Bullismo a scuola: Consigli per risolverlo – Parte II

aprile 27, 2011 Bullismo Nessun Commento

Se vostro figlio è il responsabile di atti di bullismo, e non la vittima, il genitore può rendersi molto utile per contribuire a trovare una soluzione al problema.

Non negate il problema
Come già detto, ignorare l’esistenza di un problema non lo farà sparire magicamente, e anzi spesso non fa altro che inasprirlo. Potrebbe non essere tutta colpa di vostro figlio, ma lui ne fa sicuramente parte, ed i problemi non possono risolversi senza che tutte le parti in causa possano essere soddisfatte o coinvolte.
Minimizzare l’importanza del problema equivale a comunicare a vostro figlio che i suoi comportamenti nei confronti degli altri siano accettabili.

Parlate con lui
Ascoltate la sua versione dei fatti e le sue sensazioni, e ricordatevi che ogni medaglia ha sempre due facce. Documentate gli aspetti specifici del suo comportamento, in modo da avere le informazioni necessarie per aiutare tutte le parti in causa a trovare una soluzione.

Aiutatelo ad immedesimarsi
Un sentimento che ai bulli manca è spesso quello dell’empatia. Quando parlate degli eventi in cui vostro figlio è coinvolto, chiedetegli di mettersi nei panni della vittima per provare come può sentirsi. Durante un film in TV, discutete apertamente con lui come si sentirebbe durante alcune scene, specialmente in quelle che rappresentano una lite.

Studiate un piano di riparazione
Chiedete a vostro figlio di aiutarvi a capire perché ha fatto del male ad un altro ragazzo, e perché lo ha fatto. Poi, trovate insieme a lui una soluzione per poter dimostrare in maniera significativa quanto sia dispiaciuto per essersi comportato in quel modo.
Chiedere semplicemente scusa potrebbe non essere sufficiente, deve chiaramente spiegare per quale motivo chiede scusa, e cosa ha intenzione di fare per evitare che la cosa si ripeta.

Riducete l’esposizione ad esempi sbagliati
Spesso, la violenza a cui sono esposti i nostri ragazzi è una causa di comportamenti altrettanto violenti, specie se i genitori non prestano la dovuta attenzione. Controllate attentamente i programmi che guardano in TV, i videogiochi coi quali si svagano, e gli altri bambini con cui fanno amicizia.
Ovviamente gli esempi violenti non devono essre completamente nascosti dalla loro vista, in quanto fanno parte della vita e presto o tardi bisogna farci i conti. Assicuratevi soltanto di parlarne coi vostri figli e di capire le sensazioni che tali esempi generano in loro. Grazie a questo dialogo, i vostri figli potranno sviluppare una propria opinione.

Trovate una guida
Spesso i bulli mancano anche di abilità nella socializzazione. Cercate di individuare qualcuno che, durante la vostra assenza, possa fare da supporto per vostro figlio in maniera regolare, in modo da aiutarlo a sviluppare un comportamento sociale accettabile.

Il bullismo ha un impatto potenzialmente devastante sul rendimento scolastico dei nostri figli e sul loro processo di crescita. Tutti hanno la responsabilità di aiutare gli altri, e nessuno ha il diritto di far loro del male.
I genitori devono fare tutto quanto in loro potere per assicurarsi che i loro figli si rechino a scuola sapendo di trovare un ambiente sicuro, dove viene garantita l’eguaglianza di ognuno di loro.
L’assenza di violenza e paura metteranno i nostri ragazzi nelle migliori condizioni per concentrarsi soltanto sul loro sviluppo, diventando così membri attivi e sereni della nostra società.

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Bullismo a scuola: Consigli per risolverlo – Parte I

aprile 27, 2011 Bullismo Nessun Commento

L’anno scolastico si avvia lentamente verso la fine, ma dopo le vacanze estive, arriverà il tempo del ritorno in classe, un momento eccitante per i ragazzi che possono incontrare di nuovo gli amici che non hanno visto per due mesi. L’altra faccia della medaglia però, è il dover rivedere bulli e molestatori che gli rendono la vita difficile o impossibile in classe.

Inoltre, il ritorno può causare ansia nei genitori che ricevono regolarmente chiamate dal preside o dagli insegnanti, perché il loro figlio è coinvolto in episodi di bullismo, ma come parte attiva. Cosa possono fare i genitori di entrambe le parti per far sì che i loro ragazzi si concentrino soltanto sullo studio e sul divertimento, invece che sulla violenza o la paura?

Se vostro figlio è vittima di bulli in classe, di seguito trovate alcune idee:

Parlate con lui
Fategli capire che non potete aiutarlo se non siete a conoscenza dei dettagli relativi alle situazioni che lo preoccupano. Ascoltate i suoi racconti e le sue sensazioni, restando calmi e senza esprimere giudizi affrettati. Cercate di collaborare con lui per trovare una soluzione che lo faccia sentire a suo agio.

Raccogliete informazioni
Cercate di essere informati e di raccogliere quanta più documentazione possibile riguardo agli eventi descritti da vostro figlio; Chi era presente (adulti e ragazzi), cosa è successo di preciso, quando e dove è avvenuto l’incidente in questione.
Assicuratevi che vostro figlio sappia la differenza tra fare la spia (riferire ad altri con l’intenzione di creare problemi alle persone coinvolte) e raccontare (riferire per chiedere aiuto). Ditegli che siete orgogliosi di come lui sia in grado di raccontare e rivivere insieme a voi momenti particolarmente difficili per lui.

