Bullismo, chi di video ferisce, di video perisce. La vecchietta che ha commosso gli USA.

giugno 29, 2012 Bullismo Nessun Commento

Si chiama Karen Klein, ha 68 anni ed ha passato una vita a condurre autobus, su cui da tre anni fa da controllore. È di Greece, una cittadina vicino New York, e qualche giorno fa proprio sull’autobus è stata vittima di atti di bullismo, ad opera di un gruppo di ragazzini che l’hanno presa pesantemente in giro prima per il suo peso ed il suo aspetto fisico, poi per le sue condizioni economiche e per la famiglia, arrivando a toccare il cuore della anziana donna che è scoppiata a piangere, per quanto abbia cercato di mascherarlo.

“Non hai una famiglia, perché si sono tutti uccisi per non starti vicino”, le dicono i ragazzini ridendo, e lei piange proprio perché dieci anni prima ha perso il suo figlio maggiore, che si era suicidato. L’atto “indicibile”, come lo ha definito la signora stessa, ha però fatto il giro del mondo: i ragazzini, infatti, sono riusciti a registrare di nascosto l’accaduto, caricando poi il video su Youtube, dove, in pochi giorni, ha ottenuto migliaia di visualizzazioni, suscitando la solidarietà della rete.

È stata iniziata, così, sul sito di fund-raising indiegogo.com, una raccolta fondi per la vecchietta vittima di bullismo, per raccogliere 5000 dollari e regalarle una vacanza. Ma la raccolta è andata oltre ogni aspettativa, si è arrivati, infatti a 543.777 dollari, e mancano ancora 28 giorni per poter donare e la Southwest Airlines le ha regalato un soggiorno di tre notti per 8 persone (lei e i suoi 8 nipoti) a Disneyland, in California.

La signora, inoltre, oltre ad essere gettonatissima sul web, su cui ha ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà tra email e Facebook, è stata contattata da diverse testate giornalistiche ed invitata a varie trasmissioni televisive.

I ragazzini, invece, i cui nomi e numeri di cellulari sono apparsi in rete, potrebbero subire procedimenti dalle autorità scolastiche, pronte a punirli. Hanno, inoltre, ricevuto messaggi di minacce, anche di morte, condannati prontamente dalla stessa Karen Klein che, nonostante gli insulti subiti, ha affermato che in fondo “sono solo dei ragazzini” e che l’unica cosa che si augura e che non facciano ad altri ciò che hanno fatto a lei, nonostante qualche ceffone al momento l’avrebbe dato volentieri.

 

Da bulli a criminali, la baby gang che si ispira alla Banda della Magliana.

giugno 28, 2012 Bullismo Nessun Commento
romanzo criminale

Rivelazioni scioccanti quelle ottenute tramite intercettazioni ambientali e cellulari, effettuate dalla polizia per sgominare una banda di baby criminali che commettevano furti e spacciavano droga, ispirandosi alla Banda della Magliana e agli episodi di Romanzo Criminale, da cui avevano preso anche i soprannomi.

Dall’ascolto ambientale emergono veri e propri rituali che vedrebbero i giovani ritrovarsi prima di ogni furto per guardare una puntata della serie televisiva. Tutto era iniziato come un gioco, ma ben presto per i ragazzi, tutti di età compresa tra i 17 ed i 23 anni, di cui 4 minorenni, hanno messo su una vera e propria gang criminale, che entrava negli appartamenti e portava via oggetti preziosi, che poi venivano rivenduti presso le rivendite di oro usato. Questo sistema ha fruttato alla baby gang più di 50 mila euro, utilizzati anche per acquistare droga per uso personale e per la vendita.

Grazie alle intercettazioni e agli investigatori è stato possibile risalire a tutti i membri del gruppo, che agiva a Vibo Valentia e dintorni, di cui cinque sono finiti agli arresti domiciliari, sei sono stati sottoposti all’obbligo di presentarsi all’autorità giudiziaria e due dei quattro minorenni sono stati accompagnati in comunità.

Non solo furto (una cinquantina di colpi in appartamenti della zona), spaccio (cento grammi di cocaina rinvenuti al momento del sequestro) e ricettazione, ma anche detenzione illegale di munizioni. Già, perché per mettere a punto i loro colpi, dettagliatamente preparati dopo ogni puntata di Romanzo Criminale, i baby criminali erano armati fino ai denti.

Le indagini sono iniziate dopo che uno di loro era stato fermato dalla polizia, alla quale non aveva saputo dare spiegazioni su una ferita che aveva. In seguito alle indagini, si è scoperto che era proprio di quel ragazzo il sangue rinvenuto in un appartamento in cui era da poco avvenuto un furto.

