Furto di dati aziendali. Dipendenti infedeli responsabili nel 43% dei casi.

Da un recente studio di Intel Security, nota azienda statunitense di sicurezza informatica, emerge che il 43% del furto di dati aziendali sia da addebitare all’operato di dipendenti infedeli piuttosto che ad hacker attivi in operazioni di spionaggio industriale. Alcune aziende, d’altro canto, provano a tutelarsi riponendo fiducia nei cosiddetti …

Flirt sul posto di lavoro: donne coinvolte più degli uomini

Dimenticatevi dello stereotipo del maschio seduttore e sciupafemmine: in tema di avance sul posto del lavoro le donne non sono seconde a nessuno. È quanto emerge da un sondaggio lanciato dal sito di incontri Incontri-ExtraConiugali.com, un risultato che forse lascia basiti alcuni esponenti del cosiddetto sesso forte, abituati a fare bello …

Social network: la triste ascesa del mobbing orizzontale

Oggigiorno si fa presto a parlare di mobbing. Tuttavia non tutti sanno che oltre alla sua espressione generica che ormai tutti conoscono ne esistono altre, aventi ciascuna un significato ben preciso (leggi qui). In questa sede parleremo esclusivamente della forma che va sotto il nome di mobbing orizzontale e della sua …

Scopre il tradimento online della moglie. Lei lo picchia

Come abbiamo sostenuto diverse volte, i tradimenti avvengono sempre più spesso online. Ne è un esempio un recente episodio avvenuto a Viterbo. Un uomo, insospettito dal comportamento della moglie, che di notte si alzava e passava ore davanti al computer, ha piazzato una microcamera e l’ha ripresa mentre si autoscattava …

Articoli Recenti:

Gli italiani tradiscono con gli ex

Sapere se il partner ci tradisce è alla base delle incertezze nel 90% dei rapporti. Telefonate di nascosto, freddezza nella relazione, atteggiamenti sfuggenti, mettono in allarme e destano sospetti circa la fedeltà del proprio partner.  La sete di sapere se il partner ci tradisce trova risposte positive in numerosi casi nei quai vengono impiegati software spia e piccolissimi video registratori installati di nascosto in auto, uffici ed abitazioni privati. Ma non è tutto. Da una ricerca degli ultimi giorni emerge che sei italiani su dieci tradiscono con l’ex. La voglia di revival piccanti pare essere una tentazione a cui cede il 66% dei traditori italiani. Come mezzo privilegiato per riaccendere la passione, si piazza alla prima posizione Facebook che, per il 39% si è rivelato lo strumento più efficace.

La ricerca condotta da un sito di incontri extraconiugali evidenza un costante aumento del numero di persone attratte dall’idea di tornare sui propri passi invece che di impelagarsi in nuove conquiste. E non si tratterebbe di “ex qualunque”. A far battere nuovamente il cuore è sempre più spesso il ragazzo o la ragazza dei tempi dell’università (45%), ma anche il primo amore del liceo nel 31% dei casi.

Riaccendere una vecchia passione è facile, soprattutto quando si conservano di un ex ricordi intensi e spensierati. Di colpo si riscopre la familiarità di quegli attimi che non hanno a che fare con figli, mutui, lavoro e responsabilità. Ma da questi  tradimento occasionali si rischia di non uscirne più. Inevitabilmente, insieme ai ricordi tornano a galla sentimenti, questioni irrisolte e dubbi spesso frutto di una semplice illusione.

Qui entra in gioco l’astuzia del partner che non deve farsi sopraffare dalla routine ma deve affrontare con coraggio la faccenda. Certo, è sempre meglio parlare, prove alla mano. E raccogliere conversazioni Facebook o flirt telefonici non è poi così difficile con i nuovi dispositivi tecnologici Endoacustica Europe facilmente acquistabili online e pronti a casa in poche ore.

Addebito della separazione, solo in presenza di prove

L‘addebito della separazione è generalmente collegato al tradimento del coniuge e quando si parla di tradimento si fa generalmente riferimento ad un’infedeltà fisica. Tuttavia anche il tradimento platonico può essere una delle cause di addebito della separazione. Se infatti il flirt di un coniuge con una terza persona al di fuori del matrimonio mette in imbarazzo la moglie o il marito, ci possono essere gli estremi per la richiesta di addebito.