Non dategli suggerimenti sbagliati
Non dite a vostro figlio di ignorare il bullo che lo molesta, e non provate ad insegnargli a difendersi o lottare. Incoraggiarlo a minimizzare le proprie reazioni può ridurre la frequenza degli attacchi, ma ignorare un problema raramente serve a risolverlo in maniera definitiva, mentre combattere renderebbe la situazione ben peggiore.

Non pensate che sia normale
Non commettete l’errore di pensare che il bullismo sia una normale parte del processo di crescita e interazione tra ragazzi. L’abuso, di qualsiasi tipo, non può mai essere considerato una cosa normale.

Informate gli insegnanti
Coinvolgete professori e preside della scuola, ma senza affidarvi completamente a loro come unica possibile soluzione. Riferire l’accaduto agli insegnanti non significa che il problema sia automaticamente risolto, in quanto molti professori e dirigenti scolastici non sono in grado di gestire i problemi relativi agli atti di bullismo. Tutte le parti coinvolte (molestato, molestatore, genitori, insegnanti ed amministratori scolastici) devono essere coinvolti per trovare una soluzione equilibrata.

Informatevi
Chiedete a scuola in quale modo vengono trattati i casi di bullismo, le sue varie definizioni (aggressioni fisiche, verbali, sessuali, o molestie online), e le conseguenze di ognuna di tali categorie.
Dovrebbe esserci anche una differenza tra comportamenti inappropriati e bullismo vero e proprio. I primi possono verificarsi, in varie occasioni, in tutti i ragazzi, senza però essere segno di un problema cronico. Il bullismo invece è un comportamento cronico e costante, che ha come intenzione finale quella di fare del male o intimidire la vittima.
Tali definizioni dovrebbero anche identificare le zone a rischio all’interno del complesso scolastico (cortile, palestra, bagni) ed un piano d’azione per prevenire o stroncare eventuali atti impropri.

Responsabilizzate vostro figlio
Più vostro figlio è giovane, più benefici potrà avere dallo svolgere un ruolo in una sorta di copione di come comportarsi in certe situazioni. Insegnarrgli a reagire in maniera ferma, o a fare finta di niente, o rispondere con ironia, possono rivelarsi soluzioni vincenti. L’importante è che impari a farlo mostrando poche emozioni e con fiducia in se stesso. Poterbbe essere necessario un po’ di tempo prima che tale tattica dia i suoi frutti, quindi permettetegli di muoversi alla velocità che più gli è congeniale.

Che cosa è lo stalking? Una rapida descrizione

aprile 26, 2011 Stalking Nessun Commento

Quando si parla di stalking mi viene in mente il caso che ha coinvolto l’attrice Theresa Saldana.
Per quelli tra voi che non siano al corrente di questo incidente, il 15 marzo 1982, la Saldana fu vittima di stalking da parte di Arthur Richard Jackson, un vagabondo scozzese di 46 anni.
Secondo i rapporti investigativi, Jackson fu attratto dalla Saldana dopo averla vista nel film Defiance nel 1980. Riuscì ad ottenere l’indirizzo di Theresa dopo avere assunto un investigatore privato attraverso il quale riuscì a rintracciare il numero di telefono della madre. Jackson a quel punto chiamò la madre della Saldana e, facendosi passare per assistente di Martin Scorsese, le chiese l’indirizzo di residenza, al fine di contattarla per sostituire un’attrice in un ruolo cinematografico in Europa.
Giunto davanti alla casa di Theresa, in pieno giorno, le sferrò dieci coltellate, con un coltello da 14 cm, quasi uccidendola. L’attacco fu talmente rabbioso da piegare la lama del coltello.

Anche se c’erano molti testimoni nelle vicinanze, l’attacco fu interrotto solo quando Jeff Fenn, un fattorino che trasportava acqua, udì le sue grida disperate, si precipitò dal secondo piano di un condominio e immobilizzò Jackson. La Saldana fu poi sottoposta ad un intervento chirurgico di quattro ore, e passò quattro mesi in ospedale presso il Motion Picture Hospital.
Il nostro desiderio è che questo non accada di nuovo a nessuno, ed il modo migliore per ridurre le probabilità di essere vittima di stalking è quello di armarsi di conoscenza ed informazioni con prodotti efficaci per la rpopria salvaguardia.

Microregistratori e microspie possono aiutare a prevenire tali situazioni.

Definizione
Lo stalking può essere difficile da identificare in un primo momento. Inizialmente la vittima può pensare che non vi sia alcun motivo di allarme, e anzi può sentirsi lusingata per l’attenzione. Se il problema si intensifica e diventa più evidente, questo potrebbe rappresentare una vera e propria minaccia per la vittima.

La definizione esatta di stalking varia nelle varie leggi di ogni Paese, ma in generale, lo stalking si riferisce a “un comportamento diretto a una persona specifica che comporta la ripetuta vicinanza visuale o fisica, la comunicazione non consensuale scritta o verbale, le minacce implicite, o una combinazione di tutto questo, che possano causare timore nella persona oggetto di attenzioni”

Esempi di questo genere sono:

Tentare ripetuti contatti indesiderati (visite, telefonate, email, lettere, apparizioni improvvise, ecc.)
Visitare o seguire in maniera indesiderata la persona oggetto di attenzione
Minacciare la vittima o i suoi amici o familiari
Qualsiasi altro comportamento usato per contattare, molestare, rintracciare, o minacciare la vittima.