Non è la prima volta, però, che quelli che sono poco più che ragazzini si ispirano alla Banda della Magliana. Negli ultimi anni, infatti, sono stati diversi i gruppi fermati, soprattutto a Roma e dintorni, che emulavano i criminali mettendo a segno diversi furti, spacciando, estorcendo denaro e, addirittura, sequestrando persone.

 

Ma quali luoghi di divertimento, il tradimento passa sempre più spesso dall’ufficio!

tradimento in ufficio

Annamaria, nome di fantasia per mantenere l’anonimato, è proprietaria di un’azienda in cui lavora anche suo marito, con cui è sposata da 13 anni. Un giorno nota nel suo compagno strani atteggiamenti: maggiore nervosismo sul lavoro e a casa, risposte vaghe, una certa distanza fisica. Quelli che, insomma, possono essere dei segnali di tradimento. Ma, pur osservando suo marito in maniera più approfondita nei suoi spostamenti e azioni, non riesce a cavarne un ragno dal buco, fino a quando un giorno, guardando i video delle telecamere nascoste per la sorveglianza scorge un bacio “sbadato” e appassionato tra l’uomo e una dipendente.

Insomma, la ricerca condotta dall’Istituto di evoluzione sessuale (Ies) di Milano su 3000 internauti, metà maschi e metà femmine, tra i 18 e i 50 anni, è davvero rappresentativa: non solo con l’estate aumenterebbero i tradimenti, ma i più gettonati come amanti non sarebbero più bagnini, animatori e single da ombrellone, bensì i colleghi di lavoro, un po’ perché, vista la crisi, si va in vacanza molto meno, e un po’ perché magari si cerca nel collega una sorta di affinità anche mentale, una comprensione e una condivisione di problemi.

Ed è ancora più complicata la situazione quando nello stesso luogo lavorano moglie, marito e amante. Complicata ma più facile da scoprire, perché per quanto si faccia di tutto per tenerla nascosta, spesso sfuggono tra i due amanti occhiate e frasi complici che non passano inosservate ai colleghi, che cominciano a fare allusioni e battute.

Si avverte, inoltre, da parte del traditore, una maggiore distrazione e agitazione, la necessità, celata dietro straordinari, di rimanere in ufficio più a lungo, quando la compagna ufficiale è già tornata a casa, di organizzare viaggi di lavoro che tendono ad escludere la stessa. Tutti atteggiamenti che dovrebbero insospettire ma, secondo gli esperti, mai parlarne in pubblico.

Discutere davanti ai colleghi rappresenterebbe solo un’umiliazione, soprattutto per il tradito. È meglio, quindi affrontare certi discorsi quando si è da soli, a casa e, solo dopo essersi accertati del tradimento, parlarne con l’amante. Discussioni che, tuttavia, non risolvono il problema in quanto, in seguito a tali avvenimenti, sarebbe difficile una convivenza dei tre sul luogo di lavoro. Sarebbe, pertanto, opportuno, chiedere un trasferimento, quando possibile, o cambiare attività.

Stalking, chi lavora in Tv è più a rischio.

giugno 25, 2012 Stalking Nessun Commento
pedinamento

Sarà per la familiarità che i loro volti suscitano, sarà per il fascino che può esercitare su alcuni individui il loro particolare lavoro ma, secondo una ricerca condotta in rete, sarebbero i personaggi Tv ad essere più a rischio quando si parla di stalking, soprattutto se sono donne e giornaliste. Secondo questo studio, infatti, il popolo di stalker sul web preferirebbe, in ordine, le giornaliste televisive (33%), attrici e showgirl (24%), opinioniste (18%), cantanti (11%), politiche (9%), imprenditrici (3%). Ai primi posti figurano, ovviamente, i volti più giovani, ma anche meno noti.

Commenti sui Social Media, sotto i video di testate giornalistiche online, email private o alle aziende per cui lavorano: niente sfugge a chi è ossessionato dal loro volto, dalla loro avvenenza fisica e dal loro charme. Ed il passo dal virtuale al reale è davvero breve e, in certi casi, persino più pericoloso, in quanto potrebbe rappresentare un pericolo per l’incolumità fisica delle vittime.

A quanto pare, però, non sarebbe solo la violenza contro le donne al centro del dibattito: il capo meteorologo di una Tv svizzero-tedesca, Thomas Bucheli, sarebbe stato per anni vittima di stalking da parte di una 50enne, che proprio due giorni fa è stata ricoverata in psichiatria e dichiarata non imputabile.

Tutto sarebbe iniziato dopo un incontro con la spettatrice in una caffetteria degli studi televisivi, occasione della quale Bucheli approfittò per chiedere alla donna perché importunasse il suo collega Alex Rubili. La donna rispose i meteorologi dovrebbero infine smetterla di inviarle segnali nascosti attraverso il piccolo schermo. Da allora iniziò a pedinarlo, fino ad arrivare anche sotto casa.

