa questo sia. Il suo significato, infatti, cambia da paese a paese: mentre in Inghilterra, per esempio, il termine indica un atteggiamento aggressivo da parte di una persona, o di un gruppo di persone, nei confronti dei pari, con i quali vi è una profonda asimmetria di potere, dovuta per esempio a condizioni sociali, razziali o sessuali diverse, in Svezia la parola bullismo si identifica con mobbing, cosa che in Italia, ed il altri paesi, ormai viene rapportato esclusivamente alla sfera lavorativa.

In Italia quando si parla di bullismo ci si riferisce, quasi esclusivamente, a comportamenti molesti da parte di giovani, soprattutto adolescenti, verso ragazzi della loro età o anche più giovani. Atteggiamenti aggressivi che vanno dagli insulti verbali a vere e proprie aggressioni fisiche. E, seppure sia un fenomeno di cui non si parli molto, nonostante in molte scuole si stia cercando un maggiore dialogo sul tema e una educazione al rispetto altrui, ciò non toglie che vi siano casi anche gravi, che sfuggono al controllo di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi, dagli insegnanti, spesso anche loro stessi vittime, ai genitori, che tante volte non sanno che il loro figlio è vittima di bulli o bullo lui stesso.

Se gli insulti si possono tollerare, anche se in realtà la psicologia dimostra che non è così in quanto vanno ad incidere sulla personalità in formazione dell’adolescente, decisamente più inaccettabile è l’aggressione fisica, e non sono pochi i casi in cui si verifica. Basta leggere le notizia di cronaca. Solo qualche giorno fa è comparsa la notizia di un 14enne di Vicenza selvaggiamente picchiato e derubato dai suoi “compagni” di piscina, di qualche anno più grandi e, ancora, la notizia, persino più grave, di un ragazzo di Palermo, che è stato accoltellato da un gruppo di ventenni che volevano rubargli lo scooter, facendogli rischiare la vita.

Quando si leggono queste notizie, ci si chiede sempre dove siano i “grandi”, dove siano i genitori, non tanto della vittima, che lo è suo malgrado, ma dei carnefici. Cosa porta un ragazzo, o una ragazza (il bullismo si declina anche al femminile), a scaricare la sua rabbia sui più deboli? Da cosa deriva la sua rabbia? Gli psicologi attribuiscono certi comportamenti a componenti sociali e soprattutto familiari. E, se da un lato, ci sono genitori che riconoscono il problema e tentano di indagare e risolverlo, come una mamma milanese che ha regalato a suo figlio, sospetto bullo, un cellulare con software spia per poterlo controllare e capire il perché di certi atteggiamenti, visto lo scarso dialogo, dall’altro c’è chi lascia questi ragazzi al loro destino, pensando che l’aggressività sia quasi un fatto genetico difficile da modificare.

Endoacustica Europe

USA, figlia vittima di bullismo. Papà assolda bulla per difenderla

luglio 19, 2012 Bullismo Nessun Commento
philip prokop

Philip Prokop, un padre 42enne di Shelton, nel Connecticut, è stato arrestato dopo il presunto pagamento di 21 dollari ad una ragazzina di 17 anni per attaccare una 13enne sospettata di bullismo verso sua figlia.

“La gente mi ferma nei corridoi, – ha detto la figlia di Prokop al Today Show – afferra il mio stomaco dicendo che sono incinta e mi chiede a che mese sono”.

Prokop, sentendo sua figlia, decide allora di intervenire direttamente nella vicenda: va in un ristorante locale, si avvicina ai ragazzi che insultano sua figlia a scuola dicendo e chiede loro di porre fine alle presunte molestie.

“Mi presentai dicendo loro chi fossi e chi fosse mia figlia. Ho detto loro di porre fine agli atti di bullismo nei confronti di mia figlia”, ha affermato Prokup. “Poi ho visto una ragazza per terra. La stessa ragazza di cui mia figlia è stata vittima era addosso ad un’altra ragazza e la stava picchiando sul viso”.

Secondo lo Shelton Patch, Prokup è stato arrestato dopo che la polizia ha accertato che l’uomo aveva pagato l’adolescente che era a terra per picchiare la bulla di sua figlia. L’uomo, inoltre, avrebbe anche pagato un’altra 13enne per impedirle di farsi coinvolgere.

Ma Prokup si difende dicendo che tutto ciò che è stato detto su di lui è falso: sarebbe stato da ingenui fare tutto questo alla luce del sole, ha detto alla televisione WTNH.

Il 42enne è ora accusato di istigazione alla violenza e di lesioni su un minore. Arrestato, è stato rilasciato su una cauzione di10.000 dollari e dovrà comparire in giudizio l’8 agosto, secondo quanto afferma la NBC Connecticut.

Questo avvenimento ha scosso l’opinione pubblica, visto che non è il primo di questo genere. In Florida, infatti, una donna, Debbie Piscitella, è stata arrestata per il soffocamento di un ragazzo di 14 anni, per cyber-bullismo (presunto) verso sua figlia MCKenna, di 13 anni.

Apparendo in Good Morning America, Piscitella ha espresso rammarico per le sue azioni, dicendo di aver perso il controllo quando si è ritrovato faccia a faccia con il ragazzo, dopo che dirigenti scolastici avevano fallito nell’aiutare sua figlia.