I “Cyberstalkers” o molestatori online usano invece tecniche come l’invio di email minacciose o oscene, a volte anche contenenti virus, molestare la vittima in chat, o assumere false identità online.

Lo stalking è una serie di atti persistenti, che si ripete per un certo periodo di tempo. Potreste non essere sicuri che tali contatti abbiano intenzioni moleste, ma è sempre conveniente segnalare gli incidenti che vi riguardano. Eventuali situazioni illegali potrebbero portare ad un’azione giudiziaria.

Una breve descrizione dello stalking

Secondo statistiche legali, circa 3,4 milioni di persone sono vittime di stalking negli Stati Uniti ogni anno. Le vittime principali sono i giovani di età compresa tra 18 e i 24 anni. Con l’eccezione dei personaggi famosi, la maggior parte delle vittime conosce il proprio molestatore. Circa 1 vittima su 4 ha subito qualche forma di stalking online.

Ogni anno, sempre negli USA, quasi il 60 per cento delle donne e il 30 per cento delle vittime di sesso maschile subiscono tali molestie da parte di un ex fidanzato o comunque di qualcuno con cui abbiano avuto una relazione intima.

La maggior parte delle vittime che non hanno segnalato i loro molestatori alla polizia, lo ha fatto perché pensava che la polizia non potesse fare niente per difenderli. Questi risultati suggeriscono che la maggior parte delle vittime di violenza domestica o di stalking non considera il sistema della giustizia uno strumento idoneo per risolvere i conflitti personali. La durata media degli atti di stalking da parte di un partner di questo genere è di circa 2,2 anni.

Qualcuno vi segue o vi molesta?
Se siete oggetto di attenzioni non volute o di contatti da parte di un o una ex coniuge o partner, un collega oppure un compagno di classe, un amico lontano o anche un estraneo, allora potreste essere vittima di atti di stalking.

Le caratteristiche dello stalking (cosa fa un molestatore):

Insiste a chiedervi un appuntamento, quando gli avete più volte detto chiaramente di no in precedenza.
Vi telefona ripetutamente o invia lettere, e-mail, messaggi chat, o altro ancora, anche quando gli avete chiesto di smetterla.
Gir costantemente intorno al luogo dove vivete o lavorate.
Vi segue o appare improvvisamente senza preavviso al lavoro, a casa, a scuola o in auto.
Tenta di manipolarvi psicologicamente con sensi di colpa, accuse infondate, regali non richiesti.
Compare improvvisamente nella vostra casa o nella vostra auto.
Vi aggredisce fisicamente.
Procura lesioni a un vostro animale domestico o addirittura lo uccide.

Che cosa si può fare?

Mettete subito le cose in chiaro. Dite al vostro stalker, con voce ferma e chiara, che restare in contatto con lui non vi fa piacere e che è meglio interromperlo subito.
Evitare ogni contatto con lo stalker.
Informate un amico, le forze dell’ordine, un membro della famiglia, i colleghi di lavoro, o chiunque possa intervenire, di quello che sta succedendo. Se succede qualcosa di serio, è meglio che qualcuno sia informato e possa agire di conseguenza.

Cambiate numero di telefono o prendete un numero non listato sull’elenco, cambiate il vostro indirizzo email, usate una casella postale temporanea. Potete anche usare un apparecchio cambiavoce telefonico, così che chi vi chiama possa pensare di aver sbagliato numero, o che ci sia qualcuno che vive con voi. Alcuni di questi dispositivi possono far sembrare che un uomo risponda al posto di una donna o viceversa.

Contattate la polizia. Può essere utilissimo avere una copia degli email, messaggi telefonici, lettere, pacchi, o qualsiasi altra prova che possa attestare lo stalking. Fate delle copie e datele a un amico o alla polizia. Tenete un registro dettagliato scritto di tutte le comunicazioni e contatti.

Portate con voi dei prodotti per la difesa personale, non letale ma efficace, tipo ad esempio uno spray anti aggressione.
Se riuscite, tentate di ottenere un ordine restrittivo per ordinare al molestatore di stare lontano da voi. Se infrange tale divieto, può essere punito con una multa o anche finire in carcere.

Cosa può provare una vittima di stalking

Lo stalking non è mai colpa della vittima. Bisogna comprendere che ciò che vi sta accadendo non è normale, non è colpa vostra e non è causato da qualcosa che avete fatto. Lo stalking spesso ha delle conseguenze molto serie sulle vittime. Esse possono provare ansia, paura, rabbia, depressione, nervosismo, sensazione di isolamento, disturbi del sonno o dell’appetito, stress, incubi, o incapacità a concentrarsi. Se si verifica uno di questi sintomi, è consigliabile rivolgersi ad un medico o un esperto.

L’impatto dello stalking sulle proprie vittime può cambiare loro la vita. Chi viene molestato o inseguito spesso è costretto a cambiare le proprie abitudini e i propri comportamenti, con possibili gravi conseguenze sulla propria vita sociale.

Una ragazza racconta: la mia esperienza con i bulli a scuola

aprile 21, 2011 Bullismo Nessun Commento

Il bullismo a scuola esiste da sempre ed è ovunque. Sinceramente, non so nemmeno se esista una maniera di intervenire per fermare tali episodi senza rendere la situazione ancora peggiore per la vittima.
Quando mi capitò di leggere la storia di una ragazza americana di 15 anni, che si era uccisa impiccandosi a causa degli scherzi di cui era vittima, per me fu un vero shock.

