La giornalista precaria denuncia con un blog il “mobbing sessuale”

ottobre 29, 2012 Mobbing 1 Commento

Olga, nome di fantasia di una giovane giornalista precaria come tante altre che ha deciso di tentare la fortuna trasferendosi alla volta di un posto fisso.
Quello che ha trovato però è stato un direttore che la molesta. Il “porco” come lo definisce lei. Incapace di denunciare e passare alle vie legali per paura di non essere creduta, ha deciso così di scrivere la sua triste storia in un blog “Il Porco al Lavoro”.

Una storia dei giorni nostri, cominciata il 24 luglio scorso, quando Olga si è trasferita là dove un direttore le aveva offerto un lavoro vero, con tanto di contratto. In breve tempo, il capo si è rivelato un “porco”, uno che in cambio di un lavoro dignitoso richiede compagnia e attenzioni, anima e corpo. Già a fine luglio la giovane giornalista ha inaugurato il suo blog.
Post che si susseguono uno dopo l’altro e che hanno lo stesso sapore: compromessi, abusi, silenzi.
La storia di Olga rappresenta per certi versi la storia di diversi precari italiani che per rincorrere il sogno del posto fisso cedono ad avance e sottomissioni. Tutto in cambio di un futuro dignitoso. Una speranza continua che le cose migliorino, che arrivi l’occasione meritata. La giornalista lo ha definito “mobbing sessuale”, difficile da dimostrare e in grado di sottrarre prima la dignità, poi l’identità.

In casi simili sono state spesso utilizzate microspie e microregistratori che hanno permesso di ricostruire gli eventi e di testimoniare minacce e proposte di “scambi”. Inviti a cena, complimenti, violenza psicologica e ricatti sottintesi sono chiari segni di un rapporto che cerca di andare aldilà dell’ambito lavorativo e che spesso vengono letti come “normali attenzioni”. C’è sempre da chiedersi se chi si trova dall’altra parte è felice di ricevere pressanti complimenti e dimostranze di vario genere.

Inoltre ciò che si radica sempre più nei giovani è la consapevolezza dell’assenza di meritocrazia: saper scrivere, aver studiato, aver conseguito brillanti obiettivi, conoscere le lingue..non è sufficiente per essere una giornalista, nel caso di Olga come in molti altri. Mancano le raccomandazioni e le relazioni “particolari”. Inoltre essere donna fa ancora la differenza anche in un regime di pari opportunità, anzi se vogliamo le donne potrebbero avere una doppia opportunità. A conti fatti più che il dolore delle violenze, molto spesso ben celate, resta l’incapacità di potersi difendere.

Guida alpina accusata di molestie sessuali e stalking

ottobre 23, 2012 Stalking Nessun Commento

In molti ricorderanno la vicenda di Ario Sciolari, noto alpinista di San Vito di Cadore, che circa quattro mesi fa è stato condannato a tre anni e mezzo dai giudici di Belluno per aver molestato sessualmente un ragazzino, all’epoca 12enne. I fatti risalgono al luglio 2008 durante un campo estivo in Val di Zoldo. Durante il camping nel quale Sciolari si proponeva di far vivere ai ragazzini l’esperienza della vita a contatto con la natura sullo stile dei nativi americani, la guida avrebbe massaggiato il 12enne toccandolo nelle parti intime. Inoltre il ragazzino, che dormiva in tenda con Sciolari, si sarebbe svegliato nudo dopo essersi coricato vestito. Il ragazzino, ora 17enne, è ancora oggi in cura per le conseguenze di quell’esperienza.

