Il team che rapisce le ragazzine adescandole su Facebook

ottobre 31, 2013 Stalking Nessun Commento

Una macchina organizzativa ben strutturata ha portato al rapimento di una tredicenne bresciana, portata fino a Lugano da un adulto conosciuto via Facebook e affetto da turbe sessuali. All’inquietante piano hanno preso parte più persone, un gruppo organizzatosi per agganciare giovanissime prede attraverso i social network.

L’episodio ha avuto inizio a settembre quando la ragazzina, che frequenta la scuola media a Isorella, a sud di Brescia, ha allacciato un’amicizia attraverso Facebook con il ventiseienne. Lui ha cercato di far invaghire la ragazzina regalandole uno smartphone e i due hanno avuto anche modo di incontrarsi.

Poi, è scattato il piano, una fuga d’amore: lui arriva a Isorella in macchina e poco prima che lei entri a scuola la fa salire e parte in direzione della Svizzera. L’assenza a scuola dell’alunna viene subito notata; la direzione didattica aveva già avvertito la famiglia delle frequenti assenze. Intanto l’auto della coppia ha raggiunto un ostello della gioventù a Figino, alle porte di Lugano. È mezzogiorno, non ci sono posti disponibili. Secondo una prima ricostruzione la ragazzina viene lasciata sola nella hall e a quel punto realizza di essere finita in un gioco pericoloso. Telefona a casa in lacrime e racconta: «Sono con un amico conosciuto su Facebook, non so nemmeno io dove, vicino a Lugano… ». Le indagini si incrociano, la polizia di Lugano va all’ostello, attende l’arrivo del ventiseienne, lo arresta e porta in salvo la vittima.

La storia a lieto fine non è stata il frutto di una mattina di pazzia, ma l’exploit di una persona con inclinazioni pedofile e di una 23enne, complice dell’uomo e coinvolta nel rapimento della tredicenne.  Si attendono gli interrogatori di altre persone. Ma ormai il caso è chiaro: il sequestro è stato opera di più persone e ha avuto un movente sessuale.  La Procura di Brescia, nel frattempo, ha acquisito il computer e lo smartphone della studentessa. Là dentro ci sono le tracce di altri contatti avuti nel corso di questo, per fortuna breve, incubo. E sono proprio gli strumenti più vicini ai teenager che vanno tenuti sotto controllo come già fanno numerosi genitori. Con dei piccolissimi dispositivi di conrtollo per pc e software invisibili per smartphone è possibile proteggere e tutelare i propri figli, agendo prima che la situazione sfugga di mano.

40enni alla ribalta: tre su quattro hanno un amante

Il tradimento è una passione, anzi un vizietto molto diffuso a tutte le età. Se n’è interessato in maniera particolare, un sito di incontri extraconiugali. Ne è risultato che le donne con più di 40 anni sono quelle che meno si scandalizzano davanti a qualche piccola scappatella e parlano tranquillamente tra di loro di rapporti intimi. In Italia, nonostante le abitudini, si ha ancora molto pudore a parlare della propria vita intima (non di quella degli altri), soprattutto per il gentil sesso, ma questo sondaggio indica un cambio di indirizzo per le donne tra i 40 e i 49.

Il 63% delle signore intervistate ammette di sentirsi più sicura e molto più disinibita  dopo aver superato la soglia della quarantina. Qualcuno sostiene che i 40 anni di solito segnano la fine di tante insicurezze. Oggi, che la prima gravidanza si è spostata più in là forse qualcosa è ulteriormente cambiato.

Per il 49% è la paura più grande è che il proprio compagno non accetti il cambiamento che le costringe a non assecondare la voglia di nuove esperienze. Atteggiamento non di certo condannabile. Infatti in molti casi si ricorre allo strumento più attendibile per smascherare un tradimento: il cellulare spia Endoacustica Europe. Spesso, a seguito di alcuni atteggiamenti “strani” da parte del partner, si scopre una relazione extraconiugale tenuta ben nascosta. Più della metà fissa incontri per vivere realtà nuove e di svago rispetto a ciò che trova a casa.

Il dato più grave rappresenta quello dell’insoddisfazione. Il 67% delle donne dichiara di non essere appagate nel proprio matrimonio. Tre donne su quattro ha un amante. Insomma, non male come percentuale. Meglio munirsi in anticipo!

Martina: storia di cyberbullismo

ottobre 14, 2013 Bullismo Nessun Commento

La mamma di Martina aveva provato a toglierle il cellulare. Le aveva fatto anche chiudere il profilo Facebook e le aveva cambiato scuola. Aveva capito che c’era qualcosa che non andava. Ma non aveva idea che sua figlia, un ragazzina di 12 anni, fosse diventata il bersaglio di un gruppo di cyberbulli. Non poteva immaginare che tutti i giorni sul suo computer arrivassero messaggi terribili, che il più gentile fosse «Devi morire, fai schifo».