Questi scherzi io li subii quando andavo a scuola da adolescente, quando cominciava ad affiorarmi la prima acne giovanile e la mia famiglia era talmente povera che non potevamo nemmeno permetterci un paio di calze per me. Sinceramente non mi sono mai curata del dover andare in giro senza calze, i ragazzi sono molto più flessibili per certe cose e non si curano di certi dettagli.

Gli altri ragazzi della mia scuola, invece, se ne curavano eccome. Indossavo gli abiti dismessi da mia cugina, o quelli comprati in qualche negozio dell’usato. Non ho mai avuto un telefono cellulare, scarpe alla moda o qualcosa che risaltasse particolarmente.
Gli altri ragazzi mi additavano e prendevano in giro da una classe all’altra, e ancora mi ricordo parola per parola come fossero quasi disgustati nel vedere i miei vestiti, come mi dicevano quanto fossi brutta e non avessi il loro “stile” nel vestire o nel comportarmi.

Certo, erano “apprezzamenti” piuttosto innocui, ma per una ragazzina, facevano veramente male. Cominciai a farmi del male tagliandomi da sola, e piangevo tutto il giorno e tutta la notte, ogni santa notte. La mia maestra sentiva benissimo quello che mi dicevano, vedeva perfettamente quanto io piangessi, e mi ascoltava quando le dicevo che tutto questo era sbagliato.

Eppure, non fece assolutamente nulla. Non informò i miei genitori di quanto mi succedeva a scuola, non prese alcuna misura punitiva nei confronti degli altri ragazzi, assolutamente nulla. Neppure quando uno dei ragazzi mi picchiò con uno dei suoi libri fino a farmi piangere ed implorarlo di smettere. Non fece nulla, anzi mi disse semplicemente di smettere di piangere e di fare quello che gli altri alunni mi dicevano di fare.

Un’altra insegnante mi abbracciò mentre piangevo e si mise in piedi davanti alla mia classe urlando ai bulli di lasciarmi stare; questo però non fece altro che peggiorare la cose. Quella notte, andai a casa e ingoiai un intero flacone di pillole di sonnifero. Avevo solo 11 anni. Mia madre se ne accorse in tempo e mi fece sputare fuori tutto quello che avevo ingerito. Fu quella notte che i miei genitori scoprirono che la loro figlia veniva costantemente molestate in classe.

Ora che ho 17 anni, sono segnata in maniera indelebile, la mia autostima è sotto zero, non posso tornare nella scuola pubblica ed ho cambiato tre diversi psicologi, ma le cose non accennano a migliorare.
Non riesco ad affrontare la gente, non posso andare a fare shopping senza rinchiudermi nel camerino a piangere perché mi vedo brutta.

Dovevo affrontare costantemente i miei ex compagni di classe, che erano nella mia scuola ed avevano il mio stesso orario per il pranzo. Quindi decisi di abbandonare la scuola ed ora studio da casa con un insegnante di supporto. La mia vita è stata rovinata ed ora sono felice solo quando posso uscire a fare shopping.

In quei momenti mi sento migliore di loro, comprando cose nuove e spendendo soldi senza sosta, centinaia di dollari a settimana. Solo allora mi sento in pace con me stessa, per una sorta di rivincita, come se stessi gridando in faccia ai miei molestatori “Guardate, non sono più la ragazzina brutta, povera e malvestita, guardate quante cose belle e nuove che ho”.

Personalmente non so quale sia la soluzione migliore per fermare il bullismo. Quando la persona molestata lo dice ad altri, la situazione peggiora. I genitori dei bulletti di scuola dovrebbero intervenire per dare una bella sferzata ai loro figli molestatori e rimetterli sulla giusta via, e le scuole dovrebbero avere una maniera migliore per trattare simili casi.

Se vostri figlio viene molestato, dovete assolutamente intervenire ed aiutarlo. Queste cose non soltanto rovinano l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo, ma possono causare ferite che si portano dietro per tutta la vita. Quando vostro figlio ha bisogno di voi, siate pronti, vi potrà soltanto ringraziare.

Nella maggior parte dei casi una microspia o un microregistratore possono davvero aiutare a capire e prevenire tali situazioni

Stalking: La storia di Alex – Parte III

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Ecco la storia di Alex cosi’ come raccontata da lei stessa:

Negli ultimi due anni, questo pazzo mi ha rovinato la vita, o almeno, la vita che avevo prima. Ha cominciato con telefonate di minacce, fino a giungere a cose come bucare le gomme della mia auto o tagliare i fili del freno. Come se non bastasse, la mattina dello scorso Natale è passato a “salutarmi” ubriaco (o forse drogato) e con una pistola in mano. Delle microspie avrebbe potuto documentare il tutto e aiutarmi a non arrivare a tale situazione

I poliziotti da me chiamati mi hanno chiesto se mi avesse effettivamente MINACCIATO. Ho risposto che per me, impugnare una pistola è già una minaccia di per sé. Alla loro insistenza, ho risposto che non ci sono state minacce VERBALI, non ha detto che era venuto per uccidermi.

Quindi, nessuna minaccia, nessuna denuncia. I poliziotti se ne sono andati e io mi sono resa conto che c’era veramente qualcosa che non andava.
Non ho famiglia, quindi nessuno mi capiva realmente. I vicini rifiutarono di essere coinvolti nei miei affari personali, per paura che il molestatore rivolgesse le sue “attenzioni” verso di loro e che si potessero trovare in prima linea. Fantastico, amici da quattro anni, e quando serve, spariscono in un attimo.