Si parla di “tradimento platonico” quando la relazione con l’amante non valica il limite fisico ma il rapporto d’intesa e complicità è talmente evidente agli occhi di chi è presente al punto che la dignità e l’onore del coniuge ne vengono lesi. Ciò significa che malgrado il tradimento non si sia consumato la presuzione che ciò è avvenuto contravviene agli obblighi matrimoniali.

Il fatto di esporre il coniuge a quella che può risultare a tutti gli effetti un’umiliazione pubblica significa venire meno a tale obbligo e potersi ritenere responsabile concretamente della fine del matrimonio.

In questo caso, come nel caso del tradimento fisico, la chiave di volta è costituita dalle prove. La separazione con addebito può essere attribuita sono se ci sono evidenze. Nella maggior parte dei casi gli alleati di chi sospetta un tradimento sono i microregistratori. Piccoli e discreti sono occultabili dovunque: in auto, in casa, sul luogo di lavoro e permettono di ottenere grandi risultati in termini di qualità delle immagini e nitidezza del suono.

Le donne in carriera tradiscono più frequentemente

Siamo proprio sicuri che a tradire siano solo gli uomini? E’ una discussione che, in realtà, non ha mai trovato delle conferme, almeno fino a quando l’indagine non ha cominciato ad interessare anche le aziende. Nonostante una sorta di innata tradizione parli di maggiori infedeltà da parte dei maschietti, sembra che non sia proprio così per le donne in carriera sempre molto impegnate e fuori casa per parecchio tempo.

Coloro che sono soliti svolgere analisi settoriali all’interno delle imprese non hanno dubbi: le ragazze che hanno più potere decidono più liberamente della propria vita e se si stancano della persona che hanno accanto non esitano, con o senza dispiacere, a liberarsene o, almeno, a “provare altro”. Ad interessarsi per primi di questa spinosa vicenda che va avanti da anni, sono stati i ricercatori della Tilburg University, in Olanda. Dalle loro osservazioni pare che indipendentemente dal sesso, le persone che ricoprono posizioni di potere siano più inclini al tradimento.

E sarà per questo che sono cresciute le vendite di spy phone, particolari telefoni che permettono di conoscere tutto il traffico telefonico della persona “spiata”, la posizione e permettono anche di ascoltare cosa avviene attorno all’apparecchio telefonico. Un controllo a 360° utilizzato sempre più di frequente da uomini (ma anche donne) che nutrono qualche dubbio circa il comportamento del proprio partner. A lavoro come nel tempo libero.

In questo senso, quindi, gli uomini non possono sentirsi al sicuro ma di certo nemmeno le donne, visto che le posizioni al vertice sono quasi sempre affidate al sesso maschile. Nello studio il team ha coinvolto oltre 1.500 professionisti, notando che la propensione all’infedeltà dipende molto dai livelli di potere ed autostima delle singole persone, sia uomini che donne. Per cui più si ottengono alte cariche e meno si diventa affidabili.

Vademecum sul controllo degli adolescenti online

febbraio 17, 2014 Bullismo Nessun Commento

Tante le storie di ragazzi in cui l’uso del pc diviene un’arma pericolosa. Viene da pensare che il problema non sia solo la tecnologia. Ma la solitudine che si trasforma in paura e allontanamento dal mondo reale. A poco sembrano servire anche i tasti per la segnalazione di abusi, introdotti da Ask.fm e da Twitter dopo le polemiche sui giornali. Mandi una mail di protesta e molto spesso non succede niente. E a nulla servono le petizioni, come quella portata avanti da alcuni genitori che hanno chiesto la chiusura di Ask.fm. Se lo chiudi, domani ne nasce un altro. E non si può nemmeno pretendere di delegare la sicurezza degli adolescenti alle policy di iscrizione. Allora ai genitori non resta che una strada. Stare attenti. E fare anche di più. Tutelarli. Installando piccoli strumenti di controllo, invisibili all’utente e quindi non limitanti per chi utilizza il computer. Attraverso questi, è possibile controllare ciò che viene digitato o sta per essere postato e condiviso prima che sia troppo tardi. Dunque spiegare loro che non è un like o un post su Facebook a determinare quanto valiamo. Ma soprattutto che insultare qualcuno nascosti dietro un profilo anonimo è un comportamento da vigliacchi e da conigli.