La lunga requisitoria della pubblica accusa, che ha ricostruito i fatti, ha definito l’alpinista come un manipolatore, dalla personalità forte e incline a questo tipo di rapporti con gli adolescenti. Proprio in questi giorni, un’altra condanna per l’alpinista: un anno e nove mesi per stalking, per aver perseguitato via telefono e posta elettronica lo stesso minorenne. Stando all’accusa, dopo aver saputo della querela per gli abusi, Sciolari avrebbe iniziato a tempestare il ragazzino, la mamma e il compagno di lei con un gran numero di sms, e-mail e chiamate, spesso dai toni minacciosi. Molestie durate per quasi due anni. E’ stata la mamma del ragazzo, oggi 17enne, ha sporgere querela, stanca della presenza dell’alpinista scrittore nella loro vita. Ario Sciolari ha provato a risarcire il danno, ma l’accusa è andata avanti e si è arrivati a sentenza per il reato di stalking.

Spesso può apparire esagerato il controllo di alcuni genitori che utilizzano microspie e cellulari spia per “controllare” i propri figli. Dinanzi a queste vicende, purtroppo abbastanza frequenti, vien da chiedersi se questi strumenti siano davvero sinonimo di mancanza di fiducia o rappresentino un modo reale per salvaguardare i minori.

Amanda T., 15enne vittima del cyber-bullismo

ottobre 18, 2012 Bullismo Nessun Commento

Tre anni di vessazioni e cyber-bullismo, poi il suicidio. Amanda T., 15enne canadese girovagava in rete come la maggior parte degli adolescenti di oggi. La sua vita era cambiata da quanto aveva conosciuto un uomo su Facebook, così ha deciso di farla finita. Lui le aveva chiesto di mostrargli il suo corpo e lei, a soli 12 anni, aveva ingenuamente accettato fotografando il suo seno con la webcam.

Il cyber-bullo ha cominciato così a minacciarla: doveva fare ciò che lui le ordinava altrimenti avrebbe diffuso le immagini online. E alla fine, lui lo ha fatto comunque. L’emozione della chat si era trasformata in ansia, depressione e la sua voglia di vivere era andata via via affievolendosi.

A settembre, Amanda aveva raccontato la vicenda con un video in bianco e nero in cui faceva scorrere una serie di cartelli raccontando la sua storia come forma di richiesta silenziosa di aiuto. “I have nobody, I need someone” (Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno). Anche questo ha provocato reazioni spiacevoli on line. Amanda aveva provato già due volte a togliersi la vita.

Da pochi mesi aveva cambiato scuola perché la compagna di un uomo più grande con cui Amanda si intratteneva, l’aveva picchiata pubblicamente e umiliata dinanzi ai presenti. Alla nuova scuola di Vancouver raccontano di aver fatto di tutto per aiutarla. Ma non è bastato.

Probabilmente un maggiore controllo sulla ragazza avrebbe evitato il peggio. Molti genitori usano dei cellulari spia per conoscere meglio i propri figli, conoscere con chi parlano e chi frequentano e usano sistemi per visualizzare i contenuti dei pc ed in particolare per conoscere i testi delle chat.

A pochi giorni dal suicidio di Amanda, il gruppo hacktivista Anonymous ha reso pubblica con un video la presunta identità del cyber-bullo. In rete gli hacker hanno fornito nome e cognome e anche l’indirizzo del presunto stalker. Si tratterebbe di un uomo di 32 anni, residente a Vancouver, assiduo frequentatore di siti pedopornografici. L’uomo indicato avrebbe precedenti per molestia sessuale.

Maggiore probabilità di divorzio se si condividono le faccende domestiche

Chi ha detto che la condivisione delle faccende domestiche porti beneficio alla coppia? A darne risposta, uno studio condotto dal NOVA, l’Istituto Norvegese per la Ricerca sull’adolescenza e basato su 15.000 soggetti di età compresa tra i 18 e gli 84 anni. Secondo i ricercatori, le probabilità di divorzio delle coppie in cui entrambi i partner cooperano alla gestione della casa e all’educazione dei figli sono il 50% in più rispetto a quelle in cui è la donna a farsene carico quasi totalmente. Triste ammettere che secondo questo studio la parità sia una cosa subdola.