Sulle prime pensai che la sua fosse solo una ossessione quasi infantile, supportata in questo dal mio “esperto” psicoanalista, che diceva che non avrebbe mai avuto il coraggio di aggredirmi fisicamente.
Due mesi dopo, infatti, lo fece. Mi prese da dietro e quasi mi spezzò la spina dorsale. Feci finta di svenire ed allentò la presa, preparandosi a violentarmi, e non si sarebbe fermato neanche se fossi stata morta.
A quel punto riuscii a balzare in piedi e scappare. Nonostante 13 chiamate alla polizia, da parte di vicini che avevano assistito alla scena o udito le mie grida disperate, la volante arrivò soltanto 20 minuti dopo.

I poliziotti lo incriminarono soltanto per percosse semplici. Ero piena di graffi e di abrasioni, avevo i vestiti strappati, l’occhio sinistro quasi chiuso per quanto era gonfio, ed ancora non ricordo (per fortuna!) tutti i dettagli, a parte il fatto che mi ha trascinato per tutta la casa tenendomi per il collo, senza dire una sola parola per tutto il tempo.
Ancora non riesco a togliermi quelle immagini dalla mente, gridavo con tutto il fiato che avevo in gola e sono riuscita a scappare soltanto fingendomi morta quando si preparava a violentarmi (infatti la polizia trovò dei preservativi sulla scena del crimine).

I poliziotti contribuirono ad umiliarmi con fotografie della scena e calpestando tutto quanto avevo in casa, e lasciandomi da sola senza assistenza, semplicemente dicendomi “Lo porteremo in galera”. OK, una buona notizia, ma un po’ di conforto in più non sarebbe stato sgradito.

Poco dopo, cominciai a sentirmi paralizzata sul lato sinistro. Dottori e neurocirurghi furono concordi nel dire che l’aggressione mi aveva quasi reciso la spina dorsale. Mi dovetti sottoporre ad un intervento di neurochirurgia, perché il dolore era qualcosa di inimmaginabile, specie per una persona come me, che ha praticato sport per tutta la vita. Quei giorni ora fanno parte del passato, visto che ho una disabilità parziale permanente.

Pochi giorni prima dell’operazione, mia madre si trasferì da me per aiutarmi nei movimenti più semplici. Passai tutta l’estate imprigionata in un busto, ed il mio peso scese drasticamente da 54 chilogrammi fino a 42. Ovviamente, mia madre doveva tornare alla sua casa e alla sua vita quotidiana, così prima di andarsene mi riempì la casa di abbastanza provviste da nutrire una persona normale per almeno tre mesi.

Le uniche cose che mi hanno permesso di sopravvivere sono state la mia autostima, i miei gatti, e la gratitudine per essere sopravvissuta ad un’operazione molto rischiosa. Ero e sono ancora furiosa perché lui è stato incriminato solo per percosse semplici piuttosto che tentato omicidio o almeno percosse gravi. Nonostante tutto questo feci tutta la trafila delle deposizioni e poco prima del processo dovetti essere ricoverata per un attacco di stress, col battito cardiaco che non scendeva sotto le 170 pulsazioni al minuto.

In tribunale, decisi che la mia vita valeva molto di più che farlo finire in carcere o sotto tutela, per cui acconsentii a lasciarlo in libertà sotto cauzione. Subito dopo, mi fece picchiare da due suoi amici e pochi giorni dopo venne lui stesso a cercarmi.
Per fortuna mi ero appena trasferita in un nuovo quartiere, con dei poliziotti molto rapidi che arrivarono 90 secondi dopo la mia chiamata.

Ora lui si trova in prigione senza possibilità di uscirne; io ho perso moltissimo da tutta questa storia, ma sono orgogliosa di non aver perso la sanità mentale. Le accuse nei suoi confronti ora sono molto più pesanti: stalking aggravato ed una serie di reati accessori quale la violazione dell’ordine restrittivo, ed oltraggio alla corte.

Ho un buon tenore di vita e lavoro in proprio. Ovviamente, tutti i guadagni dell’ultimo anno se ne sono andati, ma sono piena di speranze. Il mio aggressore ha passato Natale, Capodanno, il suo compleanno ed il mio in carcere, e sarà così per molti anni a venire. Ora grazie ad aiuti medici e psichiatrici mi sento meglio e ho ricominciato anche a muovermi, così da poter ricominciare presto a lavorare e guadagnare bene.

Non ho perso la fede in me stessa e la mia autostima, anche se nessuno capisce dove possa averle trovate. Quello che ha un problema, ora, è lui. Io sono sopravvissuta ad un crimine violento e sono pronta per incontrare una persona nuova, perché so che non tutti gli uomini sono malvagi come lui, che non considero nemmeno umano. Presto, anche se non ora, incontrerò la persona giusta con cui mettere su famiglia.

Le mie ferite e la mia paralisi sono praticamente impossibili da vedere, e ormai ho imparato a recitare in maniera molto convincente per far credere agli altri che vada tutto bene, ma sono perfettamente normale e felice, e anche se la mia famiglia mi ha abbandonata, I miei gatti sono sempre con me e la mia nuova vita è pronta per essere vissuta.

Stalking: La storia di Alex – Parte II

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Il secondo molestatore con cui ebbi a che fare decise di ignorare deliberatamente l’ordine della polizia che gli vietava di contattarmi o avvicinarsi a me. Continuava a chiamarmi, ma lo faceva via Skype, visto che le chiamate via Internet non sono rintracciabili e l’utilizzo di microspie poteva essere l’unica arma possibile.
Continuava a causarmi problemi anche in parrocchia, a calunniarmi, a scrivermi email, teneva addirittura un blog su di me, rubava la mia posta e la mia spazzatura, in pratica faceva quel che voleva con la mia vita.

