Stalking: le donne inglesi hanno paura di denunciare e di non essere credute.

luglio 31, 2012 Stalking Nessun Commento
stalking

Secondo una recente ricerca, finanziata dalla Northern Rock Foundation e condotta dalla Durham University su un campione di 577 donne inglesi, la polizia e le forze dell’ordine non godono della piena fiducia in caso di denunce per violenze, domestiche e non, e stalking.

Secondo le donne intervistate questi, che sarebbero crimini molto seri per il 97% di loro, non sarebbero presi in seria considerazione dalla polizia. Di qui, la loro riluttanza a denunciare eventi del genere, anche per altri due principali motivi: la paura di combattere contro qualcuno che si conosce, spesso un parente, e la paura di non essere credute e che il proprio caso sia sottovalutato. Solo il 49% del campione ha affermato che denuncerebbe la violenza domestica e solo poco più della metà (53%) denuncerebbe in genere atti persecutori.

“Sappiamo che la polizia ha aggiunto nuove risorse e sta facendo grandi sforzi per migliorare sia la parte investigativa che l’assistenza alla vittima. Nonostante ciò, questa ricerca mostra che le donne sono ancora riluttanti a fare il primo passo e denunciare questi crimini alla polizia”, ha affermato uno dei ricercatori, il dottor Nicole Westmarland.

Paura di non essere protette abbastanza o nel modo giusto e paura di non essere credute, soprattutto. Ecco perché sempre più donne, vittime di continui abusi e stalking, si affidano a nuovi strumenti tecnologici che permettono di fornire prove certe della loro condizione di perseguitate, trovando così la forza di denunciare e di venirne fuori.

È il caso di Carol, una delle donne intervistate per la ricerca che, vittima da anni di stalking, ha deciso che così la sua vita non poteva più andare avanti e, per raccogliere prove contro il suo carnefice, ha deciso di munirsi di un mini videoregistratore, grazie al quale ha potuto filmare gli “incontri spiacevoli” e le minacce verbali del suo ex marito, che si stavano trasformando in vere e proprie aggressioni fisiche.

Carol alla fine è riuscita a dimostrare e denunciare, molte loro donne si nascondono dietro la loro stessa ombra, con la paura di parlarne con qualcuno, sia esso anche un parente o un amico. Questo in Inghilterra. Chissà se questa è una buona approssimazione di quello che succede anche in Italia, dove sono sempre più le donne perseguitate e soffocate da uno stalking che, come dimostrano le notizia di cronaca, spesso si trasformano in omicidi

Endoacustica Europe

Volkswagen vittima di spionaggio industriale da parte di partner cinesi.

volkswagen

La notizia è trapelata attraverso il giornale tedesco Handelsblatt: l’azienda cinese FAW, legata alla Volkswagen tramite una joint venture, avrebbe rubato dei modelli di motori da riproporre su un’auto da vendere non solo in Cina, ma anche in Russia, andando a competere con gli stessi partner tedeschi.

“È davvero una catastrofe”, ha affermato un manager della VW. Soprattutto se si considera che la Cina è il più grande mercato delle esportazioni dell’azienda tedesca. Solo l’anno scorso la casa tedesca ha venduto lì circa 2,26 milioni di automobili. Sempre secondo il portavoce della Volkswagen, il paese asiatico non sarebbe nuovo a questo tipo di furto di segreti industriali: essa, infatti, non permette ai produttori di auto stranieri di andare a produrre lì, a meno che non si instauri una collaborazione in joint ventures con le aziende cinesi, che devono comunque avere la maggioranza.

Chi ha intenzione di andare a vendere le proprie auto in Cina, pensando di trovare davanti a sé un enorme mercato (come effettivamente è), deve comunque tenere in conto che può essere soggetto a furto di brevetti e spionaggio industriale che rasenta il filo dell’infedeltà aziendale, considerati i rapporti di partnership con le aziende del paese che bisogna necessariamente avere.

I tedeschi, dal canto loro hanno affermato che stanno analizzando più da vicino il problema, considerando anche gli stretti rapporti di fiducia che hanno legato la Volkswagen e la Faw in passato, e lo stanno facendo in maniera relativamente “mite”, consapevoli che il problema è abbastanza diffuso.

Ciò non toglie, tuttavia, che la rivelazione di segreti industriali di questo tipo costituisce un’enorme perdita economica per chi la subisce e, perciò, richiede delle contromisure per spiare i potenziali partner infedeli e prevenire, così, la diffusione di informazioni riservate. Un po’ come ha fatto una grande azienda alimentare spagnola, che ha potuto scoprire i “traditori”, grazie a microspie nascoste in cartone, in quelli che apparentemente sembrerebbero normali imballaggi, ma che in realtà hanno portato alla luce del sole un complotto che stava conducendo l’azienda alla deriva, favorendo i concorrenti.