Della serie, anche i vip non sono immuni dai problemi della gente comune. Ma, se magari chi ha possibilità economiche di un certo tipo può permettersi di avere anche delle bodyguard, gli altri hanno bisogno di strumenti più economici, ed altrettanto sicuri, che li facciano sentire protetti.

Chi sente il fiato sul collo dello stalker, vive una condizione psicologica che non permette di vivere in maniera piena e tranquilla la propria vita. Ecco perché sono sempre di più quelli che ricorrono a sistemi per la localizzazione satellitare di persone, che oggi non solo permettono di rilevare l’esatta posizione di un individuo, o oggetto, ma anche di ascoltare ciò che succede intorno. Un metodo molto usato, quindi, per rassicurare chi è vittima di stalking o teme che in qualche modo la propria vita possa essere in pericolo.

Quando il bullismo uccide, le storie di Fiona e “Francesca”.

giugno 22, 2012 Bullismo Nessun Commento
vittima di bullismo

Fiona Gheraghty aveva 14 anni l’anno scorso, quando ha deciso che per lei non valeva più la pena vivere. Aveva 14 anni e un corpo che non riusciva ad accettare per quei chili di troppo che non solo la facevano sentire brutta, ma che la mettevano al centro di continui insulti da parte delle compagne di scuola.

Un istituto privato inglese da 15000 sterline di retta annuali, in cui Fiona era seguita non solo dagli insegnanti ma anche da psicologi perché, avendo un rapporto anomalo col cibo, era diventata bulimica. Ma a nulla è servito tutto questo.

Il padre, consulente ospedaliero, e la mamma, medico, l’hanno trovata impiccata fuori dalla finestra, dopo aver legato una corda al termosifone della sua camera. Ora, ad un anno dall’accaduto, l’inchiesta che era stata aperta subito dopo la tragedia ha confermato che Fiona si è uccisa a causa del bullismo a scuola, di cui era vittima. Troppo fragile per sopportare quelle offese che, in una ragazzina che sta ancora sviluppando il proprio carattere, possono avere effetti devastanti fino a portare a gesti così estremi.

La stessa cosa è accaduta qualche mese fa ad un bambino di 7 anni negli Stati Uniti e la stessa cosa stava per accadere ad una 15enne italiana. Francesca (nome di fantasia) veniva sempre presa in giro per le sue forme ancora da bambina dalle sue compagna che, invece, sembrano quasi delle donne già fatte. Insulti frustranti, anche da parte dell’altro sesso, che l’anno portata alla depressione. I genitori, però, fortunatamente si erano accorti in tempo che qualcosa non andava e le avevano regalato un cellulare con un software spia, grazie al quale erano riusciti ad ascoltare le conversazioni che la ragazza aveva con i “bulli”. Sono così riusciti a parlarle in tempo e ad avvertire gli insegnanti ed il preside della scuola, che hanno preso provvedimenti disciplinari contro i ragazzini.

Mai, come in questi casi, un intervento tempestivo è importante, sia per prevenire gesti estremi che per poter permettere uno sviluppo sano della fragile psiche adolescenziale.

“Mia moglie mi tradisce con l’insegnante di mio figlio”. Da tradito a stalker.

È una delle tante storie di tradimenti dei giorni nostri. Tradimento o presunto tale, perché l’uomo in questione, pur avendo assoldato un detective per seguire la la presunta moglie fedifraga, non è riuscito ad ottenere le prove che la sua ex compagna, ormai in fase di separazione, avesse un altro uomo.

Poi lui stesso si è trasformato in investigatore, non molto discreto però, visto che, invece di usare strumenti per spiare la moglie di nascosto, ha pedinato e importunato la ex moglie apertamente, la quale l’ha perciò denunciato più volte per stalking. Così, questa storia dai molteplici risvolti è finita in tribunale. A testimoniare, proprio il detective assunto dall’uomo che, però, ha affermato di non aver riscontrato nessun incontro o situazione che potesse far intendere che la donna avesse un amante.

Il presunto tradito si è difeso affermando che non voleva in nessun modo ossessionare la ex compagna, voleva solo salvaguardare la psiche di suo figlio, che sicuramente avrebbe sofferto per una tale situazione. Secondo lui, infatti, la donna avrebbe una relazione proprio con un professore del ragazzo e un giorno questi lo avrebbe aggredito utilizzando persino uno spray antiaggressione.

In realtà, per quanto il detective abbia affermato di aver visto la donna entrare nella casa dell’insegnante, non ha considerato il fatto che proprio quella casa faccia da sede della società sportiva di cui la donna è segretaria.

La donna, dal canto suo, ha dichiarato non solo di essere stata pedinata più volte, ma anche di essere stata in diverse occasioni strattonata. Gli appostamenti sotto casa ed i pedinamenti, inoltre, sarebbero avvenuti, al contrario di quanto afferma l’uomo, anche quando il figlio non c’era e, in una di queste occasioni, l’uomo avrebbe tirato via le chiavi dalla macchina della donna per impedirle di partire.