Purtroppo, il mio avvocato mi disse che gli email da un servizio di posta gratuito (Hotmail, Gmail etc) non costituivano una prova plausibile, così come i blogs che non riportassero il suo nome, e naturalmente non potevo dimostrare che fosse lui a rubare la mia posta e la mia spazzatura, o a chiamarmi via Skype.

Questo è uno dei grandi svantaggi di Internet. Un molestatore può mandarvi migliaia di messaggi e, nonostante voi sappiate benissimo che è lui a scrivervi, se lo fa tramite un email gratuito da un punto Internet, non c’è modo di provare che sia stato effettivamente lui.
Infatti, l’avvocato mi disse che se l’avessi denunciato per via della sua attività su Internet (email, blog etc), avrei rischiato di essere condannata a mia volta per calunnia, perché il giudice non l’avrebbe ritenuta una prova valida.

Quindi, tutto quello che il mio molestatore avrebbe dovuto fare era rovesciare i termini della questione e dire che ero stata io a molestare lui, per farmi passare guai seri. Oggettivamente è assurdo, ma senza prove solide ed innegabili non è possibile dimostrare chi si astato a mandare email minacciosi o a scriver blog pieni di notizie infamanti ed ovviamente false.
Era giunto fino al punto di pubblicare i miei dettagli personali (data di nascita, codici personali, informazioni bancarie e numeri di carta di credito), ma non ero in grado di provare che fosse stato lui.

A causa di tutto questo, ho preso delle misure laboriose ma efficaci per proteggermi quali l’utilizzo di microspie e molti altri prodotti trovati sul sito Endoacustica.com, ed anche se alcune di esse sono di dubbia legalità, quando una cosa va fatta, va fatta.
Tempo fa, ho scoperto che chiunque può richiedere una lista delle attività automobilistiche, basta dichiarare che abbiano un buon motivo per farlo. Viene fatto tutto online, a seconda dello Stato degli USA dove ci si trova. Richiedendo la mia lista, sono rimasta sorpresa dalla quantità di informazioni in essa contenute.

Tutte le mie multe, eventuali incidenti che possano rivelare dove mi trovavo in un certo momento, che tipo di automobile guidavo al momento della multa o dell’incidente, ed ovviamente il mio indirizzo di casa. Se qualcuno volesse trovare la vostra dichiarazione dei redditi, potrebbe anche rintracciare la vostra automobile ed il vostro indirizzo di casa.
Per questo motivo, non ho il mio indirizzo di casa sulla patente. La mia sicurezza e la mia privacy sono molto piu’ importanti di una legge che ti dice di dichiarare sempre dove vivi. Non ho proprietà a mio nome, e tutto e’ pienamente legale. Se volete sapere come potete possedere delle proprietà senza averle registrate a nome vostro, consultate un avvocato esperto in questo settore.

La cosa ancora più sconvolgente è che pochi mesi fa scoprii l’esistenza di un sito dove basta inserire il numero di targa di un’auto per scoprirne le generalità del proprietario. Non ci credevo, allora provai ad inserire il numero di targa della mia auto e vidi comparire sullo schermo il mio nome ed il mio indirizzo, così come essi sono stati registrati nell’archivio della Motorizzazione.

Molta gente non si rende conto di quanto la loro privacy sia a rischio, sia online che offline. Provate a mettere il vostro nome su vari motori di ricerca, e potrete trovare il vostro profilo face book o quello di altri social networks, tutti i blog o i forum in cui compare il vostro nome, corredati con numeri di telefono ed indirizzo. Ricordatevi che ogni compagnia (società di carte di credito, banche, agenzie di ricerche di mercato, abbonamenti a riviste o giornali e praticamente ogni luogo dove voi possiate aver fornito i vostri dati completi di indirizzo e telefono) può essere in grado di vendere il vostro nominativo ed i vostri dettagli, a meno che non neghiate espressamente il consenso a farlo.

Olte a questo, ho scoperto qualche mese fa che tramite non so più quale sito, è possibile scoprire tutti i dettagli collegati ad un indirizzo email gratuito. Quindi, per chi usa Hotmail, Gmail o simili, il consiglio che mi sento di dare è quello di non usare mai i propri dettagli reali: il nome va bene, ma evitate di inserire l’indirizzo esatto, numero di telefono o altri dettagli sensibili. Usate informazioni che sarete comunque in grado di ricordare se doveste smarrire o dimenticare la password di accesso.

Per molti di voi questo potrà sembrare un caso di paranoia, ma se vi e’ mai capitato di subire molestie o atti di stalking, capirete benissimo che mantenere segreti i propri dettagli e’ un modo per salvaguardare la propria privacy e la propria pace.

Stalking: La storia di Alex – Parte I

aprile 19, 2011 Stalking Nessun Commento

Ho trovato questa storia su Internet, ed ho deciso di condividerla perché è raccontata dal punto di vista della vittima, e dimostra come la legge prenda spesso sottogamba le storie di stalking, la polizia spesso non le affronta con l’impegno necessario, e come sarebbe necessaria una legislazione più restrittiva.
Questo cambiamento è necessario per tutti coloro che ci hanno rimesso la vita o che potrebbero presto morire di stalking. Cambiare la legge potrebbe aiutare a salvare molte vite, e molte se ne sarebbero potute già salvare.