Due avvenimenti lontani nello spazio dal contesto italiano, ma vicini per similarità di situazioni in cui molti ragazzi “inciampano”. Due atti estremi, quelli dei genitori, che riflettono le mancanze da parte delle scuole e di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi. Una mancanza che porta spesso i genitori ad intervenire in prima persona per difenderli e per controllarli. Spiare le loro sta diventando una pratica diffusa che lascia aperto il dibattito tra i difensori della privacy a tutti i costi, anche quando si tratti di minori, e coloro che, invece, promuovono l’utilizzo di strumenti di controllo per spiare i propri figli e per prevenire certi atti.
Endoacustica Europe

Bullismo contro disabile a scuola. “Nostra figlia seviziata”.

luglio 17, 2012 Bullismo Nessun Commento
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Aleggia già l’ombra del mobbing presso l’Istituto Alberti di Savona: alcuni insegnanti, infatti, tra cui Adriana Caviglia, avrebbero pronta una denuncia, a tal proposito, contro il dirigente della scuola.

In questi giorni, invece, la scuola sarebbe al centro di un altro dibattito: si parla di bullismo tra ragazzi che, secondo l’avvocato difensore della vittima, Cristiano Angelini, e secondo la famiglia della stessa, sarebbe sfociato in qualcosa di più grave, che va dagli insulti per la malattia a toccamenti, a furti di materiale scolastico e merende, a ferimenti con oggetti acuminati.

Una posizione difficile quella degli studenti accusati e soprattutto della scuola, dagli insegnanti al dirigente stesso, che avrebbero dovuto vigilare ma che, secondo quanto riportato dalla vittima, sarebbero stati abbastanza superficiali nell’etichettare gli avvenimenti come semplici bravate di ragazzi un po’ vivaci.

“L’istituto ha fatto quello che poteva. Abbiamo discusso il caso in consiglio di classe e adottato provvedimenti disciplinari nei confronti dei ragazzi che si sono resi colpevoli della non integrazione del diverso e anche la famiglia si era dichiarata soddisfatta di quanto fatto dalla scuola”, afferma la vice preside Tiziana Saino.

Tuttavia, i genitori della ragazza parlano di atti persecutori e hanno chiesto l’intervento della magistratura, affinché siano accertate tutte le responsabilità per i reati previsti, che l’avvocato Angelini configura in lesioni, minacce, abbandono di persone minori o incapaci e danneggiamento.

Una vicenda, insomma, ancora poco chiara e che richiede maggiori indagini. Una vicenda come tante altre, in cui molto spesso è difficile distinguere tra “bravata leggera” e vero e proprio bullismo, un comportamento persecutorio e continuativo nei confronti della vittima, di cui arriva a segnare profondamente la psiche, soprattutto se si tratta di una persona che ha già problemi di un certo tipo, come in questo caso.

I pareri e le versioni discordanti degli insegnanti, poi, rendono più difficile l’individuazione delle responsabilità. Più facile sarebbe stato se, ai primi segnali di tali atti, fossero state installate delle telecamere nascoste, che avrebbero fornito prove inconfutabili di certi avvenimenti. Gli insegnanti avrebbero ancora negato l’evidenza?

Endoacustica Europe

Devianza minorile, atti di bullismo al Nord. Arrestati tre giovani.

aprile 30, 2012 Bullismo Nessun Commento
Atti di bullismo

Quasi seimila reati e più di 3.500 procedimenti. Un dato che fa riflettere, quello della Procura della Repubblica del Tribunale dei minorenni di Milano per l’anno passato. Un dato che ha spinto la Provincia a lanciare il progetto “Educazione alla legalità”, per informare sul problema le famiglie e i giovani stessi per prevenirlo.

Trentamila euro per un progetto educativo che ha coinvolto diversi comuni dell’hinterland milanese, proprio perché sono quelli con una maggiore concentrazione di criminalità minorile, che va da atti intimidatori e di bullismo all’azione criminosa di vere e proprie baby-gang cinesi che minacciano i commercianti loro connazionali, costringendoli a pagare ingenti somme di denaro.
Ma non è solo Milano a far parlare di sé per la devianza minorile. Sono stati bloccati ieri, dalla Questura di Trento, dieci ragazzini tra i 15 e 17 anni. Bullismo, lesioni, furto aggravato e persino rapina, questo il quadro accusatorio per i capi della banda, un rumeno, un tunisino e un moldavo,  due dei quali maggiorenni e tutti e tre con precedenti, arrestati dalla Polizia, alle cui dipendenze, però, vi erano i dieci ragazzini, alcuni dei quali trentini. Gli atti di violenza compiuti dalla banda sono tipici del bullismo, con cui i baby criminali terrorizzavano i loro coetanei, e non solo, per derubare telefonini e denaro.

Un problema, dunque, quello del bullismo che, pur avendo motivazioni diverse a seconda dei luoghi in cui si sviluppa, colpisce un po’ tutte le regioni della nostra Penisola, nei suoi centri urbani e nelle periferie delle grandi città, dove le situazioni di degrado sociale e familiare sono più frequenti e dove, a rendere più difficile la lotta a questi fenomeni, sopraggiunge un senso deviato dell’appartenenza “al gruppo”, che porta questi minori a vedere nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni un nemico.

Informazione, formazione e rieducazione al sociale è quello che serve, ma a volte non basta a tranquillizzare i genitori, sempre più impegnati e sempre meno presenti fisicamente nella vita dei propri figli. È in questo caso che possono venire in aiuto diversi strumenti di controllo dei propri figli, per sapere, per esempio, se sono vittime di atti di bullismo o intimidazione. Microspie e microregistatori facilmente occultabili, da regalare loro, e cellulari spia che permettono di avere la situazione sempre sotto controllo tranquillizzando, così, anche i genitori più apprensivi.

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