Una storia di tradimento e stalking abbastanza sui generis, che richiederà ulteriori approfondimenti e l’ascolto di altri testimoni per poter determinare se l’uomo, un dipendente pubblico che non ha mai avuto problemi con la giustizia, sia davvero uno stalker o, semplicemente, un uomo tradito per davvero.

Cassazione, sì alla videosorveglianza in ufficio se i lavoratori accettano.


Più volta si è parlato, in questo stesso blog, di infedeltà aziendale e di come questa stia arrecando non pochi danni in un periodo in cui già la crisi economica ha ridotto sul lastrico diverse aziende.

Lavoratori assenteisti, o che lasciano il posto di lavoro per sbrigare le proprie faccende e, ancora, lavoratori che magari portano a casa oggetti presi dal proprio ufficio, pur non essendone i legittimi proprietari.

Si è anche parlato, a seguito delle rivelazioni di diverse agenzie investigative, di come molti datori abbiano assoldato dei detective per spiare i propri dipendenti e raccogliere materiale visivo che dimostri al datore cosa fanno i propri lavoratori nelle ore di ufficio, comprese le uscite non autorizzate. Materiale non utilizzabile in sede giudiziaria, ma utile al capo per verificare l’attaccamento dei propri dipendenti all’azienda.

Questo fino a poco tempo fa. Già, perché la Cassazione, con la sentenza n°22611 dell’ 11.06.2012, ha stabilito che è legale installare strumenti di sorveglianza negli uffici, anche quando questi inquadrino direttamente le postazioni lavorative, se i lavoratori prestano il loro consenso scritto e se ci sono, ovviamente, gli appositi cartelli che indicano che quella è un’area videosorvegliata.

Nessuna violazione dello statuto dei lavoratori, quindi, quando il provvedimento messo in atto dal datore sia sottoscritto dalle rappresentanze sindacali aziendali o, in assenza di queste, da una commissione interna o, ancora e a maggior ragione, “proprio da tutti i lavoratori”.

Una sentenza, questa, che sicuramente farà storcere il naso non solo ai lavoratori assenteisti e scansafatiche, ma anche a tutti coloro che si ergono a paladini della privacy. E chissà se assisteremo a scene “fantozziane” di sagome di dipendenti costruite ad hoc e poste sul posto di lavoro mentre le loro controparti umane sono a prendere tranquillamente il sole sui tetti aziendali. Insomma, ai video l’ardua sentenza.

Mobbing agli Europei di calcio: portiere svedese “sotto tiro”.

giugno 18, 2012 Mobbing Nessun Commento

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Si chiama “gris”, ossia “gioco del maiale. Che cos’è? È una sorta di punizione a cui vengono sottoposti i giocatori della nazionale svedese quando sbagliano una palla. In questi giorni ha fatto il giro del mondo in rete un video pubblicato dal giornale Expressen.se, in cui vittima di tale gioco o punizione è il secondo portiere Johan Wiland che, dopo aver sbagliato una parata durante gli allenamenti, è stato costretto, tra le risate dei suoi compagni, a mettersi di spalle sulla linea di campo e farsi calciare da 16 metri i palloni nelle natiche.

Mobbing in campo, avverte Lars Arrhenius, dell’organizzazione svedese anti-bullismo «Friends», che ha duramente criticato l’azione: “È un comportamento estremamente deplorevole. I giocatori sono degli eroi per migliaia di giovani svedesi e non dovrebbero far passare l’idea che una cosa simile sia ok”.

Intanto la Federazione del calcio svedese, SvFF, ha cercato invano fino all’ultimo di impedire la pubblicazione del video, in un certo senso “rubato”, magari con strumenti che permettono di filmare senza essere visti, come gli occhiali con telecamera incorporata. Dall’altra parte, però, nonostante il video abbia suscitato indignazione e discussioni su Internet, c’è chi difende questa pratica come un semplice gesto di goliardia. Nessun mobbing in campo, quindi, secondo l’ ex estremo difensore della nazionale svedese, Thomas Ravelli il quale, a difesa dei metodi dell’allenatore Erik Hamren, ha dichiarato: “Capisco che a molti possa apparire come una sorta bullismo, ma non è affatto così”.

È intervenuto, inoltre, l’addetto stampa della nazionale svedese, il quale ha affermato che questo gioco è usuale ed in esso non vi è nulla di male, niente che faccia pensare al mobbing, visto che comunque si svolge tra le risate della stessa vittima.

I gialloblu rimangono, tuttavia, nell’occhio del ciclone e, in casa come all’estero, si continua a parlare del gioco del maiale, sperando che anche le altre squadre non lo prendano come esempio.

 

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