Così, quando Martina ha deciso di non uscire più di casa e non aprire più bocca, i suoi genitori non sapevano più cosa fare. Navigando su internet e leggendo il commento di altre persone a proposito di storie simili, hanno capito che potesse trattarsi di cyberbullismo. Hanno cercato una soluzione. L’hanno trovata rispondendo alla tecnologia con la tecnologia. Si sono rivolti ad Endoacustica Europe, azienda specializzata nel settore della sicurezza e della sorveglianza, e hanno acquistato dei piccolissimi strumenti che, collegati al pc, gli hanno permesso di scoprire tutto ciò che accadeva, password, testi digitati, chat…Ciò che i genitori di Martina scoprirono con orrore furono ricatti, molestie,  foto rubate e poi rese pubbliche, insulti  e hatespeech, messaggi anonimi che nessuno può rintracciare.

Questi fenomeni fino a oggi hanno riguardato per lo più Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma succede anche qui in Italia. Qualche giorno fa un gruppo di ragazzi a Bologna ha usato il social network Ask.fm, per organizzare una mega rissa ai giardini Margherita. Attraverso lo stesso social, Hannah, un’adolescente del Leicestershire, riceveva ogni giorno centinaia di messaggi in cui veniva invitata a suicidarsi. Hannah si è impiccata in bagno, mentre i genitori erano giù in salotto. Si era iscritta ad Ask.fm perché voleva essere popolare. Poi aver detto di no a un ragazzo e i troll, i provocatori della rete, si sono scatenati. «Perché non bevi della candeggina così muori?», le hanno scritto. E per Hannah non erano solo parole.

A poco sembrano servire anche i tasti per la segnalazione di abusi, introdotti da Ask.fm e da Twitter dopo le polemiche sui giornali. E a nulla servono le petizioni, come quella portata avanti dal padre di Hannah che ha chiesto la chiusura di Ask.fm. Se lo chiudi, domani ne nasce un altro. E non si può nemmeno pretendere di delegare la sicurezza degli adolescenti alle policy di iscrizione. Allora ai genitori non resta che una strada. Stare attenti. Controllare ciò che avviene quando i ragazzi sono al pc o utilizzano smartphone e altri dispositivi. Dispositivi per accrescere la sicurezza dei propri figli esistono e sono anche molto affidabili.

Una persona su tre spia le mail del proprio partner

Mancato log-out, password poco sicure, ma soprattutto piccoli strumenti di monitoraggio. E’ questo ciò che facilita il controllo della posta elettronica del partner.  Secondo una ricerca di Google, realizzata su un campione di 2.000 persone in Italia, una persona su tre ha sbirciato almeno una volta la posta elettronica altrui.  Mail, documenti e informazioni sono spesso sotto la lente di ingrandimento di partner sospettosi.

La poca sicurezza delle password è uno degli “aiutini” per aver accesso al mondo informatico del partner. Pare infatti che il 10% degli utenti scelga il nome del proprio cane o gatto come password, mentre l’8% usa la  parola “password”. C’è chi poi rischia ancora di più, come quel 6% di persone che lascia la password appuntata su un post-it nei pressi del pc. Il 13% degli italiani dichiara di essere entrato in un account altrui indovinandone la password, approfittando del mancato log-out da una sessione attiva o per mezzo di strumenti di controllo. Fra questi, un terzo (33%) è entrato in quello del partner, atteggiamento soprattutto maschile, e quasi un quinto in quello del proprio ex (17%), questa volta però con una buona prevalenza delle donne. Uno su dieci ha, invece, cercato di indovinare la password di un collega di lavoro.

E forse indovinare non è così difficile come sembra, dal momento che addirittura l’11% dichiara di usare come password una data significativa, ad esempio l’anniversario di matrimonio, mentre l’11% ricorre alla data di nascita di un parente stretto. Il 62% cambiano la password solo quando diventa necessario, solo il 24% lo fa regolarmente, mentre il 16% dichiara di usare sempre le stesse password. In generale le donne sono più inclini a condividere la password con i propri partner. Più della metà degli intervistati scrive le proprie password da qualche parte: un diario, un file nel proprio PC, il proprio telefono, un post-it.

Se tutto ciò non dovesse avvenire, niente paura. I partner più smart si sono dotati di piccoli strumenti come key hunter e key record che, in modo del tutto discreto, consentono di memorizzare non solo password ed email, ma tutto ciò che viene digitato sulla tastiera del pc. Dunque una valida alternativa per chi è a contatto con partner più attenti alla propria sicurezza informatica.

C’è da riconosce che il più delle volte chi decide di controllare il partner, ha già una forte motivazione per farlo: sospetto di tradimento o di qualche affare poco chiaro. Dunque diventa di stretta necessità andare a verificare alcuni dubbi ed incertezze, meglio farlo con strumenti affidabili.

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