Una volta garantita una protezione totale, si può lavorare con più calma con i ragazzi. Infatti controllare ciò che gli adolescenti fanno in rete non è facile. Ogni giorno nascono nuovi social network e applicazioni e le mode digitali sono davvero volatili.  Ma per i genitori fare attenzione all’educazione digitale dei figli è ormai imprescindibile. Ecco alcuni consigli per evitare che i nostri figli diventino vittime del cyberbullismo o si trasformino in soggetti attivi di questa pratica.

1. Anzitutto è buona usanza introdurre una sistema di controllo totale che vi permetta di conoscere in ogni momento cosa avviene online.

2. Tenete il computer di casa in salotto o in un ambiente comune in modo da poterlo usare insieme. Per quanto riguarda il telefonino, invece, non proibitelo trasformandolo in una trasgressione ma limitatene l’uso. Utilizzando software di monitoraggio a distanza che consentono di conoscere real time cosa avviene, con chi sono in contatto e soprattutto se qualche pericolo è in agguato.

3. Date il buon esempio, cercando di non farvi vedere sempre con lo smartphone in mano o attaccati al laptop. Non demonizzate social network e device, non servirebbe a niente se non ad allontanarvi dai vostri figli. Piuttosto cercate di dare il buon esempio usandoli in maniera consapevole e nel rispetto della privacy vostra e dei vostri figli.

4. Spiegate loro come difendersi dalle aggressioni online. E metteteli in guardia sui rischi che comporta diffondere in rete i dettagli della propria vita personale.

5. Parlate con lui/lei del cyberbullismo e spiegategli/le che non si tratta di qualcosa di reale. Ma di virtuale. Segnalate l’abuso agli insegnanti, alle autorità e ai responsabili dei social network. Nel caso chiedete un supporto psicologico per i vostri figli.

6. Se vostro figlio trascorre troppe ore al telefono e al computer potrebbe esserci qualcosa che non va. Dunque diventa estremamente necessario controllarli senza però essere visti per constatare costa sta realmente accadendo. Una delle spie può essere l’isolamento. Non voler andare a scuola e non voler più vedere nessuno è uno dei primi campanelli di allarme delle vittime di cyberbullismo.

Il mito del “Don Giovanni”, ieri come oggi

Tante storie ci vengono proposte ogni giorno circa la necessità irrefrenabile di tradimento di cui sono affetti numerosi uomini, ma anche donne. Negli anni si è affermato il termine “Don Giovanni” per definire tanti uomini corrono dietro ad ogni gonna per il piacere di aggiungere un’altra conquista alla loro agenda. Questi uomini non si innamorano mai, seducono le donne e poi le abbandonano non solo per piacere sessuale, ma per un meccanismo inconscio di inganno l’altro sesso. Poi svaniscono, alla ricerca di nuove conquiste senza preoccuparsi del dolore e della rabbia che lasciano dietro di sé.

Calza bene la storia di Gisella, sedotta ed abbandonata, ma che ha fatto scudo della prima esperienza per non ripetere gli stessi errori.  “Dopo la separazione avvenuta circa sette anni fa, terminata a causa di ripetuti tradimenti di mio marito, ho avuto una relazione con un uomo della mia età molto coinvolgente. La nostra era una relazione a distanza, ci vedevamo nel weekend.

Negli ultimi due anni sono diventata esigente rispetto alla relazione, ho chiesto a lui di condividere un progetto di vita insieme e dopo tante fughe, le sue, ho capito che oltre l’immaturità c’era ben altro. Ho scoperto che passava molto tempo al telefono,“per lavoro” mi diceva. Ma questa volta non gli ho creduto. Durante uno dei nostri appuntamenti, ho aspettato che andasse in bagno, e approfittando della sua assenza, ho installato sul suo telefono un software spia. Da quel momento ho potuto monitorare a distanza le sue conversazioni, i suoi messaggi e la sua posizione. Inoltre quando volevo potevo far diventare il suo telefono una microspia ambientale, in modo da ascoltare tutto ciò che accadeva nell’ambiente in cui si trovava.