Thomas Hansen, uno dei ricercatori del progetto intitolato “Likestilling hjemme” (“Eguaglianza in casa”) ha spiegato che, contrariamente a ciò che comunemente si pensa, la condivisione delle responsabilità per i lavori domestici non contribuisce necessariamente alla soddisfazione della coppia. Insomma, secondo lo studio, “più gli uomini svolgono lavori domestici, più aumenta la possibilità di divorzio”. Ovviamente queste affermazioni sessiste hanno richiesto delle delucidazioni.

Innanzi tutto la ricerca è stata condotta tra coppie provenienti da ambienti borghesi e professionali, dove è noto che i tassi di divorzio sono più elevati. Inoltre Hansen ha illustrato che, in realtà, le separazioni non sarebbero un mero effetto della parità, ma frutto delle dinamiche della coppia moderna. E’  innegabile che nelle famiglie contemporanee è più semplice pensare al divorzio in quanto l’indipendenza economica delle donne sganciano le stesse da una sorta di “dipendenza” dalla parte maschile. Inoltre l’uomo, nel caso di collaborazione domestica può sentirsi sottoposto allo sguardo critico della donna, in genere più esperta nel campo, e quindi pronta a fargli notare – non sempre in maniera gentile – eventuali “errori” e nel caso in cui l’uomo superasse le sue aspettative questa potrebbe sentirsi “spodestata”. In questo senso, l’armonia casalinga potrebbe venire a mancare. E di qui anche la fiducia e quindi comincerebbero ad insinuarsi dubbi di un eventuale tradimento. Potrebbero essere usati a questo proposito cellulari spia o microspie in auto, a casa o nei posti maggiormente frequentati per cercare di appianare la situazione cancellando ogni sospetto.

In ogni caso la divisione dei ruoli potrebbe essere un buon rimedio. “Io lavo, tu stiri”, per intenderci. In definitiva, questa indagine sembra contraddire uno studio recente condotto in sette Paesi diversi, che dichiara esattamente il contrario e cioè un maggior benessere, equilibrio e felicità negli uomini che condividevano con la propria partner i lavori domestici. Come sempre la verità sta nel mezzo.

Torino: accetta un passaggio e rischia lo stupro

ottobre 10, 2012 Stalking Nessun Commento

Accetta un passaggio da un automobilista e si ritrova a casa di uno sconosciuto tra urla e percosse, rischiando di essere violentata. E’ questo quanto accaduto qualche giorno fa a Torino ad una ragazza di origine spagnola.

I fatti: la giovane è salita a bordo dell’auto di un gentile ragazzo peruviano perché bisognosa di un passaggio. L’uomo l’ha condotta in casa propria e, una volta nell’appartamento, ha cominciato a gridare rendendo palesi le sue intenzioni. Le sue urla hanno destato l’attenzione dei residenti del quartiere Parella che, affacciandosi, hanno visto la ragazza uscire di corsa dal condominio, con le mani piene di sangue, inseguita dal peruviano.

Un testimone ha raccontato la paura della giovane inseguita dall’uomo che cercava di rassicurare i presenti dicendo che la vittima si era fatta male da sola, ma le cinque dita di una mano impresse sulla faccia della giovane donna non hanno lasciato dubbi. Il peruviano ha proseguito volendosi discolpare, dicendo che era passato da casa solo per prendere un documento. La ragazza, dal suo canto, ha dichiarato che l’uomo l’ha resa prigioniera e che, una volta entrata in casa, ha cominciato a spogliarla e a picchiarla impedendole di uscire. Lei ha cercato di difendersi prendendo un coltello con cui probabilmente è stata ferita nel tentativo di disarmarla. Al termine della vicenda, la spagnola è stata assistita subito dagli abitanti del quartiere e dal soccorso medico, mentre l’uomo è riuscito a fuggire.

Una storia che rivela diversi passaggi oscuri. Una cosa è certa, purtroppo non costituisce un episodio isolato. Per questo le donne dovrebbero cercare di auto tutelarsi o quanto meno auto difendersi. Endoacustica ha pensato ad una valida “soluzione di difesa”, si tratta dell’X-Spray, una schiuma che una volta spruzzata sul volto dell’aggressore, oltre ad impedirne temporaneamente la visuale, lascia macchie blu che restano per diversi giorni in modo da facilitarne il riconoscimento. Un accessorio da portare in borsetta per evitare spiacevoli eventi.