Nel mio primo caso di stalking, la polizia mi disse apertamente che un divieto di contattarmi, emesso nei confronti del molestatore, non valeva la carta su cui era scritto (forse per questo non ne emisero uno). Il secondo molestatore passava spesso sotto casa mia per molestarmi, e nemmeno l’ordine della polizia gli impedì di chiamarmi continuamente in ufficio, con una frequenza tale che dovetti lasciare il lavoro.

Sfortunatamente, il mio capo era giovane e non in grado di gestire una situazione del genere, e spesso la gente si chiede “Cosa mai avrà fatto di male a quell’uomo, per fargli fare quello che sta facendo?”. Questo succede ancora in molti luoghi di lavoro, tra i conoscenti ed anche da parte delle forze dell’ordine: molti pensano che la colpa delle molestia risieda, alla fin fine, nella persona molestata che deve aver fatto qualcosa di male per far infuriare il molestatore. Insomma, la colpa poteva benissimo essere mia.

La seconda volta che mi rivolsi alle forze dell’ordine, infatti, non mi presero molto sul serio, vista la mia esperienza precedente con David, il mio primo stalker. David fece tutto quanto era in suo potere per farmi arrestare per minacce, molestie ed altro ancora, quando in effetti era lui a molestarmi.
Passava sotto casa mia fino a 6 o 7 volte al giorno, minacciava di uccidere o torturare i miei genitori o me, tagliava le gomme della mia auto, ed altro ancora. Non appena faceva qualcosa a me, correva alla polizia a dire che ero stata io a farlo a lui.

Molti stalkers fanno proprio così. Vi seguono, vi molestano, vi minacciano e poi… vanno alla polizia a dire che voi, la vittima, state facendo questo a lui. Il mio molestatore era stato molto convincente, un ottimo attore. Fece credere alla polizia che temeva per la propria vita.
A seguito di questo, un ispettore mi chiamò per interrogarmi, e fui trattata come se la criminale fossi io.
Gli spiegai che perfino mia madre era stata testimone di una serie di comportamenti molesti, e si convinsero che le accuse nei miei confronti non erano fondate, ma comunque non presero il tutto troppo sul serio, come avrebbero dovuto.

Tutto cambiò quando David decise addirittura di denunciarmi perché non gli rispondevo al telefono. Ebbene sì, disse proprio così, e non pensavo minimamente che una denuncia del genere potesse essere realmente sporta, ma mi accorsi sulla mia pelle che questo era veramente possibile.
A quel punto, decisi finalmente di avvalermi dei servizi di un avvocato criminale, che in breve tempo fece per me molto più di quanto io stessa pensavo che fosse possibile in casi del genere.

Il mio avvocato mi disse che era meglio che mi trasferissi al di fuori dello Stato, cosa che fortunatamente era nelle mie possibilità. Dopo un anno, pensando che fosse passato abbastanza tempo, tornai per visitare i miei familiari. Non appena tornai, mi fece arrestare di nuovo, dicendo che ero andata a casa sua a minacciarlo, nonostante mi trovassi a circa 1000 chilometri di distanza. Questo non importava, dovevo andare di nuovo in tribunale e pertanto, consultai di nuovo lo stesso avvocato.

Quando mi recai al tribunale per parlare con il giudice, fui informata che il processo avrebbe riguardato il reato di stalking. Questa per me fu la prima volta che sentii parlare di tale reato, che non sapevo nemmeno che esistesse. Non sapevo cosa fosse e, prima dell’avvento di Internet, non avevo nemmeno idea che ci fosse una definizione di reato per gli atti che lui stava commettendo. Non avevo idea che per questo tipo di comportamento si potesse addirittura finire in galera, pensavo che fosse una cosa a cui le donne dovevano semplicemente adattarsi se una relazione finiva male.
Mi sbagliavo, lui stava commettendo un reato, e tale reato si chiamava stalking. Potevo ritenermi fortunata che lui non avesse portato a compimento le sue minacce, ma anche dopo tutto quello che era successo, la polizia non aveva emesso nessun ordine nei suoi confronti. A quei tempi, forse non sapevano ancora bene come trattare questo genere di comportamenti.

Fortunatamente, il mio molestatore mi lasciò più o meno in pace dopo essere andati in tribunale. Quando dico “più o meno, intendo dire che non mi chiamò più, passando vicino casa mia forse una o due volte. Invece di contattarmi, si metteva in attesa lungo la strada che porta a casa mia, e se uscivo con qualcuno, lo seguiva e minacciava.

Come potete facilmente immaginare, nessun uomo usciva con me più di una volta… In un caso, si spinse addirittura a minacciare i figli e l’anziana madre di uno degli uomini con cui uscii.
Ovviamente, nessuno vuole cacciarsi in un guaio del genere per paura di poter diventare un potenziale bersaglio, come si può capire facendo un semplice giro su Internet: è pieno di storie di uomini o donne che diventano oggetto di molestie quando entrano a far parte della vita di un’altra persona soggetta a stalking. Il mondo è pieno di soggetti del genere, e nessuno vuole cacciarsi nei guai a causa loro. Per capire preventivamente il comportamento di una persona bisognerebbe installare delle microspie a livello ambientale che certamente potrebbero rivelare dettagli importanti, altrimenti non facilmente intuibili.