Devo dire che ho avuto un’ottima idea. Ben presto mi sono resa conto che frequentava altre donne, avvenenti, spesso impegnate, ma comunque conosciute al lavoro, al fine di condividere con le stesse momenti di autoerotismo.
In seguito alla mia scoperta, non ho esitato a mollare il “Don Giovanni”. Ho compreso che la mia dignità non è sub ordinabile in nessun caso. Ringrazio Endoacustica Europe che mi ha suggerito l’utilizzo del programma spia e lo consiglio a chi ha incertezze circa il proprio partner. Dietro un dubbio, c’è sempre un buon motivo, l’ho capito a mie spese”.

Pista interna per la microspia nella poltrona del presidente della Regione Lazio

Chi ha installato la microspia nello schienale della poltrona della sala riunioni della Regione Lazio? Se lo chiedono da giorni gli uomini del Nucleo Operativo di Roma. L’apparecchiatura atta alle intercettazioni ambientali è stata trovata grazie ad un rilevatore utilizzato nel corso di una bonifica degli ambienti. Era posizionata nella poltrona in uso al presidente Nicola Zingaretti. Lo stesso ha dichiarato: «Nel corso di una periodica verifica delle difese fisiche ed elettroniche a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della Presidenza, è stato rinvenuto dentro una poltrona della sala riunioni un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione ed atto alla trasmissione all’esterno». L’apparecchiatura non è in uso agli organi di polizia giudiziaria, semplicemente perché priva del numero di matricola, dunque non si tratterebbe di intercettazioni non autorizzate.

Una cosa pare certa: la spia conosce bene le stanze del potere. Per almeno due motivi: prima di tutto, l’oggetto è stato sistemato nell’imbottitura di una poltrona prima sventrata e poi rimessa a nuovo da un “tecnico”, un tappezziere probabilmente. Dunque o la poltrona è stata prelevata e rimessa al suo posto, oppure il lavoro è stato eseguito da qualcuno che conosceva i momenti di tranquillità assoluta. Inoltre l’apparecchio andava acceso volta per volta, premendo un pulsante nel bracciolo della poltrona. Quindi era gestita da qualcuno che entrava ed usciva liberamente dalla sala.

Così il cerchio comincia a stringersi. Un dipendente infedele, un addetto delle pulizie venduto ai concorrenti, un potente invidioso dei colleghi. Tutti potrebbero essere valide opzioni al vaglio degli inquirenti. Dunque, come spesso avviene in aziende pubbliche e private, si tratterebbe di un tradimento. Questa volta clamorosamente scoperto grazie alla periodica bonifica ambientale.

La cimice, un modello di alcuni anni fa, non era di tipo professionale. Era interamente nascosta nell’imbottitura della poltrona, ma un filo sottile fuoriusciva da un piccolo buco al lato dello schienale. Questo filo nero era stato incastrato fra il cuscino della seduta e il bracciolo, praticamente invisibile. All’estremità esterna c’era un minuscolo microfono con un pulsante altrettanto piccolo, per accendere e spegnere l’apparecchio.
Quando la cimice è stata trovata il pulsante dell’accensione non era attivo, dunque o lo spione non l’aveva ancora accesa, oppure la microspia era stata spenta dopo una registrazione. Non è chiaro dunque cosa volesse captare. I carabinieri hanno sequestrato le immagini girate dalle telecamere interne agli uffici della Presidenza regionale e saranno sentite le guardie giurate.

Questa spy story di interesse nazionale mette in evidenza l’importanza di periodici controlli in ambito pubblico così come privato. A questi controlli, condotti attraverso rilevatori di microspie professionali, va sicuramente aggiunto un sistema di videosorveglianza integrato. Come in questo caso, una volta rilevata la presenza di una microspia si potrà procedere all’individuazione del colpevole attraverso le immagini riprese dalle telecamere.

Il capo la molesta, lei non può ottenere giustizia perché è una stagista

gennaio 23, 2014 Mobbing Nessun Commento

In tempi di carenza di lavoro, non sono rari gli imprenditori che approfittano della tragica situazione di molti giovani sottopagandoli o facendoli lavorare “a nero”, senza contratto e senza alcuni diritto. Questa condizione amareggia i dipendenti e soprattutto li rende più permissivi e succubi di fronte a comportamenti scortesi ed anche illeciti che molto spesso sfiorano il mobbing vero e proprio.