E la Volkswagen, come penserà di agire? La vendita di milioni di auto dello scorso anno sul mercato cinese può giustificare un comportamento così sleale da parte della FAW?

Endoacustica Europe

Bullismo e atti violenti nei giovani: tra differenze, cause e soluzioni.

luglio 27, 2012 Bullismo Nessun Commento
bulli

Quando si parla di bullismo non si ha mai una precisa definizione di cosa questo sia. Il suo significato, infatti, cambia da paese a paese: mentre in Inghilterra, per esempio, il termine indica un atteggiamento aggressivo da parte di una persona, o di un gruppo di persone, nei confronti dei pari, con i quali vi è una profonda asimmetria di potere, dovuta per esempio a condizioni sociali, razziali o sessuali diverse, in Svezia la parola bullismo si identifica con mobbing, cosa che in Italia, ed il altri paesi, ormai viene rapportato esclusivamente alla sfera lavorativa.

In Italia quando si parla di bullismo ci si riferisce, quasi esclusivamente, a comportamenti molesti da parte di giovani, soprattutto adolescenti, verso ragazzi della loro età o anche più giovani. Atteggiamenti aggressivi che vanno dagli insulti verbali a vere e proprie aggressioni fisiche. E, seppure sia un fenomeno di cui non si parli molto, nonostante in molte scuole si stia cercando un maggiore dialogo sul tema e una educazione al rispetto altrui, ciò non toglie che vi siano casi anche gravi, che sfuggono al controllo di chi dovrebbe vigilare sui ragazzi, dagli insegnanti, spesso anche loro stessi vittime, ai genitori, che tante volte non sanno che il loro figlio è vittima di bulli o bullo lui stesso.

Se gli insulti si possono tollerare, anche se in realtà la psicologia dimostra che non è così in quanto vanno ad incidere sulla personalità in formazione dell’adolescente, decisamente più inaccettabile è l’aggressione fisica, e non sono pochi i casi in cui si verifica. Basta leggere le notizia di cronaca. Solo qualche giorno fa è comparsa la notizia di un 14enne di Vicenza selvaggiamente picchiato e derubato dai suoi “compagni” di piscina, di qualche anno più grandi e, ancora, la notizia, persino più grave, di un ragazzo di Palermo, che è stato accoltellato da un gruppo di ventenni che volevano rubargli lo scooter, facendogli rischiare la vita.

Quando si leggono queste notizie, ci si chiede sempre dove siano i “grandi”, dove siano i genitori, non tanto della vittima, che lo è suo malgrado, ma dei carnefici. Cosa porta un ragazzo, o una ragazza (il bullismo si declina anche al femminile), a scaricare la sua rabbia sui più deboli? Da cosa deriva la sua rabbia? Gli psicologi attribuiscono certi comportamenti a componenti sociali e soprattutto familiari. E, se da un lato, ci sono genitori che riconoscono il problema e tentano di indagare e risolverlo, come una mamma milanese che ha regalato a suo figlio, sospetto bullo, un cellulare con software spia per poterlo controllare e capire il perché di certi atteggiamenti, visto lo scarso dialogo, dall’altro c’è chi lascia questi ragazzi al loro destino, pensando che l’aggressività sia quasi un fatto genetico difficile da modificare.

Endoacustica Europe

Dequalificazione non è prova di mobbing se non si dimostra l’intento persecutorio.

luglio 26, 2012 Mobbing Nessun Commento
mobbing

Mobbing, una parola che non tutti conoscono, che racchiude situazioni dalle diverse sfumature ma che presentano risvolti psicologici per le vittime davvero simili. Insulti, umiliazioni e demansionamento sono solo alcuni degli aspetti del mobbing che spesso degenera in vere e proprie molestie aggressioni fisiche, oltre che verbali. Tutte azioni rivolte ad un lavoratore da parte di colleghi, molto spesso di grado superiore, in quanto in una posizione che permette loro di esercitare tali pressioni sulla vittima fino a portarla all’allontanamento dal lavoro.

Un problema, quello del mobbing, ancora poco trattato, ma che colpisce sempre più persone che si ritrovano “incastrate” in ricatti morali del tipo “in questo periodo di crisi non puoi permetterti di lasciare il lavoro, anche se subisci angherie”.

C’è chi, però, a questi soprusi sul lavoro si è ribellato, provando il danno subito e chiedendo un trattamento più giusto, oltre che un adeguato risarcimento. È il caso di Francesco, un impiegato 40enne di un’azienda tessile che si è visto trasferire dall’ufficio marketing al call center dell’azienda, dopo aver subito aggressioni verbali, minacce e, in alcune circostanze, aggressioni fisiche da parte del suo superiore.