Il tradimento? Si scopre con il GPS

Durante una trasmissione di Radio1Rai, un uomo ha raccontato di aver visto, grazie ad un’immagine di Google Maps, l’autovettura della moglie parcheggiata sotto casa del suo ex fidanzato. Dopo un primo dubbio che il veicolo potesse essere un modello simile e dello stesso colore, l’uomo ha visto che dalla macchina spuntava il porta enfant che lui stesso aveva montato sul sedile posteriore.

Nell’infinita miniera di software per smartphone è in uso da qualche tempo un programma che offre la possibilità di localizzare un cellulare attraverso il sistema GPS. Come? Basta installare sul cellulare della persona da tener d’occhio un software. A questo punto per localizzare la posizione GPS del telefonino, sarà sufficiente inviare un comando allo spyphone, che in qualche minuto risponderà con un SMS contenente latitudine e longitudine. Inserendo le coordinate in Google Maps o Google Earth, sarà possibile visualizzare l’indirizzo esatto dove il cellulare si trova in quel momento e il gioco è fatto. Ottima notizia per tutti coloro che vogliono tenere sotto controllo il proprio partner, ma pessima per quelli che invece portano avanti una relazione extra-coniugale.

Anche il Papa è stato tradito

Forse non si può propriamente parlare di infedeltà aziendale, ma anche il Papa è stato vittima di tradimento.

In questi giorni è tornato in tribunale Paolo Gabriele,  l’ex assistente di camera di Benedetto XVI, accusato di furto aggravato per aver sottratto (e poi passato all’esterno) documenti riservatissimi, assieme  ad un assegno di 100.000 euro intestato al Papa, una pepita d’oro e una preziosa copia dell’Eneide risalente al 1581.

Ricostruiamo brevemente la vicenda: nel corso dei primi mesi del 2012 è stata riscontrata una sistematica fuga di documenti riservati riguardanti i rapporti all’interno e all’esterno della Santa Sede. Tali documenti hanno evidenziato le lotte di potere nell’ambiente ecclesiastico e alcune irregolarità nella gestione finanziaria dello Stato, come la mancanza di applicazione delle norme antiriciclaggio. Tra i documenti che più hanno fatto scalpore, vi è quello in cui si alludeva ad un presunto complotto di morte nei confronti di Benedetto XVI che doveva concludersi con l’elezione del prossimo pontefice individuato nel cardinale Angelo Scola. Il 25 maggio 2012, Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha reso noto il fermo di un uomo trovato in possesso di carteggi riservati del Papa. L’uomo è risultato essere Paolo Gabriele, maggiordomo privato del Papa dal 2006. Gli inquirenti hanno presto sollevato dei dubbi in merito al fatto che dietro lo scandalo denominato Vatileaks, possa nascondersi solamente Paolo Gabriele; a tal proposito nel mese di agosto è stato diffuso un comunicato ufficiale della Santa Sede relativo ai risultati della fase istruttoria e al rinvio a giudizio di Paolo Gabriele, insieme con un altro imputato, Claudio Sciarpelletti, informatico, dipendente della Segreteria di Stato.

Ad oggi sembra che Sciarpelletti ne sia uscito “senza macchia”, ma siano entrati a far da protagonisti della vicenda diversi cardinali con alte cariche e persone molto vicine a Sua Santità. Gabriele continua a ribadire di aver tradito il Papa e di averlo fatto da solo.

Sembra quasi surreale che i potenti mezzi di sorveglianza vaticani non siano riusciti a far luce sulla vicenda. Negli scorsi giorni, il Consiglio d’Europa, ha invitato la Santa Sede “a rafforzare il proprio regime di vigilanza” soprattutto in materia fiscale.