Una storia di stalking

aprile 18, 2011 Stalking Nessun Commento

Permettetemi, prima di tutto, di darvi qualche informazione di partenza. Chi scrive ha incontrato una donna, che chiameremo Maria; aveva comportamenti autodistruttivi, magrissima e non mangiava mai.
Maria aveva un problema di droga e alcool, e ci siamo incontrati perché entrambi abbiamo subito degli abusi sessuali: infatti lei era stata violentata due volte. Entrambi gli atti di violenza da lei subiti furono violenti, ed in un caso ha subito uno stupro di gruppo mentre lei era sotto l’effetto di droghe.

Questo la ha resa ancora più dipendente dalle droghe, spingendola a tentare il suicidio più volte. Ho cercato di aiutarla ma sentivo di non esserne in grado, così ci perdemmo di vista. Prima di interrompere i nostri contatti, Maria aveva conosciuto un ragazzo che non mi piaceva, ma sapevo che non mi avrebbe ascoltato, quindi le confessai le mie impressioni ma non potei fare molto per evitare che lui la manipolasse. Dopo questo episodio, lei cadde in un vortice che la portò in ospedale per overdose, e come se non bastasse con disordini alimentari.

Non riuscivo a vederla distruggersi, così un giorno le ho detto molto francamente, “Sento che non riesco ad aiutarti. Mi sento inutile quando mi parli delle tue storie di droga e della tua anoressia. Penso che sia il caso di non vederci più, e che tu abbia bisogno di iniziare una terapia di riabilitazione seria. Per favore non chiamarmi o scrivermi via email”. Questo fu circa 8 anni fa.

Ultimamente, Maria mi ha contattato di nuovo, dicendomi che non beveva più, non si drogava ed era riuscita a controllare la sua anoressia. Ero molto felice per lei, ma preoccupata di essere stata contattata o che qualcuno le avesse installato delle microspie. Prima, ogni volta che mi vedeva online, mi scriveva o chiamava per vantarsi di quanti ragazzi aveva avuto o per raccontarmi di come si fosse ubriacata ad una festa, per cui avevo le mie comprensibili riserve a farla rientrare in qualche modo nella mia vita.

Così abbiamo cominciato a chiacchierare prima su Skype e poi su Facebook. Diceva che tutto andava bene, ma sapevo che c’era qualcosa che la infastidiva, così con pazienza ho indagato e, naturalmente, ho scoperto che lei era davvero nei guai. Ancora una volta mi sono sentita sopraffatta, perché non ho mai provato le esperienze che lei ha avuto, visto che sono una persona piuttosto tranquilla, con una vita molto più semplice.

Lei mi ha detto che il ragazzo che aveva conosciuto prima che si interrompesse il nostro contatto era diventato il suo fidanzato per un po’, e che aveva cercato di renderla dipendente dalle droghe pesanti, ma lei si era rifiutata. Quando finalmente ha avuto una seconda overdose, che l’ha tenuta diversi giorni in ospedale, per essere poi trasferita in una clinica per i disturbi alimentari, decise di smettere con le droghe in maniera definitiva.

Questo ragazzo, che chiameremo Paolo, era un maniaco che voleva tenerla sotto controllo totale e che, anche se non stanno più insieme da 6 anni, ancora crede che lei sia la sua “anima gemella”. Lei pensava di potersi ancora fidare di lui, ma a quanto pare questo non era vero, perché alcune settimane fa lui aveva cercato di violentarla.
Lo ha denunciato e la polizia gli ha vietato di avvicinarsi a lei; è stato rilasciato dal carcere la settimana scorsa, ed ora dice a tutti gli amici che le dimostrerà che sono fatti l’uno per l’altra, e che se non riuscirà a convincerla, non ha motivo di vivere.

Paolo sa dove lavora Maria, ma non sa dove abita. Quando è stato rilasciato, Maria mi ha chiamato in preda al panico, dicendomi di essere sicura che le succederà qualcosa. Io abito a centinaia di chilometri di distanza, e le ho consigliato di avere un piano prestabilito per difendersi, senza lasciare nulla al caso.
Ad esempio, le ho consigliato di non usare un appartamento al piano terra, e di assicurarsi che l’edificio sia sicuro. Non sono mai stato a casa sua, ma lei mi dice che non lo è.

Le ho consigliato di tenere sempre nella sua borsa una copia dei suoi documenti e di altro materiale importante, in modo da poter lasciare l’appartamento nel giro di pochi istanti in caso di pericolo. Le ho anche detto che lei aveva bisogno di una casa sicura, o di un posto dove andare se non poteva tornare a casa per un po’.

A quel punto è scoppiata a piangere perché ha detto che nessuno vuole aiutarla, e tutti pensano che lei si stia inventando tutto. Così le ho detto, come ultima risorsa, che potrebbe stare per un po’ di tempo con me e mio marito, almeno fino a che le cose non si rimettano a posto. Udito questo, ha iniziato a piangere per davvero dicendomi “Sei troppo gentile”.

Ora, sono passati circa tre giorni e non l’ho ancora sentita, ma ho ricevuto un breve messaggio su Facebook. Maria è una bella ragazza, ma sembra che tutti quelli che la conoscono l’abbiano abbandonata e sento il bisogno di aiutarla. Voglio solo che lei sia al sicuro. So che Paolo non mi conosce e che non saprebbe come trovarmi, a meno che non sappia il mio nome.

Questa è comunque una soluzione temporanea, ora sono alla ricerca di qualcuno che sappia darle consigli su come prepararsi al meglio per difendersi dallo stalking del suo ex ragazzo. E’ possibile che debba sempre finire con lo stalker che trova la sua preda, o che uno dei due finisca per morire? Sono nervosa perché non so abbastanza sull’argomento per poterla aiutare sul serio.

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