“Ho sempre fatto il mio lavoro con passione e dedizione. Ho sempre pensato che la collaborazione sia la chiave per il successo di un’azienda. Non avrei mai immaginato di potermi trovare in una situazione del genere”. Invidia per il successo altrui, è questa l’unica spiegazione che Francesco si dà. L’unica causa che può aver portato il suo superiore a volerlo vedere cadere sempre più in basso, umiliato e demansionato. Dopo il grande successo di una campagna pubblicitaria progettata dallo stesso Francesco, infatti, il suo capo ha iniziato ad affidargli compiti sempre più banali e di scarsa rilevanza rispetto alla sua professionalità e qualifica. Ma Francesco, se all’inizio è riuscito a celare il suo malcontento, all’ennesima richiesta fuori luogo ha risposto apertamente rifiutandosi di portare a termine il compito affidatogli perché al di fuori delle sue mansioni.

Dopo il rifiuto è iniziata una serie di accese discussioni, nelle quali oltre ad essere insultato, sarebbe anche stato strattonato dal capo, che avrebbe poi adottato questo atteggiamento ad oltranza. Grazie all’utilizzo di mini registratori digitali, Francesco è riuscito a registrare tutto ciò che stava accadendo e a denunciare i soprusi subiti, dimostrando come anche la dequalificazione rientrasse nell’intento persecutorio posto in essere dal suo capo. Cosa non irrilevante, se si considera che la Sentenza della Corte di Cassazione n. 12770 del 23/7/2012 ha stabilito che, per costituire prova di mobbing, il demansionamento va dimostrato come atto compiuto con evidente intento persecutorio. Un semplice trasferimento da una posizione più elevata ad una più bassa, quindi, non costituirebbe prova di mobbing di per sé.  Una sentenza già in pasto alle polemiche.

Endoacustica Europe

Passavano ai concorrenti segreti aziendali, dipendenti infedeli scoperti con microregistratori digitali.

dipendenti infedeli

In tempi di crisi si sa, si cerca di fare di necessità virtù, anche andando contro principi morali e, sempre più spesso, anche contro la legge. Si è riscontrato un sensibile aumento dei casi di infedeltà aziendale, non solo di piccoli furti e truffe a danno dei propri datori di lavoro, ma anche di rivelazione di segreti commerciali importanti ad aziende concorrenti.

È il caso di un imprenditore che stava vedendo pian piano fallire la propria azienda. I propri potenziali clienti, poco prima che firmassero i contratti, si tiravano indietro, rivolgendosi poi ad aziende concorrenti. Non si riusciva a spiegare come ciò fosse possibile, come facessero i competitors ad accaparrarsi la fiducia, ed i soldi, di quelli che dovevano essere i suoi clienti.

La risposta a questo mistero non si è fatta attendere: l’imprenditore ha deciso di nascondere in diversi punti strategici dei microregistratori ed ha sorpreso, in questo modo, due dipendenti infedeli, che passavano le informazioni sui clienti, che avrebbero dovuto essere riservate, ad una azienda concorrente, che ricambiava “il favore” con elevate provvigioni.

Un problema, quello dell’infedeltà aziendale, che rischia di mettere in ginocchio anche le realtà più solide, minandone le fondamenta dall’interno. Non è un caso, infatti, che sono sempre più le aziende che falliscono per uno scarso attaccamento dei propri dipendenti alle stesse e a causa di un “tradimento” da parte del personale interno.

L’azienda di cui si è portato l’esempio è stata, tuttavia, abbastanza fortunata nel trovare anche dipendenti non corruttibili. I due infedeli, infatti, avrebbero anche proposto, stando alle registrazioni, a diversi loro colleghi di entrare nel loro “giro” e di tacere sull’accaduto. Ma, evidentemente, non sono stati in grado di scalfire la loro integrità morale e il loro rispetto verso l’azienda.

Minare il rapporto di fiducia imprenditore-dipendente è un po’ come far venir meno la fiducia tra due coniugi: è un qualcosa di indelebile che porta a prendere provvedimenti atti a prevenire ulteriori e futuri tradimenti da parte del personale. Per questo l’imprenditore di cui si è parlato in questo articolo ha deciso di tutelare i segreti della propria azienda rafforzando un sistema interno di sorveglianza, utilizzando tecnologie all’avanguardia come i mini registratori che, sempre più piccoli e discreti, gli hanno permesso di venire a capo del tradimento che avrebbe portato la sua azienda in fallimento. Problema risolto? Non si può mai dire. Certo è che l’azienda è attualmente in ripresa.

 

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