Ricordiamo che secondo quanto riportano dall’Adnkronos, autorevoli fonti di informazione, Giovanni Paolo II, non fu il solo ad essere spiato e controllato. Il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, sembra fosse intercettato attraverso una cimice dal KGB per tutti gli anni ottanta. Inoltre, una suora a servizio del cardinale Casaroli, raccontano le stesse fonti, rintracciò accidentalmente una microspia alla base di una piccola statua della Madonna di Fatima collocata nella sala da pranzo. Insomma storie quotidiane che dovrebbero essere arginate magari ricorrendo a strumenti di bonifica ambientale, al fine di preservare la Santa Sede da fughe di informazioni facilmente strumentalizzabili.

Mobbing: riconoscerlo e difendersi

ottobre 2, 2012 Mobbing Nessun Commento

Nonostante se ne parli ancora poco, il mobbing è un fenomeno sempre più diffuso.

Generalmente con il termine “mobbing” si fa riferimento all’accanimento di un singolo o di un gruppo contro una persona all’interno dell’ambiente di lavoro.

Il termine, prende spunto dal mondo animale per descrivere un particolare comportamento di alcune specie che circondano un proprio simile e lo assalgono in gruppo al fine di allontanarlo dal branco.

Il fenomeno può essere di diversi tipi e presentare caratteristiche diverse:

  • orizzontale se avviene tra pari grado, cioè persone nella stessa posizione lavorativa;
  • verticale: quando è attuato da un superiore nei confronti di un dipendente o viceversa;
  • collettivo: ritenuto una vera e propria strategia aziendale che mira a ridurre o razionalizzare gli organici e rivolto non al singolo, ma a gruppi di persone;
  • doppio mobbing: nel momento in cui la situazione del mobbizzato va a ledere anche la sua famiglia e le persone che ha attorno. Le sue problematiche col tempo potrebbero portare ad un ulteriore isolamento dell’individuo;
  • esterno: la vittima è il datore di lavoro che subisce pressioni attuate sotto forma di minacce, sia da parte di organizzazioni sindacali che da dipendenti.

Non è sempre facile delineare una situazione di mobbing in quanto questa spesso comincia con semplici “anomalie” dinamico-relazionali tra la vittima e i colleghi o il superiore. Tali screzi ben presto si trasformano in critiche e rimproveri. Il comportamento mobbizzante si fa manifesto col tempo attraverso incalzanti e reiterati attacchi nei confronti della vittima al fine di screditarne la reputazione, isolarla dal contesto lavorativo, dequalificarla professionalmente e, attraverso continue critiche e richiami, demotivarla psicologicamente. Solo a questo punto la vittima potrebbe arrivare a denunciare le vessazioni. Al vertice delle azioni mobbizzanti si ha l’allontanamento della vittima che spesso lo porta ad un completo isolamento e a rischio depressione. In via alternativa, il lavoratore, stremato, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, sceglie la strada delle dimissioni volontarie.

Accade di frequente che risulta difficile dimostrare queste azioni intimidatorie. Sempre più spesso si ricorre a microspie come il bottone spia, la microcamera installata nella cintura o gli occhiali con microcamera incorporata.

I casi di mobbing sono in continuo aumento: in Europa tale fenomeno sta assumendo dimensioni sociali di notevole rilievo. In Italia circa il 6% della popolazione attiva (approssimativamente un milione e mezzo di lavoratori) ne sarebbe vittima con conseguenze negative che ricadono non solo sull’individuo colpito, ma anche sul suo nucleo familiare e sulle aziende per le quali questi fenomeni comportano un aumento dei costi che ricadono sulla collettività sotto forma di incremento dei costi sanitari e previdenziali.

In alcuni paesi europei come Svezia, Norvegia e Germania, il fenomeno è stato da tempo regolamentato.

In Italia, nella Costituzione (artt. 2-3-4-32-35-36-41-42) è ravvisabile trovare tutela della persona in tutte le sue fasi esistenziali e quindi anche nell’ambito lavorativo. Inoltre, diversi comportamenti che caratterizzano il mobbing trovano una precisa connotazione in numerosi articoli del codice penale. Insomma difendersi, si può.

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