Non crediamo al sogno americano dove tutto luccica e gli stipendi sono reali. A New York, ad esempio, essere uno stagista non comporta solo la difficoltà di lavorare per un compenso molto limitato, o spesso addirittura nullo: i giovani lavoratori senza un contratto non sono neppure protetti contro gli abusi sul lavoro. Un giudice di Manhattan – come ha riportato Bloomberg Businessweek – ha infatti stabilito che Lihuan Wang, 26 anni, ex stagista nell’ufficio di Phoenix Satellite Television, non può citare in giudizio il suo capo per molestie sessuali perché non è una dipendente regolarmente assunta dall’azienda.

La ragazza, originaria della Cina, ha iniziato un periodo di stage presso l’ufficio di New York nel 2010, quando aveva 22 anni, e sostiene che il suo supervisore l’ha più volte molestata toccandole il fondoschiena e tentando di baciarla. Ma la legge recita: «La tutela dei lavoratori non si estende agli stagisti non retribuiti. Questi ultimi non sono coperti dalla legge sui diritti umani della città».

Questo tipo di atteggiamenti purtroppo sono frequenti e non hanno limiti geografici. In tal senso possiamo fare riferimento alla difesa personale, unico strumento di cui ci si può servire in caso di mobbing, almeno per raccogliere le prove che consentono di denunciare gli aggressori. Infatti i casi di abusi molto spesso hanno richiesto delle prove che determinino il perpetrarsi degli atteggiamenti denunciati. Dunque l’impiego di microspie o microcamere nascoste sono di estrema importanza per tutelarsi ed ottenere giustizia. Una penna, un mouse, un libro e tanti altri oggetti normalmente presenti in un ufficio, ben si adattano a diventare dei buoni alleati per immortalare ingiustizie e molestie.

La videosorveglianza aiuta le aziende

In ambito aziendale, ogni anno, vengono scovati ben 6 milioni di ladri, senza parlare di quelli che riescono a farla franca. In tempi di crisi, come negli ultimi anni, aumentano anche i furti. Da alcune ricerche svolte in Inghilterra, il 78% delle perdite di magazzino (o ammanchi inventariali) deriva da infedeltà dei dipendenti. Le merci più ambite sono ovviamente quelle che costano di più, ma anche quelle di uso comune che possono essere più facilmente vendute “sottobanco”.

I sistemi di sicurezza, nel settore retail, sono aumentati del 65% negli ultimi 12 mesi. Si tratta di impianti completamente integrati, che oltre alle telecamere, dispongono di monitoraggio 24h su 24h anche tramite smatphone, tablet e pc, controllo degli accessi tramite serrature biometriche, sistemi di controllo accessi con allarmi antifurto e tag specifici.

La videosorveglianza risulta, quindi, non solo indispensabile contro i furti esterni, ma anche contro i furti di dipendenti “infedeli”. Come abbiamo visto più volte, non esiste un modus operandi univoco che contraddistingua i malintenzionati, dunque non si può monitorare internamente un’azienda se non con un controllo ben integrato.
C’è chi si limita ad usare strumenti aziendali per scopi personali, ma anche chi ruba, chi compie veri e propri sabotaggi o atti di vandalismo, chi vende dati, informazioni e segreti industriali a competitor o favoreggia atti di concorrenza sleale. A tal proposito è indispensabile anche un’analisi fisica del “contesto”, cioè dall’organizzazione fisica degli spazi fino all’insieme delle politiche e delle procedure di controllo che regolano la vita dell’azienda e dei suoi dipendenti. Questa può essere fatta con l’ausilio di aziende specializzate nel settore.

A questi sistemi di prevenzione e deterrenza, si aggiunge anche l’utilità della videosorveglianza per gli studi su clientela e acquisti. Infatti le stesse tecnologie di riconoscimento permettono anche di tracciare dei veri e propri identikit dei clienti e di suddividerli per tipologia. Quindi, la videosorveglianza, non è solo un metodo efficace per tutelarsi da furti e danneggiamenti, bensì è anche un ottimo strumento di valutazione e proiezione sul mercato.

Di base, l’azienda deve avere le idee molto chiare su come vuole gestire la propria sicurezza e la tecnologia deve mettersi al servizio delle esigenze di tutela. Dunque l’impresa deve affidarsi a professionisti nel settore della sicurezza e della sorveglianza, evitando sprechi di tempo e di denaro con sistemi mediocri che possono non solo essere inefficienti, ma anche apportare veri e propri danni all’azienda stessa. In conclusione, la sicurezza è una scelta e al tempo stesso una responsabilità alla base delle politiche aziendali.

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